“Il significato dell’età cambia a seconda del momento storico”. Pilar Fogliati è la meravigliosa protagonista di “Odio il Natale”, la prima serie natalizia italiana di Netflix diretta dai CRIC (Davide Mardegan e Clemente De Muro), disponibile in streaming nei 190 Paesi in cui il servizio è attivo.
Prodotta da Lux Vide, società del gruppo Fremantle, la commedia romantica in sei episodi, vede Gianna alle prese con la ricerca dell’amore per il momento più critico dell’anno, quello dei giorni che precedono la cena di Natale con la famiglia. Quando capisce che le sue tre amiche e un lavoro da infermiera che le piace non basteranno per difendersi dalle domande dei parenti decide che alla cena della vigilia arriverà accompagnata. Ha 24 giorni di tempo per trovare un fidanzato e Gianna li trascorrerà su e giù per i ponti di Chioggia e le calli di Venezia, tra appuntamenti al buio, sbagli colossali, notti di sesso e pianti con le amiche.
In questa piacevole chiacchierata, con la consueta simpatia e disponibilità, Pilar Fogliati ci ha parlato di “Odio il Natale”, di Gianna, il personaggio da lei interpretato, ma anche dei prossimi progetti e dei suoi ricordi legati al Natale.

Pilar, nella serie “Odio il Natale” interpreta Gianna, una giovane donna che ha 24 giorni di tempo per trovare un fidanzato da presentare alla famiglia in occasione della cena della vigilia. Cosa l’ha più colpita di questo personaggio?
“Mi ha colpito il fatto che potrebbe sembrare una ragazza piena di resistenze, che crescendo ha definito i suoi no, ma alla fine effettivamente si butta in questa avventura incredibile per trovare qualcuno da portare alla cena della vigilia e presentarlo alla famiglia come suo fidanzato. Anche un fantoccio andrebbe bene tanto è disperata in quel momento (sorride) e si concede lo stupore dello sconosciuto, di non mettersi paletti quando si tratta di conoscere delle persone nuove. Gianna ha una grande capacità di prendersi in giro da sola e questo è un antidoto per affrontare la vita: guardarsi da fuori e ridere di se stessa. E’ la prima ad esempio a dire che è una sfigata perché le va tutto un po’ storto. Poi ovviamente se a 30 anni sei single non sei una sfigata”.
E’ una serie che affronta diverse tematiche, dalla ricerca del proprio posto nel mondo alla rottura di quella progettualità in base alla quale ad una determinata età devi obbligatoriamente aver raggiunto certi obiettivi personali e lavorativi…
“Esattamente. Il Natale è il giorno in cui rivedi persone che ti chiedono “allora, che si dice?”, nel senso di “cosa hai conquistato? Cosa ti manca nella lista di ciò che devi fare entro i trenta?”. A un certo punto le date si sono caricate di un significato e questo è brutto perché siamo tutti diversi e abbiamo tempi differenti. A 18 anni ad esempio devi capire chi diventare ed è una cosa enorme, difficilissima, se ci riesci a 50 sei fortunato per quanto mi riguarda. A 30 anni devi aver delimitato un po’ di conquiste, dal matrimonio ai figli, oppure devi essere chiara sul fatto di non averli. Questo genera dell’ansia nelle persone, me per prima. Nessuno arriva pronto a quell’appuntamento che in realtà non esiste. Non si sa da chi sia stato deciso lo scandire del tempo. Oggi avere trenta anni è diverso dall’epoca di mia nonna, il significato dell’età cambia a seconda del momento storico. Una volta la società era pensata e basata sul fatto che una donna dovesse essere madre e moglie, oggi abbiamo tante possibilità di scelta in ogni ambito e a maggior ragione i tempi si personalizzano”.

Pilar Fogliati in “Odio il Natale” – Credit Erika Kuenka/Netflix © 2022
Gianna all’inizio della serie afferma di andare fiera della propria indipendenza, ma nel corso della storia incontra Carlo (Marco Rossetti) e Davide (Nicolas Maupas), due ragazzi completamente diversi tra loro, e cambia prospettiva…
“Ci sono due tendenze diverse, da una parte l’ossessione del fidanzato, dall’altra quella opposta che mette al centro soltanto i propri bisogni, l’individuo, l’indipendenza che è bellissima nel momento in cui è una scelta e non l’unico modo per sentirsi emancipati. Questo è il mio pensiero. Gianna è indipendente, ha un lavoro, uno stipendio buono, condivide un appartamento con la coinquilina e dice “a me non serve un fidanzato ma perchè sento quel vuoto?”. Così si butta in questa ricerca folle, all’inizio solo per zittire i suoi genitori, essendo convinta di non aver bisogno di un uomo al suo fianco, e forse davvero è così, ma questi 24 giorni la aiutano a capire come spiegare questo senso di smarrimento che prova”.
Gianna afferma “Geri Halliwell aveva ragione, trovare un uomo a trenta anni è un miracolo, tanto vale pregare che piovano dal cielo”, con riferimento al brano “It’s raining men”. E non ha tutti i torti perchè non è semplice trovare la persona giusta, non solo a trenta anni…
“Effettivamente più si cresce e più è difficile trovare la persona giusta. Se ci pensi la trama del trentenne che cerca l’amore nel cinema è stata usata tantissimo perchè c’è qualcosa di molto interessante in questo, diventa un fatto sociale, è l’età in cui sei giovane ma al contempo adulto e fanno a cazzotti la voglia di avventura e quella di mettere un mattone”.

