Intervista con Alessio Praticò, tra i protagonisti della serie “Blocco 181”: “Per un attore è molto interessante rifuggire dallo stereotipo della figura del personaggio negativo e lavorare sulla banalità del male”

“Ho voluto lavorare sulle sfumature del personaggio, che è un leader ma non fino in fondo, e che si ritrova ad affrontare cose più grandi di lui”. Alessio Praticò è indubbiamente uno degli attori italiani più validi e poliedrici, capace di spaziare dalle commedie brillanti al crime regalando personaggi sempre credibili e restituendone in modo vivido i vari colori.

In “Blocco 181”, la nuova serie Sky Original in otto episodi diretti da Giuseppe Capotondi con Ciro Visco e Matteo Bonifazio, in onda dal 20 maggio su Sky Atlantic, che racconta una storia di emancipazione sentimentale, familiare e criminale, ambientata tra le comunità multietniche della Milano di oggi, interpreta Nicola Rizzo. E’ lo zio di Mahdi (Andrea Dodero), che ha cresciuto come un figlio, è colui che detta legge nel Blocco, almeno finché non arrivano i pandilleros, che minacciano l’equilibrio del quartiere e il suo status di boss. Rizzo allora medita lentamente la sua vendetta. Sposato con due figli e gestore di un’autorimessa, sogna un futuro per i suoi bambini lontano dalla malavita di periferia e vorrebbe passare lo scettro a un dubbioso Mahdi. Se fino ad oggi ha fatto il palo per l’attività criminale del suo vecchio amico d’infanzia Lorenzo (Alessandro Tedeschi), ora non è più sicuro di chi fidarsi.

Alessio Praticò, che sarà anche uno dei protagonisti della quarta stagione di “Boris” e delle serie “Il Generale Dalla Chiesa” e “Odio il Natale”, è entrato nel cuore del pubblico prendendo parte alle fiction “Il Cacciatore”, “Trust” e “The Young Pope”, e a film di successo come “Il Miracolo” di Niccolò Ammaniti, “Lo spietato” di Renato De Maria e “Il traditore” di Marco Bellocchio,  selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar 2020.

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Alessio Praticò in “Blocco 181” – credit foto ufficio stampa Sky – Gabriele Michelizzi

Alessio, nella serie “Blocco 181” interpreta Nicola Rizzo, cosa può raccontarci riguardo il suo personaggio?

“Nicola Rizzo è un po’ il sindaco di Blocco, la sua attività principale è gestire questa concessionaria di auto, la “Rizzo car” e parallelamente amministra il quartiere in cui è nato e ha deciso di rimanere, quindi spesso viene indicato come boss ma io l’ho sempre visto come una persona che viene dall’esperienza di capo ultras dell’Inter e quindi non è in grado di utilizzare una pistola o essere spietato. Questo fa da contraltare alle bande sudamericane che si guadagnano il rispetto con la violenza, mentre quella italiana con i soldi e quindi è una criminalità un po’ disorganizzata”.

A quali figure si è ispirato nella costruzione di Rizzo?

“Ho voluto lavorare sulle sfumature del personaggio che è un leader ma non fino in fondo, che si ritrova ad affrontare cose più grandi di lui. In Blocco 181 accadono eventi imprevisti ed è costretto a dimostrare a se stesso e agli altri di saper gestire le situazioni. E’ una persona molto determinata, che si lancia anche in piani spesso non ben strutturati. Sia lui che gli altri personaggi fanno di tutto per portare avanti i loro obiettivi. E questo è molto shakesperiano. Un’altra ispirazione nella costruzione del personaggio è arrivata dal film “Il Sindaco del Rione Sanità” e dal personaggio di Antonio Barracano, dato che Rizzo si prende carico delle incombenze del quartiere per proteggerlo, gestendo gli appartamenti che vengono occupati e gli affitti”.

Rizzo ha un rapporto di odio-amore con il suo amico Lorenzo, che ha scelto di seguire una strada diversa…

“E’ come se Lorenzo avesse tradito le sue origini, le sue radici. E’ molto ambizioso e non vuole avere a che fare con quei luoghi, con quelle zone periferiche e questo elemento emerge spesso durante l’arco narrativo delle puntate, in cui ci sarà questo allontanamento e avvicinamento tra i due amici. E’ interessante il legame che hanno, così come quello tra Rizzo e Mahdi, che è suo nipote e lo considera quasi come un padre. Tra di loro c’è questo conflitto dato dagli affari, dai soldi, e anche in questo caso c’è un rapporto altalenante. Quindi il mio personaggio deve affrontare tante situazioni, anche dal punto di vista emotivo. E’ stato interessante poter lavorare in una serie incentrata sul crime di quartiere e raccontare la banalità del male e quello che c’è dietro determinate decisioni o azioni che vengono intraprese da Rizzo e dagli altri protagonisti”.

“Blocco 181” è una serie innovativa e originale in quanto ci fa conoscere una Milano periferica che finora non era mai stata al centro delle storie raccontate e poi unisce il crime ad altri generi…

“A noi piace definirla una sorta di favola nera, di Romeo e Giulietta a tre all’interno di una chiave in cui è inserito il crime. Come nelle opere di Shakespeare così in “Blocco 181″ i personaggi hanno un’urgenza enorme di vita o di morte per sopravvivere e non scomparire, e soprattutto, ed è quello che mi ha colpito quando ho letto la sceneggiatura, non si svelano subito. Questo è interessante perchè anche il pubblico si crea un’aspettativa che poi viene completamente demolita nel passaggio successivo, quindi è un continuo mantenere un livello alto di attenzione che ti porta a voler seguire la narrazione”.

