Guerra in Ucraina: Intervista con Alberto Sinigallia, Presidente di Fondazione Progetto Arca

“Eravamo abituati ad assistere coloro che non hanno niente, qui invece ci troviamo di fronte a persone che avevano la casa, la famiglia, e hanno perso tutto in un attimo”. Il 28 febbraio, pochi giorni dopo l’inizio della guerra in Ucraina, un convoglio di Fondazione Progetto Arca, guidato dal presidente Alberto Sinigallia, è partito da Milano per portare un carico di beni di prima necessità e allestire un campo di prima accoglienza a Sirét, in Romania, al confine ucraino. Oggi gli operatori sono in azione anche in Polonia, a Przemyśl e in Ucraina, a Černivci.

Al contempo, nel sottopasso Mortirolo, vicino alla Stazione Centrale di Milano, è aperto un hub per la ricezione, sette giorni su sette, delle persone che fuggono dalla guerra, gestito da Progetto Arca con la Protezione Civile Comunale. Operatori e volontari sono presenti, insieme ai sanitari, per fornire un primo aiuto concreto ai profughi che hanno bisogno di un luogo sicuro dove trovare un pasto completo e caldo, fare una doccia, ricevere abiti di ricambio, ottenere informazioni sull’accoglienza e sulle modalità di segnalazione della propria presenza sul territorio italiano. C’è anche uno spazio in cui far giocare i bambini.

Il Presidente Sinigallia, in questa intervista che ci ha gentilmente concesso, ci ha parlato degli interventi che sono stati messi in atto dalla Fondazione Progetto Arca (https://www.progettoarca.org/) in Romania, Polonia e Ucraina, dell’hub di Milano per la prima accoglienza e di quello che possono fare i cittadini privati per dare il proprio contributo.

Progetto Arca a Sirèt a marzo2022 – credit foto Giulio Paletta

Presidente Sinigallia, quali sono state le prime azioni che la Fondazione Progetto Arca ha attuato in Romania, Polonia e Ucraina?

“Il nostro intervento è stato abbastanza immediato. Fondazione Progetto Arca assiste le persone senza dimora ma nasce anche da una costola dell’Opera Fratel Ettore che si occupava di tutte le emergenze, quindi in 72 ore ci siamo subito messi all’opera. La domenica successiva allo scoppio della guerra siamo partiti per la Romania con un convoglio di cinque mezzi, ci siamo appoggiati a Remar, una Ong spagnola che da quindici anni opera in quel Paese, e con il loro supporto abbiamo ottenuto un paio di strutture per accogliere, attraverso la prefettura locale, coloro che uscivano dal confine di Sirét. In un palazzetto dello sport abbiamo dato ospitalità a più di 10.000 persone in transito e abbiamo affittato un capannone da 350 metri quadri per far arrivare dall’Italia i tir con generi alimentari, prodotti per l’igiene personale, omogeneizzati e pannolini per i bambini. Inoltre abbiamo assistito le persone che uscivano dalla frontiera dando loro zuppe, pasti e bevande caldi.

Alberto Sinigallia alla frontiera rumena

Successivamente siamo entrati in Ucraina, a Černivci, a 40 km dal confine, con un tendone da 500 metri quadri per dare da mangiare e un luogo in cui dormire alle persone che erano sfollate ma non volevano lasciare il Paese. Ora abbiamo invece fatto un’azione in Polonia, a Przemyśl, per offrire pasti caldi, e nei prossimi giorni monteremo dei tendoni anche a Leopoli. Abbiamo infine supportato la Fiera di Varsavia, diventata il più grande centro di primo soccorso di tutta la Polonia, con sette tir, e ne partiranno altri dieci a breve”.

