Intervista con Enrico Tamburini, conduttore della rubrica “Scuola di Cult”, dedicata alle curiosità del cinema e in onda su Iris: “Mi piacerebbe intervistare Terence Hill”

Ironiche, stuzzicanti e appassionanti: così sono le “lezioni” di Scuola di Cult, la rubrica dedicata alle curiosità del cinema in onda su IRIS (canale 22 del digitale terrestre) e trasmessa subito dopo il film del prime time, condotta per il settimo anno da Enrico Tamburini.

Nata nel 2016 per offrire un contenuto in più agli amanti del cinema, con chicche sulle pellicole in programmazione (come indiscrezioni sui protagonisti, segreti dal backstage, dettagli sulle location e sulle colonne sonore), e punti di vista inusuali da cui approcciare (e apprezzare) film di ogni genere, nel 2022 “Scuola di Cult” spazierà da “Demolition man” con Sylvester Stallone e Wesley Snipes a “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick e supererà il traguardo delle 200 puntate

Giunto alla ribalta del piccolo schermo spinto dalla fama conquistata sul web di esperto della commedia all’italiana, può contare anche sull’appoggio degli oltre 550.000 follower tra Facebook e Instagram, che lo seguono per via delle curiosità sul cinema che sforna con leggerezza e ironia. L’approccio di Tamburini è inusuale, lontano dai toni accademici del critico o dai lustrini dei rotocalchi: un modo diverso di fare divulgazione, un tocco che avvicina la gente alla settima arte facendone apprezzare anche i lati nascosti e meno scontati.

Oltre a numerose partecipazioni in radio, ha anche collaborato a diverse pubblicazioni in tema cinema come i libri “Fenomenologia del Cinepanettone” (Alan O’Leary), “Siamo tutti allenatori nel pallone” (Lino Banfi) e “Il cinema dei Vanzina” (Lupi, Magnisi, Bergantin).

Tamburini_Scuola di Cult

Enrico, ci racconta com’è nata l’idea di “Scuola di Cult”?

“Ho sempre avuto la passione per le curiosità, gli aneddoti, il dietro le quinte dei film. Da teledipendente degli anni Ottanta che guardava le commedie all’italiana che venivano proposte in tv ripetutamente, ho iniziato a chiedermi cosa fosse successo dietro quella scena. Nel 2010 lavoravo come web designer e allora ho pensato di creare un sito che unisse la mia passione e il lavoro. Ho iniziato quindi a raccontare le curiosità sulla pagina Facebook della mia piattaforma cinepanettoni.it, tuttora molto seguita. Mi sono reso conto che questi video, uniti al mio tocco leggero, piacevano alla gente e un giorno guardando “Cornetti alla crema” su Iris ho pensato che sarebbe stato bello realizzare una rubrica in tv che svelasse i retroscena dei film. Così con la mia collega e compagna di allora Susanna Fontana ci siamo proposti a Diego Castelli, manager del canale e l’idea è piaciuta. Nel 2016 siamo partiti raccontando il cinema italiano con i cicli dedicati a Celentano, Villaggio, Pozzetto, Banfi, avendo ospite anche qualcuno di loro, poi abbiamo realizzato degli speciali per Comedy Central con Paolo Ruffini, quindi abbiamo trattato anche i film internazionali, sia le commedie che quelli più impegnati. Ora conduco “Scuola di cult” da solo e quest’anno taglieremo le 200 puntate, un bel traguardo”.

Tamburini con Pozzetto_Archivio Personale

Enrico Tamburini con Renato Pozzetto (foto archivio personale)

Tamburini con Banfi_Archivio Personale

Enrico Tamburini con Lino Banfi (foto archivio personale)

Com’è nata la sua passione per il cinema?

“Non c’è stato un film in particolare che ha fatto scattare la scintilla. La passione è nata alla fine degli anni Ottanta. Non mi perdevo una commedia. Nei pomeriggi d’estate, prima di andare in spiaggia o di uscire, guardavo le pellicole di Franco e Ciccio e poi la sera quelle con Pozzetto, Terence Hill e Bud Spencer”.

Come si è sviluppata invece la collaborazione con il Cicap?

“Sono stato scelto come volto del canale Tik Tok del Cicap (Il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), l’associazione di Piero Angela per il mio modo di raccontare e per la mia passione per i retroscena. Attraverso pillole di curiosità storiche, leggende, paradossi, cerco di far divertire la gente e divulgare in maniera leggera e ironica costruendo un dialogo con la generazione zeta”.

Quante ore di lavoro ci sono dietro ad ogni puntata di “Scuola di Cult”?

“Sono sette minuti circa a puntata e ci vogliono venti ore per prepararne una, tra ricerca di interviste e informazioni sui giornali e sul web, stesura dei testi, studio, registrazione. Il testo è ottimizzato per fare una narrazione continua e per far conoscere il personaggio com’era dietro le quinte di quel determinato set. Raccontando più volte Stallone ho scoperto ad esempio che è una vera primadonna. Tendo a dire più curiosità possibili in poco tempo senza utilizzare parole complicate in modo che lo spettatore mantenga l’attenzione”.

Da appassionato di retroscena dei film c’è qualche curiosità che ha scoperto e che l’ha colpita maggiormente?

“La mia curiosità preferita riguarda Totò. Nel 1958 si trovava a teatro, a Palermo, e perse la vista da un occhio. Non vedeva più nemmeno dall’altro a causa di un distacco della retina curato male e quindi ha girato tutti i film da quel momento in poi da quasi non vedente. Nessuno sapeva di questo problema. Essendo un grande Maestro attraverso il suo talento era riuscito a superare questo limite, ma per le scene in esterno per le quali era necessario il doppiaggio aveva preso sotto la sua ala protettiva Carlo Croccolo. Nessuno si accorse che doppiava Totò. C’è poi un aneddoto che mi fa sorridere e riguarda il film “I due marescialli”. Durante le registrazioni del doppiaggio per la scena finale Vittorio De Sica era andato a giocare al casinò e non era presente, allora la produzione chiese a Croccolo di doppiare anche lui per un paio di battute. Così è stato ma gli uscì un accento alla Totò. Il film ebbe un grande successo e i critici si congratularono con De Sica per aver fatto questo omaggio a Totò, solo che in realtà non era voluto e non era stato fatto da lui”.

Enrico Tamburini (2)

C’è un personaggio in particolare che le piacerebbe intervistare?

“Mi sarebbe piaciuto intervistare Alberto Sordi, per me è il numero uno, ho visto tutti i suoi film, riusciva ad interpretare meravigliosamente sia i ruoli drammatici che quelli comici. E poi mi piacerebbe intervistare Terence Hill. Guardando i film di una volta questi personaggi diventavano amici, compagni di serate con cui condividere periodi tristi e allegri”.

Quale significato ha per lei la parola cult?

“Cult per me è un film che è diventato amico, non è quello che piace a tutti ma quello che ti ha accompagnato in certi momenti della tua vita”.

di Francesca Monti

Grazie a Mary Ferrara

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