Giulia Ricciardi è protagonista, insieme a Milena Miconi, Beatrice Fazi, Marta Zoffoli, al Teatro Golden di Roma di “Stremate: Ultimo atto?”, in scena fino al 6 marzo.
Il nuovo spettacolo è scritto dalla stessa attrice, diretto da Patrizio Cigliano e presentato da La Pirandelliana con la compagnia ArcadiNoè. Si tratta della quinta parte della fortunatissima Saga Teatrale delle “Stremate” (Parzialmente Stremate, Stremate dalla Luna, Le Bisbetiche Stremate, Tre Stremate e un maggiordomo, Stremate: Ultimo Atto), cinque spettacoli campioni di incasso nelle stagioni romane dal 2015 al 2019, replicati in un inedito “tour romano” che ne ha confermato il successo – a suon di doppie, triple e sold out. Un capolavoro di teatro al femminile, nel quale si narrano le vite paradossali delle protagoniste.
Nei precedenti “capitoli” della saga, si affrontano le caratteristiche di tre over quarantenni sull’orlo di una crisi di nervi, soprattutto per colpa degli uomini; ma anche della vita adulta, che in qualche maniera, non le ha soddisfatte del tutto, mentre in questo ultimo atto ci sono ben quattro fantastiche donne, con il volto segnato dalle pieghe del tempo. Le iniziali tre giovani protagoniste sono ormai anziane e vivono in una casa di riposo. Sempre amiche per la pelle, ma sole e piene di acciacchi e vuoti di memoria. Il potere del loro sorriso nasconde in realtà una parabola discendente della vita, il bilancio di un’esistenza che volge al termine. Tuttavia, anche in questa modalità “anziana” non hanno perso la loro verve battagliera, grottesca, esilarante. E questa volta, c’è anche di mezzo un giallo, di cui è artefice la misteriosa “governante” della casa di riposo, che a sua volta nasconde altri segreti.

E’ in scena al Teatro Golden di Roma con “Stremate: Ultimo atto?” da lei scritto e interpretato. Cosa può raccontarci a riguardo?
“E’ il quinto capitolo della saga, era pensato come l’atto finale ma non ci fanno concludere quindi dovrò inventare qualche altra storia in futuro (sorride). Le Stremate sono eternamente in cantiere e il progetto va avanti. In questo spettacolo, che ha una chiave comica ed esilarante, protagoniste sono tre novantenni che convivono in una casa di riposo che un tempo era l’abitazione di Marisa (Milena Miconi), che ha l’Alzheimer, non ricorda le cose e combina grandi guai. Per quanto riguarda le altre due conviventi, Elvira (Beatrice Fazi) è sorda e Mirella è claudicante e si appoggia a un carrellino per camminare. Sono assistite da questa sinistra governante, Frida (Marta Zoffoli), un personaggio inquietante, infatti l’atmosfera è particolarissima e richiama un po’ l’horror, per volontà soprattutto del regista Patrizio Cigliano. C’è un mistero di fondo che verrà svelato alla fine perché la governante nasconde un segreto che riguarda le anziane e in particolare Marisa. Nel corso dello spettacolo vengono disseminati particolari indizi, tra una risata e l’altra, e ognuna delle protagoniste offre una fetta del proprio vissuto per far capire la sua storia”.
Nello spettacolo interpreta Mirella…
“E’ una donna che fatica a camminare, si trascina appresso questa pesantezza fisica che racconta anche quella dell’anima che purtroppo molti anziani conoscono, dovuta al distacco dalla figlia che l’ha rinchiusa in questa casa di riposo e non va mai a trovarla”.
Da cosa trae ispirazione per la scrittura delle storie al centro dei suoi spettacoli?
“Da sempre scrivo per le donne con piacere e trasporto, rubo molto dalle vicende della vita vera, sia dalle storie delle mie amiche che da quello che accade a me, raccontandole in modo romanzato e farcito di fantasia. Metto in scena delle figure femminili, a volte mi è stato detto che rappresentano i vari aspetti della mia personalità e può essere anche vero. Ho questa voglia di vedere le donne impersonare ruoli da protagoniste”.

C’è un aspetto in particolare delle donne che le piacerebbe raccontare in futuro?
“Mi sono “incarognita” in questa fase geriatrica, sento l’esigenza di raccontare la vita delle persone di una certa età e questo universo che è fatto di cose che vengono mantenute, ci sono entusiasmi, emozioni, sensazioni, sentimenti, innamoramenti, che non hanno età e che ti porti appresso per sempre. A 80-90 anni è possibile ancora sognare, fare progetti, sperare di trovare l’amore. La vita non finisce finché non ha fine”.
Ha preso parte nel ruolo di Elvira alla serie “Luna Park”, disponibile su Netflix. Che esperienza è stata?
“E’ stato molto divertente interpretare Elvira e lavorare su questo personaggio che vive in un’epoca diversa, essendo la serie ambientata negli anni Sessanta. E’ stato interessante essere diretta da una regista come Anna Negri molto attenta ai dettagli. Spero ci sia la seconda stagione”.
Com’è nata la sua passione per la recitazione?
“Arrivo da una famiglia che non ha nulla a che vedere con lo spettacolo e sono stata anche abbastanza osteggiata quando ho detto che avrei voluto fare l’attrice, ma ostinatamente ho portato avanti il mio sogno. A undici anni ero andata al Teatro Rossini con la scuola a vedere uno spettacolo della Compagnia dialettale romana di Checco Durante, e in quel momento ho deciso che quello sarebbe stato il mio mestiere. Dopo una ventina di anni il caso ha voluto che cominciassi proprio con quella compagnia al Teatro Rossini”.

Come vede il futuro del teatro dopo la pandemia?
“Non lo vedo molto bene. Per quanto riguarda il nostro spettacolo sicuramente c’è una bellissima risposta da parte del pubblico, il problema sono le istituzioni, la logica teatrale stessa, dovremmo smetterla di chiamare i nomi televisivi o quelli celebri su Instagram ma scritturare gli attori veri e forse qualcosa cambierà perché la gente si accorge quando un artista sa recitare. Bisognerebbe guardare più la qualità e la preparazione, c’è tanta gente brava in giro che non avrà mai la possibilità di farsi conoscere ed è una cosa tristissima. Vale anche per cinema e tv. Spesso i casting si fanno su Tik Tok, si prendono i personaggi che hanno molti follower ma magari di teatro non ne sa nulla. Non c’è neanche un grande ascolto da parte dei produttori, magari hai delle proposte belle ma non sai a chi rivolgerti”.
C’è un personaggio che le piacerebbe interpretare al cinema o a teatro?
“Ci sono tre personaggi meravigliosi che sogno di impersonare: Filumena Marturano, Maddalena Cecconi, il ruolo che fu di Anna Magnani in “Bellissima”, e Medea con Massimo Popolizio. Tre donne di una potenza straordinaria”.
di Francesca Monti
Grazie a Giorgia Fortunato e Federica Rinaudo
