Al Biancavilla Etna Wine forum “L’ultimaluce del giorno – Verticale in cinque annate di N’Ettaro”

La prima edizione del Biancavilla Etna Wine Forum, tenutasi nella cittadina in provincia di Catania dal 15 al 17 ottobre, ha esaltato i rinomati esponenti del mondo enoico (e non solo in quanto focus importanti sono stati fatti anche su altri prodotti del luogo: dai fichi d’India alle olive), di un territorio del vino, ossia il versante sud-ovest etneo, che tanto ha contribuito all’evoluzione della viticoltura etnea e che negli ultimi periodi si è proposto con maggiore vivacità e potenza anche grazie alle circa dieci aziende sorte nell’ultimo decennio.

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Nell’interessante programma attuatosi nella tre giorni di “Biancavidda” (come viene chiamato il comune siciliano nel dialetto del luogo) tanti sono stati i segmenti rilevanti, tra cui anche la Masterclass intitolata L’ultima luce del giorno – Verticale in cinque annate di N’Ettaro, l’Etna Bianco di Masseria Setteporte che ha visto Matteo Gallello (laureato in Editoria e Scrittura, amante dell’arte scritta ed esperto del settore enoico che tiene seminari sul vino in tutta Italia ed è cofondatore della rivista Verticale) discorrere dei vini di Piero Portale, sapiente creatore di vini che rispecchiano le peculiarità della zona. Salvo Ognibene, sommelier, giornalista, scrittore ed esperto di comunicazione digitale, web marketing e social media che ha curato la manifestazione, ha asserito come questa lezione e degustazione guidata abbia immerso i presenti in un territorio profondamente legato alla storia del vino siciliano ed italiano, attraverso i vini di Piero Portale che così ha permesso di parlare di” vini nel tempo” con un grande conoscitore e divulgatore come Gallello.

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Quest’ultimo ha ricordato come Ognibene avesse scritto, su Vinodabere, un pezzo sui vini di Portale, intitolandolo: “Masseria Setteporte, a sud ovest dell’Etna dove il sole rilascia l’ultimo raggio della giornata”. Ed è proprio da questo spunto che è nato il nome della masterclass, ossia “L’ultima luce del giorno”, a significare la luce del tramonto ed il sole pomeridiano che conferiscono al nettare di Bacco del luogo una grande potenza, assicurando anche una buona escursione termica, una finezza particolare e caratteri organolettici esclusivi.

Lo stesso Gallello ha proseguito rimembrando come il territorio etneo abbia origine dai prodotti vulcanici emessi dall’Ellittico, quel grande vulcano che si formò nella zona dell’Etna nella fase finale del Pleistocene (tra il 60.000 ed il 18.000 Avanti Cristo) per poi distruggersi, a seguito di deflagranti attività dei crateri, trasformandosi gradatamente nel vulcano attivo più alto d’Europa, con le caratteristiche che oggi lo denotano.

Le colate piroclastiche, ha aggiunto il comunicatore del vino calabrese, ed il fango delle eruzioni di quel suddetto periodo hanno creato dei depositi che hanno contribuito a determinare il terroir tipico di Biancavilla e di Santa Maria di Licodia. Terroir che è, per definizione, il risultato di fattori non solo geologici ma anche biologici e climatici – generando quindi biodiversità-, storici ed antropologici. E l’aspetto umano è fondamentale perché permette di far esprimere la territorialità condensando nel vino tutti gli input e gli impulsi naturali dei fattori sopra espressi, con la vite che quindi diventa un grande strumento di lettura delle narrazioni naturali dei territori stessi.

E la “verticale” consente di cogliere quelle voci che si esprimono attraverso il vino mediante il suo passato e rivolgendosi al futuro.

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LA CANTINA ED IL VINO

Così come ha fatto e fa Piero Portale, la cui cantina, Masseria Sette Porte, muove dalla viticultura avviata anni addietro dalla sua famiglia – in modo particolare dal padre Ferdinando – ed ha tratto grande impulso dall’attività svolta dallo stesso Portale a partire dal 2000 (dal 2002 il passaggio per la Masseria da 12 a 27 ettari), concentrandosi sull’imbottigliamento dal 2006 con una grande svolta nel 2013.

