Intervista con Chisari, interprete e direttore artistico dell’evento “Universi Paralleli”, dedicato a Franco Battiato, che si è tenuto a Sydney: “E’ stata un’esperienza bellissima ed emozionante”

Un meraviglioso omaggio al grande Franco Battiato a un anno dalla sua scomparsa: venerdì 20 maggio all’Auditorium del Forum Centro Culturale a Leichhardt, in Australia, si è tenuto il concerto “Universi Paralleli”, sotto la direzione artistica di Chisari, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Sydney e dal Co.As.It.

Un viaggio emozionante tra le indimenticabili canzoni del repertorio del Maestro Battiato, interpretate dal talentuoso cantautore italiano Chisari, accompagnato da Yaan Pallandi (pianoforte, arrangiamenti), dal quartetto d’archi composto da Beatrice Colombis, Lerida Delbridge, Dana Lee, Eliza Sdraulig, da Luke Wright (Mandoloncello, chitarre).

Nel 2021 Maurizio Chisari ha pubblicato l’album “D’amuri e raggia”, un progetto interamente in siciliano, che è il risultato di una ricerca sperimentale condotta in Australia dallo stesso artista insieme a Luke Wright.

Chisari, in collegamento da Sydney tramite Zoom, ci ha parlato dell’evento “Universi Paralleli”, della sua nuova vita in Australia e dei prossimi progetti.

foto Chisari _ String quartet and Luke

Maurizio, il 20 maggio hai portato la profondità e la magia delle canzoni del Maestro Franco Battiato all’Auditorium del Forum Centro Culturale a Leichhardt, in Australia, con il concerto “Universi Paralleli”. Com’è nato questo progetto?

“Sono stato contattato nel novembre del 2020, quando in Australia eravamo alla fine del secondo lockdown, da Lillo Guarneri, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, che dopo la scomparsa di Battiato, avvenuta il 18 maggio 2021, si è subito attivato per organizzare un tributo. Essendo di Catania come me e legato al Maestro mi ha contattato e mi ha proposto sia il ruolo di interprete che di direttore artistico dell’evento. Io non ho accettato subito perchè mi sono reso conto che con grande umiltà bisognava intraprendere un intero repertorio di Battiato e quindi ho pensato a come strutturare il concerto e la prima idea è stata di avere sul palco dei musicisti italiani, ma con la pandemia era impossibile farli venire in Australia. Allora abbiamo cambiato rotta e deciso di coinvolgere dei musicisti australiani. E’ nato quindi questo esperimento un po’ audace perchè far suonare la musica di Battiato che loro non conoscevano è stata una bella impresa. Abbiamo lavorato a braccetto per questo progetto con tutto lo staff e il 20 maggio abbiamo portato “Universi Paralleli” all’Auditorium del Forum Centro Culturale a Leichhardt, il quartiere italiano di Sydney, e con grande sorpresa già una settimana prima i biglietti erano sold out”.

Che esperienza è stata? Quale risposta c’è stata da parte del pubblico australiano?

“E’ stata una bellissima esperienza sia per l’accoglienza della comunità italiana che vive in Australia e che è grandissima, sia per la risposta del pubblico, tra cui c’erano tanti australiani che hanno ascoltato Battiato per la prima volta e a fine concerto mi hanno detto che hanno iniziato a cercare delle informazioni su Youtube perchè la musica che abbiamo eseguito è piaciuta. Non mi aspettavo questo entusiasmo, è stata una giornata emozionante, con un sold out al mio primo concerto a Sydney. E’ stato un bel lavoro di squadra che ha portato a questo primo tributo al Maestro Battiato e sono davvero felice”.

Quindi c’è l’idea di continuare la collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney?

“Abbiamo creato un concerto che ha avuto un grande apprezzamento e sono arrivate delle proposte. Ne stiamo parlando e vedremo che risvolti ci saranno”.

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Come hai scelto le canzoni del Maestro Battiato da cantare nel concerto? Immagino non sia stato semplice pescare da un repertorio così vasto…

“Le canzoni sono state scelte seguendo diversi criteri, innanzitutto in base alla mia voce. Poi mi sono reso conto che non ho grandi problemi a cantare i vari brani di Battiato, perchè forse erano già ben incastonati nella mia mente. Per questo primo tributo abbiamo selezionato 14 pezzi che sono dei capisaldi del repertorio del Maestro. Abbiamo portato sul palco i suoi successi, da Povera patria a Cuccurucucu, da Centro di gravità permanente a La cura, ma anche canzoni più particolari come Un’altra vita o Lode all’inviolato per far conoscere un Battiato meno popolare”.

Qual è stata la canzone che ti ha più emozionato cantare?

