“Mi sono concentrato sulla messa in scena degli attori, lavorando soprattutto con il protagonista, Alberto Paradossi, per raccontare nella maniera più empatica e approfondita possibile questo tipo di emozione universale, cioè il legame con il proprio padre”. Lorenzo Sportiello ha curato la regia di tre episodi di “The Net – Gioco di squadra”, nuova serie in programma su Rai2, in prima visione assoluta, a partire dal 20 dicembre alle ore 21.20. Una coproduzione Cross Productions e Das Netz GmbH, distribuita da Beta Film, concepita per coinvolgere non solo gli appassionati di calcio: la storia mette infatti in scena le vicende e i personaggi che circondano questo sport nella sua dimensione più umana e terrestre. Il cast è composto da Alberto Paradossi, Massimo Ghini, Galatea Ranzi, Gaetano Bruno, Orso Maria Guerrini, Maurizio Mattioli, Massimo Wertmuller, Beatrice Arnera, Livio Kone e Yoon C. Joyce.
I Tessari, proprietari del Toscana FC, sono una ricca famiglia fiorentina: l’approdo al calcio che conta, con la serie A, li ha messi duramente a contatto con le difficoltà e le contraddizioni della gestione finanziaria a quei livelli. E il club ha suscitato l’interesse di un imprenditore cinese che intende acquistare metà della società, specialmente per il ritorno d’immagine che potrebbe dare alla sua multinazionale una proprietà del genere in una città d’arte come Firenze. In lizza però c’è anche un potente faccendiere italiano, Maurizio Corridoni, mentre Vincenzo Tessari, il rampollo di famiglia, ha l’ambizione di farsi strada come manager nel mondo del calcio ma è goffo e avventato, e il padre non si fida di lui.

Lorenzo, ha diretto tre episodi della serie “The Net – Gioco di squadra”. Ci racconta che tipo di lavoro ha fatto?
“La cosa più importante è stata lavorare in armonia con il cast e i reparti tecnici che hanno coordinato un progetto complesso perchè si parla di un racconto calcistico che è nell’anima di tanti italiani, nonostante gli insuccessi sportivi della nostra Nazionale. Essendo la storia di formazione di un figlio e di un padre troppo oppressivo, nella regia mi sono concentrato sulla messa in scena degli attori, lavorando soprattutto con il protagonista Alberto Paradossi per raccontare nella maniera più empatica e approfondita possibile questo tipo di emozione universale, cioè il legame con il proprio padre che soprattutto per un uomo può essere conflittuale e quando sfocia nel paternalismo può essere opprimente per lo sviluppo di una psicologia sana. A parte il divertimento e gli orpelli sportivi, i colori, la commedia che è nelle tonalità della serie, fondamentalmente il rapporto con il cast è stato quello su cui mi sono focalizzato”.
Che esperienza è stata dirigere attori in lingue diverse e confrontarsi con più culture?
“E’ una delle componenti che mi hanno fatto scegliere di girare questa serie perchè “The Net – Gioco di squadra” entra all’interno di un universo di racconto internazionale con le altre due serie, una austriaca e una tedesca, che compongono questo quadro e ci siamo trovati a lavorare con attori di altre nazionalità che parlavano lingue come il tedesco, il francese e l’inglese. Questa parte di lavoro sull’internazionalità mi ha stimolato molto. Tra l’altro il mio primo film, “Index Zero”, l’ho girato all’estero, in inglese”.
E’ una serie basata sul calcio ma che affronta altre tematiche, come la purezza del sogno di un bambino che vuole diventare calciatore e va a scontrarsi con un mondo in cui a prevalere è il business, o la fallibilità umana…
“Ci tengo a invogliare le persone a resistere perchè le forme di intrattenimento cambiano negli anni e questa è una serie che deve essere vista tutta d’un fiato. C’è un personaggio principale forte, nella visione l’empatizzazione è esaltata, quindi lo spettatore che seguirà le puntate su Rai 2 o su RaiPlay si appassionerà agli eventi emotivi di questo ragazzo che vive una vita oltre la normalità, ma che ha dei conflitti assolutamente umani e normali”.
