Intervista con Miguel Gobbo Diaz, protagonista della serie “Nero a Metà 3”: “Malik mi ha dato tantissimo perché capendo la sua storia sono riuscito anche a riflettere sulla mia vita”

Malik è molto determinato, sa quello che vuole, cerca di andare fino in fondo nelle indagini per trovare il colpevole, non si abbatte mai, non soffre il giudizio delle altre persone ma va dritto per la sua strada“. Lunedì 4 aprile in prima visione su Rai 1 prende il via l’attesa terza stagione di Nero a metà, serie tv diretta da Claudio Amendola ed Enrico Rosati, coprodotta da Rai Fiction e Cattleya, che vede protagonista Miguel Gobbo Diaz nei panni di Malik Soprani.

In queste nuove puntate il poliziotto continuerà a dare il suo prezioso contributo a Carlo Guerrieri (Claudio Amendola) nella risoluzione dei casi e lo ritroveremo insieme a Monica, la psicologa che ha conosciuto sul caso di Alex, il bambino che ha chiesto in affido, e con la quale convive. Ma i suoi pensieri tornano spesso ad Alba (Rosa Diletta Rossi), che ha finalmente capito di amare ancora Malik e proprio per questo è disposta a restare un passo indietro per la sua felicità, per non mettere in pericolo la famiglia che sta costituendo.

Miguel Gobbo Diaz, indubbiamente uno dei giovani attori più interessanti e talentuosi della scena italiana, ci ha parlato di Malik e della serie “Nero a metà” ma anche del ricordo legato a Gigi Proietti, dei personaggi interpretati in “Zero” e “Capitan Didier”, dei prossimi progetti.

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Miguel, in “Nero a metà” interpreta il poliziotto Malik Soprani. Quali sviluppi avrà il suo personaggio nella terza stagione?

“Malik si ritrova cresciuto sia a livello professionale che umano, si è preso delle responsabilità nel crearsi una famiglia ed è stata anche una bella sfida immergermi nel ruolo di poliziotto e padre allo stesso tempo”.

Qual è l’aspetto del suo personaggio che più la affascina?

“Malik è molto determinato, sa quello che vuole, cerca di andare fino in fondo nelle indagini per trovare il colpevole, non si abbatte mai, non soffre il giudizio delle altre persone ma va dritto per la sua strada”.

Nonostante ora Malik stia con Monica mantiene un rapporto speciale con Alba e la aiuta nella risoluzione di nuovi casi, come quello legato a sua madre Clara…

“C’è un legame invisibile che li porta sempre a volersi bene. Malik farà di tutto per aiutare e sostenere Alba. E’ questo il loro destino”.

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I primi sei episodi della serie vedono alla regia Claudio Amendola. Com’è stato essere diretto da lui? 

“E’ stato bello e strano perché nelle prime due stagioni abbiamo recitato insieme e in questa lo vedevo sul set sia come attore che come regista. Claudio è stato bravo, ci ha sostenuto, aiutato, era molto presente”.

Hai sentito una maggiore responsabilità nell’interpretare un personaggio che indossa la divisa?

“Malik è un pubblico ufficiale della Polizia di Stato, quindi c’è sempre una responsabilità nell’interpretarlo. Deve dare un esempio positivo, anche per il colore della pelle che ha e per chi rappresenta. E’ importante saperlo gestire nel modo giusto”.

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Cos’ha aggiunto questo personaggio nel suo percorso artistico e umano?

“Crescita, determinazione, sicurezza, responsabilità, tutte cose che impari studiando e crescendo con il personaggio. Malik mi ha dato tantissimo perché capendo la sua storia sono riuscito anche a riflettere sulla mia vita. E’ la bellezza di questo mestiere, lavorare in continuazione su te stesso ed essere in costante evoluzione”.

Interpretando Malik ha scoperto dei lati di sé che non conosceva?

“Ho scoperto quanto sono disposto a lasciarmi andare, a lavorare per raggiungere i miei obiettivi. Ho studiato e continuo a studiare tanto per fare questo mestiere e mi rendo conto che Malik e Miguel sono molto simili. Come lui ha usato la sua determinazione per diventare un grande poliziotto io ho utilizzato la mia per studiare come attore e dare il meglio che posso”.

