Intervista con Lino Banfi, al cinema con il film “Vecchie Canaglie”: “Le persone di una certa età non si devono arrendere, ma devono continuare a sognare”

Lino Banfi, l’amatissimo Nonno d’Italia, uno dei più grandi attori del cinema italiano, torna al cinema dal 5 maggio come protagonista nei panni di Walter del film “Vecchie canaglie”, esordio alla regia di Chiara Sani, che lo affianca anche in scena con Greg, Andy Luotto, Andrea Roncato, Pippo Santonastaso, Gino Cogliandro, Federica Cifola, Gianni Fantoni.

Prodotto e distribuito da Orange Film, con il supporto del Ministero della Cultura ed il sostegno della Regione Emilia-Romagna, “Vecchie canaglie” è una commedia avventurosa che affronta in modo ironico e delicato il tema di una terza età troppo spesso messa da parte dal ritmo frenetico della vita di oggi.

La pellicola racconta la storia di sei anziani ospiti di una piccola casa di riposo, Villa Matura, che si trovano da un giorno all’altro in grossi guai perché l’avida proprietaria dell’immobile decide di mettere il tutto all’asta, per di più truccata ed in tempi brevissimi. Il loro mondo sembra crollare, ma la reazione degli intraprendenti vecchietti è inaspettata e imprevedibile: invece di abbattersi rimarranno uniti, e capitanati da Walter affronteranno situazioni pericolose e ai limiti della legalità per salvare la struttura.

Nel corso della sua straordinaria carriera Lino Banfi è stato diretto da grandi registi tra cui Luciano Salce, Fernando Di Leo, Nanni Loy, Steno e Dino Risi, è stato protagonista della commedia sexy all’italiana, ha recitato in ruoli drammatici e in serie cult come “Un medico in famiglia”, ha interpretato personaggi che sono entrati nell’immaginario collettivo come Oronzo Canà, il Commissario Lo Gatto e Nonno Libero, solo per citarne alcuni.

Ed ora ci regala un altro ruolo molto bello, intenso e al contempo divertente, in “Vecchie canaglie”, un film piacevole che ci ricorda che i sogni non hanno età.

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso Lino Banfi, con la consueta simpatia e disponibilità, ci ha parlato di Walter, ma anche dell’incontro con Papa Francesco e dell’esperienza insieme a sua figlia Rosanna nel programma “Il Cantante Mascherato”.

-Poster

Signor Lino, cosa l’ha convinta a partecipare al film “Vecchie Canaglie”?

“E’ un film che è stato realizzato in un periodo piuttosto strano. Eravamo in piena pandemia, avevo deciso come tutti di restare guardingo a casa, poi ad un certo punto mi sono “incazzeto” e mi sono chiesto perchè dovessi stare lì fermo come un “vecchio pandemico”. Allora insieme ai miei collaboratori ed amici ho iniziato a pensare di fare tutto quello che si poteva per muovermi ed è capitata questa occasione. Mi ha appassionato l’idea già dal titolo del film, poi ho conosciuto Chiara Sani, la regista e autrice che aveva scritto questa storia diversi anni fa e che non era ancora riuscita a produrla perchè trattava un argomento considerato triste e serio. In quel periodo e ancora oggi purtroppo era invece un fatto attualissimo. Spesso infatti si sentono notizie di anziani che vengono maltrattati nelle case di riposo da persone non perbene che anzichè curarli li picchiano. Successivamente ho saputo che il direttore della fotografia era un uomo che stimo molto e con cui avevo già avuto modo di lavorare, Blasco Giurato, fratello di Luca, e questo mi ha rasserenato. Così ho deciso di prendere parte a questo film. Andavo avanti e indietro a Bologna per girare e non è stato semplice, bisognava fare tamponi, stare molto attenti, rispettare i protocolli di sicurezza. Alla fine siamo riusciti a terminare le riprese e penso sia uscito un bel lavoro”.

