“La bellezza è una specie di forma a cui si può arrivare trasformando e purificando le cose, ha a che fare con qualcosa che riesce a emozionare, a incantare, a toccare delle corde profonde e inconsce che probabilmente nessuno sa”. Sara Putignano è in scena fino al 5 maggio al Piccolo Teatro Grassi di Milano con “Zoo”, con la regia di Sergio Blanco, al fianco di Lino Guanciale e Lorenzo Grilli.
Lo spettacolo descrive l’incontro tra uno scrittore, affascinato e al tempo stesso turbato dalla figura di Edda Ciano, figlia di Mussolini, una veterinaria e il gorilla Tandzo che vive nel laboratorio della dottoressa. Se inizialmente il drammaturgo, alter ego di Sergio Blanco, incontra il gorilla con il solo scopo di scrivere un testo sulle scimmie, man mano che la narrazione procede sotto lo sguardo scientifico della dottoressa, la relazione fra i due inizia a intensificarsi sempre di più, fino a sfociare in una “storia d’amore”, assumendo una dimensione passionale, mettendo in discussione ogni certezza e distinzione tra umano e animale, addestrato e selvaggio, “civilizzato” e “barbaro”.
Attrice di grande talento e sensibilità artistica, che il pubblico ha potuto apprezzare di diversi film di successo, tra cui “Ambo”, “Governance” , “Tolo Tolo” e “Bentornato papà”, Sara Putignano in questa chiacchierata ci ha parlato dei due personaggi che interpreta in “Zoo”, la dottoressa Rozental ed Edda Ciano, del ruolo che ha la musica nella sua vita e dei prossimi progetti.

credit foto Masiar Pasquali
Sara, è la protagonista femminile dello spettacolo “Zoo” di Sergio Blanco. Come si è approcciata a questo testo?
“Prima di tutto ogni volta che inizio un progetto teatrale cerco di capire e di conoscere il mondo di un autore e di un regista, che in questo caso coincidono e quindi è stato più semplice. Sergio Blanco mette al primo posto l’attore. Il testo, che è stato anche pubblicato prima dell’inizio delle prove, è un po’ diverso da quello che è stato messo in scena perchè il regista lo considerava un punto di partenza che poi si sarebbe sviluppato attraverso l’incontro con l’attore. C’è stata quindi un’evoluzione naturale, alcune cose inutili o scomode sono state modificate. Proprio come accade nello spettacolo, nella lavorazione di Zoo ci sono state diverse fasi: dapprima c’è stato un incontro per conoscersi e per entrare nel mondo strutturato e definito di Blanco, quindi è stato creato un linguaggio comune ed è stata la scoperta più bella. Ho trovato in Sergio una specie di liberazione e di possibilità di far fiorire il mio modo di vedere e di intendere questo lavoro. C’è stata una comunanza di valori. Lui poi ha avuto una sensibilità particolare, ci ha dato fiducia, ci ha incoraggiato tanto”.
Nello spettacolo interpreta la dottoressa Rozental ed Edda Ciano, come ha lavorato alla costruzione di questi due personaggi così diversi?
“E’ stato bellissimo conoscere questi due personaggi. La veterinaria Rozental all’inizio mi spaventava molto perché la vedevo come una donna distante da me, con questa freddezza, con questo rigore, mentre io sono una persona emotiva. La cosa più bella è stato l’incontro con la dottoressa e questo scambio reciproco che si è creato tra me e lei. Edda Ciano è affascinante e terrificante al tempo stesso, e attraverso questo personaggio è stato dato spazio a una parte delle più buie della nostra storia”.
Con Lino Guanciale e Lorenzo Grilli traspare un grande feeling artistico…
“Lino e Lorenzo sono stati una delle carte vincenti del mio benessere all’interno di questo lavoro, perchè abbiamo trovato un linguaggio comune, un’attenzione, una sensibilità, è stato molto “facile” recitare insieme. Questo è stato possibile anche grazie alla capacità di Sergio di dirigere tutto in maniera impeccabile, ci ha studiati da cima a fondo, ci ha guidati dal primo all’ultimo giorno, ha capito le cose da dirci al momento giusto, con cura e delicatezza e questo mi ha fatto sentire protetta e mi ha dato la possibilità di lasciare un pezzo di cuore in questo spettacolo”.