“Quella che amo di più è “Stranizza d’amuri” perchè è in dialetto siciliano ed è collegata al filone dialettale che ho intrapreso quando sono arrivato qui nel 2019. Ho pubblicato anche un album che si chiama “D’amuri e raggia”, registrato interamente in Australia con musicisti australiani nel 2021 ma in dialetto siciliano. Quella che mi ha emozionato di più cantare è “La cura” perchè dal punto di vista melodico ha un segreto, il modo in cui l’armonia e la melodia sono composte è riuscito ad emozionare anche gli australiani che non la conoscevano. Quando senti gli archi entrare ti sciogli”.

amuri

Cosa ci racconti riguardo la realizzazione del disco “D’amuri e raggia” da cui sono stati estratti i singoli “La Jaggia” e “Vattinni”?

“E’ stata una decisione che ho preso per sovvertire le regole delle pubblicazioni degli album perchè durante la pandemia avevo bisogno di fare musica, eravamo in lockdown, sono rimasto lontano dall’Italia per due anni e mezzo perchè i confini erano chiusi, e se fossi uscito dall’Australia non sarei potuto rientrare. Questa lontananza dalla mia famiglia, dai miei amici, mi ha portato a fare un progetto dove potessi esprimere al massimo la mia natura e una parte di me che da tempo aspettava di emergere. Avevo già scritto alcune canzoni in dialetto anni prima, altre sono state realizzate durante la pandemia, quindi abbiamo pubblicato il disco, al quale ho lavorato con Luke Wright, mandoloncellista e chitarrista australiano, di origine siciliana, infatti la nonna era di Salina. Lui era sul palco con me anche per l’evento dedicato al Maestro Battiato. E’ stato bello vedere come gli australiani reagivano al dialetto siciliano”.

Sei in Australia da quasi tre anni. Come mai hai scelto di trasferirti a Sydney? 

“La mia scelta è stata casuale, l’Australia non era nei miei piani perchè era lontana da tutto, poi una relazione personale andata male e la stanchezza del sistema musicale italiano mi hanno portato alla decisione di fare il grande passo. Si è aperta un’opportunità di lavoro come preparatore atletico e ho deciso di provare. Io sono iperattivo e quando mi metti in un posto nuovo, con tanto spazio e la possibilità di dire la mia, per me è il top. Così sono rimasto e sono ben contento di vivere in Australia”.

Che differenze hai notato tra Italia e Australia riguardo la possibilità di fare musica?

“Prima di questo concerto ti avrei detto che non mi sarei saputo orientare, sono arrivato otto mesi prima della pandemia e non ho avuto nemmeno il tempo di esplorare le possibilità, ma “Universi Paralleli” mi ha confermato che non è il posto che fa le opportunità ma sei tu che le crei. Il mondo è di tutti, se hai una proposta e qualcosa da esprimere la gente ti segue, partecipa. Ci sono possibilità che in Italia non avevo esplorato e sono contento di aver avuto il coraggio, a 35 anni, di cambiare. Il grande risultato del concerto dedicato al Maestro Battiato mi fa pensare che ci potrà essere dell’altra musica in modi diversi”.

A quali progetti stai lavorando?

“Per il futuro abbiamo ancora tanto da fare con “D’amuri e raggia”, è un disco realizzato affinché quelle canzoni così particolari possano essere suonate dappertutto”.

Com’è la situazione post covid in Australia?

“In Australia è stata adottata una politica diversa dall’Italia fin dal principio, un po’ perchè era possibile a livello logistico. Ora siamo tornati completamente alla normalità, ovviamente si mantiene sempre uno stato di allerta ma ci siamo abituati all’idea di convivere con il covid. E’ tutto più rilassato, gli australiani hanno ripreso a viaggiare e a venire in Italia perchè amano il nostro Paese profondamente e anch’io ho viaggiato parecchio negli ultimi mesi e ho recuperato il tempo perduto”.

Cosa ti ha maggiormente colpito della cultura australiana?

“Ho come la sensazione che le relazioni interpersonali, soprattutto quelle sentimentali, vengano vissute in maniera più semplice e rilassata rispetto all’Italia. E’ più facile trovare delle coppie in equilibrio, noi italiani invece tendiamo sempre al dramma, alle sovrastrutture mentali. Siamo belli perchè siamo complicati e mi manca quel nostro modo di essere, ma è anche vero che la salute passa soprattutto dal sistema nervoso, dalla quantità di stress e avere una relazione sentimentale serena è un grandissimo vantaggio perchè si può creare una forza di coppia particolare. Questo è ciò che più mi ha colpito della cultura australiana”.

di Francesca Monti

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