Addio a Sinisa Mihajlovic, un guerriero dal cuore grande

Il mondo del calcio piange la prematura scomparsa di un grande uomo e un grande campione: Sinisa Mihajlovic si è spento a 53 anni dopo aver combattuto per oltre tre anni contro la leucemia mieloide.

A dare il triste annuncio è stata la sua famiglia attraverso un comunicato: “La moglie Arianna, con i figli Viktorija, Virginia, Miroslav, Dusan e Nikolas, la nipotina Violante, la mamma Vikyorija e il fratello Drazen, nel dolore comunicano la morte ingiusta e prematura del marito, padre, figlio e fratello esemplare, Sinisa Mihajlovic. Uomo unico, professionista straordinario, disponibile e buono con tutti. Coraggiosamente ha lottato contro una orribile malattia. Ringraziamo i medici e le infermiere che lo hanno seguito in questi anni, con amore e rispetto, in particolare la dottoressa Francesca Bonifazi, il dottor Antonio Curti, il Prof. Alessandro Rambaldi, e il Dott. Luca Marchetti. Sinisa resterà sempre con noi. Vivo con tutto l’amore che ci ha regalato”.

Nato il 20 febbraio 1969 a Vukovar ma cresciuto a Borovo, ha iniziato la sua carriera di calciatore nella squadra locale, per poi passare al Vojvodina, vincendo uno scudetto, e successivamente alla Stella Rossa dove ha conquistato due campionati jugoslavi, una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Nel 1992 è approdato in Italia, alla Roma dove ha giocato due stagioni, prima di trasferirsi alla Sampdoria e in seguito alla Lazio. Nei sei anni di militanza nella squadra biancoceleste ha vinto uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe Italiane, una Europea e una Coppa delle Coppe.

Nel 2004 Mancini lo ha fortemente voluto all’Inter, con cui ha concluso la sua carriera mettendo in bacheca un altro scudetto, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

Inizialmente centrocampista, poi trasformato in difensore da Eriksson, Mihajlovic era dotato di un sinistro pazzesco ed era uno specialista dei calci piazzati. In carriera ha segnato oltre 100 reti.

Da allenatore ha svolto il ruolo di secondo di Roberto Mancini all’Inter, quindi ha guidato il Bologna, il Catania, la Fiorentina, la Nazionale serba, la Sampdoria, il Milan, il Torino, per poi fare ritorno al Bologna, dove è rimasto fino a settembre 2022, quando è stato esonerato dopo un inizio difficile di campionato.

Il 13 luglio 2019 Sinisa Mihajlovic aveva annunciato con una conferenza stampa di dover iniziare la battaglia contro la leucemia e nonostante le cure e il trapianto di midollo non aveva mai abbandonato la sua squadra, dirigendo gli allenamenti dall’ospedale e tornando in panchina non appena i medici glielo hanno permesso. A marzo 2022 questa subdola e infida malattia che sembrava essere stata sconfitta è purtroppo tornata e ha dovuto sottoporsi a un nuovo ciclo di cure. Solo una decina di giorni fa Mihajlovic aveva presenziato a sorpresa alla presentazione del libro di Zeman.

“La Lega Serie A è profondamente addolorata per la scomparsa di Sinisa Mihajlovic, icona di calcio e di vita. La sua classe purissima come calciatore e allenatore, la sua forza e la sua umanità sono un esempio che lascia un solco indelebile nel calcio italiano e mondiale”, ha scritto in un tweet la Lega Serie A.

“La vita è fatta di discese, di salite, di rettilinee, di curve e a volte anche di buche. Si può cadere, ma bisogna trovare la forza per rialzarsi e riprendere il cammino”. Diceva Sinisa ed è quello che ci ha insegnato, a non mollare mai, a combattere fino alla fine.

Un uomo vero, diretto, umile, generoso, che è rimasto sempre se stesso, senza paura di mostrare le proprie fragilità e di esprimere i propri pensieri. Un guerriero dal grande cuore e con una straordinaria umanità che mancherà tanto a tutti. Ciao Mister.

di Francesca Monti

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