Intervista con Marco Bonadei: “Grazie al film “Diabolik 2 – Ginko all’attacco!” mi sono riavvicinato al mondo dei fumetti”

“Il mio personaggio sembra uscito da una pellicola con Tomas Milian ed è stato divertentissimo interpretarlo”. Attore trasversale e di grande talento, Marco Bonadei ha preso parte al secondo capitolo della trilogia, tratta dal fumetto delle sorelle Giussani, “Diabolik 2 – Ginko all’attacco”, con la regia di Marco e Antonio Manetti, in sala dal 17 novembre, dove veste i panni dell’agente Urban.

Inoltre, dopo il successo dello spettacolo “Alla greca” di Steven Berkoff, sarà di nuovo in scena al Teatro dell’Elfo dal 9 al 22 dicembre con “Nel guscio”, per la regia di Cristina Crippa, e con Apple Banana di Aureliano Delisi a marzo 2023.

In questa video intervista Marco Bonadei ci ha parlato di “Diabolik 2 – Ginko all’attacco”, ma anche dei prossimi progetti e del desiderio di continuare un lavoro di ricerca sul linguaggio di Berkoff.

Marco, nel film “Diabolik 2 – Ginko all’attacco!” interpreti l’Agente Urban. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“E’ un personaggio losco, che avrà dei risvolti non fondamentali per lo sviluppo della trama di “Diabolik 2 – Ginko all’attacco!” perché a vincere è sempre e soltanto uno (sorride). Mi sono sentito catapultato negli anni Settanta e molto cool, proprio come il clima che si respira nell’intero film. L’Agente Urban sembra uscito da una pellicola con Tomas Milian ed è stato divertentissimo interpretarlo. Mio padre per venti anni ha venduto fumetti usati quindi ho fatto un tuffo nel passato”.

Qual è il tuo rapporto oggi con i fumetti e qual è il tuo supereroe preferito?

“Per tanto tempo non li ho letti ma negli ultimi anni mi sono appassionato al mondo di Gipi, Moebius, L’amour, alle opere di autori come Andrea Pazienza e ai grandi classici del fumetto italiano ma ho iniziato a guardare anche all’estero. Diabolik è stato una riscoperta grazie al film. Ero andato a vedere il primo capitolo al cinema e poi c’è stata la mia partecipazione nel secondo e mi sono riavvicinato anche alle sorelle Giussani”.

c_DIABOLIK2_A&M_00220

Com’è stato lavorare con i geniali Manetti Bros?

“Bellissimo. Essendo fratelli hanno un rapporto simbiotico e ti trovi di fronte a un cinema d’artigianato dove i registi si occupano di tutto. Marco sta ai monitor, Antonio invece sul campo di battaglia con la steady addosso agli attori, quindi ti senti protetto e ti rendi conto che stai giocando con loro e costruendo insieme la storia”.

Come ti sei trovato con il resto del cast?

“Ho avuto l’occasione di lavorare con lo straordinario Valerio Mastandrea, che interpreta Ginko ed è un attore pazzesco. Stare sul set con lui è come essere a scuola, ed è anche una persona splendida che sa come farti sentire a tuo agio ed entrare nel lavoro con facilità. E’ stata un’esperienza molto bella”.

c_DIABOLIK2_A&M_00212

Hai portato in scena fino a pochi giorni fa al Teatro dell’Elfo nei panni di Eddy lo spettacolo “Alla greca”, in cui Steven Berkoff reinventa il mito di Edipo facendone una parodia…

