Intervista con Noa, ideatrice con Gil Dor del Festival “L’Arca di Noa”: “La musica è una chiave per il cuore, ha il grande potere di rompere i muri e costruire ponti”

“Per molto tempo ho pensato che sarebbe stata una buona idea creare un festival, dove Gil e io saremmo stati i direttori artistici, ma è stato solo un anno fa che finalmente si è presentata l’opportunità e abbiamo trovato una città che ci ospitasse: Arona”. Dal 17 al 19 giugno si terrà la prima edizione di “L’Arca di Noa”, rassegna ideata dall’artista israeliana Noa e da Gil Dor, prodotta da Pompeo Benincasa, che vuole unire musicisti di diverse tradizioni e territori all’interno di una meravigliosa cornice, il Parco della Torre Borromea ad Arona, sul Lago Maggiore.

Un festival ispirato al profondo desiderio di pace dell’umanità in ogni tempo di guerra e che coincide con i trent’anni di attività della straordinaria cantante e del suo storico chitarrista, da sempre messaggeri di buoni propositi attraverso le loro performance e creazioni musicali.

I concerti, che inizieranno alle ore 20:30, avranno un prezzo simbolico di soli 5 euro: un incentivo che ha lo scopo di incoraggiare la popolazione dopo il difficile periodo della pandemia e consentire a ogni donna e uomo di partecipare, creando congiuntamente una vera festa di musica, speranza, amore e pace.

In questa intervista Noa, che ringraziamo per la disponibilità, ci ha parlato di come è nata l’idea del Festival “L’Arca di Noa”, del suo legame speciale con l’Italia, dei prossimi progetti e del desiderio di collaborare con Paolo Conte e Jovanotti.

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Il festival “L’Arca di Noa” si terrà dal 17 al 19 giugno ad Arona. Come è nata questa splendida idea?

“Per anni ho pensato che sarebbe stata una buona idea creare un festival, dove Gil e io saremmo stati i direttori artistici. Avevo anche un nome fantastico, “L’Arca di Noa” (sorride), ma è stato solo un anno fa che finalmente si è presentata l’opportunità e abbiamo trovato una città che ci ospitasse: Arona! Il sindaco, Federico Monti, è un batterista jazz e la regione Piemonte ci ha sostenuto molto. Insieme ad alcuni grandi sponsor, siamo riusciti a ottenere i fondi sufficienti per mettere in piedi la prima edizione del festival. Abbiamo avuto pochissimo tempo, a causa del coronavirus e di molti ostacoli, ma eccoci qui. Contro ogni previsione ce l’abbiamo fatta!”.

Come avete costruito la scaletta del concerto che vedrà esibirsi molti artisti provenienti da mondi musicali diversi?

“Abbiamo dovuto lavorare con forti limitazioni di budget, quindi la scaletta non è quella che avevamo previsto inizialmente. Avremmo potuto cancellare del tutto il festival, ma abbiamo deciso di andare avanti anche se sarà più piccolo e più modesto rispetto al piano originale. Lo spettacolo deve continuare.

Questa prima edizione sarà dedicata ai nostri 30 anni di attività musicale in Italia. La prima serata si intitola “Dona Nobis Pacem”, è tutta dedicata a Bach e a vari brani barocchi, eseguiti da musicisti ebrei e arabi, oltre che da me e da Gil Dor. Presenteremo il nostro album “Letters to Bach”, il Polyphony String Quartet di Nazareth ci accompagnerà e suonerà anche alcuni pezzi da solista, e Beshara e Adi Harouni, al pianoforte e al violino, anche loro di Nazareth (coppia ebreo-palestinese), faranno una speciale presentazione di musica classica insieme all’artista di sabbia Sheli Ben Nun.

Nella seconda serata dedicata alla musica italiana e alla collaborazione, intitolata “Quanto t’ho Amato”, ci sarà il quartetto d’archi Solis, con cui abbiamo lavorato per 15 anni. I Solis suoneranno alcune delle loro magnifiche musiche e presenteranno l’album “Noapolis” che abbiamo realizzato insieme: Musiche napoletane arrangiate per voce, chitarra e quartetto d’archi.

Nella seconda parte della serata avremo il meraviglioso Nicola Piovani e il suo trio, che suonerà una selezione delle sue bellissime musiche per il cinema e il teatro. Alla fine mi unirò a lui per eseguire alcune sue canzoni che ho tradotto o di cui ho scritto i testi, tra cui, naturalmente, “Beautiful that way”, sigla del film “La vita e bella”.

