Intervista con Matteo Cirillo, protagonista del corto “Un bagaglio leggero”: “Se senti l’urgenza di raccontare storie belle, vere, il nostro mestiere diventa una missione”

Uomini, tra cui padri, partner, amici, fratelli o figli, che vivono al fianco di donne che affrontano una malattia e sono testimoni del loro coraggio e della loro forza. Sono le storie di #afiancodelcoraggio, il Premio letterario ideato e promosso da Roche con l’intento di dare sostegno e valore ai caregiver maschili che accompagnano una donna nel percorso di cura. È stata lanciata a Roma, presso il Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia, la VI edizione del concorso, che si avvale della partnership con Anica Academy ETS, l’alta scuola di specializzazione in cinema, audiovisivo e media entertainment.

In occasione dell’evento è stato presentato in anteprima “Un bagaglio leggero”, lo spot tratto dal racconto vincitore di #afiancodelcoraggio 2021-2022, scritto da Fabrizio Porcu, interpretato da Matteo Cirillo, Francesca Anna Bellucci e Blas Roca Rey con la regia di Alessandro Guida e Daniele Barbiero.

Lo spot andrà in onda sulle reti Mediaset e nei circuiti cinematografici partner dell’iniziativa (Circuito Cinema, Massimo Ferrero Cinemas e The Space).

La storia del corto “Un bagaglio leggero” è molto intima, universale e profonda e racconta di una coppia che si trova ad affrontare un viaggio per salvare la propria figlia.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con il giovane e talentuoso attore Matteo Cirillo, parlando anche del progetto creativo “La città ideale” di Fabio Morgan, dell’incontro con il Maestro Albertazzi e di molto altro.

Matteo, sei il protagonista maschile del corto “Un bagaglio leggero”, cos apuoi raccontarci a riguardo?

“Da alcuni anni lavoro con Alessandro Guida e mentre stava girando questo corto mi ha chiesto se volessi interpretarlo. Io sono diventato papà da nove mesi e quando ho capito quale fosse il tema ho accettato subito. Qualche giorno fa mio figlio è caduto dal letto per la prima volta e ho provato un dolore forte, nuovo e quindi, anche se è una cosa minima rispetto a quello che vivono i protagonisti di “Un bagaglio leggero”, posso empatizzare con loro, capire cosa possano sentire. Sono storie belle da raccontare e farne un’opera cinematografica e audiovisiva permette di dare ad esse più valore. Inoltre penso che sia un aiuto concreto per non far sentire sole le persone, è la forza che ci può dare il cinema e in generale l’arte”.

E’ un corto che trasmette anche un messaggio di speranza…

“Esattamente. E oggi nel mondo c’è tanto bisogno di speranza”.

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Matteo Cirillo e Francesca Anna Bellucci

Agli inizi della tua carriera hai fatto anche spettacoli di magia e ballato il tip tap per strada. Com’è nata la tua passione per la recitazione?

“Non sapevo cosa scegliere, da piccolo volevo fare il calciatore, poi ho frequentato lo Iusm, Giurisprudenza, il Dams, Scienze Politiche ed Economia, quindi ho cambiato cinque università in tre anni e un giorno ho pensato che diventando attore avrei potuto fare tante cose diverse e impersonare personaggi differenti. Ho iniziato a lavorare in un villaggio turistico mettendo in scena i primi spettacoli davanti a 1500 persone. Quando sono salito su quel palco ho capito che quella era la mia strada. Ho fatto i provini alla Silvio D’Amico e al Centro sperimentale di Roma ma non mi hanno preso. A me piaceva raccontare storie, così sono andato a Parigi improvvisando spettacoli di magia e tip tap per strada e ho capito quanto possa essere importante il lavoro che facciamo per la gente”.

Oggi continui a portare il teatro in strada con il progetto creativo “La città ideale”…

“Faccio spettacoli di due ore all’interno delle metro, per strada, nelle case popolari, esibendomi davanti a persone che non sono mai andate a teatro. Una bambina del Bangladesh che abita a Centocelle ad esempio, dopo aver assistito ad una messa in scena, mi ha guardato e ha detto che era il giorno più bello della sua vita. Se senti l’urgenza di raccontare storie belle, vere, il nostro mestiere diventa una missione. Anche per questo motivo mi sono avvicinato al cinema”.

