SANREMO 2022 – Video intervista con Giovanni Truppi, in gara al Festival con “Mio padre, tua madre, Lucia”: “Vorrei che arrivasse al pubblico la mia cifra stilistica e il percorso lavorativo fatto in questi anni”

Giovanni Truppi, raffinato e talentuoso cantautore, è in gara per la prima volta al Festival di Sanremo con “Tuo padre, mia madre, Lucia”, una love song in grado di mescolare ruvidità e sentimento, canzone d’autore e spoken word, classicità e sperimentazione.

Il brano è una dichiarazione d’amore, forse la più compiuta che Truppi abbia mai creato, scritto con la complicità dei suoi due più fidati collaboratori, Marco Buccelli e Giovanni Pallotti, insieme a due firme d’eccezione della canzone italiana, Gino De Crescenzo “Pacifico” e Niccolò Contessa (I Cani), prodotto dallo stesso Buccelli e da Taketo Gohara, coadiuvati da Stefano Nanni a cui è stata affidata la scrittura degli archi.

Il nucleo della canzone, nato quasi di getto dalle riflessioni del cantautore campano, è stato coltivato in modo profondo e condiviso tra tutti gli autori del pezzo: “Tuo padre, mia madre, Lucia” è una dichiarazione d’amore in inverno. Credo che questa stagione mi venga in mente in relazione alla canzone perché è il momento dell’anno più in sintonia con le sue atmosfere e per il sentimento di cui si parla, che è di quelli che rimangono in piedi anche alla fine di una metaforica tempesta di neve, un momento in cui la vita è più aspra e resistono solo le cose forti”.

Venerdì 4 febbraio nella serata dedicata alle cover Truppi porterà in gara “Nella mia ora di libertà” di Fabrizio De André, eseguita insieme a Vinicio Capossela.

“Tuo padre, mia madre, Lucia” verrà poi accompagnata, il 4 febbraio, dalla pubblicazione di una raccolta intitolata “Tutto l’universo”, un ritratto d’artista attraverso quindici canzoni tra le più rappresentative della carriera del cantautore.

Qui la nostra video intervista con Giovanni Truppi:

Giovanni, quali sono le tue sensazioni in vista del debutto sul palco dell’Ariston?

“Sono molto emozionato e contento. Nonostante faccia questo lavoro e conosca il Festival da spettatore, e sappia quanto sia importante per l’Italia e quanto sia parte del dibattito popolare, anche fortunatamente non mi rendo conto fino in fondo di quello che sto vivendo. C’è tanto lavoro in questi giorni e mi distrae”.

Porterai in gara il brano “Tuo padre, mia madre, Lucia”, ci racconti com’è nato?

“E’ nato nel momento in cui sono arrivate alcune parole con una melodia, quelle del ritornello. Ogni tanto ci tornavo sopra e poi mi sono dedicato sempre di più al brano insieme agli altri autori con cui ho lavorato singolarmente. Prima con Giovanni Pallotti, con cui collaboro da un po’, per la stesura del testo, poi con Marco Buccelli dopo che avevo già fatto delle sessioni di lavoro con Niccolò Contessa a Roma e con Gino Pacifico su Skype, perché lui vive a Parigi. Quindi siamo arrivati alla versione finale del brano”.

Cosa vorresti arrivasse al pubblico attraverso la tua canzone?

“Mi piacerebbe che arrivasse la mia idea di canzone, la mia cifra stilistica, quello che è stato il mio percorso lavorativo in questi anni”.

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credit foto Mattia Zoppellaro

Nella serata dedicata alle cover porterai “Nella mia ora di libertà” di Fabrizio De Andrè con Vinicio Capossela. Cosa ti lega a questo brano?

“Ho scelto questo brano perché mi sento rappresentato politicamente, per me anche la mia canzone d’amore ha delle implicazioni politiche, però nello specifico in “Nella mia ora di libertà” c’è un condensato di cose che sono molto importanti e dal momento che nel mio percorso ho cercato di affrontare una serie di temi che non hanno a che fare solo con i sentimenti mi sembrava sensato raccontarmi all’interno del Festival anche attraverso queste tematiche e quella era la canzone più adatta. Stimo tantissimo Vinicio, il suo percorso artistico è una guida per me, è una stella cometa che come un Re Magio cerco di seguire da lontano e quindi mi faceva piacere provare a coinvolgerlo e mi sembrava anche bello portare un artista così autorevole a cantare questo brano con me”.

Come hai selezionato i pezzi contenuti nella raccolta “Tutto l’universo”, in uscita il 4 febbraio?

“I brani sono stati selezionati cercando di rispettare il percorso che ho fatto in questi dodici anni,  i miei dischi sono rappresentati dallo stesso numero di canzoni, tranne il primo da cui abbiamo preso solo Scomparire. Ho cercato di scegliere quelli più rappresentativi per me, ai quali mi sono accorto che le persone in questi anni si erano legate di più, perché il senso di questo progetto è anche presentare un piccolo riassunto di quello che sono a un pubblico che magari non mi conosce”.

C’è una canzone in particolare del Festival di Sanremo che porti nel cuore?

“E’ difficile sceglierne soltanto una, ma direi Almeno tu nell’universo di Mia Martini”.

Cosa rappresenta per te la vittoria del Premio Lunezia?

“E’ un onore, i riconoscimenti fanno piacere, sono un attestato di stima, il segno che qualcuno ha riconosciuto il lavoro che hai fatto. Hanno vinto storicamente questo premio artisti che ammiro, tra cui Antonio Diodato e Madame e sono orgoglioso di condividerlo con loro”.

Nel 2017 hai firmato la prima canzone per un film, “Amori che non sanno stare al mondo” di Cristina Comencini. E’ un’esperienza che ti piacerebbe ripetere?

“Sicuramente mi farebbe piacere lavorare ancora per il cinema, sia con le canzoni che con la sola musica. Considerato che la parte più complicata del mio lavoro per me è proprio scrivere testi, è più rilassante lavorare solo sulle note”.

Com’è nata invece l’idea del tuo libro “L’avventura”?

“E’ un diario di viaggio e l’idea mi è venuta leggendo un reportage di Pasolini che negli anni Cinquanta ha viaggiato lungo tutto il perimetro della costa italiana, è partito da Ventimiglia passando per Sanremo, è sceso in Calabria, in Puglia ed è risalito fino al confine con la Slovenia. Questo itinerario mi ha colpito tantissimo e mi ha sorpreso molto che non fosse iconico come il coast to coast americano, così mi è venuto il desiderio di farlo innanzitutto come persona. Poi per fortuna a volte ho la possibilità di unire delle esperienze di vita a quelle lavorative e per una serie di coincidenze è capitato di fare un tour con dei concerti proprio lungo questo itinerario e di seguire il tragitto in maniera continuata. Abbiamo preso un camper, ci abbiamo messo dentro il mio pianoforte smontabile e abbiamo percorso il perimetro dell’Italia”.

di Francesca Monti

credit foto Mattia Zoppellaro

Grazie a Giulia Di Giovanni

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