“La passione per la recitazione è nata con gli anni, conoscendo questo mestiere e capendo il privilegio di quello che sto realizzando, del percorso che Dio mi ha regalato, ed è cresciuta ancora di più quando ho iniziato a relazionarmi con i fan, a scambiare emozioni con le persone”. Artem Tkachuk è uno dei giovani attori più interessanti del panorama italiano. Ventidue anni, una grande maturità e una fede profonda, ha già avuto modo di mostrare il suo talento in film come “La paranza dei bambini”, tratto dal best seller di Roberto Saviano e “Nostalgia” di Mario Martone, in Concorso al Festival di Cannes 2022, oltre che nelle serie “Mare Fuori” dove interpreta Pino ‘O Pazzo e “Un Passo dal cielo 7”.

Artem, in “Un Passo dal cielo 7” interpreti Ruslan. Come hai lavorato per entrare nel personaggio?
“Per interpretare Ruslan ho studiato le sue caratteristiche e l’ambiente in cui si svolge la storia, ho unito la fantasia alla sceneggiatura. Ho girato pochi giorni ma sono stati impegnativi e mi sono trovato molto bene con tutto il cast”.
Recentemente ti abbiamo visto anche nella serie campione di ascolti “Mare Fuori 3” nei panni di Pino ‘O Pazzo, un ragazzo dal passato complicato, che ha un forte senso della giustizia e che a suo modo cerca di aiutare le persone a cui vuole bene. Quanto ti sei identificato con lui?
“E’ un personaggio costruito su valori e principi umani molto giusti, quindi è bello tornare ogni volta a indossare i panni di Pino. Si è creata una relazione profonda tra me e lui nel corso delle stagioni della serie”.

Artem con Kyshan Claire Wilson in “Mare Fuori 3” – credit foto Sabrina Cirillo
La terza stagione di “Mare Fuori” ha avuto un successo pazzesco sia su RaiPlay che sui social. Quale pensi sia il segreto?
“Nessuno si aspettava questo successo. Credo sia dovuto in primis all’impegno e all’unione di tutta la squadra e del cast. Questo secondo me è soltanto l’inizio. Dal punto di vista personale ho sempre visionato dei grandi cambiamenti e un futuro migliore. La vita mi ha portato ad essere quello che sono e sono felice e grato in quanto le mie preghiere sono state ascoltate”.
E’ una serie che nonostante tutto trasmette la speranza di un futuro migliore per questi ragazzi. Senti la responsabilità di essere un esempio per tanti tuoi coetanei?
“La speranza è la cosa più importante, tutti abbiamo bisogno di sperare in qualcosa. Interpretare questo personaggio e rappresentarlo per i giovani che vivono a Napoli, in Italia e anche all’estero, è una grande responsabilità. Devi mostrare il cambiamento vero della persona, devi fare attenzione a quello che dici. Il successo è un’arma a doppio taglio, può distruggerti o darti soddisfazioni. Sono contento di essere un esempio per tanti ragazzi”.

Artem in “Nostalgia” – credit foto Mario Spada
Sei giovanissimo ma hai già avuto modo di prendere parte a due film molto apprezzati da pubblico e critica, “La paranza dei bambini” e “Nostalgia”. Che esperienze sono state?
“Sono passati circa tre anni tra un lavoro e l’altro e sono state due esperienze totalmente diverse. Quando ho girato “La paranza dei bambini” ero inesperto, non sapevo cosa significasse stare su un set. In “Nostalgia”, con la regia di Mario Martone, ho percepito la mia crescita, sia artistica che personale. E’ stato tutto super professionale. Prendere parte al Festival di Cannes grazie a questo film è stata una soddisfazione immensa, perchè ci sono artisti bravissimi che lavorano tutta la vita e non raggiungono questi traguardi. Sono contento del percorso organico che sto facendo, ho un team di professionisti che lavora per me, so dove voglio arrivare e ho l’appoggio di Dio che è la cosa fondamentale. Quando metti Dio al primo posto hai vinto, perché sai cosa vuoi ma non hai bisogno di niente. Io volevo questa vita, ma fondamentalmente ero felice anche nella mia povertà, è questa la chiave”.
Com’è nata la tua passione per la recitazione?
“La passione è nata con gli anni, conoscendo questo mestiere e capendo il privilegio di quello che sto realizzando, del percorso che Dio mi ha regalato. Ed è cresciuta ancora di più quando ho iniziato a relazionarmi con i fan, a scambiare emozioni con le persone, non solo attraverso lo schermo ma anche camminando per strada, facendo felice un bambino che ti chiede un selfie, firmando un autografo in aeroporto. Dare una gioia agli altri è sempre piacevole”.
Che emozione è stata salire sul palco dell’Ariston con il cast di “Mare Fuori” al Festival di Sanremo 2023? Che musica ti piace ascoltare?
“E’ stata un’emozione diversa e bellissima, in quanto da sempre sono un fan del Festival di Sanremo. Sul palco dell’Ariston ho cercato di essere me stesso. A livello musicale non ho un genere preferito, ascolto quello che mi fa stare bene l’anima e mi dà le vibes giuste”.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
“Sicuramente voglio continuare a lavorare su me stesso per migliorare. E poi inizieranno le riprese della quarta stagione di Mare Fuori”.
Vorrei chiederti una riflessione su quanto sta accadendo da oltre un anno in Ucraina, terra in cui sappiamo hai dei parenti…
“Penso che le guerre siano un business e non fanno altro che smuovere l’economia mondiale. A morire e soffrirne sono purtroppo i cittadini comuni che non hanno potere. Non ci sono più emozioni e parole per descrivere tutto quello che è accaduto e sta accadendo. L’unica cosa che possiamo fare è combattere le nostre guerre e i nostri pensieri e realizzare qualcosa per contribuire ad aiutare chi sta vivendo questo dramma”.
di Francesca Monti
credit foto copertina Sabrina Cirillo
Grazie a Mary Calvi