Sarebbe importante riuscire a riavvicinare le persone al teatro…

“Dico sempre che se la gente non va a teatro, è il teatro che va dalla gente. In realtà non è proprio così, perchè spesso le sale sono vuote. Ci vuole un aiuto concreto da parte delle istituzioni. Io abito nella periferia di Roma e quando faccio spettacoli a teatro i vicini non possono venire perchè non hanno i soldi per pagare il biglietto, mentre possono assistere a quelli per strada che sono sostenuti dai bandi regionali. Inoltre i ragazzi crescono con l’idea che il teatro sia noioso perchè magari quando andavano con la scuola hanno visto delle opere che li hanno annoiati, invece bisogna far capire loro che è un’arte che ti dà una grande libertà di espressione, di pensiero, di immaginazione. Quando vado a insegnare nelle scuole ai bambini noto che hanno una fantasia immensa. Dovremmo cercare di sfruttarla di più, di far vedere cose belle, che li appassionino”.

Hai avuto modo di recitare a fianco del Maestro Giorgio Albertazzi ne “Il Mercante di Venezia”. Che ricordo hai di lui?

“Vedere il Maestro Albertazzi che fino a due minuti prima stava parlando di quello che aveva fatto nel pomeriggio, poi saliva sul palco e recitava il monologo di Shylock, mi ha trasmesso una grande emozione. Ho pianto dietro le quinte perchè metteva la sua arte a disposizione della storia, aveva fatta sua la tecnica e interpretava il monologo con facilità, facendo arrivare le emozioni a ciascuna persona presente in sala. Questa era la sua grandezza. Quando ho recitato con lui usava già il bastone per muoversi, ma una volta entrato in scena sembrava un ragazzino. Per lui il teatro era una cosa sacra, credeva in quello che faceva, aveva un grande entusiasmo, recitare era una missione e una passione per lui. Ed è uno degli incontri che mi ha cambiato la vita”.

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credit foto profilo Facebook Matteo Cirillo

Hai preso parte recentemente a “Vita da Carlo”, “War – La guerra desiderata” e a teatro ne “L’anima buona di Sezuan” di e con Monica Guerritore. Che esperienze sono state?

“In Vita da Carlo ho fatto due pose, poi purtroppo sono state cancellate, ma è stata un’esperienza meravigliosa perchè Carlo Verdone è un altro mio idolo ed è stata una grande emozione recitare con lui. Mi è piaciuto girare “War – La guerra desiderata” perchè Gianni Zanasi è un bravissimo regista che ama questo lavoro, è una persona libera, dice quello che pensa. Il bello del cinema è che quando improvvisi qualcosa rimane per sempre e lui lasciava a Battiston, ad Edoardo Leo e a me la libertà di improvvisare, ovviamente rispettando le sue regole, quelle del direttore della fotografia e della produzione.

L’anima buona di Sezuan è un testo meraviglioso, è lo spettacolo più bello che potessi fare. Monica Guerritore dà una prova attoriale pazzesca e mi sono sentito orgoglioso e fiero di prenderne parte. Fare Brecht in questo momento storico ha senso perchè è un testo politico, di facile comprensione, ma anche molto attuale. Wang l’acquaiolo infatti entra in scena e dice che non ci sono più persone buone al mondo. In parte è vero”.

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Come regista e autore hai realizzato “Il Grande Dittatore”, “La valigia dell’attore”, “Aspettando una chiamata” e “Oggi sposo”. Quali sono i prossimi progetti?

“Ho vinto il bando del Mibact per lo sviluppo della sceneggiatura ed è stata una grande gioia. Mi piacerebbe trasformare in un lungometraggio “Internet sparito”, il mio corto che parla di un ragazzo che si sente da solo nonostante siamo iperconnessi grazie alla tecnologia. Si parte dal presupposto che l’uomo è un animale sociale, ma oggi la vita è più social e al contempo asociale. Volevo raccontare questa storia per sottolineare l’importanza di ritrovare l’amore e la gioia per le piccole cose e per le persone, di parlarsi e cercare di ascoltare, perchè la realtà ci appare sempre più sfuggente”.

di Francesca Monti

credit foto profilo Facebook Matteo Cirillo

Grazie a Patrizia Simonetti

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