“Ho voluto raccontare questa storia perchè mi ha colpito la gentilezza e la semplicità di un ragazzo rispetto alla violenza e ai non valori della controparte, di chi gli ha tolto la vita“. Si intitola “40 secondi. Willy Monteiro Duarte. La luce del coraggio e il buio della violenza” il nuovo libro della giornalista e scrittrice Federica Angeli, edito da Baldini+Castoldi.
L’autrice, con il suo stile elegante, preciso e mai banale, ricostruisce con attenzione ai dettagli ma al contempo rispetto e delicatezza, la storia di Willy, ucciso brutalmente a Colleferro nel 2020, a soli ventun anni, da quattro ragazzi che in quaranta secondi lo hanno massacrato, soltanto per aver difeso un amico.
Federica Angeli, cronista di nera e giudiziaria per “La Repubblica”, che dal 2013 vive sotto scorta dopo le minacce mafiose ricevute mentre svolgeva un’inchiesta sulla criminalità organizzata a Ostia, ci porta dentro uno dei casi di cronaca più violenti ed efferati degli ultimi tempi, sottolineando la banalità del male della provincia italiana, indagando sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sulla volontà di sopraffazione e la generosità più pura, sulla contrapposizione tra verità e verosimiglianza. Affinché resti indelebile il ricordo di Willy, del suo sorriso e del suo gesto di grande altruismo.
Pochi giorni fa la Eagle Pictures ha acquistato i diritti del libro “40 secondi. Willy Monteiro Duarte. La luce del coraggio e il buio della violenza” per realizzarne un film, come ci ha raccontato Federica Angeli in questa intervista che ci ha gentilmente concesso.

Federica, come ha lavorato a questo libro e com’è nata l’idea di andare a trattare quello che è stato uno degli omicidi più efferati e assurdi accaduti negli ultimi anni?
“Questa storia mi è capitata tra le mani facendo la cronista di nera ed essendo accaduta nel weekend in cui ero di turno in redazione. Per questo dico sempre che sono le storie che scelgono me. Ho voluto raccontare questa vicenda perchè mi ha colpito la gentilezza e la semplicità di un ragazzo rispetto alla violenza e ai non valori della controparte, di chi gli ha tolto la vita. Avevo l’ambizione, con massimo rispetto per la famiglia di Willy e anche per tutti i protagonisti, perchè comunque sono esseri umani e io non sono un giudice, di ribaltare il paradigma che poteva lasciare questa storia, ovvero che a vincere oggi sono l’arroganza e la violenza sulla gentilezza e sull’essere interessati a ciò che succede al prossimo. Willy non si è girato dall’altra parte. Volevo attingere a questa riflessione: vale la pena farsi gli affari propri o agire come ha fatto lui? Il senso profondo del libro era anche il messaggio che mi ha donato questa vicenda”.
Cosa l’ha colpita delle persone che ha incontrato e intervistato per scrivere questo libro?
“Mi ha colpito tantissimo la dignità della famiglia di Willy, che è forza allo stato puro, che non ha mai abbassato lo sguardo rispetto alla verità. La stessa sensazione l’ho avuta quando ho incontrato e intervistato i suoi amici. Malgrado conoscessero i fratelli Bianchi per la fama che avevano di violenti, di picchiatori nella Valle del Sacco non ci hanno pensato un attimo e la sera stessa, nonostante potessero essere vinti dallo shock, dalle emozioni, dalla stanchezza, si sono messi in fila per dare la loro testimonianza su cosa e chi avevano visto e su come si era svolto quell’omicidio. Parlare con loro mi ha persuaso che è il bene alla fine che ha vinto, malgrado questa storia ci insegni che a perdere la vita è stato un giovane ventenne”.
Quella forza e quel coraggio che ha avuto Willy di non girare la faccia dall’altra parte ma di intervenire per aiutare il suo amico è la stessa, seppur in contesti diversi, che ha avuto lei non piegandosi all’illegalità e alla prepotenza, ma denunciando e parlando…
“Esatto. Mi sono molto rivista nel giovane Willy, anche se per motivi completamente differenti e con esiti diversi, ma soprattutto in quella che è stata l’educazione che ho dato ai miei figli. Willy per età anagrafica poteva benissimo essere uno di loro e ha incarnato la risposta a quel messaggio che, attraverso la mia testimonianza, ho voluto dare ai miei ragazzi e ai tanti giovani che ho incontrato nelle scuole in cui sono stata in questi nove anni”.
Leggendo il libro mi hanno colpito due concetti: il primo è quello della contrapposizione tra verità e verosimiglianza. Infatti lei scrive: “La verità è per i temerari, per chi odia l’ipocrisia e per chi è in grado di sostenerla. Le persone che dicono la verità sono destinate alla solitudine”…
“Facendo anche cronaca giudiziaria mi rendo conto che quello che viene fuori nelle aule di giustizia è una verità artefatta dalla bravura o della pubblica accusa o della difesa degli imputati e vedo quanta solitudine ha chi dice la verità. Io che sono una persona molto schietta sono amata da chi è simile a me e odiata da chi si ritrova di fronte ad una verità che magari in quell’occasione è un mio punto di vista ma è comunque qualcosa che le somiglia. E non mi riferisco necessariamente al mio aver chiamato mafia gli Spada quando tutti dicevano che non era così, ma anche più semplicemente all’amica che arriva piangendo perchè il fidanzato l’ha lasciata, chiedendomi se l’avrebbe richiamata e pur nel momento della disperazione se per me il comportamento lasciava intendere che la risposta fosse un no lo dicevo chiaramente. La gente però non ama sentirsi dire queste cose, ma il verosimile, cioè qualcosa che non possa turbare le proprie convinzioni”.

