Torna in scena il 17, 18 e 19 novembre nel teatro di Fortezza Est la compagnia Kontra Moenia con “Storia di uno che mi somiglia”

Dopo il debutto nella rassegna “CONDIVISA. Teatri in movimento lungo l’acquedotto”, anteprima della stagione di Fortezza Est al Teatro Biblioteca Quarticciolo, torna in scena il 17, 18 e 19 novembre nel teatro di Fortezza Est la compagnia Kontra Moenia con “Storia di uno che mi somiglia”, un intenso monologo sul senso di solitudine che a volte ci sovrasta in una società del tutto interconnessa.

Bisogna coltivare il nostro giardino” quest’ultima battuta chiude uno dei capisaldi dell’illuminismo. In Storia di uno che mi somiglia di luce ne è rimasta poca: bisogna cambiare la lampadina. Il protagonista è un ragazzo che si è perso nel buio della sua stessa vita, non sa più riconoscersi in quello che fa e mette la testa sotto la sabbia come lo struzzo. Uno spettacolo ibrido che – in un continuo dialogo diretto con il pubblico – cammina in bilico tra teatro, stand up commedy, performance e poetry slam.

In una messa in scena non realistica, tecnica e minimale spiccano tre piccoli oggetti di uso domestico: una piantina mezza morta, una moka da tre modello Bialetti e un volume del Candido di Voltaire edizione Mondadori. Prende forma il racconto di un abbandono, una cinica riflessione sull’ingiustizia sociale mascherata da commedia romantica

L’individualismo come unica scelta possibile, come corazza per proteggersi dall’empatia logorante, dalla sofferenza che provoca il mondo che soffre. Storia di uno che mi somiglia è il tentativo stralunato e tragicissimo di ritornare alla vita, di provare tenacemente a coltivare il nostro giardino in quello che di certo non è “il migliore dei mondi possibili” ma forse come per questo candido ragazzo, come per la sua piantina, c’è ancora una speranza… A proposito, lo struzzo: l’uccello più grande del mondo che non sa volare, poverino.

KONTRA MOENIA è un collettivo fondato nel 2020 da Arianna Di Stefano e Livio Remuzzi. La compagnia concentra la propria ricerca artistica sulla relazione tra astratto e concreto esplorandone le possibilità di un piano comune che, a partire da una poetica di decostruzione e ricostruzione di linguaggi e codici scenici,accoglie un’indagine sul frammento, l’accumulazione e le loro interferenze sensibili. Il lavoro originale di drammaturgia si serve della scrittura scenica e di un processo creativo di raccolta di materiali ibridi, al fianco di una regia eclettica che si trasforma a seconda della natura del progetto per un teatro autoriale che utilizza tutti i mezzi a sua disposizione: video-arte, installazioni, sound design, danza e performance, nel tentativo di trovare uno sguardo aperto sul contemporaneo.

ph. Margherita Masè

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