Intervista con Denise Capezza: “L’arte è bellezza nel suo senso più profondo”

“Incarna volutamente una donna quasi da sogno, che porta i tacchi con disinvoltura, che ha questa immagine impeccabile, molto patinata e perfetta. Ho cercato di rimanere fedele allo sguardo dell’autore ma di darle anche un’empatia e un’umanità”. Denise Capezza, tra le giovani stelle più brillanti del panorama italiano, nella serie “Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso”, tratta dai romanzi di Diego De Silva, coprodotta da Rai Fiction e Viola Film, in onda su Rai 1 il giovedì in prima serata, interpreta Alessandra Persiano. Si tratta dell’avvocatessa più bella e corteggiata del tribunale, che s’innamora di Malinconico (Massimiliano Gallo) e fa di tutto per trovare un futuro a una relazione instabile come la loro.

In questa piacevole chiacchierata abbiamo parlato con Denise Capezza della serie, ma anche dei suoi esordi in Turchia, dei ricordi legati ai set di “Gomorra”, “Bang Bang Baby” e “Crimes of the Future”, e dei prossimi progetti.

Denise Capezza e Massimiliano Gallo – credit foto Fabrizio Di Giulio

Denise, nella serie “Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso” interpreti Alessandra Persiano, qual è la caratteristica di questo personaggio che ti è più piaciuta quando hai letto la sceneggiatura?

“Alessandra è una penalista di successo che però non rispecchia propriamente lo stereotipo dell’avvocatessa cinica. Infatti è molto empatica e umanamente elegante, ha un bel caratterino, è forte, sicura di sé, vuole anche la sua libertà ma allo stesso tempo è dolce. Vive con Malinconico questa storia d’amore quasi un po’ adolescenziale, sia nei momenti più belli che nei battibecchi. Quando sono insieme ritrovano questo aspetto gioviale e si lasciano andare. E’ una donna che riesce a gestire le attenzioni maschili con disinvoltura, senza essere accondiscendente e nemmeno arrogante o scostante. E fa il suo lavoro molto bene”.

Per la costruzione del personaggio da cosa sei partita?

“Sono partita dai libri di De Silva in cui Alessandra è raccontata attraverso gli occhi di Malinconico, come tutti i personaggi che gli ruotano attorno e rispecchiano il suo punto di vista. Incarna volutamente una donna quasi da sogno, che porta i tacchi con disinvoltura, che ha questa immagine impeccabile, molto patinata e perfetta. Ho cercato di rimanere fedele allo sguardo dell’autore e di Vincenzo, ma di darle anche un’empatia e un’umanità. Infatti nel libro è molto sicura di sè e poteva essere interpretata in mille modi e magari risultare a tratti presuntuosa, arrogante o pretenziosa. Così ho cercato di entrare in contatto con il sentimento che prova per Vincenzo e con la difficoltà che ha ad esprimerlo poiché la loro non è una storia d’amore classica, ma atipica”.

In questa loro storia altalenante, tra momenti romantici e fraintendimenti, si inserisce anche il personaggio di Nives, l’ex moglie di Vincenzo che vorrebbe riconquistarlo…

“Il problema principale del rapporto con Vincenzo è che è contornato da una serie di personaggi e vicende che lo portano ad essere scostante e Alessandra, che è una donna abituata a ricevere attenzioni, se da un lato è attratta da lui per il suo essere diverso, dall’altro non capisce il suo comportamento, in quanto alterna momenti in cui è romantico ad altri in cui scompare. Alessandra non conosce Nives ma vede quest’uomo sfuggente e questo atteggiamento la destabilizza, la “sbaricentra” come scrive De Silva nei libri”.

Denise Capezza e Massimiliano Gallo – credit foto Fabrizio Di Giulio

E’ una serie che va controcorrente rispetto a ciò che solitamente vediamo in tv, nel senso che, insieme a tante tematiche importanti, racconta soprattutto la fallibilità umana attraverso Vincenzo Malinconico…

“La chiave del successo dei libri di Diego De Silva e di questo personaggio sta nel fatto che, attraverso le digressioni mentali di Malinconico, che è autoironico e ci fa riflettere su diverse tematiche, facendo delle analisi politicamente scorrette ma ironizzando anche su se stesso per aver fatto questi ragionamenti, ci riconosciamo in questi flussi di pensieri e ridiamo con lui, di lui e di noi perché ci sta raccontando qualcosa di famigliare”.

Hai iniziato la tua carriera lavorando nella serie turca Uçurum e in altri progetti, quali differenze hai riscontrato a livello lavorativo rispetto all’Italia e quanto sono state importanti queste esperienze?

