“E’ una ragazza ambiziosa, molto libera e concentrata sul suo futuro, che da Levante, il paese immaginario in cui vive la sua famiglia, si trasferisce a Parigi in quanto vuole diventare un’artista e fare la gallerista d’arte”. Giulia Schiavo è tra i protagonisti de “Il Patriarca” con la regia di Claudio Amendola, in onda da venerdì 14 aprile in prima serata su Canale 5, prodotta da Camfilm e presentata da Taodue – Mediaset Group. Una saga familiare densa di avvincenti colpi di scena, con personaggi affascinanti e senza scrupoli.
Nella serie la giovane e brillante attrice, che il pubblico ha già potuto apprezzare in “Skam Italia”, “Sotto il sole di Riccione” e “Un Posto al sole”, interpreta Nina Bandera, figlia ventiquattrenne di Nemo (Claudio Amendola) e Serena (Antonia Liskova), una ragazza molto seduttiva, consapevole del proprio potere sugli uomini, tornata da Parigi per aprire una galleria d’arte in Puglia. Quando il padre la mette in competizione con il fratello Carlo (Carmine Buschini) per subentrare come erede alla Deep Sea non sembra desiderosa di rinunciare alle sue ambizioni artistiche, ma le attenzioni non disinteressate di Mario (Raniero Monaco di Lapio) la faranno ricredere.

credit foto ufficio stampa Mediaset
Giulia, nella serie “Il Patriarca” interpreti Nina. Ci racconti qualcosa in più sul tuo personaggio?
“Nina è una ragazza ambiziosa, molto concentrata sul suo futuro, che da Levante, il paese immaginario in cui è ambientata la serie e dove vive la famiglia Bandera, si trasferisce a Parigi in quanto vuole diventare un’artista e fare la gallerista d’arte. Quando torna a casa propone al padre di fare un’esposizione ma le cose non vanno come desidera. Il patriarca è infatti questa figura autoritaria che detta le regole, che vuole anche un po’ decidere per tutti gli altri personaggi corali che lo circondano. Essendo un boss è abituato a farsi rispettare e amare e tutti lo guardano con terrore e devozione. Quando Nina propone di fare questo allestimento, il padre glielo lascia fare ma non è convinto né contento perchè la vorrebbe introdurre nelle pratiche della famiglia. Infatti ha scoperto di avere l’Alzheimer e deve decidere a chi lasciare la sua eredità”.
Nina però non vuole rinunciare al desiderio di diventare un’artista…
“Nina ha altre aspettative e la volontà di esprimere se stessa con l’arte rappresenta anche una sorta di ribellione. E’ una ragazza molto libera, anche il racconto che ha della sua arte inneggia alla libertà. Quando però si innamora va fuori strada. E’ un personaggio molto interessante, in una trama avvincente che spero tenga lo spettatore incollato alla tv”.
Come hai lavorato al personaggio e quali punti di contatto hai trovato?
“E’ stato semplice avvicinarmi a quel tipo di voracità e un po’ a quella sensualità quasi spontanea, ingenua ma fino a un certo punto, che ha Nina, perchè riesce ad ottenere ciò che vuole. Ho capito quei punti dell’animo dove si può essere un po’ accattivanti, provocatori. Io non mi reputo provocatoria ma abbastanza irriverente, e ho compreso questa sua necessità di rivendicare la propria personalità. Nella serie viene raccontato quanto per loro sia difficile emergere come famiglia perchè c’è questo sviluppo patriarcale fatto in maniera gerarchica e Nina, fuggendo a Parigi per cercare la sua identità, manda un messaggio molto forte. Mi sono trovata in linea con lei in quanto io sono nata e cresciuta a Orvieto, una città con pochi abitanti dove quindi è presente questo tipo di giudizio tipico dei centri piccoli”.
Da Orvieto infatti sei poi andata a Roma per studiare recitazione…
“Durante l’adolescenza mi stava un po’ stretta quella realtà e come Nina sentivo il desiderio di trovare altrove la mia identità, in un posto in cui sentirmi libera di esprimere me stessa senza dover rendere conto a qualcun altro o essere etichettata. Così appena ho compiuto 18 anni mi sono spostata a Roma e ho sentito subito quel senso di libertà”.

