Intervista con Andrea Devicenzi, che ha attraversato l’Islanda in bici su un pedale: “Non smettete mai di credere all’impossibile”

“E’ stata un’avventura che mai nessuno aveva pensato di realizzare in solitudine e su un pedale. Mi piace molto creare queste sfide”. Oltre 2.000 chilometri, 21 tappe e tante difficoltà affrontate e superate, in una terra dove a dominare sono la natura incontaminata e paesaggi spettacolari: l’atleta paralimpico Andrea Devicenzi ha portato a termine la sua straordinaria ed epica impresa, percorrendo in sella alla sua bici, su un solo pedale, l’intero giro dell’Islanda dal 9 al 31 luglio 2022.

Partito da Reykjavik, ha pedalato sotto il sole e sotto il diluvio, tra oceano, cascate, geyser, vulcani, ghiacciai, spiagge nere, sfidando il freddo e il vento, passando per luoghi caratteristici come Vik, Breiðdalur, Selfoss, Diamond Beach, fino all’arrivo nella capitale.

Un’avventura interamente documentata da video e foto, vissuta in tenda e sacco a pelo, da Andrea Devicenzi che dopo aver perso una gamba in seguito ad un incidente nel 1990, ha saputo reagire e ricostruire la sua vita con forza e determinazione, conquistando nel 2010 la vetta del KardlungLa, in India, difendendo i colori della Nazionale Italiana nel paratriathlon e raggiungendo il Machu Picchu a piedi con le stampelle, dopo aver percorso in bici 1.200 chilometri in Perù.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Andrea Devicenzi (sito internet: https://www.andreadevicenzi.it/), parlando della preparazione effettuata, dei luoghi islandesi che più gli sono rimasti nel cuore e dei prossimi progetti, tra cui un film che racconterà la sua “Islanda, storie vichinghe e terre di vulcani”.

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Nella foto Andrea Devicenzi sulle strade dell’Islanda – credit Simone Pinzolo

Andrea, com’è nata l’idea di questa meravigliosa avventura sulle strade dell’Islanda in sella alla sua bici su un solo pedale?

“Sono affascinato dai temi dell’energia, della natura e da quest’idea, che ha dato anche il titolo al mio secondo libro, di credere all’impossibile, perchè comunque è stato un giro che mai nessuno aveva pensato di realizzare in solitudine e su un pedale. Mi piace molto creare queste sfide. Sono già stato in Nuova Zelanda, Perù, India, e l’Islanda era una meta a cui stavo pensando da un po’. Nell’inverno tra il 2021 e il 2022 ho cominciato a costruire il progetto, ne ho parlato con amici e sponsor, ho visto che c’era interesse da parte loro e da lì è iniziato il lavoro di programmazione di questa avventura. Mi sono preparato per affrontare sia le difficoltà fisiche dovute al vento, alle temperature, alle salite con una gamba, sia quelle dal punto di vista mentale, mettendomi alla prova”.

Quanto tempo è durata questa preparazione e quali sono stati gli step, anche dal punto di vista dell’alimentazione?

“C’è stata innanzitutto una preparazione dal punto di vista della logistica che è stata complessa, è iniziata a novembre 2021 ed è terminata poco prima della partenza, per poi proseguire anche in Islanda. Ora siamo entrati in una seconda fase di rendicontazione di fotografie in quanto usciranno un libro e un film. Curo parecchio l’alimentazione perchè è un aspetto fondamentale quando si vuole svolgere delle performance di altissimo livello. Nulla di straordinario ma cercare di avere cura della qualità e della quantità del cibo. Quando mi sono trovato a definire questa avventura sapevo che dovevo perdere almeno 10 chili e così è stato, da 85 sono arrivato a 75 kg. Durante il viaggio c’è stata la scelta di farsi da mangiare, quindi abbiamo utilizzato pane, miele, marmellate, pasta senza glutine, riso e questo mi ha permesso di alimentarmi in modo corretto. Come da pronostico ho perso circa 150-200 grammi al giorno per un totale di altri quattro chili e mezzo e un po’ di massa muscolare però dal punto di vista energetico non mi è mai mancata l’energia per percorrere quei 115-120 km quotidiani”.

Qual è stato il momento più complicato di questo viaggio?

“A metà della quarta giornata il vento è riuscito a buttarmi per terra, stavo andando a velocità ridotta ma soffiava a oltre 50 km orari e una folata improvvisa ha alzato leggermente la ruota anteriore facendomi cadere. Per fortuna non ho compromesso l’avventura ma ho dovuto medicarmi e durante la notte e la mattina seguente ho dovuto resettare tutta questa situazione. Per fortuna la preparazione mi ha permesso di limitare i danni”.

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Nella foto Andrea Devicenzi alla spettacolare Diamond Beach – credit Andrea Baglio

E il momento più bello?

“Ce ne sono tantissimi, perchè l’esperienza fatta nei viaggi passati mi ha permesso di vivere appieno ogni singolo chilometro. Certo è che quando ho toccato le due placche tettoniche con le mani al Parco Nazionale di Thingvellir, uno dei pochi posti dove sono riemerse, oppure quando a Diamond Beach ho tastato gli iceberg sono stati due momenti emozionanti e indescrivibili. Anche perchè durante la preparazione ho immaginato cosa avrei visto e quando finalmente sono arrivato in quei luoghi è stato bellissimo”.

Nel corso del suo viaggio ha incontrato molte persone, che accoglienza ha ricevuto da parte degli islandesi?

