Quell’abbraccio con Roberto Mancini dopo la vittoria del Campionato Europeo ai rigori con l’Inghilterra da parte della Nazionale a Wembley l’11 luglio 2021, il suo sorriso, la sua grinta, la sua gioia mentre stringeva la coppa, ma anche le sue rovesciate spettacolari e i suoi tantissimi gol: sono immagini indelebili che non dimenticheremo mai. Gianluca Vialli si è spento questa notte a Londra, all’età di 58 anni, dopo aver affrontato con grande coraggio e dignità un tumore al pancreas. Lascia la moglie Cathryn e le figlie Olivia e Sofia.
Nato a Cremona il 9 luglio 1964, Vialli ha iniziato la sua carriera da professionista nella sua città, con la maglia della Cremonese in cui ha militato per quattro anni centrando la promozione in Serie A, prima di passare alla Sampdoria nel 1984, dove è rimasto per otto stagioni vincendo uno Scudetto, tre Coppe Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa delle Coppe, giocando anche una finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona, persa a Wembley e formando con il suo gemello del gol Roberto Mancini una delle coppie d’attacco più forti del mondo.
Nel 1992 è approdato alla corte della Juventus, collezionando altri cinque trofei: uno Scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, una Coppa Uefa e la Champions League conquistata a Roma nel 1996, battendo l’Ajax ai rigori, con Lippi in panchina. La carriera da calciatore di Vialli si chiuse nel 1999 al Chelsea, dopo aver messo in bacheca una FA Cup, una Coppa di Lega, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea.
Nella squadra londinese Vialli ha mosso i primi passi da allenatore, prima come player-manager, poi come tecnico vincendo una FA Cup e una Charity Shield. Ha poi allenato anche il Watford.
Nel 2015 è stato inserito nella Hall of fame dei più grandi calciatori italiani di sempre. Con la maglia della Nazionale maggiore ha totalizzato 59 presenze e 16 reti, debuttando il 16 novembre 1985 nell’amichevole contro la Polonia, disputando il Mondiale del 1986 in Messico e quello di Italia 1990, oltre all’Europeo del 1988, giocando la sua ultima partita con la maglia azzurra il 19 dicembre 1992, a Malta.

Nel 2018 ha pubblicato il libro “Goals-98 storie +1 per affrontare le sfide piu’ difficili”, in cui ha raccolto e raccontato 99 quotes e 99 storie sportive (l’ultima è autobiografica) che lo hanno ispirato nella sua progressione di vita quotidiana.

Come capo delegazione della Nazionale ha vinto gli Europei 2020. Memorabile il discorso toccante, intenso e motivazionale fatto agli azzurri, leggendo un brano di Roosevelt due giorni prima della finale con gli inglesi, che ha confermato ancora una volta il carisma e la grandezza umana di Gianluca Vialli, campione in campo e fuori ed esempio per tutti i calciatori: “Non è colui che critica a contare, né colui che indica quando gli altri inciampano o che commenta come una certa azione si sarebbe dovuta compiere meglio. L’onore spetta all’uomo nell’arena, l’uomo il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore e dal sangue. L’uomo che lotta con coraggio, che sbaglia ripetutamente, sapendo che non c’è impresa degna di questo nome che sia priva di errori e mancanze. L’uomo che dedica tutto se stesso al raggiungimento di un obiettivo, che sa entusiasmarsi e impegnarsi fino in fondo e che si spende per una causa giusta. L’uomo che, quando le cose vanno bene, conosce finalmente il trionfo delle grandi conquiste e che quando le cose vanno male cade sapendo di aver osato. Quest’uomo non avrà mai un posto accanto a quelle anime mediocri che non conoscono né la vittoria né la sconfitta”.

Tre settimane fa il Re Leone aveva annunciato la necessità di sospendere temporaneamente i suoi impegni con la Nazionale per “utilizzare tutte le energie psico-fisiche per aiutare il mio corpo a superare questa fase della malattia”.
“Sono profondamente addolorato, ho sperato fino all’ultimo che riuscisse a compiere un altro miracolo, eppure mi conforta la certezza che quello che ha fatto per il calcio italiano e la maglia azzurra non sarà mai dimenticato. Senza giri di parole: Gianluca era una splendida persona e lascia un vuoto incolmabile, in Nazionale e in tutti coloro che ne hanno apprezzato le straordinarie qualità umane”, ha dichiarato il presidente della FIGC Gabriele Gravina.
Per ricordarlo la Federazione ha disposto un minuto di raccoglimento da osservare prima di tutte le gare dei campionati di calcio in programma nel fine settimana.
Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Lo sport italiano e il calcio in particolare oggi hanno perso un campione ma soprattutto un uomo tutto di un pezzo. Non ci sono parole per descrivere la tristezza che in questo momento ha assalito tutti noi. Quel suo abbraccio a Wembley con Mancini agli Europei dello scorso anno resta un’immagine indelebile dei valori dello sport ispirati dall’olimpismo. Ma proprio per questo c’è un’altra immagine che vorrei ricordare. Quella del 26 febbraio 2006, quando Vialli, assieme ad altri illustri campioni, portò la bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei Giochi Invernali di Torino 2006, unico calciatore ad aver avuto questo onore. A nome dello sport italiano e mio personale sono vicino alla famiglia ricordando le infinite emozioni che ci ha regalato Vialli. Ciao Gianluca!”.
Un campione immenso che da calciatore ci ha fatto sognare con le sue giocate strabilianti, un uomo vero, umile, appassionato, dotato di grande umanità, che non si arrendeva mai e che è stato, è e sarà sempre un esempio per tutti. Ciao Luca.
di Francesca Monti
credit foto FIGC
