“Il teatro è una forma di intrattenimento che aiuta ad alleggerire i pensieri quotidiani, a svagarsi ma anche a riflettere ed è un mezzo per veicolare messaggi importanti”. Simone Montedoro, tra gli attori italiani più versatili e apprezzati dal pubblico, è protagonista con Toni Fornari, Claudia Campagnola e Noemi Sferlazza dello spettacolo “L’uomo ideale”, una commedia brillante che affronta il tema della solitudine dell’uomo di oggi, in scena fino al 27 marzo al Teatro Sette di Roma.
Giada e Lollo sono soci in affari, vivono insieme in una bella casa-ufficio ed hanno creato una griffe molto apprezzata in Italia a ancora non nota all’estero. Giada non riesce a trovare la sua anima gemella o qualcuno che si avvicini alla sua idea di “uomo ideale”, mentre Lollo, omosessuale e single incallito, cerca di spiegarle che l’amore è una invenzione poetica, che in realtà non esiste davvero e che la libertà è decisamente più stimolante. La donna non concorda e in questo è sostenuta anche dalla verace e ruspante colf, che ad un certo punto la convincerà a mettere un annuncio per affittare una stanza della casa con lo scopo di selezionare possibili candidati del cuore. Ed è così che sulla scena piomba Damiano: bello, affascinante, divertente, cortese. L’uomo ideale esiste e sia Giada che Lollo perdono la testa per lui.
In questa piacevole chiacchierata Simone Montedoro ci ha parlato de “L’uomo ideale”, dei prossimi progetti, di “Don Matteo” e del sogno di interpretare un personaggio molto lontano da lui.

Simone, è in scena al Teatro Sette di Roma con lo spettacolo “L’uomo ideale”, in cui interpreta Damiano. Cosa può raccontarci a riguardo?
“Lollo e Giada sono i proprietari di una casa di moda di biancheria intima, lei è alla ricerca del grande amore, mentre lui dice che non esiste e si è arreso. Con un escamotage decidono di affittare una stanza, così si presentano dei personaggi (che vengono solo raccontati), tra i quali c’è Damiano Brunori, da me interpretato, che sembra apparentemente una persona elegante, educata, insomma il coinquilino ideale. Accadranno diversi avvenimenti dentro questa casa, Lollo e Giada lotteranno per accaparrarsi Damiano fino al finale che non posso svelarvi”.
L’uomo ideale esiste o è solo un’utopia?
“Bisogna capire se questo uomo ideale esista realmente o viva solo nella nostra fantasia. Forse è quello che noi raggiungiamo anche smussando il rapporto con l’altro partner, accomodando le cose, perché secondo me l’ideale, inteso come perfetto, non lo troveremo mai”.

“L’uomo ideale” affronta tematiche molto attuali, dalla ricerca dell’amore, all’amicizia alla solitudine…
“Tendenzialmente abbiamo paura di mettere in discussione noi stessi e i nostri sentimenti e di soffrire, di rimanerci male. Però se ci rinchiudiamo dentro queste paure rimarremo soli e la solitudine non fa bene a nessuno. E’ uno spettacolo che parla anche di amicizia, della visione delle varie scelte sessuali, dell’approccio verso una persona dello stesso sesso dal punto di vista di Lollo, della ricerca dell’amore”.
La prima versione dello spettacolo era stata portata in scena prima della pandemia. E’ stata introdotta qualche novità?
“E’ stato aggiunto un ruolo interpretato da Noemi Sferlazza, che fa la colf, è un personaggio molto simpatico, è un po’ il grillo parlante della casa. In generale tutto lo spettacolo affronta tematiche importanti ammortizzandole attraverso la commedia. Poi ci sono degli intermezzi di playback con delle canzoni che corrispondono ai pensieri del personaggio che sta pensando, sul quale vengono puntati i fari. E’ una novità che piace molto al pubblico”.


