“Il cibo è solo la punta dell’Iceberg…”. Una chiacchierata con Giorgia Bellini, blogger, instagrammer ed esperta di disturbi del comportamento alimentare (DCA)

“Sei troppo magra, sei troppo grassa. Devi mangiare di più. Devi mangiare di meno. Hai le gambe troppo grosse”. Quando le parole sono “più pesanti di un corpo” e vengono brandite come delle armi affilate, allora le DSA (i disturbi del comportamento alimentare) sono in agguato. Bulimia nervosa, anoressia, “binge eating” sono delle vere e proprie malattie che devastano la vita delle persone che ne sono affette, circa tre milioni solo in Italia.

In occasione della giornata mondiale sui disturbi alimentari del 15 marzo, ne abbiamo parlato con Giorgia Bellini, studentessa perugina di Scienze dell’alimentazione. La giovane ha vissuto in prima persona il dramma della bulimia, riuscendo a sconfiggerla, dopo una battaglia durata oltre due anni. E non solo è uscita vittoriosa dalla malattia, ma è anche diventata un punto di riferimento per migliaia di persone affette da queste patologie.

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Attraverso un libro autobiografico, “Nata due volte”, comunicando con il suo blog (https://giorgiabellini.com) e postando video e storie sul profilo Instagram (giorgiabellini_ dca), forte di oltre 30 mila followers, Giorgia si propone come divulgatrice e punto di riferimento per la sensibilizzazione sui disturbi alimentari.

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Qual è il tuo rapporto con il cibo oggi?

“Con il cibo ho raggiunto un rapporto molto sano. Ho un’alimentazione bilanciata che non avevo nemmeno da piccola. Il cibo è un nostro amico. Quando si parla di disturbi alimentari si pensa che il problema sia il cibo, in realtà il cibo è solo un mezzo, un sintomo per proteggerci da qualcos’altro. Il cibo è la punta dell’iceberg, al di sotto troviamo di tutto. Dopo otto anni in cui mi sono privata della pasta, oggi la mangio sia a pranzo che a cena. Non ho più sensi di colpa quando mi concedo una pizza o faccio colazione al bar, cose per me prima impensabili”.

Fai un identikit della persona che soffre di un disturbo alimentare…

“Di solito le persone affette da DCA sono persone molto sensibili, con un carattere tendenzialmente fragile. C’è una forte insicurezza. All’inizio le ragazze che soffrono di questi disturbi sperimentano la fase della cosiddetta “luna di miele”. Ci si sente forti, in controllo assoluto su tutto, si cominciano a perdere i primi chili e si diventa euforici. Ben presto, però, si comincia a perdere tutto: ci si a isola dagli incontri sociali, cessa ogni stimolo, ci si estrania dagli altri. Ci si sente diversi, sbagliati, ma prevale l’inconsapevolezza. Attraverso i miei canali cerco di fare una giusta sensibilizzazione, una corretta informazione. È necessario aprirsi e parlare del proprio disagio, esprimersi per evitare che, tenendolo dentro, il dolore si ingigantisca. È indispensabile confidarsi con i propri genitori, con uno zio, un amico: qualcuno, insomma, da cui ci si sente ascoltati e compresi. Più si procede nella malattia, più il disturbo peggiora. Non se ne può assolutamente uscire da soli”.

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Quali sono le domande e le richieste di aiuto che ti vengono rivolte più spesso?

“Le ragazze di solito mi chiedono come posso fare a uscirne, come posso dirlo ai genitori, come hai fatto a guarire, a smettere di vomitare. In realtà non esiste una guida per tutti, ognuno ha la sua storia e le sue ferite, i suoi tempi. Anche a me sono capitati momenti in cui non vedevo una via d’uscita, ma alla fine se credi in te stessa, di poter guarire se ne esce con l’aiuto degli esperti”.

Nei momenti più tragici della malattia avevi pensato anche di toglierti la vita…

“Disgraziatamente sì. Ho sofferto di bulimia e sono sempre stata normopeso, come la maggior parte delle persone che soffrono di disturbi alimentari. La ragazza anoressica o l’obeso sono casi limite. Le persone si soffermavano solo sull’aspetto esteriore e mi dicevano che stavo bene, che ero bella. Si chiedevano cosa mi mancasse. Il dolore va al di là di un numero sulla bilancia, ma spesso le persone non riescono a capirlo. Dopo molti anni di sofferenza, ero diventato quasi invisibile per gli altri. Il tentativo di suicidio non esprime la volontà di morire, ma una richiesta estrema di aiuto e attenzione estrema verso gli altri. Non bisogna aspettarsi che gli altri possano intervenire a cambiare le cose, per quanto possano amarci non saranno mai in grado di capire fino in fondo ciò che si prova. Possiamo uscirne solo convincendoci e cambiando dal profondo di noi stessi”.

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Cosa ti auguri dalla giornata sui disturbi alimentari?

“È una giornata creata da un padre in memoria di sua figlia morta di anoressia. Una celebrazione che ci rende evidente l’importanza capitale di parlare, di informare le persone su questi temi che per molti anni sono stati ignorati, pur rappresentando una delle prime cause di morte tra i giovani. A chi sta combattendo contro il disturbo alimentare vorrei dire che il percorso è lungo, a me sono serviti otto anni, ma solo affrontandolo se ne può uscire”.

di Nicolò Canziani

 

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