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Nel film interpreta Walter, che si mette a capo della simpatica combriccola di vecchietti per salvare la casa di riposo Villa Matura dalle mire della cinica proprietaria che vuole sfrattarli…  

“Walter è un personaggio interessante, si arrabbia perchè è sempre stato onesto, ha dedicato la vita a fare le cose per bene, a pagare le tasse e ora si ritrova insieme ad altri anziani che non hanno parenti ad essere cacciato dalla casa di riposo in cui è ospite. E’ una specie di comandante, è il caposquadra di questi vecchietti, interpretati da bravi attori come Andy Luotto, Pippo Santonastaso, che non vogliono arrendersi alla decisione di chi vuole distruggere la struttura per realizzare un supermercato. Così reagiscono, usando tutti i mezzi a loro disposizione, diventando delle canaglie, nel senso che fanno cose anche borderline rispetto al codice di procedura penale per vincere la loro battaglia”.

Nel corso della storia si scopre che Walter ha un figlio che non vede da tempo…

“Renny vive in America e Walter non lo vede da quasi venti anni, non sa che vita faccia ma gli è stato detto che è ricercato dalla polizia di mezzo mondo. Così lo contatta, gli chiede di venire in Italia, a Bologna, e di aiutarlo, se ha ancora un po’ di amore e di affetto verso suo padre. Walter e Renny finalmente si rivedono e in questo frangente emerge anche l’umanità del mio personaggio. I due si abbracciano e il figlio lo supporta nell’impresa di salvare la casa di riposo, anche se è rischiosa”.

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Attraverso “Vecchie Canaglie” passa un messaggio importante, cioè che i sogni non hanno età e che non è mai troppo tardi per provare a realizzarli…

“Io sono l’esempio vivente perchè a luglio compirò 86 anni e riesco sempre a riciclarmi e a fare nuovi progetti. Si vede che tutte le botte in testa che mi sono dato nella vita, tra fiction, film, trasmissioni, che sono diventate famose insieme alla mia risata e che piacciono anche ai giovani,  mi hanno rigenerato la corteccia cerebrale e mi invento cose ogni volta diverse. E’ la prova lapalissiana del fatto che la persona di una certa età non si deve mai arrendere, non si deve chiamare vecchio, ma debba continuare a sognare. Quando vado a parlare con i giovani all’università e loro mi chiamano maestro, in realtà sono io che imparo da loro, che mi acculturo. Dico sempre ai ragazzi che devono considerare le persone più grandi di età come dei tatuatori. Noi non sappiamo niente di tatuaggi, non li abbiamo mai avuti e non li avremo forse mai, ma capiamo chi ce li ha, nel senso che ogni cosa che diciamo devono segnarsela sulle mani, come se i racconti di vita vera, quello che abbiamo passato, fossero dei tatuaggi. Loro mi ascoltano e sono entusiasti. Non è vero che i giovani non recepiscono. La comunicazione si fa guardando in faccia le persone”.

Papa Francesco ha detto: “I nonni e gli anziani non sono degli avanzi di vita, degli scarti da buttare. Sono quei pezzi di pane preziosi rimasti sulla tavola della nostra vita, che possono ancora nutrirci con una fragranza che abbiamo perso, la fragranza della memoria. Un popolo che non custodisce i nonni e non li tratta bene è un popolo che non ha futuro”. Lei ha avuto il piacere di incontrare Sua Santità, che emozione è stata?

“Ho avuto la fortuna di conoscere Papa Francesco, l’ho incontrato due volte e l’ultima, poche settimane fa in occasione dei miei 60 anni di matrimonio, siamo stati a chiacchierare per 35-40 minuti come se ci conoscessimo da sempre, perchè lui ha questa facoltà di trasmetterti tanta serenità. Quando gli ho detto “Santità, allora dopo questa chiacchierata posso dire nel mio ambiente che un giorno io e lei diventeremo amici?”, lui ha risposto: “Banfi, ma noi siamo già amici”. E’ un uomo incredibile e ha perfettamente ragione perchè chi non ama le persone di una certa età non è saggio oltre a non essere intelligente, in quanto non capisce che un anziano ti può comunicare tante cose belle che non sai o che non hai mai vissuto, quindi dovresti almeno ascoltare quello che ti dice e poi decidere se è giusto o sbagliato. Un altro problema è la mancanza di rispetto, un tempo sui pullmann qualcuno si alzava per far sedere una persona anziana, adesso non solo non accade ma alcuni giovani cercano di farti anche uno sgambetto per giocare e magari girare pure un video da mettere in rete. Per fortuna è una minima percentuale di ragazzi che si comporta così. Le persone anziane hanno diritto di arrabbiarsi e di ribellarsi quando non vengono rispettate, ed è quello che accade ai protagonisti di “Vecchie Canaglie” che sono ancora abbastanza pimpanti”.