credit foto Masiar Pasquali
La dottoressa è una donna fredda, determinata, rigida ma nel corso della storia si scioglie, mostra le proprie fragilità, si emoziona quando sente la musica di Schubert. Qual è l’aspetto che più l’ha colpita di questo personaggio?
“Sicuramente quello che mi ha colpito di più è questa gabbia di dolore in cui è intrappolata, che non è mai riuscita a superare, che per sopravvivere l’ha rinchiusa in un mondo fatto di regole, numeri, razionalità e di grande difesa da tante cose. Questo ha fatto sì che si creasse subito un’empatia nei suoi confronti perchè ho visto la fragilità più che il lato duro di questa donna. Grazie all’incontro con il personaggio di Sergio interpretato da Lino Guanciale, con il mondo dell’arte, della poesia, della bellezza e della musica, la dottoressa riesce a fare un’evoluzione, a liberarsi, a sciogliere dei nodi, ad elaborare dei lutti, a lasciare andare una parte di sè che si aggrappa alla morale, a far vivere il suo lato emotivo e a scrivere lei stessa di bellezza, a trasformare il suo dolore. E’ lei poi che aiuta lo scrittore a cercare un modo per superare la sua sofferenza per via dell’abbandono, per esorcizzare insieme quel momento. L’ho trovato molto toccante in relazione anche al difficile periodo storico che stiamo vivendo. Il messaggio che passa è di andare avanti nonostante il dolore e trarre bellezza anche da esso”.
Uno dei fulcri attorno a cui ruota lo spettacolo è proprio la ricerca della bellezza anche nel dolore. Che significato ha per lei la parola bellezza?
“La bellezza è una specie di forma a cui si può arrivare trasformando e purificando le cose, ha a che fare con qualcosa che riesce a emozionare, a incantare, a toccare delle corde profonde e inconsce che probabilmente nessuno sa. Sono consapevole del fatto che sia soggettiva, che quello che reputiamo bello derivi da un vissuto o da qualcosa che si è costruito nel Dna che neanche conosciamo e improvvisamente ci emoziona e ci coinvolge. Questo testo rispecchia ciò che fa il teatro, cioè creare una catarsi rispetto a determinati dolori, trasformando un fatto negativo in qualcosa che possa aiutare ad andare avanti. La dottoressa Rozental si emoziona quando ascolta per la prima volta Schubert perchè le arriva al cuore e diventa significativo perchè lei stessa racconta che quella melodia è stata scritta quando il compositore era devastato e stava per morire. Anche in quei momenti si può trovare qualcosa di bello che ci faccia uscire fuori da uno stato di sofferenza”.

credit foto Masiar Pasquali
La musica è una delle componenti fondamentali di “Zoo” e lega i tre personaggi, inoltre lei e Lino Guanciale cantate diversi brani nel corso dello spettacolo. Che ruolo ha quest’arte nella sua vita?
“Ha un ruolo molto importante. Mi sarebbe piaciuto essere una cantante, perché venire a contatto con la musica è avere a che fare con una forma pura di arte, è qualcosa che mi emoziona tanto. Quando ho un momento di sconforto la prima cosa che faccio è ascoltare una canzone che possa aiutarmi ad abbandonarmi a quello stato emotivo oppure a superarlo. Inoltre prima di ogni spettacolo ascolto dei brani. La musica attiva in me una parte emotiva profonda che mi è di grande aiuto facendo un lavoro dove ogni giorno bisogna entrare nel personaggio e spalancare il proprio cuore”.
E’ la prima volta che canta in uno spettacolo?
“Mi era capitato in passato di fare degli spettacoli in cui cantavo in coro, in gruppo, questa volta mi è stato chiesto di farlo da sola, come nel brano iniziale, e poi con Lino Guanciale, ed è stata una bellissima emozione. Sergio non voleva una cantante ma che ci fosse un’interpretazione delle canzoni che si verrà poi a sapere, una volta che la dottoressa è arrivata in Africa, che sono quelle della playlist di suo figlio che è morto. La musica è l’eredità che gli ha lasciato, in qualche modo è tutto ciò che le resta di Mosè, oltre alla giacca gialla, quindi assume un significato ancora più simbolico ed è come se grazie al personaggio di Sergio Blanco riuscisse ad entrare davvero in quel mondo musicale e in connessione con tutto quello che le suggeriva. Questa esperienza di cantare sul palco è veramente emozionante e più passa il tempo più la vivo con tranquillità. Le tre canzoni sono centrali nello spettacolo e sottolineano dei momenti di grande svolta, la prima, “Wonderful Life”, è il preludio per creare uno stato emotivo di accoglienza del pubblico e della storia, poi c’è il pezzo cantato da Lino Guanciale, “Take on me”, dopo che la dottoressa ha fatto la confessione della morte del figlio e va a toccare delle corde profonde, infine “Animal instinct” quando qualcosa comincia a risvegliarsi dentro di loro. Sono canzoni drammaturgiche e non estetiche, è come recitare una scena, e sono inserite perfettamente in una dinamica testuale che mi permette di viverle da attrice”.

