Le parole hanno un peso e possono ferire le persone, tanto quanto uno schiaffo. Per questo bisognerebbe prestare molta attenzione a quello che si dice o si scrive. Invece è un continuo proliferare di commenti, offese gratuite, giudizi non richiesti, cattiverie, post volti a screditare il malcapitato di turno. L’ultima in ordine di tempo a finire in questo vortice è stata Paola Egonu, campionessa eccezionale, stella della Nazionale Italiana femminile di volley, che dopo aver vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali 2022 al termine della finale per il terzo posto con gli Stati Uniti, ha detto al suo procuratore Marco Raguzzoni, tra le lacrime, come si vede in un video pubblicato sui social, di voler lasciare la maglia azzurra in quanto stanca dei commenti razzisti (le hanno anche chiesto perchè fosse italiana) e delle critiche eccessive a lei rivolte.
Intervistata da Simona Rolandi ai microfoni di RaiSport nel dopo gara Paola Egonu ha lasciato aperto uno spiraglio sulla possibilità di continuare a giocare in Nazionale e ha raccontato le sue sensazioni: “E’ stata veramente dura dopo la partita col Brasile scendere in campo. In questo momento credo di volermi prendere una pausa, per me stessa, da ragazza di 23 anni. Io questa maglia la voglio sempre vestire ma non so cosa succederà tra qualche mese. Oggi sono entrata in campo cantando l’inno e piangendo per il dolore che provavo non per quello che era successo dopo la sconfitta con il Brasile ma per tutti gli insulti e i messaggi che ho ricevuto. Farò le mie valutazioni a mente fredda. Non dico basta perchè vorrebbe dire darla vinta a loro. E’ un onore per me indossare questa maglia. Mi sento italiana e sentire dubitare di quello fa tanto male. Ho sempre dato il mio cuore e fatto anche sacrifici per portare in alto l’Italia. Non ne posso più di portarmi dietro la responsabilità e venire ogni volta giudicata. Noi atlete diamo tutto quello che abbiamo in ogni partita, e ci fanno male alcune parole scritte dai giornalisti e le cattiverie gratuite”, ha concluso la Egonu, che ha recentemente lasciato Conegliano per firmare un triennale con VakifBank Istanbul.
Il procuratore della pallavolista, Marco Raguzzoni, ha poi spiegato che “era uno sfogo non contro la Federazione e neppure contro le compagne, ma fatto a caldo e successivamente ridimensionato. Per lei vestire la maglia della Nazionale è un onore”.
Una vicenda che porta a fare alcune riflessioni. La prima riguarda quanto siano ancora purtroppo radicate nella società odierna, per fortuna in una minima parte di persone, quelle assurde e deprecabili concezioni razziste, dettate dall’ignoranza.
La seconda è relativa alla continua e inappropriata pressione, da parte dei media in primis, nei confronti degli sportivi, in particolare dei campioni e delle campionesse, a cui non viene perdonato il minimo errore e a cui viene data la colpa per una sconfitta, dimenticandosi che dietro all’atleta c’è innanzitutto un essere umano.
E’ molto più facile salire sul carro del vincitore quando le cose vanno bene e sparare a zero quando vanno male. Nel caso di Paola Egonu va ricordato che con le sue schiacciate e i suoi punti ha trascinato la Nazionale, insieme alle sue compagne, fino alla vittoria del bronzo iridato. Invece si punta il dito sui due errori fatti nella semifinale persa contro il Brasile… In fondo basterebbero un po’ più di rispetto verso gli altri e di buon senso per evitare di creare spiacevoli situazioni e di offendere la gente senza motivo.
Forza Paola, la Nazionale ha bisogno di te, delle tue magie, della tua grinta, della tua classe e vogliamo rivederti presto con quella maglia che ti sei conquistata, meritata e che hai sempre portato con onore.
di Francesca Monti
credit foto Federvolley