“E’ stata una grande gavetta che mi ha regalato maggiore consapevolezza di me stessa. Ho dovuto recitare in lingua turca quasi da subito, mi sono trasferita a Istanbul e dopo un mese sono iniziate le riprese. C’erano ritmi di lavoro estenuanti, con episodi molto lunghi essendo io la protagonista della serie, nel ruolo di Felicia Matei. Questa esperienza mi ha aiutato anche come essere umano, perché vivere in un paese diverso da quello d’origine ti apre la mente. A livello lavorativo l’unica differenza è che in Turchia si riescono a realizzare prodotti di qualità in tempi brevissimi. Questi film da un’ora e mezza per esempio vengono spesso girati in una settimana, mentre in Italia ci sono dei ritmi più tranquilli”.

Sei poi rientrata in Italia per prendere parte a “Gomorra” nel ruolo di Marinella. Cosa ti ha lasciato questo personaggio?

“Dopo quattro anni in Turchia sono stata felice di rientrare in Italia per un progetto così importante ed è stato bello tornare a parlare il mio dialetto, la mia lingua. Tante donne si sono riconosciute nella storia di Marinella e mi hanno scritto dicendo di aver vissuto cose simili, quindi è stato bello artisticamente poterla interpretare. Non mi aspettavo che avesse questo impatto, essendo un personaggio comprimario”.

credit foto Alessandro Peruggi

Ti abbiamo vista poi nella serie “Bang Bang Baby” nel ruolo di Giuseppina, una donna ricca di sfumature…

“Ho amato particolarmente questo personaggio, è uno dei miei preferiti perché è una donna dalle mille sfaccettature. Questa serie ha unito linguaggi diversi, dandomi la possibilità di indagare l’aspetto drammatico ma anche tragicomico di Giuseppina che è divertente, sensuale, che ha un amante ma è anche molto romantica, che è innamorata di due uomini contemporaneamente. Mi è piaciuto anche imparare il dialetto catanzarese che è particolare, diverso dagli altri che si parlano in Calabria. E poi è un viaggio negli anni Ottanta ed è stato come tuffarsi nella televisione e nei film con cui sono cresciuta”.

Hai preso parte anche al film di fantascienza “Crimes of the Future”, con la regia di David Cronenberg, presentato in Concorso al Festival di Cannes 2022. Com’è stato lavorare con lui?

“Non è una cosa che capita tutti i giorni essere scelta da David Cronenberg. Sono rimasta spiazzata da questa notizia. Quando sono partita per Atene per girare il film dovevo incontrarlo per parlare del personaggio ed ero molto preoccupata perché non lo conoscevo umanamente, invece mi sono resa conto che è una persona colta, è un intellettuale ma non fa pesare la sua conoscenza, la sua capacità, il suo talento. E’ autoironico, mette gli attori a proprio agio, è in pace con se stesso e ti conferisce serenità. Sul set è stato semplice e divertente lavorare con lui perché sapeva esattamente quello che voleva, dava delle piccole indicazioni e poi ti lasciava fare”.

Quanto la danza classica moderna e contemporanea che hai praticato fino ai 20 anni ti è stata di aiuto nel lavoro di attrice?

“Mi ha aiutato molto, mi ha formata, mi ha insegnato la disciplina, la perseveranza, la bellezza della sana competizione e a lavorare sui propri limiti in modo propositivo. Grazie alla danza ho imparato anche a perdere e ad essere combattiva, nel lavoro e nella vita”.

credit foto Alessandro Peruggi

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“Ho finito di girare una serie che andrà in onda su Sky e si chiama “Unwanted”, diretta da Oliver Hirschbiegel, tratta dal romanzo-inchiesta “Bilal” di Fabrizio Gatti e scritta da Stefano Bises. Ci sono anche altri progetti di cui non posso ancora parlare”.

C’è un personaggio in particolare che vorresti interpretare?

“E’ difficile rispondere perché mi innamoro continuamente di progetti di tipologia differente. Il ruolo migliore deve ancora arrivare ma mi piacerebbe interpretare personaggi diversi da quelli già fatti, magari non necessariamente legati a un’estetica, più imperfetti. Credo nella versatilità degli attori e che debba essere data la possibilità di indagare mondi diversi”.

Un’ultima curiosità: sul tuo profilo Instagram in home c’è la frase “Art is a way of survival”, quanto l’arte è stata ed è per te una via di sopravvivenza?

“Per me è sempre stata una via di sopravvivenza, un modo per esprimere il mondo che avevo dentro, è quasi una catarsi. Mi ha dato la speranza e quando vivevo dei periodi bui è stata un’ancora di salvezza, sia recitando che assistendo all’arte in tutte le sue forme. E’ qualcosa che mi dà gioia, serenità, è bellezza nel suo senso più profondo e riesce a toccarti l’anima”.

di Francesca Monti

credit foto Alessandro Peruggi

Graie a Sara Castelli Gattinara – Other Srl

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