La terza serata, “I Miei Amici Geniali”, è tutta jazz! La prima parte vedrà protagonista Ruslan Sirota, pianista jazz vincitore di un Grammy Award, e la sua incredibile musica, mentre la seconda parte vedrà una band di superstar, brillanti musicisti jazz israeliani, oltre a Gil e a me e Ruslan, suonare un’intera gamma di canzoni, standard e composizioni originali, improvvisazioni e assoli”.

Il festival si ispira al profondo desiderio di pace dell’umanità in ogni tempo di guerra. Da molti anni dà voce a questioni importanti e lotta per i diritti umani. Quanto la musica oggi può essere un mezzo per trasmettere messaggi sociali?

“Ho sempre pensato che la musica sia una chiave per il cuore. Quando il cuore si apre, possiamo far confluire messaggi importanti in quel fiume emotivo creato dall’arte. Credo che oggi la situazione del mondo sia così disperata che gli artisti che possiedono questa chiave privilegiata per il cuore abbiano la responsabilità morale di fare qualcosa di più del semplice intrattenimento”.

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“L’Arca di Noa” coincide con i 30 anni di attività sua e di Gil Dor in Italia. Se dovesse pensare a un’immagine della sua carriera, cosa le verrebbe in mente?

“L’Arca di Noa festeggerà 30 anni di splendida attività in Italia, un Paese che occupa un posto unico nella nostra carriera e nel nostro cuore… ci ha dato tante opportunità per dare il meglio di noi stessi nella musica e non solo, terreno fertile per attività di pace e giustizia, per collaborazioni musicali e progetti diversi, per costruire ponti e rompere muri. Ho tanti bei momenti nella memoria del mio cuore di tutti gli anni trascorsi in Italia, dal cantare nei più piccoli villaggi, nelle piazze e nelle chiese, al Vaticano e ai più importanti palchi, festival e spettacoli del vostro Paese. L’Italia mi ha dato tanto, le sono eternamente grato”.

Come è nato questo legame speciale con il nostro Paese?

“Il mio rapporto con l’Italia è iniziato quando Pompeo Benincasa ha invitato me e Gil a esibirci a Catania, nel suo festival intitolato “Donne del Deserto”. Avevo 22 anni e stavo iniziando la mia carriera. Aveva sentito parlare di me da un collega e mi invitò senza sapere nulla della mia musica. Ha “scommesso” su di me, ed è iniziato un percorso logico e incredibile che ci ha portato fino ad oggi! Pompeo è ancora il mio agente in Italia, ed è anche il produttore di questo festival, “L’Arca di Noa”, attraverso la sua associazione, “Catania Jazz””.

Il 7 maggio a Milano, al Conservatorio Giuseppe Verdi, hai cantato in nome della solidarietà e della pace a sostegno di Opera San Francesco per i Poveri onlus. Che esperienza è stata?

“Sono molto grata alle persone fantastiche di Opera San Francesco per aver organizzato quel concerto indimenticabile a Milano! È stata una delle esperienze più belle che io ricordi! La sala era fantastica, c’era il tutto esaurito, il pubblico era fantastico e, cosa più importante, abbiamo avuto la possibilità di mettere la musica al servizio delle persone! Questo è ciò che amo fare di più!

In generale, mi sento molto legata a San Francesco e all’Ordine Francescano. La loro filosofia è molto vicina alla mia, anche se non sono cristiana e non sono religiosa in modo tradizionale (prego il Dio della Musica e dell’Amore). Padre Enzo Fortunato verrà ad aprire il Festival il 16 giugno ad Arona e mi ha dato il suo pieno appoggio. Ho avuto l’onore di cantare molte volte ad Assisi e alla fine mi è stato consegnato il prestigioso premio “Pellegrino di Pace”. Per questo e per tutto quello che fanno, sono profondamente grata ai miei fratelli francescani”.

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Quando ha capito che la musica sarebbe diventata il suo lavoro?

“Subito dopo il mio servizio militare in Israele, dove ho trascorso due anni del servizio obbligatorio cantando in una banda militare, per i soldati. Stavo pensando di tornare negli Stati Uniti, dove ero cresciuta, per andare al college. Quando parlai del mio progetto a un amico dell’esercito, lui mi fissò e disse che ero pazza. Affermò: “Non ti rendi conto che sei nata per fare la musicista? È la tua vocazione! Non devi ignorare il tuo enorme dono e cercare di soddisfare artificiosamente le aspettative di tuo padre e dell’intera società… devi fare quello che ti dice la tua voce interiore, e cioè la musica! Altrimenti, te ne pentirai per tutta la vita”. Le sue parole furono come un fulmine nella mia testa e nel mio cuore. Gli sono grata ancora oggi”.

Come è riuscita a conciliare carriera e famiglia?

