Intervista con Cordio: “Con l’album “Cose che si dicono” vorrei arrivassero la mia genuinità e la mia semplicità”

“Cose che si dicono” (Mescal) è il titolo del nuovo album del talentuoso cantautore siciliano Cordio, uscito il 7 ottobre.

Le canzoni dell’album, suonato da musicisti straordinari di tutto il mondo, parlano la stessa lingua, quella dell’ordinario e del quotidiano, raccontando sentimenti ma anche ricordi legati all’infanzia e all’adolescenza dell’artista, con una sfumatura ironica.

Scoperto da Ermal Meta, che ne ha curato la produzione artistica nella sua parte di carriera e che lo ha portato in tour come opening act nei suoi concerti per oltre 70 date in tutta Italia, Cordio ha partecipato a Sanremo Giovani 2019 con il brano “La Nostra Vita”, aprendo successivamente  alcuni live dei tour “Abbi cura di me” di Simone Cristicchi e “L’altra metà” di Francesco Renga.

Ha pubblicato poi per Mescal/Sony tre singoli e due EP digitali, confluiti in un unico disco in formato fisico dal titolo “Ritratti Post Diploma”, che contiene anche “Il Paradiso”, canzone che Simone Cristicchi ha inserito nel suo spettacolo “Paradiso – Dalle tenebre alla luce”.

La scorsa estate Cordio ha portato la sua musica live in tante città italiane, ha suonato nella sua Catania, per poi partecipare all’Human Rights International Film Festival di Baschi e al Cous Cous Festival.

COVER COSE CHE S DICONO - L'ALBUM

Pierfrancesco, è uscito il tuo nuovo disco “Cose che si dicono”, ci racconti come hai lavorato a questo progetto?

“Quello fatto in precedenza con Ermal Meta è stato un lavoro molto frammentato perchè ho cominciato a produrre le mie canzoni prima che partecipasse al Festival di Sanremo e le ho terminate con lui dopo che ha vinto la kermesse. Sono quindi brani figli di quel periodo storico in cui la persona che ha deciso di credere in me e di produrmi aveva impegni fittissimi e quindi li ho pubblicati, registrati e scritti in momenti diversi. Questo disco invece è molto più unitario. Avevo composto vari pezzi e li ho fatti sentire a Lorenzo Vizzini, il mio attuale produttore, così abbiamo pensato di racchiuderli in un progetto non come se fosse una raccolta di singoli, ma come un disco in cui ogni canzone rappresenta l’ingrediente di un piatto, cercando di non essere ripetitivi. Questa non è soltanto un’idea romantica. C’è infatti “Giorni d’estate”, voce, chitarra classica e armonica a bocca, che non sarebbe entrata in un altro tipo di progetto e che è stata aggiunta proprio perchè volevo qualcosa di più introspettivo ed acustico, che richiamasse quel tipo di cantautorato a cui sono molto legato. E’ un disco in cui parlo di amore, del quotidiano ma anche dei ricordi della mia infanzia e della mia adolescenza”.

C’è una grande attenzione anche nella scrittura dei vari brani…

“In questo album ho cercato di trovare un linguaggio che evitasse l’enfasi retorica. Tutti i pezzi sono scritti, anche nella parte testuale, con Lorenzo Vizzini, uno degli autori più eleganti che ci sono in Italia, che mi ha aiutato a togliere quelle frasi aforismatiche molto in voga oggi, che restano in testa fin dal primo ascolto. Io invece volevo raccontare la realtà così com’è, senza doverla rendere per forza metaforica, mi piace fare un tentativo di narrazione che sia realistico, anche nei sentimenti. A mio avviso è più poetica la delicatezza nel descrivere quello che ci circonda piuttosto che utilizzare le figure retoriche”.

In “Fandango” c’è la collaborazione con le Las Migas. Com’è nata questa idea?

“E’ nata in modo semplice. Avevo questa canzone con una eco musicalmente spagnoleggiante e con Lorenzo Vizzini abbiamo pensato di ambientare la storia in Andalusia, con protagoniste due persone mentre io svolgevo il ruolo del narratore. Così abbiamo provato a chiedere il featuring alle Las Migas. Lorenzo le conosceva, le ha contattate e oltre a cantare hanno anche suonato il pezzo”.

Cosa vorresti arrivasse di te e della tua musica attraverso questo progetto?

“Vorrei arrivassero la genuinità e la semplicità che sono proprie anche della mia persona. Sento di voler fare musica con dei toni molto moderati, cioè non voglio polarizzarmi, essere il cantante maledetto o trasformista nell’immagine. In questo disco ho cercato di usare l’autoironia e una certa energia che forse mi mancava nelle precedenti canzoni”.

L’incontro artistico con Simone Cristicchi cosa ti ha lasciato?

“E’ stato un incontro molto fruttuoso dal punto di vista umano perchè Simone mi ha testimoniato come si possa essere artisti senza lasciare che sia l’ego a prevalere. Nei suoi concerti e spettacoli teatrali lui si pone sempre come uno strumento di comunicazione, non come il fine e questa cosa mi piace molto. Io poi sono del Leone come segno zodiacale, non mi manca nè la vanità nè il desiderio di essere riconosciuto ma questo alla lunga stanca. A volte vedo invece che nel mondo dello spettacolo non si esaurisce mai il bisogno di essere applauditi. Simone va esattamente nella direzione opposta. Alla fine di un suo spettacolo non hai la sensazione di volerlo idolatrare ma di ringraziarlo perchè ti ha portato a riflettere su certe tematiche. Lui usa poco la parola io nella canzone, non si pone quasi mai come soggetto della narrazione”.

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Presenterai questo disco con un tour?

“Stiamo programmando le date live, vorrei portare il disco dal vivo con la band perchè in queste canzoni c’è una buona carica di energia che vorrei trasmettere al pubblico”.

Hai preso parte al Cous Cous Festival, che esperienza è stata?

“E’ stato molto divertente, era una specie di Jova Beach Party, c’era il pubblico con i piedi nella sabbia, era un evento gratuito, con un clima gradevole, e una sensazione di festa intima pur essendoci tantissime persone. Poi quando canti nella tua terra è sempre bellissimo e ho anche proposto un brano in siciliano (sorride)”.

Prima dicevi che ogni canzone di “Cose che si dicono” è l’ingrediente di un piatto. Quale assoceresti a questo progetto? 

“Una bistecca con la caponata, con molto olio, perchè è un disco suonato, infatti abbiamo chiamato ben dodici musicisti, tra cui un oboista, un organista, e inserito parecchi strumenti particolari come il marranzano e la fisarmonica”.

di Francesca Monti

Grazie a Manuela Longhi

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