“Il testo è ambientato nella Londra della Thatcher, Berkoff infatti ha scritto nel 1981 questo testo che è azione nella parola, turpiloquio, monologhi che sono fiumi che si incastrano tra di loro e tirano un bello schiaffo al pubblico. E’ uno spettacolo sempre attuale, sia per i temi sociopolitici che riguardano non solo l’Italia ma l’Europa e il mondo, sia per la forza espressiva che ha e per il politicamente scorretto che all’epoca era totale libertà espressiva a differenza di oggi. Portare in scena un testo, anche molto volgare nelle parole che usa ma non nel contenuto e in quello che riesce a veicolare, davanti ad una platea abituata a questa nuova forma di politically correct, ha avuto i suoi riscontri in positivo e in negativo e siamo contenti perchè è stata un’avventura liberatoria. E’ uno spettacolo che inneggia alla donna da ogni punto di vista, è femminista senza piaggeria e senza rientrare in schemi perbene. Interpretare Eddy è stata una grande avventura, è un personaggio che ti apre delle porte e delle finestre sul cuore, sulle viscere e ti permette di far emergere il fiume in piena che sta dentro di te”.

Ed ora sarai nuovamente in scena con “Nel guscio”, spettacolo teatrale tratto dall’omonima opera di Ian McEwan che ha avuto grande successo lo scorso anno, in cui interpreti un feto…

“Se “Alla Greca” è una riscrittura della tragedia di Sofocle con un finale diverso dove Edipo sceglie di non strapparsi gli occhi e non far suicidare la madre ma, cosa eclatante per un popolo come quello italiano in cui la figura della mamma è sacrale, di tornare nell’utero materno, per chiudere il cerchio riportiamo in scena “Nel guscio”. La storia di base è quella di Amleto rivisitata da Ian McEwan. Lo spettacolo è ambientato in una Londra contemporanea dove questo Amletino feto, al nono mese di gravidanza, da me interpretato, percepisce le voci esterne e ciò che accade nel mondo e si rende conto che sua madre sta per uccidere suo padre. Questo lo metterà in crisi e dovrà decidere cosa fare nelle sue possibilità”.

_PFP9797 copia bn

credit foto Paolo Palmieri

In quali progetti sarai prossimamente impegnato?

“Ho avuto l’onore di prendere parte a “Il ritorno di Casanova” di Gabriele Salvatores, un film molto intimo, in parte autobiografico, che tocca corde emotive profonde e spero esca presto al cinema”.

In campo teatrale invece hai in programma qualche nuovo spettacolo?

“Sarò in tournée con “Moby Dick alla prova” di Orson Welles tra gennaio e febbraio e poi debutterò all’Elfo Puccini a marzo con un progetto di cui sono anche autore, “Apple Banana”, sul tema della scelta. Quando gli spettacoli sono figli delle tue mani e della tua creatività è emozionante portarli sulla scena”.

C’è un testo in particolare o un personaggio che ti piacerebbe interpretare?

“Avendo conosciuto Berkoff vorrei continuare un lavoro di ricerca sul suo linguaggio. Poi ci sono i grandi personaggi delle opere di Shakespeare che è sempre interessante interpretare. Inoltre spero che qualche bravo traduttore ci sottoponga nuove drammaturgie ancora non rappresentate in Italia”.

_PFP9587 copia bn

credit foto Paolo Palmieri

Il teatro e le arti in generale spesso portano con sè delle tematiche importanti e riescono a trasmettere messaggi sociali al pubblico. Quanta responsabilità senti come attore e autore nel portare in scena certi personaggi?

“Penso che si tratti di empatia a tutti gli effetti, nel senso che ci occupiamo di portare in scena innanzitutto delle umanità, quindi non mi concentro mai sul tema in sé che è prevalentemente in mano al regista e al nostro studio sull’opera, mi occupo maggiormente dell’umano, della relazione che puoi generare con i tuoi colleghi e del tacito scambio con il pubblico, in quanto non saprai mai cos’hai mosso negli altri, ma puoi vedere quello che smuove in te. Più il pubblico è presente, accoglie e si lascia trasformare nella risata come in un lavoro più interiore più lo stesso accade anche all’attore. La bellezza del teatro sta nell’accadimento, nel qui ed ora e nell’unicità dello stesso. E’ una responsabilità che sera per sera ci prendiamo entrambi, attori e pubblico in sala”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Paolo Palmieri

Grazie a Delia Parodo

Rispondi