“E’ una donna forte, che ha voglia di risollevarsi ma al contempo ha dentro di sé anche tanta dolcezza”. Sara Lazzaro è la protagonista femminile di “Se mi lasci ti sposo”, la nuova commedia sentimentale del ciclo Purché finisca bene, prodotta da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction, in onda giovedì 15 dicembre in prima serata su Rai 1.
Attrice di grande eleganza, intensità e sensibilità, entrata nel cuore del pubblico con i ruoli di Daniela in “Volevo fare la rockstar” e di Agnese Tiberi in “Doc- Nelle tue mani”, nel film “Se mi lasci ti sposo” dà il volto a Giulia, una trentenne precaria, maestra di sostegno, che ha studiato lettere con passione all’Università e proprio lì si è innamorata del collega di studi, Marco (Alessio Vassallo), con cui sta vivendo un periodo di crisi tanto che sembrano non avere energia, neppure per dire basta, anche perché separarsi costa caro.
Dopo anni di convivenza, lui continua a sognare di diventare scrittore di genere fantasy mentre lei non crede più nemmeno ai propri sogni, finché un giorno Giulia ha un’idea strampalata e geniale: se non hanno soldi per separarsi, potrebbero sposarsi! Ma come se sono in crisi? Per finta, aggiunge Marco, solo per racimolare i regali dei generosi parenti, per poi dividere le loro strade.
Nel corso di questa intervista che ci ha gentilmente concesso, Sara Lazzaro, con la consueta disponibilità, ci ha parlato della commedia “Se mi lasci ti sposo”, dei prossimi progetti ma anche dei ricordi più belli legati al Natale.

Sara Lazzaro in “Se mi lasci ti sposo” – credit foto ufficio stampa
Sara, nel film “Se mi lasci ti sposo” della collana “Purché finisca bene” interpreta Giulia, una trentenne precaria, che è in crisi con il fidanzato Marco. Cosa l’ha maggiormente colpita di questo personaggio quando ha letto la sceneggiatura?
“Giulia è una guerriera. Mi ha molto colpito la sua risolutezza, l’essere volitiva e determinata nel trovare una soluzione. Chiaramente nel contesto della commedia romantica tocca anche dei picchi quasi dell’assurdo, ad esempio l’idea di mettere in piedi un finto matrimonio è un azzardo. Mi piacciono la sua forza e la voglia di risollevarsi ma al contempo è una donna che ha dentro di sé anche una grande dolcezza. A causa del periodo difficile, del precariato del suo lavoro, della relazione con il compagno che non decolla dopo sette anni, della difficoltà a pagare l’affitto, esce a tratti anche un certo nervosismo, che è uno degli aspetti che la rende buffa all’interno del film”.
“Se mi lasci ti sposo” affronta il tema della precarietà del lavoro che poi si ripercuote anche nella coppia e nelle relazioni quotidiane, un problema che oggi è purtroppo frequente…
“Penso che sia molto bello che questo aspetto sia portato sullo schermo, che si racconti una generazione come quella dei trentenni che si possono rispecchiare in questa precarietà legata a qualsiasi settore. La bellezza di un prodotto come “Se mi lasci ti sposo” è offrire un quadro reale, cercare di soffermarsi sulle problematiche e riderci su ma non in modo superficiale, tentando anche di esorcizzare quel male che si sta vivendo e guardarlo con ironia. Poi chiaramente la collana di per sé è una promessa fin dal titolo, Purchè finisca bene, quindi ci viene regalato in qualche modo un happy end in un contesto difficile”.
Questo messaggio di speranza è indubbiamente importante, soprattutto in un periodo in cui i giovani in particolare si trovano spesso a vivere un’insoddisfazione personale e a vedere infranti i propri sogni. Cosa ne pensa a riguardo?
