San Francesco vuole vedere la nascita di Gesù “con gli occhi di carne”, dice Fra Giulio Cesareo da Assisi, “e così che crea il presepe quasi 800 anni fa”. Per lo scultore Jago “la natività è in ogni opera che si fa, che si crea”. “Con Raffaello, davanti all’arazzo della nascita di Cristo – sono parole di Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani – possiamo cogliere il miracolo di quel momento”. “Timothy Top – personaggio creato dal fumettista Daniele Bonomo in arte Gud – per Natale farebbe crescere un albero che salvi il pianeta e porti la pace”. “Dormi, o Fanciul; non piangere” scrive Manzoni, recitato da Giuseppe Zeno. “La Natività nelle Arti” è il programma di Rai Vaticano in onda il 24 dicembre su Rai 1 alle 23.55 e per l’estero sui canali di Rai Italia. Pittori, scultori, musicisti, poeti hanno dedicato il loro ingegno a raffigurare, mostrare e descrivere quanto è avvenuto quella notte di oltre duemila anni fa. Nella puntata, anche frammenti di letteratura sul Natale che studenti di un quinto liceo di Roma hanno letto nella cornice suggestiva e multimediale della Sala A di Radio Rai di Via Asiago. Umberto Saba, Salvatore Quasimodo, Ada Negri, Fedor Dostoevskij, Trilussa, ma anche una preghiera di Madre Teresa di Calcutta e un passaggio del discorso di Paolo VI a Nazareth nel 1964. La Natività come filo conduttore a partire dalla notte del 24 dicembre del 1223 quando San Francesco rievocò la nascita di Gesù a Greccio. Quasi 800 anni fa. Giotto ad Assisi, qualche decennio dopo, immortala quel momento nel ciclo della vita del Poverello nella Basilica Superiore. “Questo affresco – dice Fra Giulio, direttore della comunicazione del convento di Assisi – che ci manifesta Francesco prono davanti al Bambino Gesù è l’occasione per noi tutti per scambiarci gli auguri di Natale, perché Natale è davvero la festa della cura”. E, ancora, la vignetta che davanti alla telecamera Gud, Daniele Bonomo, disegna: un albero, una cometa, una colomba, un intreccio che nasce dai superpoteri di Timothy Top. Nella puntata la testimonianza di Jago, lo scultore che a Napoli ha vissuto come in un presepe e che dedica la sua arte a figure di bimbi: “Lavorando sul marmo io non posso più tornare indietro. Se usiamo gli strumenti sbagliati sul materiale sbagliato possiamo creare una lesione. E questo succede anche con le parole. Allora per me è un grande esercizio di comunicazione la scultura perché so che anche quando parlo è difficile tornare indietro. Quando hai creato una lesione sottile magari a un bambino lui se la porta tutta la vita quella cicatrice”. Infine, le suggestive immagini del Presepe della Marineria di Cesenatico, dal 1986 a oggi oltre 50 personaggi sotto lo sguardo del patrono San Giacomo. Tutte queste “finestre artistiche sulla Natività” sono legate da Giuseppe Zeno, tra le altre cose protagonista di Mina Settembre e Blanca, che in un tempo di guerra come il nostro si augura e “ci augura un miracolo, un miracolo che può accadere la notte di Natale”.
“La Natività nelle arti” è di Nicola Vicenti e Stefano Ziantoni. Scritto con Martha Michelini, Paola Coali, Elisabetta Castana, Costanza Miriano, Stefano Girotti. Edizione Pier Luigi Lodi.
