Intervista con Claudia Vismara, su Rai 1 con il film “A muso duro”: “E’ importante far conoscere una storia di grande coraggio come questa”

E’ un periodo ricco di interessanti progetti e di soddisfazioni per Claudia Vismara, eclettica attrice e mamma di una splendida bimba, che con sensibilità e classe interpreta Maria Stella Calà nel film tv “A muso duro”, in onda su Rai 1 lunedì 16 maggio, con la regia di Marco Pontecorvo, prodotto da Elysia, incentrato sulla vita del dottor Antonio Maglio (Flavio Insinna) e sulla nascita delle Paralimpiadi.

E’ anche al cinema con il film “Tapirùlan”, diretto da Claudia Gerini e prodotto da Masi Film, in cui veste i panni di Chiara, la sorella della protagonista Emma, che non vede da ventisei anni e che contatta perché il loro padre è gravemente malato e forse potrebbe aiutarlo con un trapianto di staminali.

Ma non finisce qui, perchè Claudia Vismara è inoltre nel cast del progetto internazionale “Klem”, diretto da Frank Ketelaar e prodotto dalla BNVARA, che chiude le tre stagioni dell’omonima serie tv olandese, nel ruolo di Isabella Garboni, che lotterà contro i Milner che hanno strappato a suo padre morente la proprietà ad un prezzo ridicolo. Infine l’abbiamo vista su Rai 1 nella terza stagione di “Nero a metà” nel ruolo di Monica Porta.

Quattro donne molto diverse tra loro, delle quali l’attrice ha saputo cogliere l’anima restituendone le varie sfumature.

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Claudia Vismara e Flavio Insinna in “A muso duro”

Claudia, nel film tv “A muso duro” interpreta Stella, la moglie del dottor Maglio. Come ha lavorato per entrare nel personaggio?

“E’ un progetto che mi ha toccato fin da subito, ogni volta che leggevo la sceneggiatura e arrivavo al momento finale delle Paralimpiadi mi commuovevo. Sono stata contenta di fare parte di questo film. Innanzitutto devo ringraziare Marco Pontecorvo perchè ci ha permesso di incontrare Maria Stella Calà Maglio ed è stato un regalo enorme in quanto di solito non si ha la possibilità di conoscere la vera persona dal quale il tuo personaggio prende spunto. Ci ha dato un bagaglio grandissimo di informazioni, di racconti, di aneddoti. Ho avuto la possibilità di rendere tridimensionale il personaggio che in quel momento era semplicemente scritto sulla carta. La sua storia è fantastica, perchè lei era la vicina di casa di Antonio Maglio, si conoscevano in modo approssimativo, lui arrivava da un matrimonio precedente fallito, aveva avuto un figlio che poi aveva perso purtroppo, e si era un po’ rinchiuso, aveva smesso di fare il medico e non aveva più avuto una donna. Quando si ritrovano per caso in macchina insieme e assistono ad un incidente, dove un ragazzo cade da un’impalcatura e rimane paralizzato sono profondamente scossi, e Stella viene in qualche modo catapultata in questa realtà che non conosceva. Sarà lei a supportare Antonio nel suo percorso, dalla nascita di Villa Marina che è la struttura che ospiterà i ragazzi che verranno riabilitati attraverso lo sport, fino ad arrivare alle prime Paralimpiadi nel 1960”.

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Claudia Vismara e Flavio Insinna in “A muso duro”

Cosa l’ha colpita maggiormente di Stella?

“E’ un personaggio bello, romantico ma allo stesso tempo forte. E’ molto carismatica, piena di vita e positività, è indipendente perchè lavorava in banca, viveva da sola, non aveva un marito nè dei figli, era decisamente atipica rispetto alle donne degli anni Sessanta che erano mogli e madri”.

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Claudia Vismara, Flavio Insinna e Livia Antonelli in “A muso duro”

“A muso duro” racconta la nascita delle Paralimpiadi e ci ricorda quanto lo sport sia importante come strumento riabilitativo ma anche per restituire la dignità alle persone. Cosa manca secondo lei per superare i pregiudizi che purtroppo ancora esistono nei confronti della disabilità?

“Se dobbiamo ancora parlare di ragazzi paraplegici significa che non sono arrivati ad essere completamente reintegrati nella società, invece sarebbe bello se questo senso di diversità scomparisse completamente. Un uomo e una donna in carrozzina conducono una vita normale come tutti. Bisognerebbe far avvicinare le persone a questo mondo anche attraverso le storie, come quella che raccontiamo in prima tv su Rai 1 con “A muso duro”. E’ importante farle conoscere anche perchè in pochi sanno che l’inventore delle Paralimpiadi è un medico italiano, io per prima non lo sapevo. Credo che questo film abbia una forte valenza perchè ti coinvolge e racconta una vicenda di grandissimo coraggio. Se tutti noi fossimo più consapevoli di quello che devono affrontare le persone che rimangono paralizzate saremmo automaticamente molto più evoluti, invece è come se ci fosse ancora questa distanza”.

E’ invece al cinema con “Tapirulàn”, opera prima di Claudia Gerini. Com’è stato essere diretta da lei?

“Lavorare con Claudia è stato magnifico perchè, oltre ad essere una donna dolcissima ed empatica, è stata coccolosa sul set e soprattutto è un’attrice, ancora prima che una regista, e questo l’ha aiutata tanto a rapportarsi con noi. Mi ha concesso i tempi di cui avevo bisogno per entrare nell’emotività di quella determinata scena, ci capivamo al volo”.