“C’è una generazione di persone, che oggi hanno trenta anni, che provano un misto di rabbia, insoddisfazione, delusione e si sentono tradite nelle aspettative a cui possono averci abituati anche i genitori rispetto a come andava il mondo prima di noi. Così devono reinventarsi, ripartire da zero senza sicurezze, senza grandi prospettive ed è faticoso, serve una grande forza interiore e la volontà di tenere i piedi ben piantati per terra. Sono temi seri, attuali e magari un po’ pesanti, però secondo me è importante che in un film come questo si parta da qualcosa di concreto, riconoscibile e condivisibile. Questi ultimi due anni di pandemia hanno portato anche una precarietà emotiva, di relazioni, di rapporti che secondo me ha un effetto sul benessere generale di un’intera generazione, sui trentenni e su quelli ancora più giovani. E’ un momento di precarietà umana a tutto tondo, in cui le persone devono cercare appigli e trovare il modo di trasformarsi, di cambiare con quello che hanno a disposizione, con i nuovi meccanismi. Il termine più indicato per questo periodo è resilienza”.

Sara Lazzaro in “Se mi lasci ti sposo” – credit foto ufficio stampa
Per provare a risollevare la situazione e trovare una soluzione ai problemi, Giulia e Marco organizzano un finto matrimonio, ed è la dimostrazione che spesso, quando non si hanno vie d’uscita, la fantasia può essere un valido aiuto…
“Nell’incipit iniziale si vede Giulia che sta andando a casa della mamma, interpretata dalla splendida Marina Massironi, per dirle che dopo sette anni lei e Marco hanno deciso di lasciarsi, ma Agata la anticipa e fraintende pensando che stiano per sposarsi. In quel misunderstanding svela alla figlia che il padre che non c’è più aveva messo da parte 50mila euro che le avrebbe dato quando si sarebbe sposata. Così Giulia ha l’idea di organizzare un matrimonio in modo da ricevere quei soldi grazie ai quali riuscirà a vivere. E’ chiaro che per portare a termine il piano deve coinvolgere Marco, per cui convolano a nozze per finta per ricevere questa dote e i regali dei parenti, per poi dire che non è andata bene, come può capitare. E’ un espediente anche un po’ cattivo, però è comprensibile se pensiamo al senso di disperazione che stanno vivendo questi due ragazzi che sono arrivati all’ultima spiaggia. Marco e Giulia cercano così di preparare questo matrimonio con meno soldi possibili, coinvolgendo figure improbabili. E’ una bellissima commedia degli errori che parte con un’idea e poi dà la possibilità a Giulia e Marco di guardarsi negli occhi e riconoscersi in una situazione diversa”.
In “Se mi lasci ti sposo” ha recitato per la prima volta con Alessio Vassallo, che interpreta Marco, il fidanzato di lungo corso di Giulia, e ha ritrovato invece alla regia Matteo Oleotto. Come si è trovata?
“Benissimo, con Alessio è stato un incontro meraviglioso e speriamo di poter lavorare insieme in altre occasioni. Scherzando abbiamo detto che ci piacerebbe creare uno spin off di una serie dedicata a Marco e Giulia. Sono stata molto felice di essere diretta nuovamente da Marco Oleotto con cui avevo già lavorato nelle prime due stagioni di “Volevo fare la rockstar” ed è stato come tornare a casa, in quanto il film era girato proprio in Friuli, una regione che amo moltissimo e dove era ambientata la serie che è stata importante per me, in quanto Daniela era uno dei ruoli più grandi all’epoca che ho avuto in tv dopo Braccialetti Rossi ed era la prima volta che facevo una commedia in modo ufficiale sul piccolo schermo”.
Dal 5 gennaio su Prime Video sarà tra i protagonisti della serie “Sono Lillo” nei panni di Marzia. Cosa può anticiparci?
“Ho avuto delle esperienze lavorative molto belle e gratificanti. Questa serie è un nuovo modo di presentare la commedia in Italia, è estremamente fresca, con diversi registri comici portati avanti da pilastri della risata come Lillo, Corrado Guzzanti, Paolo Calabresi, e tanti altri artisti che sono ospiti in ciascun episodio. Io interpreto Marzia, la moglie di Lillo, che sta vivendo, come spesso capita ai personaggi che interpreto, un momento di difficoltà sia con il compagno che con se stessa rispetto alla sua carriera perché percepisce che non sta procedendo come sperava. Per capire se riesca a camminare con le proprie gambe decide di separarsi da Lillo, con il quale c’è un rapporto madre-figlio più che di coppia. Questo è il deus ex machina della serie. Marzia tenta di proseguire il suo percorso mentre Lillo lotta per riconquistarla. Il mio personaggio è particolare, non è totalmente comico ma portatore del dramma ed è un po’ funambolo all’inizio della storia”.