Come vede il futuro del teatro dopo la pandemia?
“La nostra tournée in Friuli, Veneto, Emilia, Piemonte ha riscosso un grande successo di pubblico sia in termini di gradimento che emozionale. La gente ha voglia di tornare a teatro, di uscire e spero che questo succeda presto anche al cinema perchè la pandemia ci ha costretti a casa, guardando i film con l’home video o sulle varie piattaforme”.
Cosa rappresenta per lei il teatro e quale funzione sociale può avere oggi?
“Il teatro è una forma di intrattenimento, tra le più antiche, che aiuta ad alleggerire i pensieri quotidiani, a svagarsi ma anche a riflettere. La nostra è un po’ una missione. L’allegria e la riflessione sono fondamentali per il benessere mentale e fisico. Inoltre, come Shakespeare parlava nelle sue opere dei problemi del nobile e del popolano tra una risata e l’altra, vengono veicolati messaggi importanti attraverso gli spettacoli messi in scena. Il teatro sicuramente non può morire”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnato?
“Ho preso parte al film di Federico Moccia “Mamma qui comando io”, insieme a Daniela Virgilio ed ad altri attori e stiamo aspettando da un anno e mezzo di sapere la data di uscita. Poi c’è in programma il secondo film della nostra compagnia teatrale, dopo “Finché giudice non ci separi”. E’ tratto sempre da un testo teatrale, “Ritorno al presente”, è una commedia con dei risvolti amari, molto bella, che mi vede al fianco di Stefano Fresi, Ilaria Spada, Luca Angeletti e Augusto Fornari. Non vedo l’ora che sia pronto e che possa essere visto dal pubblico. La nostra fortuna è avere una compagnia che scrive e lavora insieme da sette anni, affrontando problematiche importanti ammortizzate dalla commedia”.
Recentemente è stato tra i protagonisti anche del film “DiversaMente” che pone l’attenzione su tematiche quali la diversità, il razzismo….
“Diversamente è stato un bel progetto. E’ un film che affronta tanti temi importanti e attuali, dal razzismo alla diversità. Io ho interpretato Riccardo che insieme alla moglie (Euridice Axen) riesce con fatica ad avere un bambino in affidamento provvisorio, e scopre successivamente che è di colore. Alla fine capisce che tutti abbiamo bisogno d’amore indipendentemente da chi siamo e da dove veniamo. Con Max Nardari abbiamo anche altri progetti in cantiere”.
Ha preso parte come concorrente a “Tale e Quale Show” e a “Il Cantante Mascherato” indossando la maschera di Orsetto. Che esperienze sono state?
“Tale e Quale Show e Il Cantante Mascherato sono state due esperienze davvero bellissime. Fare televisione mi ha permesso di scoprire altri codici di comunicazione che non conoscevo. Penso che un attore debba spaziare tra i vari campi. Mi sono divertito tantissimo e mi sono messo in gioco”.
Tra i personaggi da lei interpretati che sono rimasti nel cuore del pubblico c’è sicuramente il capitano Tommasi della serie “Don Matteo”. Cos’ha aggiunto al suo percorso?
“E’ un personaggio che rimarrà sempre nel mio cuore. Ho avuto la possibilità di lavorare con grandi attori come Terence Hill e Nino Frassica, con il quale avevo raggiunto un ottimo equilibrio per quanto riguarda la commedia. Mi sono trovato benissimo anche con tutto il resto del cast. Il Capitano Tommasi mi ha dato tanto e recitare in “Don Matteo” mi ha regalato anche esperienza tecnica, nel senso che stare su un set per cinque stagioni ti permette di comprendere i movimenti di macchina e quello che gira intorno alla scena, perchè è un quadro che viene stampato non solo dagli attori ma anche dai tecnici, dai macchinisti, dagli elettricisti, dagli attrezzisti. Mi reputo molto fortunato”.
C’è un ruolo in particolare che sogna di interpretare?
“Il mio sogno è interpretare un ruolo, in un film d’autore, che sia molto lontano da me fisicamente e diverso dai personaggi che ho fatto finora, magari con problematiche fisiche o mentali. A volte vieni un po’ “ghettizzato” nella tua immagine, invece per un attore è importante cambiare, sperimentare”.
di Francesca Monti
Grazie a Giorgia Fortunato e Federica Rinaudo