Frontiera di Medyka Przemysl, lato polacco, distribuzione cibo

Medyka Przemysl – Polonia

A Milano invece vi occupate del ricongiungimento famigliare delle persone in fuga dall’Ucraina…

“Abbiamo accolto le mamme e i bambini che arrivavano dall’Ucraina sia nei centri Cas in via Fantoli e in via Mambretti, che nell’Hub che abbiamo aperto da un paio di settimane, insieme a Protezione Civile e Ats nel sottopasso Mortirolo, nei pressi della Stazione Centrale dove sono passate oltre 2000 mila persone. La maggior parte aveva bisogno solo della prima accoglienza per poi raggiungere i propri parenti. Negli ultimi giorni invece arrivano soprattutto persone che chiedono una stanza, un posto in cui stare. Proprio per questo abbiamo aperto un centro in via Stella e ne apriremo un altro in via Sammartini, con 50-60 posti a disposizione, in attesa del ricongiungimento famigliare”.

Hub Mortirolo – colazione

Come avviene il ricongiungimento con le famiglie? 

“Progetto Arca e Protezione Civile si occupano del ricongiungimento, accompagnando direttamente le persone, facendo loro il biglietto del treno. Ci sono trasporti gratuiti in tutta Europa. Il problema che incontreremo nel prossimo futuro è dato dal fatto che le famiglie che hanno accolto i parenti in fuga dall’Ucraina pensavano di ospitarli per poche settimane in attesa della fine della guerra che invece non è ancora terminata, per cui non possono tenerli a lungo e hanno bisogno di una sistemazione non definitiva ma a lungo termine. La prefettura è l’organo referente, con il supporto del Comune, della Protezione Civile, del lato sociale che si stanno mobilitando. Ultimamente sono arrivate 150 persone che richiedono accoglienza, ma nel giro di una settimana il centro si riempirà e anche gli alberghi che mettono a disposizione delle camere hanno posto per pochi giorni. Il Capo del dipartimento della Protezione Civile Nazionale Fabrizio Curcio ha annunciato la creazione di un portale per i ricongiungimenti. L’attenzione forte è soprattutto verso i minori non accompagnati perchè corrono grandi pericoli”.

In che modo i cittadini privati possono aiutare i rifugiati e la vostra Fondazione?

“Sicuramente l’area volontariato è importante. Abbiamo 400 volontari ma in questo momento abbiamo bisogno di persone che ci diano una mano, soprattutto per l’accoglienza dei bambini, perchè nell’hub arrivano i pullman a tutte le ore. Inoltre se ci fosse qualcuno che parla l’ucraino e volesse aiutarci sarebbe fantastico. E’ possibile inoltre destinare prodotti alimentari e vestiti, così come fare una donazione in denaro, che utilizzeremo non tanto per comprare beni perchè le aziende sono state generosissime ma per la spedizione degli stessi in quanto inviare un tir in Polonia o Romania costa circa 3.000 mila euro. Sul sito della Fondazione (https://www.progettoarca.org/) trovate sia la pagina del volontariato che quella per la raccolta di beni e denaro”.

Siete abituati ad essere in prima linea nelle realtà più difficili, ma dover gestire questa emergenza dovuta ad una guerra per la prima volta così vicina geograficamente all’Italia, quanto è complesso anche a livello emotivo?

“Per noi è stato sconvolgente. Eravamo abituati ad assistere coloro che non hanno niente, anche un bicchiere di tè caldo per un senza dimora era tantissimo, qui invece ci troviamo di fronte a persone che avevano la casa, alcuni una villa con piscina, la famiglia, delle relazioni, e hanno perso tutto in un attimo. Inoltre hanno parenti che rimangono in Ucraina perchè non possono uscire, anziani che decidono di non abbandonare gli animali, per cui vediamo queste mamme straziate che, insieme ai loro bambini, lasciano gli affetti e si separano da tutto. E’ stato per noi un grande cambio, ci siamo sentiti molto scossi emotivamente guardando negli occhi queste persone costrette ad abbandonare la vita che avevano per un futuro ignoto, che non cercavano”.

di Francesca Monti

Nella foto di copertina il Presidente Alberto Sinigallia allo spazio giochi per bambini e ragazzi nell’Hub Mortirolo

Grazie a Silvia Panzarin

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