VERSANTE EST: IL VINO COME NARRAZIONE DEL TERRITORIO E WINE EXPERIENCE CULTURALE

Palazzo Vigo di Torre Archirafi è stato, il giorno 25 luglio, il luogo, carico di storia e circondato da un meraviglioso paesaggio, in cui si è tenuta la presentazione di “Versante Est”, manifestazione (giunta alla sua terza edizione) che esalta il rapporto tra il prodotto enoico di quelle zone così peculiari, il territorio e la civiltà vitivinicola che lo determina, attraverso un percorso di nove serate incentrate su vino, enoturismo e cultura del versante orientale del vulcano più alto d’Europa, ossia l’Etna.

Ed infatti il titolo intero dell’evento è “Versante Est: Etna, enoturismo e cultura”, con le nove cantine aderenti (Barone di Villagrande e Murgo, presenti sin dalla prima edizione, Gambino Vini e Ciro Biondi, partecipi dal 2021, con Benanti, NicosiaI VigneriTerra Costantino e Tenute Mannino di Plachi, aggiuntesi quest’anno) che seguiranno questo significativo fil rouge attraverso una serata per ogni cantina , con caratteristiche plasmate sulle proprie attitudini, predisposizioni  e declinazioni gustative e culturali, dalla cena gourmet all’aperitivo al tramonto, dal pranzo tra i vigneti alle degustazioni alla cieca, dando spazio anche ai vini e produttori delle altre 8 Aziende, in un viaggio eno-culturale che partirà dal settembre per concludersi a febbraio 2023.

Ed il portato culturale dell’evento si è percepito proprio sin dall’evento di presentazione (che è stato poi seguito da un piacevole momento di degustazione di prodotti di alcune aziende del territorio e dei vini delle aziende di “Versante Est” – segmento in cui si percepiva appieno la coesione e l’entusiasmo della cantine partecipanti), nella mostra fotografica di Alessandro Saffo (a cui si deve la foto della locandina dell’evento) e negli interventi di Benjamin Spencer (Direttore della Didattica e di Enologia all’Etna Wine School di Riposto, in provincia di Catania), di Salvo Foti (enologo e vignaiolo di chiara fama internazionale) e del professore Antonio Patanè (noto accademico e cattedratico , con alle spalle parecchie pubblicazioni legate alla viticoltura ed alla civiltà agricola) che hanno fatto conoscere al pubblico i propri testi, rispettivamente “The new Wines of mount Etna”, “Etna i vini del vulcano” e “L’oro rosso dell’Etna”.

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Ben Spencer ha posto l’accento su come l’Etna sia un luogo variegato che esprime varie voci enoiche ognuna derivante da una località, come, ad esempio, nel caso di Linguaglossa, Viagrande, Milo o i crateri del Sud-Est. Una diversità territoriale che non era stata sempre colta bene da produttori ed investitori provenienti da altri contesti, come ha sottolineato Salvo Foti, il quale ha anche aggiunto che c’era, fino a circa quindici anni fa, la tendenza, fortunatamente estintasi, in alcuni ambienti politici, a voler continuare la cultura dei contributi per estirpare gli antichi vitigni etnei. Lo stesso vignaiolo di Vigneri ha asserito come la predisposizione particolare alla viticoltura della zona Est della Sicilia si possa cogliere dal fatto che fino a trent’anni fa vi fossero solo nove DOC di cui sei sul versante orientale della Trinacria.  Allo steso modo accade che il lato Est dell’Etna esprima una vocazione molto importante attraverso dei “vini del luogo” (definizione che lo stesso Foti vorrebbe fare inserire nei disciplinari) che comunicano prima ancora del brand di una cantina il territorio di produzione che costituisce un elemento non trasportabile al contrario del know-how o del vitigno. La viticoltura, ha inoltre sostenuto l’enologo, necessita di molto tempo (esiste da 7000 anni), tanto da essere emerso il concetto di “co-evoluzione” tra l’uomo e la sua vite, con il primo che segue ed educa la seconda per ottenere un prodotto consono alle proprie aspettative, come nel caso del nerello Mascalese che ama il sole e quindi viene collocato e vive ben sul Versante Est, soprattutto fino a certe quote, mentre dai 700-800 metri si adatta meglio il carricante con la sua peculiare acidità.

Il Prof. Antonio Patanè ha posto il focus sul fatto che l’attività vitivinicola sia stata il perno della vita di tante realtà etnee e come Riposto sia stata il cardine di una civiltà vitivinicola che regolava i propri ritmi di vita attorno ai lavori della vite ed a quelli ad essi afferenti. Riposto era la capitale di questo mondo che quindi trovava in un porto del versante est il suo centro, perché i due terzi del vino etneo giungevano a Riposto per essere poi venduti e trasportati, sfusi, all’estero e perché la lavorazione del legno (castagno stagionato ma anche ciliegio e gelso) delle botti era affidata ai mastri d’ascia del luogo sin dal 1850, con una crisi di questo tipo di società vite-centrica ripostese che pian piano ha caratterizzato gli anni 60-70 del novecento, nella speranza che le nuove generazioni rilancino appieno i valori della viticoltura etnea dei periodi precedenti anche in quel di Riposto.

L’assessore alla cultura di Riposto, Paola Emanuele, è intervenuta sottolineando la centralità del comune di Riposto (di cui Torre Archirafi è frazione) nella storia del vino etneo , prima che Michele Scammacca, della cantina Murgo evidenziasse come l’Etna avesse attratto, inizialmente in passato, maggiormente le aziende per quanto riguarda il suo versante Nord, da cui provengono vini in cui si avverte una maggiore concentrazione mentre quelli del versante est, cresciuti prepotentemente nel tempo nell’attenzione generale, si contraddistinguono, vista anche la diversa piovosità del territorio, per una maggiore freschezza, come i “vin fin” francesi. Marco Nicolosi Asmundo, di Barone di Villagrande, ha aggiunto come questa manifestazione, che punta alla valorizzazione e promozione dei vini di questo settore dell’Etna, e non solo, veicoli il recupero della nobiltà del passato enoico etneo, fatto di una storia millenaria e di una narrazione quotidiana del territorio compiuta da chi produce e  da chi concorre a realizzare il vino, con  i nove differenti eventi della manifestazione a simboleggiare tutto ciò, come affermato anche dall’addetta alla comunicazione Cristina Cocuzza.

Il giornalista Turi Caggegi, ha voluto porre l’attenzione sul legame di proposizione dei valori positivi del territorio che lega “Versante Est”con la manifestazione  di Milo (terra dell’Etna Bianco Superiore)con cui collabora, ossia ViniMilo, che, quest’anno, per la sua quarantaduesima edizione, si svolgerà dal 31 agosto all’11 settembre, ospitando proprio una masterclass in cooperazione con Versante Est, kermesse nel segno del vino, dell’amicizia, di un innovativo modo di vivere l’Etna, nel suo essere wine experience di territorio e cultura.

Programma delle serate

3 settembre 2022 – I Vigneri

18 settembre 2022 – Ciro Biondi

1 ottobre 2022 – Gambino vini

16 ottobre 2022 -Terra Costantino

5 novembre 2022 -Barone di Villagrande

18 novembre 2022 -Benanti

21 gennaio 2023 – Murgo

4 febbraio 2023 – Nicosia

di Gianmaria Tesei

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