Hai interpretato Rico nella serie “Zero” e Amir nel corto “Capitan Didier” diretto da Margherita Ferri e scritto da Roberta Palmieri, cosa ti hanno lasciato questi personaggi così diversi da Malik?

“Sono tre ruoli completamente diversi. A differenza di Malik che è un poliziotto, Rico era un criminale, determinato a raggiungere gli obiettivi a modo suo, con cattiveria, presunzione. Interpretare un cattivo è affascinante perché ti spinge su lati che non conosci e che non ti appartengono e mi sono divertito tanto. Amir in “Capitan Didier” è un’altra faccia della medaglia, una persona che cerca di integrarsi al meglio in un paese straniero, di proteggere il figlio da traumi che lo portano a non avere una madre perché è dall’altra parte del mare, e di sostenerlo cercando di non lasciarlo sprofondare nella tristezza e nella disperazione. C’è un legame difficile tra un padre e un figlio che deve essere protetto”.

A proposito della paura del “diverso”, di ciò che non si conosce, tematica purtroppo sempre attuale, cosa manca ancora per superare questi pregiudizi?

“Secondo me manca la spensieratezza e la fiducia. Ho avuto amici che purtroppo hanno subito episodi di razzismo. In generale credo che sia necessario cambiare il modo di pensare, essere più positivi e naturalmente cercare di essere rispettati. Quando avviene un atto di razzismo è la risposta che dai che aiuta a lasciarci dietro quanto accaduto e a neutralizzare quel momento”.

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credit foto Francesco Ormando

Quanto serie come “Nero a metà” o corti come “Capitan Didier” possono essere importanti per aprire le menti di chi guarda?

“Possono essere molto importanti. Il pubblico deve sapere che ci sono anche persone di altre culture, bisogna scrivere storie, ruoli, raccontare quello che c’è nella vita. Abbiamo avvocati, poliziotti, dottori di colore ed è importante trasferire anche nella finzione della serialità e dei film questa cultura perché siamo una società in continua evoluzione”.

Ha doppiato il personaggio di Marc nel film di animazione “Ron – Un amico fuori programma”. Che esperienza è stata?

“E’ stato bellissimo e divertente, è un’esperienza che avevo sempre sognato di fare e che spero di ripetere in futuro. Devo ringraziare Alessia Amendola che mi ha sostenuto e aiutato tanto. Dare la voce ad un personaggio animato è stupendo”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Sto scrivendo un mio spettacolo che farò a breve e poi ci sono dei progetti di cui ancora non posso parlare”.

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credit foto Francesco Ormando

C’è un ruolo in particolare che le piacerebbe interpretare?

“Vorrei interpretare la storia di un personaggio realmente esistito”.

Ha fatto il suo primo provino teatrale con il maestro Gigi Proietti. Che ricordo conserva di lui?

“Avevo tanta paura, ero giovane, avevo 22 anni, ma conservo un bellissimo ricordo. Avevo provato per Benvolio, il Maestro guardò me e la casting e disse “lui per Mercuzio no?” e mi fece imparare a memoria in due giorni il monologo della regina Mab. Sostenni il provino e mi fece tanti complimenti, poi alla fine presero un ragazzo più esperto, ma fu una bellissima esperienza. Il Maestro Proietti mi forniva le indicazioni e io ho cercato di dare il massimo. Fu una lezione di recitazione gratuita e immensa”.

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Una delle sue passioni è la musica, che canzone assocerebbe a Malik? 

“Una canzone italiana di Luciano Ligabue, “Una vita da mediano”, perché Malik proprio come fa un calciatore è sempre lì nel mezzo, pronto a intervenire”.

A proposito di calcio, coltiva ancora la passione per questo sport?

“Vado spesso a giocare con la Nazionale Attori per beneficenza perché è importante aiutare gli altri. Quando guardo le partite penso spesso a come sarebbe stata la mia vita se fossi diventato un calciatore. Era uno sport in cui più mi sacrificavo e più ricevevo delle soddisfazioni. Quando avevo il pallone tra i piedi mi sentivo bene, libero e volevo che quell’istante non finisse mai”.

di Francesca Monti

crediti foto copertina Francesco Ormando

Grazie a Lorella Di Carlo

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