Intervista con Francesco Vitiello, protagonista di “Un Posto al Sole”: “La caratteristica di Diego Giordano che mi piace di più è la resilienza”

“Diego un po’ mi somiglia, in quanto anch’io nella vita ho dovuto fare i conti con sogni infranti e ambizioni non realizzate ma allo stesso tempo non ho mai smesso di crederci e di ricostruire partendo da altre basi, sempre con il proposito di fare cose belle”. Francesco Vitiello è uno dei protagonisti “storici” e amatissimi della soap “Un Posto al sole”, in onda da lunedì a venerdì su Rai 3 alle 20,45. Infatti dal 1996 interpreta Diego Giordano, il figlio maggiore del portiere Raffaele (Patrizio Rispo).

In questa piacevole chiacchierata Francesco Vitiello ci ha parlato del suo personaggio, ma anche dell’esperienza come regista di “Un Posto al sole” e del sogno di realizzare un film per il cinema.

Francesco, dopo tanti anni che presta il volto a Diego Giordano qual è la caratteristica del suo personaggio che più le piace?

“La sua resilienza, è una parola un po’ abusata in questo momento ma per Diego è reale perchè ha dovuto accettare il fatto di non riuscire a raggiungere, in questa fase, gli obiettivi che sperava, soprattutto da un punto di vista professionale, ma è uno che non si dà mai per vinto, è capace di fare un passo indietro e un bagno di umiltà e di rimboccarsi le maniche. Mi piace molto questa sua caratteristica perchè un po’ mi somiglia, in quanto anch’io nella vita ho dovuto fare i conti con sogni infranti e ambizioni non realizzate ma allo stesso tempo non ho mai smesso di crederci e di ricostruire partendo da altre basi, sempre con il proposito di fare cose belle”.

Diego è attualmente impegnato con il lavoro al Caffè Vulcano e con la bottega dei presepi insieme a Don Giuseppe, ma è anche preoccupato per la sua famiglia, dopo aver visto Raffaele abbracciare Elvira (Giusi Cataldo) nel cortile di Palazzo Palladini…

“Diego è molto legato alla famiglia tradizionale. E’ un ragazzo di sani principi, quindi vedere che suo padre, il suo punto di riferimento, è in una fase di grande difficoltà e incertezza è per lui fonte di dispiacere. Perciò lo approccia con la massima delicatezza e con rispetto ma anche cercando di ricordargli gli ideali nei quali si sono sempre riconosciuti come famiglia. Tenta di riportare la barca sulla giusta rotta, anche se il problema non è quello ma alla base c’è una questione più complicata legata alle minacce dei camorristi di cui Raffaele ha parlato solo con Elvira”.

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Francesco Vitiello con Patrizio Rispo e Marina Giulia Cavalli – credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Nel corso delle varie stagioni Diego è stato protagonista di linee narrative diverse. Qual è quella che le ha dato più soddisfazione interpretare?

“Sembrerà strano e anche emotivamente non è stato facile ma mi è piaciuto interpretare tutta la fase legata alla depressione di Diego, al problema dell’alcol e a questo desiderio ossessivo di ritornare con Beatrice. Sono stati momenti intensi, forti, in cui è stato indagato il lato oscuro di un personaggio che solitamente è molto positivo. E’ stata una bella sfida”.

A proposito di amore, Diego non è stato molto fortunato in questo campo, almeno finora…

“E’ proprio sfortunato (sorride), anche se ha avuto delle compagne fantastiche e io ho avuto il piacere di lavorare con attrici che hanno poi riscosso grande successo come Greta Scarano che dava il volto a Sabrina, con cui Diego era scappato negli Stati uniti, o Laura Chiatti con la quale ha avuto un affaire durante un’occupazione scolastica, molto tempo fa. Da quel punto di vista è stato parecchio fortunato. Ultimamente invece pare che le cose non vadano per il verso giusto, ma mi auguro ci possa essere un riscatto anche in amore”.

E’ entrato a far parte della soap quando aveva 15 anni, che ricordo ha del primo giorno sul set?

“Iniziammo le riprese in pieno agosto, cosa che per me all’epoca 15enne era quasi inconcepibile perchè ero abituato in quel periodo ad andare in vacanza. Dover tornare in città in quei giorni così caldi, stare lontano da mio fratello e da mio cugino con i quali ero solito condividere la stagione estiva in Calabria, mi pareva strano. Poi, soprattutto grazie a Patrizio Rispo, che fin da subito è stato come un secondo padre, con la sua allegria, il suo modo di coinvolgermi e di farmi sentire tranquillo, quel momento insolito si è trasformato in divertimento, perchè soprattutto le prime scene erano molto gioiose con la presentazione di questo rapporto padre-figlio, in cui lui faceva uno scherzo con la pompa dell’acqua. Piano piano mi sono rasserenato e giorno dopo giorno mi è piaciuto sempre di più stare sul set con questi adulti che erano dei colleghi, mentre prima mi rapportavo con i genitori, gli insegnanti o gli zii, quindi è stato un bel passaggio”.