Ha altri progetti in programma?
“Sono nel cast di “Call My Agent – Italia” che andrà in onda su Sky nel 2023. E’ un progetto meraviglioso, ho amato tantissimo la serie francese ed è stato un onore, anche se all’inizio ero abbastanza intimidita, far parte della versione italiana, in cui interpreto un’assistente all’interno dell’agenzia. E’ una serie che si basa sull’autoironia del nostro settore, sia degli agenti che degli attori, e sono curiosa della risposta che arriverà dal pubblico. Mi vedrete poi nella serie Netflix in costume “La legge di Lidia Poët”, incentrata sulla prima avvocatessa in Italia interpretata da Matilda De Angelis”.

Sara Lazzaro in “Doc – Nelle tue mani” – credit foto ufficio
Poco fa diceva che spesso riveste il ruolo di donne che attraversano un periodo di crisi personale o di coppia. Mi viene in mente Agnese in “Doc – Nelle tue mani”, cosa ha aggiunto quel personaggio al suo percorso artistico e umano?
“E’ stato uno dei ruoli più importanti ad oggi della mia carriera. Era la prima volta che facevo la protagonista di una serie in onda su Rai 1 in prima serata e che davo il volto ad una donna più grande di me come età e ho avuto l’opportunità di esplorare anche questo lato che comunque mi appartiene. Tutti i personaggi che interpretiamo in “Doc – Nelle tue mani”, e quelli che spesso mi vengono affidati, vivono un conflitto interno che fa sì che oltre all’azione esterna che avviene nelle scene con gli altri protagonisti, abbiano anche qualcosa che è sempre in movimento dentro di loro. Agnese ne è un grandissimo esempio perché porta con sé una contraddizione. Del resto noi esseri umani siamo contradditori. E’ una donna che può essere sia dolce che determinata o dura quando necessario, vulnerabile o in controllo della situazione, quindi portare una tridimensionalità femminile di questo tipo sullo schermo, con tante sfaccettature e diversi livelli di interpretazione è stato bellissimo. Inoltre è stato un personaggio molto amato, che ha diviso un po’ le fazioni all’inizio e man mano che il percorso di ricerca e conoscenza è andato avanti è entrato nel cuore degli spettatori, anche per il suo essere una donna imperfetta, che ha dei valori, dei principi, una propria personalità e individualità. Questo aspetto è stato arricchente a livello lavorativo e personale. Ci sarà prossimamente anche la terza stagione di “Doc – nelle tue mani” e vedremo che storia racconterà Agnese nel nuovo capitolo”.
Qual è il suo ricordo più bello legato al Natale?
“Amo la neve. Sono cresciuta tra i Colli Euganei, in provincia di Padova, e la California. A Natale la cosa più bella per me, fin da piccola, è essere a casa dei miei genitori, in Veneto, con il camino acceso, guardare fuori dalla finestra e perdermi nei fiocchi di neve che cadono. Anche quando vivevamo in America in occasione di questa festività ci ritrovavamo tutti insieme, con zii e cugini, essendo la nostra una famiglia numerosa. Era un momento di festa e condivisione ma c’era anche quella malinconia di fondo che mi contraddistingue”.
Cosa si augura per il 2023?
“Vorrei augurare a tutti tanta serenità, in quanto tocca molti ambiti come il benessere interiore, il lavoro, i rapporti interpersonali. Spero anche che il 2023 sia un anno di sorellanza e fratellanza tra tutti, un valore che dovremmo riscoprire”.
di Francesca Monti
credit foto Sara Lazzaro copertina di Piergiorgio Pirrone
Grazie a Giuseppe Corallo – Amendola Comunicazione
