VENEZIA79 – Presentato in Concorso “Il Signore delle formiche” di Gianni Amelio: “E’ un film sulla violenza e l’ottusità della discriminazione, ma anche una storia d’amore”

Il nuovo film di Gianni Amelio “Il Signore delle formiche” è stato presentato in Concorso alla 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Sara Serraiocco e per la prima volta sul grande schermo Leonardo Maltese.

La pellicola è una produzione Kavac Film, IBC Movie, Tenderstories con Rai Cinema, prodotta da Simone Gattoni, Beppe Caschetto, coprodotto da Moreno Zani, Malcom Pagani e distribuita da 01 Distribution.

Alla fine degli anni 60 si celebrò a Roma un processo che fece scalpore. Il drammaturgo e poeta Aldo Braibanti fu condannato a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne. Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché “guarisse” da quell’influsso “diabolico” Alcuni anni dopo, il reato di plagio venne cancellato dal codice penale. Ma in realtà era servito per mettere sotto accusa i “diversi” di ogni genere, i fuorilegge della norma.
Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, dove, accanto all’imputato, prendono corpo i famigliari e gli amici, gli accusatori e i sostenitori, e un’opinione pubblica per lo più distratta o indifferente. Solo un giornalista s’impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.

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“E’ un film sulla violenza e l’ottusità della discriminazione. L’amore sottomesso al conformismo e alla malafede. Uno spaccato della provincia italiana nei cruciali anni Sessanta, quando il benessere economico non andò di pari passo con l’intelligenza delle cose, con l’apertura dei sentimenti. Già la vicenda così com’è accaduta mostra aspetti inquietanti a oltre mezzo secolo di distanza. Anche se in apparenza oggi non ci si scandalizza più di niente, l’odissea del ‘signore delle formiche’ è di quelle che sanno di inquisizione, e ne abbiamo le prove ogni giorno. Dietro una facciata permissiva, i pregiudizi esistono e resistono ancora, generando odio e disprezzo. Ma non è più tempo di subire né di tollerare nessuna forma di sopruso verso gli individui meno protetti. E questo film vuole infondere il coraggio di ribellarsi”, ha detto Gianni Amelio che ha raccontato poi com’è stato il primo approccio al film: “Un giorno Marco Bellocchio mi ha invitato nel suo ufficio di produzione che ha un solo difetto, sta sulla Nomentana. Sono andato e mi hanno proposto un documentario su Aldo Braibanti. In precedenza avevo fatto un film e mi consideravano uno specialista della materia. Nel frattempo avevo trovato anche dei documenti che raccontavano l’interesse di Aldo per le formiche. All’inizio ho detto grazie, non lo posso fare. Il giorno dopo ho ricevuto un’altra telefonata da parte di Simone Gattoni della Kavac Film, incontrato per la prima volta nell’ufficio di Bellocchio e mi ha chiesto di tornare di nuovo da loro e che mi avrebbero pagato un taxi (sorride). Sono andato e mi hanno detto di fare il film che ho voluto chiamare Il signore delle formiche. Sono partito dal titolo e poi ho deciso di sceneggiarlo, non con i grandi nomi perchè in loro non esiste entusiasmo ma ho scelto dei giovanissimi quasi sconosciuti, Edoardo Petti e Federico Fava. I produttori si sono fidati di me e abbiamo sceneggiato il film, che forse è il più bello che ho realizzato. Questo film è una grandissima storia d’amore tra un uomo e un ragazzo”, ha concluso il regista.

Luigi Lo Cascio interpreta Aldo Braibanti: “L’ho cercato con molta passione e continuo a cercarlo, è un personaggio enigmatico, nel senso che ha dei punti in contrasto tra di loro, la sproporzione tra la certezza che ha all’interno del suo campo d’azione e le sue fragilità, nell’amore, nella relazione, la complessità nei comportamenti reciproci che mi ha affascinato. E poi è imputato per plagio. Lui è un filosofo, un uomo che ha una capacità di linguaggio forte e idee chiare sulla propria innocenza e quando finalmente deve dire la sua sceglie la strada del silenzio. Questo mi ha molto colpito e mi ha appassionato la ricerca delle motivazioni che potevano spingerlo a una simile scelta”.

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Elio Germano dà il volto a Ennio: “E’ un film che mette in contrapposizione la passione e il profitto, chi fa il proprio lavoto con passione ha una vita più difficile di chi lo fa per arrivismo, in un’ottica di scalata sociale e non in modo da contribuire alla collettività. E’ il contrasto che vive il mio personaggio. Questa è una delle cause del decadimento culturale e comunicativo del nostro paese”.

Leonardo Mlatese è Ettore: “E’ la mia prima esperienza cinematografica e ho avuto la fortuna di trovarmi circondato da persone che mi hanno fatto sentire al sicuro ,a partire dal regista Gianni Amelio, passando dal cast e in particolare da Luigi da cui ho imparato tantissimo. Per interpretare Ettore ho fatto delle ricerche sulla storia e sul caso Braibanti”.

Anna Caterina Antonacci è Maddalena: “E’ la mia prima esperienza dopo anni come cantante, ho seguito con entusiasmo forse anche con incoscienza questa proposta, è stata un’esperienza importante completamente diversa dal lavoro che si fa nel teatro musicale. Il personaggio a differenza di quelli cattivi dell’opera non ha luce, avevo fatto anche delle Medee ma quello che fa Maddalena non è giustificabile. Mi è piaciuta l’ottusità totale di questa donna che decide di distruggere il proprio figlio pur di non lasciarlo alla sua scelta di anormalità”.

Sara Serraiocco è Graziella: “Grazie al Maestro Amelio per l’opportunità. Il mio personaggio è sensibile, forte, ha degli ideali e nel suo piccolo cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica. Ho avuto maggiore interazione sul set con Elio Germano che interpreta Ennio e si è creata una grande empatia tra noi. Penso che questa storia sia importante perchè dietro al controverso reato di plagio c’è una condanna dell’omosessualità”.

di Francesca Monti

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