“E’ stata un’accoglienza particolare nel senso che l’aspettativa di incontrare gli islandesi era più alta, invece è un paese dove la densità di popolazione è molto bassa e una volta lasciata la capitale Reykjavik è stata un’avventura piuttosto in solitaria con pochi incontri. Il fatto però che diversi giornali locali e tv abbiano parlato della mia avventura ha permesso che si diffondesse la voce che c’era questo atleta paralimpico che stava affrontando le strade islandesi. Abbiamo anche avuto un inconveniente con il proprietario di un terreno che ci ha brutalmente mandato via dalla sua terra, perchè abbiamo fatto per il 50% del viaggio free camping, ma è stato un episodio isolato. Per il resto l’accoglienza è stata importante, ci hanno permesso di dormire nei loro terreni o quando si arrivava nelle cittadine e c’era un campeggio attrezzato si preferiva rimanere lì in modo più organizzato, con la possibilità di fare una doccia e lavare gli indumenti”.

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Nella foto Andrea Devicenzi all’arrivo a Reykjavik con Andrea Baglio e Simone Pinzolo – credit pagina Facebook Andrea Devicenzi

Qual è stato il suo primo pensiero quando è arrivato a Reykjavik, tra l’altro con un giorno di anticipo rispetto alla tabella di marcia?

“Il primo pensiero è stato di avercela fatta perchè sono avventure che ricoprono tanti giorni e chilometri, dove oltre a difficoltà fisiche e mentali possono subentrare altri ostacoli per cui non ho mai abbassato la guardia. L’arrivo a Reykjavik, dove tra l’altro ho bucato per la prima e unica volta durante l’avventura, mi ha dato la conferma concreta che finchè non vedo il punto di arrivo stabilito, in questo caso Sun Voyager con questa nave vichinga stilizzata, bisogna stare concentrati. Quando l’ho vista è stato un grande sollievo per me, la mia famiglia, le aziende e gli amici che hanno creduto in questa avventura”.

Ogni viaggio, insieme ai ricordi, porta con sè degli insegnamenti. Cosa le ha lasciato l’avventura sulle strade islandesi?

“L’ennesima conferma di quanto la squadra abbia fatto la differenza. Sono io che pedalo, che mi preparo, ma per riuscire in queste imprese c’è bisogno di un supporto ampio sia da parte delle persone che erano con me, Andrea Baglio e Simone Pinzolo, ma anche di coloro che mi hanno seguito da casa. Una volta arrivato a destinazione, per 5-6 giorni ho accusato maggiormente la stanchezza mentale rispetto a quella fisica, perciò è un’ulteriore dimostrazione che non è solo il muscolo che ti porta a fare imprese come queste ma bisogna anche lavorare sulla concentrazione”.

Lei è la dimostrazione che con la forza di volontà e l’impegno si possono superare i limiti, che messaggio vorrebbe arrivasse a chi ha seguito la sua avventura?

“Che queste avventure non vengono svolte solo da chi è fortunato nel farle o ha delle doti particolari, ma vengono pensate e realizzate da persone che credono molto in questi progetti, che non hanno tutte le risposte subito ma seguono il leit motiv di credere all’impossibile. Spesso alcuni si fermano perchè pensano di non potercela fare, invece è importante andare ad analizzare le varie caratteristiche che sono richieste e poi mettersi in campo e in gioco, magari acquisendo diverse competenze negli anni e riuscendo a portarle a termine. Prima di gettare la spugna bisogna capire esattamente cosa si vuole fare”.

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credit foto Gabriele Lombardi – pagina Facebook Andrea Devicenzi

Dai Giochi di Londra 2012 il mondo paralimpico ha finalmente iniziato ad avere la visibilità che merita. Da atleta cosa pensa manchi ancora per fare un ulteriore passo in avanti? 

“E’ vero che dai Giochi di Londra in poi c’è stato un salto molto importante ma penso che in Italia siamo ancora leggermente indietro. Attività come queste non trovano il pieno supporto da parte delle aziende, che una volta entrate in questo meccanismo hanno invece un ritorno sotto vari punti di vista. C’è bisogno di credere maggiormente nello sport in generale e in quello paralimpico, perchè può dare molte soddisfazioni. Le persone con disabilità, e parlo da imprenditore, non hanno solo bisogno di mezzi, di risorse ma riescono a dare tanto anche dal punto di vista imprenditoriale e manageriale”.

Cosa può anticiparci riguardo il film sull’avventura in Islanda?

“Abbiamo pubblicato parecchio materiale sui social durante l’intero viaggio ma è una parte microscopica di quello che abbiamo realizzato. Sicuramente emergerà la bellezza dell’Islanda, della sua natura, dove in mezzo c’è questo atleta paralimpico che giorno per giorno conquista tappe, chilometri, e ad ogni curva vede delle meraviglie sempre nuove. Ci sarà un trailer di tre minuti che darà il via a questo film, della durata di 30-40 minuti, in cui abbiamo voluto dare un’idea nuova anche per quanto riguarda la testimonianza di avventure come questa, dove al centro rimane il fascino della natura di questa terra”.

Dopo Nuova Zelanda, Perù, India, Italia, Islanda, quale Paese le piacerebbe attraversare in futuro?

“Ce ne sono tanti, molto probabilmente rimarrò in Italia nel 2023, però l’esperienza mi ha insegnato che queste avventure, soprattutto nella fase invernale, portano a tanti incontri, quindi ci saranno le presentazioni del libro, del film. Sono aperto a nuove esperienze perchè mi arricchiscono ogni volta, come nel caso dell’Islanda”.

di Francesca Monti

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