credit foto donatellafranciosi.com
Poco fa diceva che prima di ogni spettacolo ascolta dei brani, come si compone la sua attuale playlist?
“Ascolto le canzoni che devo cantare, poi in base ad ogni spettacolo scelgo le tracce musicali che mi possono aiutare per quel determinato personaggio. Dipende dal mondo in cui devo entrare e dal tipo di energia che devo portare. Amo Cat Power e la ascolto sempre volentieri perchè è una cantante che riesce a prendermi lo stomaco, ma mi piacciono anche Bon Iver e la musica metallica”.
“Zoo” è in scena in prima nazionale al prestigioso Piccolo Teatro di Milano, che produce anche lo spettacolo. Ci racconta l’emozione di recitare su quel palco?
“E’ stata una grandissima emozione, innanzitutto perchè la prima volta che sono stata in scena al Piccolo è stata con Luca Ronconi nello spettacolo “In cerca d’autore”, studio sui sei personaggi di Pirandello, che ha rappresentato un momento di svolta nella mia vita, sia a livello di formazione che lavorativo, e poi ho interpretato “Visita al padre” di Carmelo Rifici. Tornare dopo tanti anni in quel teatro è stato bellissimo, in qualche modo mi ha fatto rivivere la mia storia precedente e vedere i passi del mio percorso professionale. Sicuramente c’era grande tensione perchè ogni spettacolo è una scommessa, questa volta ancora di più essendo un testo particolare e originale, e quindi poteva nascondere rischi, pericoli, la possibilità che magari lo sguardo del pubblico potesse ridicolizzare alcune cose. Invece c’è stata una grandissima comprensione emotiva da parte degli spettatori e ne sono molto felice”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Zoo parteciperà a vari festival internazionali, quindi a ottobre e a gennaio dell’anno prossimo faremo un bellissimo giro del mondo. Inoltre riprenderò lo spettacolo “Amleto” con la regia di Giorgio Barberio Corsetti al Teatro Argentina di Roma a novembre e poi ci sono dei progetti di cinema e tv che spero possano andare in porto”.
Rifacendomi ad una battuta dello spettacolo “Zoo” in cui si dice che “siamo il sogno di qualcun altro che non si sveglierà mai”, le chiedo qual è il suo sogno nel cassetto?
“Sicuramente essere sempre fiera di me stessa e di quello che faccio, senza accontentarmi mai e poi fare un incontro con un regista cinematografico che mi possa permettere di vivere una bella esperienza nel campo audiovisivo. Da un punto di vista personale, invece, vorrei costruirmi una vita al di là del lavoro”.
di Francesca Monti
foto copertina credit donatellafranciosi.com
Grazie a Donatella Franciosi

Bellissima intervista! Mi ha colpito come l’attrice Sara Putignano con molta disinvoltura parla del suo modo intimo di essere con tanta naturalezza andando al fulcro delle cose sia nel raccontare se stessa e i suoi rapporti con i colleghi e con i personaggi che interpreta. Per dire le cose come stanno ci vuole onestà intellettuale, umiltà e coraggio e Sara Putignano credo abbia tutte queste qualità che fanno di un’attrice un’artista a tutto tondo. Faccio i miei complimenti all’artista e alla persona di Sara Putignano augurandole tutto il successo che merita. Complimenti anche a Francesca Monti giornalista bravissima che con la Sua intervista ha portato alla luce tutti gli aspetti salienti dell’attrice e dello spettacolo.
Grazie di cuore Antonella!