“E’ stata la cosa più difficile della mia vita! Ma ce l’ho fatta grazie al sostegno e all’aiuto del mio fantastico marito, il dottor Asher Barak, dei miei genitori, soprattutto di mia madre Tamar, e anche di mia zia Amalya. Ho viaggiato con i miei figli, in tutto il mondo, e mia madre, mia zia o una tata si univano a me. L’ho fatto con tutti e tre i miei figli, a volte con due o addirittura tre in tournée con me, o in giro per lo studio, e li ho anche allattati tutti! Questo richiedeva una forza incredibile da parte mia, so di essere stata una pazza ma non me ne pento, sentivo nel mio cuore che era la cosa giusta da fare nonostante il prezzo pesante che spesso ho pagato. Ora ho una famiglia meravigliosa, tre figli di 21, 18 e 12 anni! Grazie al potere dell’amore e alla forza della convinzione”.

Ha cantato davanti al Santo Papa Giovanni Paolo II e più volte davanti a Papa Francesco, come quando si è esibita con sua figlia in “Beautiful that’s way”. Che ricordi conserva di quei momenti?

“Le occasioni in cui ho cantato per tre papi, in eventi enormi e in quelli intimi come quello che ha citato, sono state tra le esperienze più significative della mia vita. La prima esibizione per Papa Giovanni Paolo II è stata un’esplosione per me, essendo così giovane, e il rapporto con il Vaticano da allora continua a essere il fattore più importante nella formazione della mia visione del mondo: so per certo che la musica ha il grande potere di rompere i muri e costruire ponti, tra le culture, le religioni, le generazioni, i generi e, soprattutto, tra gli esseri umani”.

C’è un artista italiano con cui le piacerebbe cantare?

“Mi piacerebbe incontrare Paolo Conte e cantare con lui, ma sono anche molto interessata a Lorenzo Jovanotti (sorride)”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“In questi giorni sto lavorando a un progetto musicale speciale legato al cambiamento climatico, che per me è la questione più urgente del mondo di oggi. E’ legato alle barriere coralline del Mar Rosso e alla necessità di proteggerle! Sarà il nostro primo progetto audiovisivo, che utilizzerà nuove tecniche all’avanguardia”.

INTERVIEW WITH NOA

“L’Arca di Noa” festival will be held June 17-19 in Arona. How did this wonderful idea come about?

“For years I have thought it would be a good idea to create a festival, where Gil and I would be the artistic directors. I even had this great name, “Noa’s Ark“, but it was only a year ago that finally the opportunity presented itself, and we found a city to host us: Arona! The Mayor, Federico Monti, is a jazz drummer and the region of Piemonte was very supportive. Together with some great sponsors, we managed to get enough funding to get the first edition of the festival on its feet. We had very little time, due to Corona and many obstacles, but  here we are against all odds, doing it”.

How did you construct the concert lineup that will feature many artists from different musical worlds performing?

“We had to work under serious budget restrictions, so the line-up is not what we originally had planned. We could have cancelled the festival all together, but we decided to go ahead even if it will be smaller and more modest than the original plan! The show must go on.

This first edition will be dedicated to our 30 years of musical activity in Italy. The first night  is called “Dona Nobis Pacem” ..it is all Bach and various Baroque pieces, performed by Jewish and Arab musicians, plus Gil Dor and myself. We will present our album “Letters to Bach”, the Polyphony String Quartet from Nazareth will accompany us and also play some solo pieces, and Beshara and Adi Harouni, on piano and violin, also from Nazareth (Jewish/Palestinian couple), will do a special classical music presentation  together with sand artists Sheli Ben Nun.

On the second night dedicated to italian music and collaboration, entitled “Quanto t’ho Amato”, we will have the solis string quartet, with whom we worked for 15 years. Solis will play some of their magnificent music, and will present the album “Noapolis” which we made together: Neapolitan music arranged for voice, guitar and string quartet, and

In the second half of the evening we will have the wonderful Nicola Piovani and his trio, playing a selection of his beautiful music for film and theater. I will join him at the end to perform a few songs of his that I either translated or wrote lyrics to, which will include, of course, “Beautiful that way”, theme song of “La vita è bella”.

The third night, “I Mieie Amici Geniali”, is all jazz! The first part will feature Ruslan Sirota, grammy award winning jazz pianist, and his incredible music, the second half will have a band of superstar, brilliant Israeli jazz musicians, plus Gil and myself and Ruslan, playing a whole array of songs, standards and original compositions, improvs and solos”.

The festival is inspired by humanity’s deep desire for peace in any time of war. You have been giving voice to important issues and fighting for human rights for many years. How much can music today be a medium for conveying social messages?