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Com’è stato essere diretta da Claudio Amendola e come ti sei trovata con il cast?
“E’ stato molto bello, Claudio ha un’umanità incredibile, è una persona di cui ti arriva dritta in faccia la verità, fin dal primo provino. Nel momento in cui mi ha detto che ero stata scelta e che non vedeva l’ora di fare questo viaggio con me gli sono saltata al collo, l’ho abbracciato fortissimo e ho sentito un legame profondo con lui. Ho creduto veramente che potesse essere mio padre per quanto era stato dolce e comprensivo in quel momento. Ha capito cosa volevo portare al personaggio. Anche con Antonia Liskova che interpreta Serena, la mamma di Nina, si è creato un bel rapporto, scherzavamo, ci prendevamo in giro, ci siamo divertite, così come con Neva Leoni che dà il volto alla sorellastra Lara. Siamo stati sei mesi sul set insieme, ci vedevamo quasi tutti i giorni, condividevamo tante ore ed era come essere in una grande famiglia. Ho sentito la vicinanza umana dei colleghi e di tutti i reparti, ho avuto la fortuna di lavorare con persone super interessanti”.
Com’è nata la tua passione per la recitazione?
“Da piccola vedevo molti film con mio padre, in particolare commedie, ma mai avrei pensato di fare l’attrice nella vita perchè il mio sogno era diventare veterinaria. Poi però ho capito che non era la mia strada in quanto non sarei stata capace di abbattere un animale e sono terrorizzata dal sangue. Ho praticato danza classica e moderna da quando avevo sei anni, tramite l’espressione corporea ho preso confidenza con il palco ed era una sensazione che mi faceva stare bene. Durante il liceo a Orvieto ho frequentato dei corsi teatrali, amatoriali, quindi ho deciso di imparare a studiare le tecniche principalmente teatrali. Una volta arrivata a Roma sono andata all’Accademia di Yvonne D’Abbraccio, la YD’Actors, al Testaccio. Mi aveva colpito molto l’ambiente e quando mi hanno chiamato per comunicarmi che avevo superato le tre prove e che ero stata presa pensavo di concentrarmi sullo stampo teatrale perchè ho sempre amato il contatto con le persone e con il pubblico. Poi invece la nostra coach ci ha insegnato le tecniche cinematografiche e abbiamo capito come si sviluppava il volto e il corpo in funzione della telecamera. In seguito ho fatto i primi provini, nel 2017 ho avuto la parte come protagonista di puntata in Che Dio ci aiuti 4 e mi sono trovata a girare diversi progetti cinematografici e televisivi”.
A proposito di cinema, che esperienza è stata far parte del film “Sotto il sole di Riccione” nel ruolo di Mara?
“Su quel set eravamo tutti coetanei, conoscevo già alcuni colleghi come ad esempio Ludovica Martino, con cui avevo lavorato in Skam Italia, girando questa scena divertentissima di una rissa dove io ero la sua antagonista in quel momento. Mi sembrava di rivivere i tempi del liceo, con le scene in spiaggia, al mare, abbiamo assistito anche al concerto di Tommaso Paradiso. Mara era un personaggio un po’ peperino che portava allegria ed era la leader del gruppo. E’ un’esperienza che porto nel cuore. Sul set ho conosciuto anche Claudia Tranchese, un’attrice bravissima, con cui sono diventata amica e che sento molto spesso”.
In tv invece ti abbiamo vista nella soap “Un Posto al sole” dove hai interpretato Vera…
“Un Posto al sole è stata un’esperienza assurda, bellissima. Ho vissuto un anno a Napoli e mi hanno accolto con un cuore enorme. Ricordo che andavo al bar e le persone pensavano che fossi realmente Vera e quindi mi regalavano sfogliatelle in continuazione per colazione. E’ stato un personaggio divertente che lentamente si è degradato, è andato sgretolandosi. Da ragazza studiosa che torna a Napoli per studiare marketing, con un futuro segnato, dopo essersi innamorata di questo uomo molto più grande di lei scivola in una reale ossessione per sua zia, compie un omicidio e si porta sulle spalle le conseguenze di quel crimine, arrivando a parlare con se stessa, finendo in una clinica, rovinandosi con gli psicofarmaci e venendo poi arrestata. Vera ha portato scompiglio, ha dato una rara venatura thriller a “Un Posto al sole”, era un po’ fuori dagli schemi, insolita per il target della serie”.

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A quali progetti stai lavorando?
“Al momento non ho progetti concreti, ho fatto due provini e sto aspettando il responso. Quello di attrice è un lavoro dove non ci sono certezze, che ti porta a dipendere da qualcun altro, ma bisogna sempre ricordarsi di mantenere i piedi saldi a terra, facendo cose sane che ci stimolano su altri fronti. Io cerco sempre di impegnarmi al massimo e poi vedremo cosa accadrà”.
Sei anche protagonista dei videoclip musicali “Non è mai troppo tardi” di Federico Rossi e “Stupido” di Will, che rapporto hai con la musica?
“Il mio rapporto con la musica è profondissimo. Mi è sempre piaciuto cantare, perché mi fa andare altrove con la mente. Quando ero piccola ho preso parte anche a dei concorsi canori. Insieme alla danza il canto mi ha accompagnato nei momenti tristi e difficili. Le arti sono fondamentali per noi umani, per sganciarci dalle preoccupazioni che dobbiamo affrontare ogni giorno. La musica è da sempre per me una grande salvezza. Sono abbastanza malinconica, ascolto soprattutto canzoni del passato, i miei artisti preferiti sono Lucio Battisti e i Pink Floyd. Credo che tra le nuove leve Blanco faccia la differenza e abbia un timbro bellissimo però io non sono al passo con la musica di oggi. Fare i videoclip è molto divertente, sono esperienze belle e stimolanti”.
di Francesca Monti
credit ritratto Alessandro Peruggi
Grazie ad Edoardo Maria Andrini