Pilar Fogliati in “Odio il Natale” – Credit Erika Kuenka/Netflix © 2022
“Odio il Natale” è stata girata nella splendida Chioggia, una location poco utilizzata nelle serie e nei film. Cosa l’ha affascinata maggiormente di questa città?
“E’ perfetta per essere la location di una storia d’amore. E’ piccola, piena di vicoletti, ponticelli, posti per nascondersi, calle, porticcioli, e ti immagini delle fughe, dei nascondigli, dei baci rubati, degli incontri che non ti aspetti dietro l’angolo. E’ intrigante e romantica. Sono felice che questo lavoro mi dia modo di recarmi in posti in cui magari non sarei andata perchè siamo circondati da tante bellezze e non ci accorgiamo dei gioielli che abbiamo a poche ore di treno da casa. Leggendo i messaggi che mi arrivano dagli spettatori per capire cosa piaccia e cosa non piaccia della serie mi ha fatto piacere che molti abbiano scritto che Chioggia è meravigliosa, è un gioiello, è una città dove si mangia benissimo. Alcuni invece hanno pensato che fosse Venezia e hanno sottolineato che non si può andare in bicicletta (sorride). Trovo che il senso di una piattaforma globale come Netflix sia anche quello di far scoprire al pubblico realtà meno conosciute. Lo stereotipo dell’Italia al cinema è sempre lo stesso, come noi stereotipiamo probabilmente gli americani. E’ come se fosse ignorato che esistono il Nord Italia o ricche e generose province come Parma, Torino. Lux Vide ambientando varie serie a Spoleto, Fabriano, San Candido ha portato delle realtà meravigliose sotto i riflettori creando un bel connubio. Proprio come è accaduto con “Odio il Natale” e Chioggia”.
E’ una serie che è vista in tutto il mondo e quindi viene doppiata in tante lingue diverse. Che effetto le fa?
“E’ la mia prima volta su Netflix e la prima cosa che ho fatto è stata sentire pronunciare la stessa battuta in tutte le lingue. E’ bellissimo. Tra i vari messaggi che ho ricevuto forse uno che mi ha fatto più piacere è stato quello della doppiatrice in lingua tedesca, scritto in un perfetto italiano: “Ciao, sono stata io a doppiarti in tedesco, volevo dirti che la serie mi è piaciuta un sacco, è stato bello interpretarti, un abbraccio”. I risultati sono molto buoni in termini di gradimento del pubblico e non riesco nemmeno a immaginare che una serie ambientata in una piccola città italiana possa arrivare in tutto il mondo. E’ davvero emozionante”.

Pilar Fogliati in “Odio il Natale” – Credit Erika Kuenka/Netflix © 2022
Qual è il suo ricordo più bello legato al Natale?
“La lunghissima serata della vigilia di Natale, quei momenti di attesa, in cui stai aspettando gli ospiti e devi far passare il tempo. Ricordo che io e i miei fratelli guardavamo per l’ennesima volta su Retequattro Il Piccolo Lord nel pomeriggio e iniziavamo a mangiare i cioccolatini con nostra madre che si arrabbiava. E’ diventata una sorta di tradizione, quasi quanto fare l’albero di Natale, e anche oggi che siamo trentenni dobbiamo vedere insieme quel film il 24 pomeriggio o metterlo in sottofondo se siamo impegnati”.
Cosa rappresenta oggi per lei il Natale e come lo trascorrerà?
“Sono nata il 28 dicembre, mio fratello il 25, quindi il Natale è sempre stato legato al compleanno. Il 24 prepariamo tre torte ed è come se fossero due feste insieme. Ed è ancora più pesante dal punto di vista delle domande che le persone possono farti riguardo gli obiettivi di cui parlavamo poco fa.
Sarà un Natale affollatissimo, saremo in ventisette a tavola e lo festeggeremo a casa mia. Ci saranno i miei famigliari ma anche amici separati o che non hanno più i genitori, li accogliamo per passare insieme la giornata, mangiando tanto, con maratone di dolci che adoriamo”.

Quale dolce non può mancare per tradizione sulla vostra tavola natalizia e qual è il suo preferito?
“Da tradizione non può mancare il profiterole che però non è il mio preferito. Io adoro i dolci al cucchiaio come ad esempio la mousse al cioccolato. Non siamo esagerati con le portate per quanto riguarda il pranzo di Natale, però sulla tavola abbiamo dolci di ogni tipo”.
A quali progetti stai lavorando?
“Sono sul set della seconda stagione della serie “Cuori”, invece a marzo uscirà un film per il cinema, “Romantiche”, in cui sono attrice e anche sceneggiatrice insieme a Giovanni Veronesi. E’ una commedia e un progetto a cui tengo tantissimo”.
Cosa ti auguri per il 2023?
“Mi auguro di sorridere per strada agli sconosciuti, di guardarci negli occhi dopo che siamo stati per tanto tempo coperti dalle mascherine, di riscoprire la bellezza, che si nasconde anche dietro l’amore, di quel romanticismo nell’incrociare lo sguardo di qualcuno e di incuriosirci delle persone che non conosciamo”.
di Francesca Monti
Grazie ad Edoardo Maria Andrini – Andreas Mercante