E’ un film che riflette quella sensazione di solitudine che abbiamo vissuto durante la pandemia quando stavamo chiusi in casa. Quanto è stato complesso recitare senza avere una relazione diretta con gli altri attori, dato che Emma interagisce con le persone attraverso uno schermo?

“Era un film complicato da gestire, da una parte facile perchè era girato in un solo interno in quanto il personaggio di Emma vive rinchiuso nella sua casa e quasi tutta la storia si svolge mentre corre su un tapis roulant, facendo consulenza. Infatti è una counselor e ha una serie di pazienti che la chiamano. Però c’era il problema di non rendere la storia monotona e in questo Claudia è stata bravissima perchè è stata capace di fare una regia molto stimolante per lo spettatore. Anche per noi attori veniva a mancare la relazione diretta che c’è normalmente, in cui ci si guarda in faccia e si scambiano delle battute, quindi è stato fatto un lavoro di post produzione dove la parte girata da Claudia e quella nostra venivano montate assieme. Lei ha recitato parlando con un green screen e noi in camera perchè l’effetto era guardare lo schermo del computer attraverso la webcam. E’ stata una bella prova attoriale”.

Chiara, il suo personaggio, è la sorella di Emma, e quando dopo tanti anni si risentono risveglia in lei quei fantasmi legati ad un passato da cui è fuggita…

“Non si sono viste per ventisei anni, sono come due estranee. Si sono perse di vista da piccole e Chiara non si è mai data una spiegazione sul perché la sorella sia scomparsa nel nulla. Le è stato detto che Emma era andata a studiare lontano ma non ha mai capito perchè non avesse fatto nemmeno una chiamata o non fosse andata a trovarla. Convive con questa grande ferita e senso dell’abbandono da parte della sorella. Quindi quando riesce a trovarla, attraverso una chat che lei utilizza per fare counseling, c’è un susseguirsi di telefonate con varie emozioni, lo sbigottimento, la rabbia, la tristezza, la malinconia e in tutto ciò Chiara porta con sè i fantasmi del passato. Solo alla fine del film si spiegherà perchè Emma è scappata dalla sua famiglia. E’ una relazione molto delicata. Affrontarla con questi mezzi tecnici, non potendosi guardare in faccia con Claudia, è stato difficile e stimolante”.

In “Klem”, film che chiude le tre stagioni della serie olandese, interpreta invece Isabella. Cosa le ha lasciato questo personaggio?

“E’ l’antagonista del film e per me è una cosa nuova, iperdivertente e stimolante, vestire i panni di una cattiva. E’ la parte irascibile di me che non era mai stata espressa. E’ una stilista che ha una sua linea che non va particolarmente bene e che confidava nell’eredità che suo padre le avrebbe lasciato, un enorme vigneto e un’azienda agricola. Arriva però la coppia di protagonisti, i Milner, che sono dei mezzi criminali e strappano a suo padre morente questa proprietà per un prezzo irrisorio. Lei si ritrova con un’eredità inferiore rispetto a quanto si aspettasse e fa di tutto per riprendersi quello che le spetta arrivando anche a minacciarli pesantemente. E’ un personaggio che si trasforma in un mezzo boss. La produzione è bellissima, è una serie fatta bene e sono orgogliosa di farne parte”.

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Claudia Vismara e Miguel Gobbo Diaz in “Nero a metà 3”

E poi ha vestito i panni di Monica in “Nero a metà 3″… 

“In questa terza stagione abbiamo visto gli sviluppi della storia tra Monica e Malik. Sono entrati in conflitto e il loro rapporto è diventato più complicato. Nell’ultima puntata si è capito come va a finire la loro storia”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Ho girato la quinta stagione di “Rocco Schiavone”. Il mio personaggio, Caterina Rispoli, fa il suo ingresso alla fine e porta delle rivelazioni che saranno molto importanti per Rocco”.

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credit foto Riccardo Riande

Lei è mamma di una splendida bimba di un anno, Emma. Come riesce a conciliare famiglia e lavoro?

“Con molta fatica. Questo periodo è stato fortunatamente ricco di tanti lavori e gestire questi impegni con la mia piccola, che viene con me perchè la allatto ancora, è stato complicato. Sono piuttosto stremata (sorride). I bambini richiedono attenzioni e conciliarle con un lavoro imprevedibile e senza certezze come il nostro non è semplice. Non posso fare affidamento sui nonni, perchè i miei genitori abitano a Milano e quelli del mio compagno Daniele Pilli, anche lui attore, sono in Sicilia. Quindi cerchiamo di organizzarci per far funzionare tutto nel miglior modo possibile. La maternità però ti regala anche soddisfazioni bellissime. Ad esempio Emma in una scena di “Tapirulàn” fa mia figlia e mi ha accompagnato al Bif&st di Bari, ha fatto il photocall, è salita sul palco con me, si è presa gli applausi. Sono ricordi meravigliosi e indelebili”.

di Francesca Monti

Foto copertina Riccardo Riande
Trucco e capelli Laura Casato per Simone Belli agency
Styling Allegra Palloni
abito Gloria Creation stivali greymer 
foto verticale camicia Luigi Borbone
Location Villa Duse
Grazie a Lorella Di Carlo

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