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Il film esce nelle sale il 5 maggio. Come vede il futuro del cinema dopo la pandemia?

“Un tempo c’erano le copie che venivano distribuite nelle sale, ora le pellicole escono solo in qualche città, non si sa chi le andrà a vedere e poi ci sono le piattaforme. E’ un momento delicatissimo, ma godersi un film in sala è molto diverso da vederlo sul divano di casa”.

Se dovesse pensare ad un’immagine della sua carriera ultrasessantennale cosa le verrebbe in mente?

“La prima immagine che mi viene in mente è legata a quando vedevo nei camerini dove facevamo teatro di avanspettacolo i film di Sordi, Manfredi, dei De Filippo, di Totò, Tognazzi, grandissimi attori comici che mi piacevano molto. A Milano, allo Smeraldo o al Carcano, iniziavi alle tre del pomeriggio a preparare il camerino, alle quattro andava in scena il primo spettacolo di varietà che durava un’ora in cui dovevi far ridere le persone, poi tornavamo nel nostro stanzino e davanti a noi c’era lo schermo grande che riproiettava il film che era stato proiettato quando cominciavano le matinée e si andava avanti così. Stando seduto lì, giocando a carte, stirando i pantaloni vedevo le pellicole di questi attori e pensavo che un giorno avrei lavorato con loro. Quando lo dicevo ad alta voce qualcuno mi guardava come se fossi pazzo. Invece sono riuscito a conoscere tutti quei meravigliosi attori e a recitare insieme a loro. Quando ci penso provo un’immensa gioia. In questi sessantadue anni di carriera credo di aver fatto qualcosa di buono”.

C’è un film tra quelli che ha interpretato che le è rimasto maggiormente nel cuore?

“Il Commissario Lo Gatto con la regia di Dino Risi, perchè ha rappresentato un passo in avanti nella mia carriera, anche se arrivavo da diverse pellicole interpretate accanto ai grandi del cinema. Mentre giravo quel film ho festeggiato i miei 50 anni, il set era in Sicilia, sull’isola di Favignana ed ero bello abbronzato. Anche gli altri lavori però sono stati dei punti importanti della mia vita, soprattutto “L’allenatore nel pallone”, che è un cult e ancora oggi è molto amato”.

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A proposito di calcio e dell’allenatore della Longobarda Oronzo Canà, inventore della Bi-zona, lei ha portato fortuna alla Nazionale Italiana che ha vinto gli Europei 2021…

“E’ stata una grande emozione. Stranamente abbiamo vinto gli Europei proprio l’11 luglio, il giorno del mio compleanno, quindi sono coincidenze che dimostrano che la Banfi Rigeneration ha funzionato e in quel momento mi serviva utilizzare Oronzo Canà”.

Un altro personaggio amatissimo dal pubblico è Nonno Libero della serie “Un Medico in Famiglia”. Cosa le ha lasciato?

“Nonno Libero mi ha portato la terza generazione come pubblico, quei ragazzini che ai tempi avevano 10-12 anni e oggi sono 35enni, hanno pure qualche figlio, rivedono su Raiplay la serie e ancora si divertono. E’ un personaggio che ha creato molta simpatia nelle famiglie”.

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Recentemente l’abbiamo vista insieme a sua figlia Rosanna prendere parte al programma “Il Cantante Mascherato”, condotto da Milly Carlucci su Rai 1, con la maschera del Pulcino. Che esperienza è stata?

“Bellissima. Ho sofferto molto perchè era scomodo stare dentro quella maschera, faceva un caldo terribile, ma mi ha fatto piacere stare insieme a mia figlia che adoro e condividere questa esperienza. Il pubblico ha gradito molto e abbiamo ricevuto parecchi like anche sui social. Siamo arrivati secondi dietro a Paolo Conticini che ha meritato la vittoria, perchè oltre ad essere un bell’uomo è anche un bravissimo attore”.

C’è un personaggio che ancora non ha fatto e che sogna di interpretare?

“Mi piacerebbe fare un personaggio tipo Giovanni Vivaldi, il protagonista di “Un borghese piccolo piccolo” interpretato da Alberto Sordi, che è tanto buono ma poi diventa cattivo quando gli fanno del male”.

di Francesca Monti

Grazie a Paola Comin

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