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Il cast di “Blocco 181” al photocall per la conferenza stampa di Milano

Come si è trovato sul set? Ci racconta qualche aneddoto?

“Sul set mi sono trovato bene, si è creato un bel legame con i colleghi, in particolare con quelli che fanno parte della banda del Blocco. Con Alessandro Tedeschi siamo molto amici e ci siamo ritrovati in questo nuovo progetto, anche con Maurizio è stato divertente lavorare. C’era un clima sereno. A me piace scherzare sul doppiaggese ma quando attecchisce può diventare un problema perché tutti cominciano a parlarlo (ride). Spesso era un modo per cercare di stemperare la tensione o la stanchezza ripetendo con quel linguaggio le battute della scena. Non è scontato che si crei questa sinergia con i colleghi, con i registi e la troupe, quindi sono molto contento. E poi è stato bello conoscere e lavorare con gli attori sudamericani che hanno portato la loro esperienza, non solo professionale, sul set e con i quali è nata una bella amicizia”.

Non è la prima volta che interpreta un personaggio “cattivo”, penso ad esmepio a Carlo in “Lea” o a Enzo Brusca ne “Il Cacciatore”. Per un attore qual è l’aspetto più interessante nell’andare a impersonare un ruolo di questo tipo?

“Il rifuggire dallo stereotipo della figura del personaggio negativo. E’ sempre interessante lavorare sulla banalità del male, sulle sfumature e sull’umanità di questi personaggi. Più che di cattivo o buono, preferisco parlare di esseri umani che hanno tanti colori all’interno, anche se poi devono raccontare un aspetto negativo in una storia. In questo caso Rizzo era diverso dagli altri ruoli che ho fatto, come Carlo ed Enzo Brusca che hai citato poco fa, perchè è un personaggio di fantasia e ho avuto maggiore libertà, non avendo dei paletti su cui costruire la storia”.

Cosa le hanno lasciato le esperienze nei film “Il traditore” e “L’afide e la formica”?

“Sono due facce diverse della stessa medaglia. “Il traditore” mi ha dato la possibilità di lavorare con Marco Bellocchio, uno dei maestri del cinema italiano, e la cosa che mi rende orgoglioso è che sono stato chiamato direttamente per raccontare quella storia. Vederlo all’opera mi ha permesso di assorbire come una spugna ogni singolo dettaglio e capire come ci si approccia al lavoro.

“L’Afide e la formica” è un’opera prima di un giovane regista, Mario Vitale, e ho imparato anche da lui la gestione del set. Sono state due esperienze belle e formative. In questo lavoro non c’è mai un arrivo, ma sempre una partenza, ed è interessante che sia così”.

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Le piacerebbe passare dietro alla macchina da presa?

“Ho fatto qualche esperienza a livello di corti o piccoli documentari. Devo ammettere che mi piace lavorare con gli attori e in futuro vedremo. Intanto preferisco strutturarmi dal punto di vista attoriale”.

In quali progetti la vedremo a breve?

“Dovrebbero uscire diversi progetti realizzati lo scorso anno, come la quarta stagione di “Boris”, verso la quale c’è grande aspettativa. Al momento posso solo dire che ci sarà da divertirsi, in pieno spirito borisiano. Arriverà invece su Netflix un film che ho girato con Alessandro Gassmann e Ginevra Francesconi che si intitola “Il mio nome è Vendetta” con la regia di Cosimo Gomez. C’è poi la serie “Il Generale Dalla Chiesa”, in cui interpreto uno dei suoi collaboratori, il comandante Bonaventura, con la regia di Lucio Pellegrini e Andrea Jublin, al fianco di Sergio Castellitto. Ho preso parte infine anche ad un’altra serie, la prima natalizia italiana Netflix, con Pilar Fogliati, che si intitola “Odio il Natale”. Sono passato dal crime alla serie storica, dalla commedia romantica a quella satirica, mi sono divertito molto a raccontare tutti questi personaggi e a restituirne i colori”.

Attualmente cosa sta girando?

“Al momento sto girando Briganti, una serie Netflix che racconta il periodo del Risorgimento italiano e in cui interpreto un prete, Don Orlando, e un’opera prima di Lorenzo Adorisio, tratta dal libro di Carmine Abate, “La festa del ritorno”. E poi sono in attesa di risposte. Noi attori siamo sempre liberi e sempre impegnati”.

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Ha in programma anche un ritorno a teatro?

“Mi piacerebbe tornare a fare teatro perchè è la base di tutto. Ci sono dei progetti ma bisogna capire come incastrarli perchè gli spettacoli teatrali richiedono dei tempi lunghi per le prove e la messa in scena”.

Un sogno nel cassetto…

“Poter continuare a fare questo lavoro, migliorandomi e prendendo la responsabilità di ruoli più grandi, strutturati e magari da protagonista”.

di Francesca Monti

Grazie a Paola Spinetti

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