Quanto è importante fare gioco di squadra sul set e nella vita?
“La produzione della serie è stata un esempio di gioco di squadra, ho trovato un ambiente lavorativo collaborativo, sereno, professionale. Credo che sia importante che tutti si rendano conto che è un ingrediente fondamentale delle nostre esistenze creare sia sul lavoro che nella vita quotidiana ambienti non tossici, dove le persone possano sentirsi libere di esprimersi senza aver paura di essere additate, criticate da qualcuno che cerca di manipolarle. La serie è stata prodotta e vissuta in armonia e sono sicuro che poi sullo schermo questo darà i suoi frutti”.
Qual è il suo rapporto con il calcio?
“Ho sempre giocato a calcio fin da piccolo, ho avuto una fase di semiprofessionismo fino ai 19 anni, poi ho abbandonato. Sono appassionato di questo sport che credo sia il più bello del mondo e ha una drammaturgia interna incredibilmente forte. Tutto quello che è raccontato anche nella nostra serie, e sta intorno al calcio, ne indebolisce la forza, che invece è grandissima. Lo dimostra anche questo campionato mondiale di calcio dove una squadra come il Marocco può arrivare a competere contro la Francia. La singola storia di ogni persona può essere raccontata in un romanzo epico quando si tratta di uno sport come il calcio”.
In effetti i Mondiali di Qatar 2022 hanno regalato delle belle sorprese, come il Marocco, arrivato al quarto posto, o il Giappone che ha disputato un ottimo torneo…
“Ci sono storie umane incredibili. Un giocatore del Marocco che fa una rovesciata e prende un palo che avrebbe potuto cambiare la vita di un continente intero, ma anche le storie di mazzette e corruzione che fanno capire che c’è un lato B incredibilmente problematico. E’ quello che raccontiamo anche noi in “The Net””.
A quali progetti sta lavorando?
“Sto scrivendo una serie che dirigerò e che è in fase di sviluppo con Fandango. Un biopic sportivo, la storia di una persona che con lo sport ha cambiato la sua vita e un po’ le sorti delle persone che ha intorno”.

Una scena del film “Index Zero”
Su Prime Video è invece disponibile il suo film “Index Zero”, ambientato in un futuro distopico con protagonista una coppia è alla ricerca di un futuro migliore…
“E’ stato girato in inglese, indaga l’attualità e sono molto legato a questo film, scritto e diretto da me, che racconta in maniera distopica un futuro che in realtà è una metaforizzazione di quello che accade nel presente, perchè quando parliamo di poveri africani che arrivano sul barcone abbiamo alzato un po’ il nostro livello di sopportazione, ci siamo abituati ad un certo storytelling e questo è terribile e ci scordiamo che sono esseri umani. In quel film seguo due persone bianche caucasiche che arrivano dall’est dell’Europa in un futuro possibile dove l’Unione Europea si è confederata negli stati uniti e cercano di superare illegalmente i confini ma non sono accettati perchè non sono sostenibili rispetto ai parametri economici. Seguendoli nel loro viaggio ti rendi conto di quanto alla fine queste logiche di sostenibilità e di immigrazione poi caschino su un fattore molto banale, quello umano. Non è un film che vuole dare delle risposte politiche, ma narra la storia di un amore tra due persone che sono costrette ad essere divise, in un contesto fantascientifico e visivamente diverso rispetto al racconto documentaristico dei telegiornali”.
Cosa si augura per il 2023?
“Mi auguro semplicemente che le tensioni sociali e geopolitiche si raffreddino perchè viviamo dei tempi molto più tesi di quello che possono sembrare. Vorrei che un bambino piccolo potesse vivere in un futuro migliore di quello che abbiamo avuto noi la possibilità di vivere. La speranza è che possiamo focalizzarci per rendere questo mondo più vivibile e in armonia”.
di Francesca Monti
Grazie a Pamela Menichelli – Ni.Co Ufficio Stampa e a Germana Padova – Sosia & Pistoia
credit foto Facebook Lorenzo Sportiello