Il nome N’ETTARO nasce da una particella che non raggiungeva per poco da quella misura ed è un vino DOC Etna Bianco – composto da Carricante (80%) e Catarratto (20%), con piccole variazioni annue – che rappresenta un versante, il sud-ovest, poco “comunicato”, in cui il sole è un “complice assoluto”, con terreni che sono profondi 4-5 metri prima di arrivare alla roccia madre e che sono collocati ad un’altitudine s.l.m. di 720-750 metri. La zona, come aggiunto dallo stesso Portale, è generalmente frammentata a livello di cantine, mentre prima esistevano cantine con possedimenti più ampi.

Le annate in degustazione, ossia 2013, 2014- in questo caso la bottiglia era una Magnum-, 2016, 2019 e 2021, hanno le uve provenienti dallo stesso luogo, con le prime due annate che però sono state vinificate da un’azienda fuori Biancavilla mentre le altre dalla cantina di Portale, con la 2019 affidata ad un altro enologo.

Le stesse annate hanno avuto, come sottolineato dall’imprenditore vitivinicolo, caratteristiche climatiche differenti: la 2013 è stata perfetta per temperatura ed acqua; la 2014 è stata abbastanza equilibrata sotto entrambi gli aspetti; la 2016 è stata calda, con qualche pioggia importante e con una tenue grandinata in prossimità della vendemmia; la 2019 si è profilata come un’annata ottima salvo la pesante grandinata di ferragosto che comunque non ha impedito all’uva, quell’anno definibile “solare”, di esprimere, attraverso alcuni accorgimenti (come una pressatura molto dolce, debole per evitare che i difetti eventuali dell’acino si riflettessero sul vino), un vino importante; infine la 2021 è stata calda con uve concentrate e grappoli (ed acini) piccoli.

Le bottiglie targate 2013 e 2014 contengono vini derivanti dagli uvaggi della vigna originaria del 1975, mentre quelle successive anche da quelli di vigne differenti e vitigni più giovani.

Volendo considerare nel loro complesso i vini, emerge con chiarezza il fatto che sono sapidi, salini, minerali, visto il luogo da cui sono stati generati contraddistinto dalla grande vitalità del terreno e dell’ambiente circostante. Il rapporto tra acidità e sapidità si esprime nel corso degli anni in maniera differente, con in taluni casi prevalenze di parti fruttate ed altri in cui affiorano maggiormente quelle “leggiadre”.

DEGUSTAZIONE

Annata 2013

Al naso si sono avvertiti chiaramente aspetti vegetali forti, camomilla e foglie di limone, crosta di pane e sentori che dialogano di più con l’ossidazione, esprimendo in bocca un’acidità fluida ed evidente per un vino affilato e di grande partecipazione, legato maggiormente all’acidità (che traduce un carattere fresco) che alla sapidità.

Annata 2014

All’olfatto si è evinto un carattere forte, con aromi di caramello e miele ed al gusto note di spezie (forse anche concesse dal formato Magnum della bottiglia), glicerina e grassezza sono state le voci più evidenti. Ed in effetti entrambe le annate sono animate da una bella larghezza in bocca con la 2014 che, con gran classe, guarda allo Chardonnay delle Borgogna, anche per la sua cremosità ed avvolgenza.

Annata 2016

Si è dimostrato un vino di grande fragore ed alto lignaggio, con interessanti stratificazioni olfattive legate all’erba ed al sole con suggestioni empireumatiche (connesse alla “vulcanizzazione” del vino ed a effluvi di tostato e combusto) con la terziarizzazione del Carricante che richiama gli idrocarburi. E’ apparso come un vino “freddo” ma partecipe delle sue note organolettiche che fa pensare al Riesling delle zone calde della Mosella.

Al sorso si è rivelato un vino armonioso, anche nella sua dinamica di comportamento sulla lingua con la sapidità della terra molto impattante ed una buona coralità e consonanza tra fruttato e floreale.

Annata 2019

A contraddistinguere questa annata è stata una filigrana diversa, molto più essenziale, essendosi messa in rilievo una maggiore delicatezza, tanto da potersi definire un vino“acqueo” anche per la sua salinità che si è schiusa forte in bocca dopo essersi svelata, assieme a sentori di agrumato, origano ed erbe medicinali al naso.

Annata 2021

Si è dimostrato il vino più “mediterraneo” tra quelli in esame, avendoci condotto in un viaggio sensoriale da orienteaed occidente che al naso ha regalato aromi di finocchietto, sapone di marsiglia, pera matura e mela siciliana. In bocca ha mostrato una bella diffusione con un bell’impatto in retrolfazione. Buono il rapporto di forza tra l’acidità e la sapidità che si volgerà più compiutamente in futuro.

di Gianmaria Tesei

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