“I have always felt music, at its best, holds a key to the heart. When the heart is opened, we can stream important messages into that emotional river created by art. I personally feel the situation of the world is so desperate today, that artists that hold that priviledged key to the heart have a moral responsibiity to do more than simply entertain”.

“L’Arca di Noa” coincides with 30 years of her and Gil Dor’s activity in Italy. If you had to think of an image from your career, what would come to mind?

“L’Arca di Noa will celebrate 30 years of wonderful activity in Italy, a country that holds a unique place in our career and in our heart…it has given us so many opportunities to give the best of ourselves in music and beyond, fertile ground for activity for peace and justice, for musical collaborations and diverse projects, for building bridges and breaking walls. I have so many beautiful moments in my heart’s memory from all the year’s in Italy, from singin in the smallest villages, squares and churches, to the Vatican and the most important stages, festivals and spectacles in your country. Italy has given me so much, I am eternally grateful”.

Photo by Roberto Rocco

credit by Roberto Rocco

On June 18, the strong and beautiful relationship he has with Italy will be celebrated in “How Much I Loved You.” How did this special bond with our country come about?

“My relationship with Italy began when Pompeo Benincasa invited Gil and me to perform in Catania, in his festival entitles “Donne del Deserto”. I was 22 years old, just beginning my career. He had heard about me from a colleague, and invited me not knowing anything at all about my music. He “bet” on me, and this began a log and incredible journey which has brought us to this day! Pompeo is still my agent in Italy, and he is also the producer of this festival, “Noa’s Ark” through his association, “Catania Jazz””.

On May 7 in Milan, at the Giuseppe Verdi Conservatory, you sang in the name of solidarity and peace in support of Opera San Francesco per i Poveri onlus. What was that experience?

“I am so grateful to the amazing people in Opera San Francesco for organizing that unforgettabel concert in Milan! It was one of the most beautiful experiences I can rememebr! The hall sounds great, there was a full house, the audience was amazing, and most important, we had a chance to put the music in the service of helping people! That is what I love to do most!

In general, I feel very connected to St. Francis and the Franciscan Order. Their philosophy is very much aligned with mine, though I am not Christian and not religious in the traditional way (I pray to the God of Music and Love (smiles)). Father Enzo Fortunato will come to open the Festival on June 16th in Arona, and has given me his full support. I have had the honor of singing many times in Assisi and was finaly presented with the prestigious award, “Pellegrino di Pace”… for this and all they do, i am deeply grateful to my Franciscan brothers”.

When did you realize that music would become your work?

“It was directly after my militar service in Israel, where I had spent two years of my mandatory service singing in a Military Band, for soldiers. I was considering returning the the US where I had grown up, to go to college. When I told a friend in the army about my plan, he stared at me and said i was crazy. He said: “don’t you realize you were born to be a musician? It is your calling! You must not ignore your huge gift and try to artificailly live up the expectations of your father and society as a whole…you must do what your inner voice tells you, and that is, music! otherwise, you will regrett it your whole life”. His words were like a bolt of lightening in my head and heart. I am grateful to him, to this day”.

Noa - ph Ronen Akerman

How did you manage to balance career and family?

“It was the hardest thing in my life! But I did it thanks to the support and help of my amazing husband, Dr. Asher Barak, my parents, especially my mother Tamar, and my aunt Amalya too. I travelled with my children, all over the world, and my mother, aunt, or a nanny would join me. I did this with all three of my children, sometimes with two or even three on tour with me, or running around in the studio, and I nursed them all as well! This demanded amazonian strength from me, I know i was crazy but i do not regret it, I felt in my heart it was the right thing to do despite the heavy price I often paid. Now i have a wonderful family, three children, 21, 18 and 12!  Thanks to the power of love and strength of conviction”.

She sang in front of Holy Pope John Paul II and several times in front of Pope Francis, such as when you performed with your daughter in “Beautiful that’s way.” What memories do you keep of those moments?

“The occasions I had singing for three popes, in huge events and intimate ones like the one you mentioned, have been of the most significant experiences in my life. The first performance for Pope John Paul II was an explosion for me at such a young age, and the realtionship with the Vatican since has continues being the most important factor in shaping my world view: I know for sure that music has the great power to break walls and build bridges, between cultures, religions, generations, genres, and most of all, between human beings”.

Is there an Italian artist you would like to sing with?

“I would love to meet Paolo Conte and sing with him, I am also very interested in Lorenzo Jovanotti (smiles)”.

What are your next plans?

“These days I am working on a special project realted to Climate Change, which is for me, the most urgent issue in the world today. The musical project is connected to Coral Reefs in the Red Sea and the need to protect them! It will be our first audio visual project, using groundbreaking new techniques”.

di Francesca Monti

Grazie a Elisabetta Castiglioni

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