Intervista con Mauro Racanati, che interpreta Riccardo Crovi nella soap “Un Posto al sole”: “La bellezza del mio personaggio è la fallibilità”

“E’ un uomo che si espone, che segue i suoi istinti, positivi e negativi, che cerca suo malgrado di cavalcare l’onda del cuore, perchè sentimenti come la rabbia e l’amore sono tendenzialmente istintivi”. Sguardo magnetico, animo profondo e piedi ben piantati a terra, Mauro Racanati in “Un Posto al sole”, in onda dal lunedì al venerdì alle ore 20,45 su Rai 3, interpreta l’affascinante dottor Riccardo Crovi, che dopo un periodo tempestoso sembra finalmente aver ritrovato un po’ di serenità accanto a Rossella (Giorgia Gianetiempo).

In questa piacevole chiacchierata Mauro Racanati ci ha parlato del suo personaggio, ma anche della passione per la fotografia, dell’importanza delle sue radici e dei prossimi progetti.

IMG-20220627-WA0008

credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Mauro, nella soap “Un Posto al sole” interpreta Riccardo Crovi, un personaggio del quale nel corso delle puntate stanno uscendo le diverse sfaccettature della personalità. Qual è la caratteristica che preferisce?

“La bellezza di questo personaggio è la fallibilità, ha una vicinanza importante verso l’umano, verso le cose della vita. E’ un uomo che si espone, che segue i suoi istinti, positivi e negativi, che cerca suo malgrado di cavalcare l’onda del cuore, perchè sentimenti come la rabbia e l’amore sono tendenzialmente istintivi. Qualcuno ha detto che è irascibile ma andando più a fondo credo che sia un personaggio carnale e passionale, nel bene e nel male”.

Ci sono dei punti in comune tra lei e Riccardo?

“In comune abbiamo poco se non la passione, anche se il termine va associato alla persona e per me è un’altra cosa rispetto al significato che può avere per Riccardo, però quel moto, quella pulsione verso la vita ci unisce, mentre siamo diversi nel modo in cui approcciamo le cose. Io non avrei mai fatto le sue scelte, preferisco chiarire, quindi avrei detto a Rossella “mi piaci molto ma sono in fase di divorzio dalla mia ex moglie”. Sono più propenso alla verità come prevenzione, piuttosto che aspettare e poi creare problemi. La verità non è qualcosa di cui beneficio io ma è secondo me una forma altruistica di rispetto, è la conseguenza di avere a cuore le persone che hai intorno, che hanno dei sentimenti”.

In questo momento Riccardo ha ritrovato una certa serenità con Rossella ed è tornato insieme a lei dopo settimane tormentate in cui è stato al centro di un quadrilatero che vedeva protagonisti anche l’ex moglie Virginia (Desirée Noferini) e il fratello Stefano (Joseph Altamura). Il suo comportamento ha un po’ diviso gli spettatori di Un Posto al sole, vedendo i vari commenti sui social…

“Guardando da fuori Riccardo, come se fossi uno spettatore, secondo me era chiaro che fosse innamorato di Rossella e non ho mai visto una sorta di indecisione. Sicuramente c’è stato un momento in cui è andato dalla sua fidanzata e le ha detto che era meglio prendersi una pausa perchè non stava capendo più nulla, essendo tornata la sua ex moglie, che lo aveva tradito con suo fratello Stefano e che non aveva ancora firmato il divorzio, con la quale rimane il ricordo di un momento di vita vissuto insieme. Riccardo era attaccato da più fronti, dalla dottoressa Bruni (Marina Giulia Cavalli), dall’ex moglie, dal fratello, dalla fidanzata, da Michele (Alberto Rossi). Mi ha incuriosito come il pubblico ha reagito, pochi hanno colto questo suo atteggiamento in senso positivo e lo hanno difeso. Era come se quello che provava Riccardo fosse bypassabile nella facilità del sentimento. E’ anche un fatto legato al modo in cui percepiamo le relazioni, il motivo per cui secondo me si fa difficoltà a relazionarci con gli altri, perchè ragioniamo così. Se arrivo nervoso al lavoro è quella la prima sensazione che viene percepita e non la motivazione per cui uno sta così. Come attore tendo a mettermi da parte, io sono un mezzo con cui raccontare una storia di cui tutti siamo protagonisti, interpreti, spettatori, registi, sceneggiatori, autori, per cui vedere Riccardo Crovi relazionarsi con il pubblico mi ha fatto molto riflettere ed è stato fondativo nel senso più profondo”.

IMG-20220627-WA0006

Mauro Racanati e Giorgia Gianetiempo – credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Che ricordo ha del suo ingresso nel cast di “Un Posto al sole” avvenuto un anno fa?

“Ho una persona che coordina le mie convocazioni e si chiama Emanuela Ritondo e bisognerebbe farle una statua perchè mi ha indirizzato e dato consigli su come affrontare quel set che è una lavatrice. Un Posto al sole esiste da quasi 26 anni e quando inizi le riprese devi adattarti al modo di recitare e tenere le scene degli altri attori, devi settarti su una catena di montaggio straordinaria ed entrare in quel ritmo. Sono stati necessari alcuni mesi per prendere le misure. Ho la fortuna di avere dei colleghi straordinari. Sia Giorgia Gianetiempo che Marina Giulia Cavalli mi hanno accolto con tanta semplicità e calore e hanno reso più facile il mio inserimento. E’ come essere in famiglia, ti senti protetto”.

Rivestendo il ruolo di medico ha sentito una maggiore responsabilità a livello interpretativo, alla luce anche di quanto accaduto negli ultimi due anni?