credit foto profilo Facebook Federica Angeli
Il secondo concetto è quello della normalità che “avrebbe un sapore inebriante se solo ce ne rendessimo conto nel momento in cui la viviamo e non quando accade qualcosa che cambia per sempre il sentiero della vita”. Oggi in effetti capita sempre più spesso di non riuscire a cogliere la felicità che è racchiusa nelle piccole cose, presi dalla frenesia….
“Da quando vivo sotto scorta si è capovolta la prospettiva di vita quindi ho insistito molto con i miei figli sull’importanza di saper cogliere quei momenti che un attimo dopo potrebbero non esserci più. Ogni giorno succedono talmente tante cose anormali, dalla guerra alla tegola che ti può cadere in testa mentre passeggi per strada. Un attimo prima eri felici, stavi facendo la spesa o parlando con una tua amica o con tuo marito, e improvvisamente poi ti cambia la giornata, con danni più o meno gravi. Quindi bisogna rivalutare il sapore e il profumo della normalità”.
Pochi giorni fa ha annunciato che la Eagle Pictures ha acquistato i diritti per realizzare un film tratto da “40 secondi. Willy Monteiro Duarte. La luce del coraggio e il buio della violenza”…
“Al momento siamo alla fase embrionale, però mi ha fatto piacere, soprattutto per Willy e la sua famiglia, che la Eagle Pictures ad una settimana dalla pubblicazione del libro abbia comprato i diritti e abbia deciso di farne un film. Il mio proposito era rendere immortale Willy perchè i fatti di cronaca col tempo vengono dimenticati. Inoltre volevo far passare il messaggio che quel gesto che gli è costato la vita è stato un atto di grande altruismo, e i fratelli Bianchi riconoscibili per l’orrore che hanno commesso in soli 40 secondi”.

credit foto Facebook Federica Angeli
Quali sono invece i prossimi progetti di #Noi Associazione Antimafia di cui è Presidente onoraria?
“Andiamo avanti con questo format che funziona molto bene, il Talent Antimafia, uno show della legalità che coinvolge i ragazzi di tutta Italia, da Nord a Sud, che hanno letto il mio libro “Il gioco di Lollo” e che sono pronti a creare delle performance e a trasformare la legalità in arte. La mafia per fare le vedette e diventare suoi schiavi dà ai ragazzini 800 euro a settimana, noi mettiamo in palio un premio di mille euro per cinque minuti di performance sul palco, in cui poter mostrare il proprio talento. Credo molto in questa iniziativa. Quest’anno ci affiancherà come unico partner e finanziatore anche la UIL, con Pierpaolo Bombardieri da poco eletto segretario generale che ha subito sposato questo progetto ed è bello sapere che un sindacato di questa portata possa essere al nostro fianco nella lotta alle mafie attraverso uno show”.
E’ stata delegata della Sindaca Raggi alle periferie di Roma, che esperienza è stata?
“E’ stata un’esperienza bellissima, a livello umano e giornalistico mi ha insegnato tante cose, anche relativamente al modo in cui fare gli articoli, nel senso che spesso attribuiamo colpe e responsabilità, e in parte le hanno, al politico o alla macchina amministrativa, ma in una città complessa come Roma posso dirti che ho capito che il vero sindaco è la pubblica amministrazione. Se decide di incrociare le braccia e di far fare una brutta figura a un politico, avendo 22.000 dipendenti, è in grado di riuscirci. Girando le periferie, anche per lavoro, ho visto quanto inizialmente i cittadini siano disincantati, ma quando invece capiscono che tu sei lì per loro sono ancora disposti a sognare e a credere che le cose possano cambiare in meglio”.
di Francesca Monti
Grazie a Ornella Matarrese – Baldini+Castoldi