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Francesco Vitiello con il cast di “Un Posto al sole” – credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Com’è stato invece tornare a recitare in “Un Posto al sole” nel 2017 dopo alcuni anni di pausa in cui si è dedicato ad altri progetti?

“E’ stato fantastico, perchè ho ritrovato una famiglia. Come è accaduto recentemente a Lorenzo Sarcinelli (Patrizio Giordano) o ad Amato D’Auria (Vittorio Del Bue) che hanno deciso di prendersi una pausa dalla soap, anch’io avevo bisogno di fare altre esperienze. Tornando mi sono reso conto del grande valore che aveva avuto per me “Un Posto al sole” e che avrebbe avuto negli anni a seguire, ed è stato come rientrare a casa e ritrovare un po’ di serenità e armonia dopo aver vagato per il mondo”.

Cosa hanno aggiunto le esperienze che ha fatto al cinema, a teatro o in serie tv come “Distretto di Polizia” al suo percorso? 

“Se penso a dove sono oggi credo di aver fatto le scelte giuste, anche se ad un certo punto mi erano sembrate sbagliate. Infatti mi hanno portato ad una condizione abbastanza tranquilla, di maturità. Se ho raggiunto questo equilibrio lo devo anche ai passi falsi fatti durante questa ricerca. La somma delle esperienze mi ha dato la forza e la fiducia per andare avanti serenamente”.

Ha fatto anche il regista di “Un Posto al Sole”. Com’è stato passare dietro la macchina da presa?

“E’ stata un’esperienza fondamentale perchè mi sono reso conto della complessità del prodotto, del grande lavoro che c’è dietro e anche delle difficoltà nello stare nei tempi, nel realizzare scene di qualità. Oggi ho molto più rispetto verso una serie di reparti che quasi non riconoscevo, infatti stavo nel mio mondo di attore e mi sembrava che tutto fosse un po’ finalizzato alla luce, al primo piano, alla battuta che dicevo e invece ci sono altri aspetti che vanno tenuti in considerazione. Il mestiere di attore è un ingranaggio fondamentale ma non è l’unico”.

Le piacerebbe girare un film come regista? 

“Sicuramente, è un sogno che ho nel cassetto e che coltivo sperando che possa avverarsi. Allo stesso tempo ho una società di produzione con Peppe Zarbo con la quale stiamo realizzando alcuni progetti cinematografici. L’importante per me è stare in questo universo, come attore, produttore o organizzatore generale. Mi piace raccontare storie ed entrare nelle vicende dei personaggi. E’ da sempre un modo per soddisfare la mia curiosità, per conoscermi e conoscere il mondo”.

Com’è nata questa passione per la recitazione e per la regia?

“E’ nata strada facendo. Mi sono trovato quasi per caso a fare questo lavoro e ho avuto la fortuna di rendermi conto che combaciava con quello che avevo dentro. All’età di 18 anni ho capito che avrei fatto questo mestiere nella vita. Poi, se per cause di forza maggiore, dovrò cambiare strada sarò pronto come Diego a rimboccarmi le maniche quando necessario, però tutti i passi che ho fatto da quando avevo 15 anni ad oggi vanno in quella direzione. Anche se magari non ho realizzato ancora quello che ho sempre desiderato, cioè fare un film e vederlo uscire al cinema oppure scrivere una serie per Netflix, non sono nè rammaricato nè frustrato perchè so da dove sono partito e che se un giorno dovessi riuscirci sarebbero dei sogni che si realizzano”.

C’è una storia in particolare che vorrebbe raccontare?

“Ce ne sono tantissime, mi appassiono a storie diverse, tragiche, drammatiche, di commedia, di riscatto e cerco di fare dei piccoli passi per raccontarle. Credo sia un’esigenza ancestrale voler condividere con gli altri quello che ti piace. Come produttore e autore sto lavorando a storie diverse, da un thriller con una famiglia che si ritrova vittima di una truffa ed è costretta a scappare per l’Italia, ai dj che partono da ogni parte d’Europa e finiscono a Berlino cercando di crearsi una propria identità nel mondo underground, ad una commedia in cui un avvocato tutto d’un pezzo ha un lato nascosto che preme per uscire. Tutte storie che ti permettono di crescere in qualche modo, sia come spettatore che come autore”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Giuseppe D’Anna / Fremantle

Grazie a Stefania Lupi

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