“Un Posto al sole non ha affrontato la pandemia, ma il ruolo riveste chiaramente una responsabilità. In più puntate Riccardo Crovi sull’onda della passionalità ha messo davanti i pazienti a tutto il resto nel mondo lavorativo. Quindi mi ha fatto pensare alla responsabilità che hanno i medici e questo mi ha fatto tornare con i piedi per terra, anche se tendenzialmente lo sono sempre. Certo, gli attori e le attrici sono importanti perchè se non ci fossero stati film e serie tv sarebbe stato ancora più difficile trascorrere le giornate in lockdown. Ci sono però dei mestieri prioritari ed essenziali come il medico e lo abbiamo capito ancora di più durante la pandemia, in cui i dottori, gli infermieri e gli operatori sanitari hanno lavorato per salvare tante vite umane e continuano a lavorare duramente”.

Cosa possiamo aspettarci dal suo personaggio?

“Mi auspico che ci siano meno problemi, meno agenti atmosferici e turbolenze in atto. Per scelta però ho deciso di non leggere i copioni oltre i dieci giorni dalle riprese per non avere il pensiero drammaturgico che possa condizionarmi sapendo ad esempio che tra due mesi accadrà un determinato evento”.

IMG-20220627-WA0007

credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Ha esordito al cinema nel film “Noi siamo Francesco” di Guendalina Zampagni nel ruolo di Francesco, cosa le ha lasciato quel personaggio? 

“In “Noi siamo Francesco” interpretavo un ragazzo senza braccia e per calarmi nel ruolo prima di girare sono stato affiancato per un mese da una ragazza focomelica che mi ha insegnato a scrivere, a mangiare, a guidare la macchina e la cosa straordinaria era la normalità. A un certo punto ti dimenticavi che non ha le braccia. Sono cose che ti fanno tornare con i piedi per terra. A volte discutiamo per stupidaggini e non apprezziamo davvero quello che abbiamo, oppure diamo per certo che possiamo innamorarci e vivere una relazione. Girando quel film, che mi ha fatto crescere, ho cominciato a non dare niente per scontato. Quando l’ho rivisto dopo diversi anni avrei cambiato tante cose ma era uno dei miei primi lavori, poi il cinema ha altri tempi rispetto alla tv e non avevo questa esperienza tale per saper leggere il contesto perchè ciascun progetto necessita di portare il testo o di raccontare il personaggio in un certo modo”.

Riguardo la partecipazione al film “Come un gatto in tangenziale” e al suo sequel cosa ci racconta?

“Soprattutto nel primo film facevo un piccolo ruolo ma ero talmente felice di conoscere il regista Riccardo Milani che ho deciso di accettare. Vedere lavorare lui, Paola Cortellesi e Antonio Albanese mi ha dato la possibilità di imparare tante cose. E poi quel set è stato galeotto perché ho conosciuto la mia attuale compagna, Chiara Milani, che mi ha reso un uomo migliore e mi ha letteralmente salvato. L’amore nella mia vita è prioritario”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Ho appena finito di girare Il Patriarca con la regia di Claudio Amendola dove interpreto un bellissimo personaggio chiamato Vento, un infiltrato della banda di Nemo (Amendola) che si trova a dover uccidere, cosa che non lo aveva mai fatto perché al massimo spacciava. Spesso mi chiamano per questo tipo di ruoli al confine della vita, con conflitti emotivi importanti mentre io sono l’opposto, sono abbastanza risoluto, concreto. Tra i progetti c’è anche uno spettacolo teatrale, Elettra, diretto da Francesco Bolo Rossini in cui reciterò con Valentina Bartoli, e sono molto contento. Sarà prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria che aveva curato anche la versione diretta da Massimo Castri”.

Sul suo profilo Instagram ha postato delle fotografie intense ed evocative, in particolare mi hanno colpito quelle che raccontano le solitudini umane, ad esempio degli anziani. Come nasce la passione per la fotografia?

“Coincide con due macrotemi, il racconto e la cultura visiva, per me è fondamentale raccontare qualcosa anche attraverso gli scatti. La fotografia mi agevola permettendomi di far conoscere il modo in cui guardo il mondo, come mi approccio alle cose, come cerco di vedere quello che c’è dentro. Sono molto appassionato di verità umana, anche di solitudini che fanno parte della nostra vita. In quel momento mi interrogavo molto su diversi aspetti. Mi piace poi accompagnare le foto con delle riflessioni personali”.

Che rapporto ha con la sua terra, la Puglia?

“Io devo tutto alle mie origini, sono metà biscegliese e metà andriese. Se sono diventato l’uomo che sono oggi è anche grazie a quell’umiltà che mi porto dietro che arriva dai posti in cui sono nato, tra i porti, le campagne di ulivi, i vicoletti. Una città in cui i bulli si facevano avanti e dovevi stare nel gruppo cercando la misura per farne parte e al contempo essere te stesso. Ho cominciato a recitare proprio per questo motivo, perchè il piccolo centro di Bisceglie dove vivevo iniziava ad essere stretto rispetto alla struttura emotiva che portavo dentro. Vedevo che il gruppo non mi percepiva come un loro simile. E poi è arrivato un film, Titanic, ho visto Leonardo Di Caprio e mi sono detto che avrei provato anch’io ad esprimermi per vedere se riuscivo a ricalcare quella pulsione di vita che sento dentro. Mi sono avvicinato a questo mestiere per quell’impulso che batteva in maniera fortissima e che in qualche modo dovevo raccontare”.

di Francesca Monti

Grazie a Stefania Lupi

credit foto copertina Giuseppe D’Anna / Fremantle

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...