“Ci saranno grandi, enormi sorprese, il mio personaggio all’epoca era portatore di tematiche sociali forti e importanti e anche stavolta non si sottrae a questa responsabilità”. Luigi Di Fiore ha fatto ritorno a ventidue anni di distanza a “Un Posto al sole” nei panni del medico Luca De Santis che si appresta a diventare il nuovo primario dell’ospedale “San Filippo”.
Attore raffinato, di elevata caratura artistica e dall’animo gentile, in questi anni ha preso parte a serie di successo come “I Cesaroni”, “Il Commissario Nardone”, “Rosso San Valentino”, “Provaci ancora prof!”, “Un’altra vita”, “1992”, “Baciato dal sole”, “Scomparsa”, “Rosy Abate – seconda stagione”, “Rocco Schiavone 3”, a film come “A Napoli non piove mai” e a vari spettacoli teatrali, tra cui “Verso Dante”.
In questa intervista Luigi Di Fiore, con grande disponibilità, ci ha raccontato le emozioni che ha vissuto tornando a Napoli e a Un Posto al sole, la sua “Itaca”, ma anche i ricordi legati al suo primo giorno sul set della serie, i prossimi progetti e le difficoltà che vive la classe attoriale in Italia.

credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle
Luigi, dopo 22 anni è tornato a vestire i panni di Luca De Santis. Ci racconta le emozioni che ha vissuto quando ha messo nuovamente piede sul set di Un Posto al sole?
“Sono state emozioni forti e potenti per varie ragioni, perchè c’è anche un precedente psicologico rispetto al primo giorno fattivo di set, permeato da una strana sensazione. In Italia fino a questo momento non c’era un termine di paragone, in quanto nessun altro attore, dopo 22 anni, ha fatto ritorno nello stesso prodotto con lo stesso personaggio. E’ un’esperienza unica dal punto di vista professionale, una specie di esperimento sociale. So che la metafora è insostenibile ma come Ulisse, dopo venti anni lontano, è tornato alla sua Itaca, così io sono riapprodato a Napoli e a Un Posto al sole”.
Qual è stata la differenza rispetto al primo giorno di riprese nel 1996?
“Nel 1996 ricordo che c’era un entusiasmo pazzesco, eravamo dei soldatini con una lancia in resta che dovevano combattere in trincea e in qualche modo fare sì che Un Posto al sole, basato sul format australiano “Neighbours” e nato da un’idea di Giovanni Minoli, potesse avere successo e salvare così il Centro di produzione Rai di Napoli che rischiava di essere chiuso. C’era un senso di fratellanza e sorellanza molto forte tra il cast, l’impianto tecnico e produttivo, gli sceneggiatori, gli autori, e queste relazioni sono rimaste sempre vive. Tutt’oggi annovero tra i miei più grandi affetti produttori, attori, attrici e maestranze di Un Posto al Sole. Nel 2001, dopo cinque anni, la mia avventura nella serie, con l’uscita di scena di Luca che era partito con Sonia (Paola Rinaldi), è stata interrotta in maniera traumatica, professionalmente parlando, perchè mi piaceva molto stare a Napoli, era un ritorno alle origini e un modo per riscoprirle e riappropriarsene, essendo figlio di immigrati napoletani che si sono trasferiti a Milano. Mentre all’inizio Un Posto al sole era una barca in tempesta che a malapena ce l’ha fatta ed è riuscita ad arrivare a destinazione, ora è un transatlantico meraviglioso, molto efficiente, con meccanismi super oliati, che solca gli oceani. Prima c’era un’efficienza dovuta al buon cuore messo da ognuno di noi, di qualsiasi reparto, oggi c’è strutturalmente la capacità di portare avanti un prodotto complesso perché produrre ogni giorno così tanti minuti di contenuti audiovisivi è un’impresa”.

Luigi Di Fiore e Marina Tagliaferri – credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle
Come è stato accolto dai suoi colleghi?
“Ho ritrovato molti affetti, a partire dal barista della Rai che mi ha accolto con una gioia e un fervore particolari tanto che ho postato anche un video su Instagram (guarda qui), passando per le segretarie, per arrivare a Paolo Terracciano e agli attori storici come Germano Bellavia, Alberto Rossi, Luisa Amatucci, Peppe Zarbo, Marzio Honorato, Patrizio Rispo, Marina Tagliaferri che in questi venti anni di lontananza dalla serie mi sono stati sempre vicino. E’ rimasto intatto quel desiderio di volersi bene. Siamo testimoni e partecipi di un evento epocale, perchè non esiste una lunga serialità in tutta Europa che abbia gli stessi numeri di Un Posto al sole”.
Nonostante sia stato lontano da “Un Posto al sole” per 22 anni il pubblico non ha mai smesso di amare Luca De Santis e lo ha dimostrato anche sui social con commenti entusiastici nel momento in cui è tornato nella serie…
“E’ stato impressionante l’affetto che il pubblico mi ha riservato. Il personaggio di Luca è stato molto amato e seguito fin dal principio ed essendoci questo stacco di 22 anni ho pensato che, rivedendolo, gli spettatori automaticamente sarebbero entrati in una sorta di macchina del tempo, e avrebbero fatto mentalmente un percorso a ritroso ripensando al proprio vissuto, a cosa succedeva in quei tempi, a cosa stessero facendo nel 2001 e questo gioco vale anche per me. Ho capito che se avessimo avuto la possibilità di riagganciare questo tipo di sentimento avremmo vinto ed è quello che sta accadendo. Mi sta arrivando una valanga di emozioni, di commenti positivi, e con piacere vedo che questo rapporto non si è mai spezzato. Ora Luca rientra con una storia interessante, forte, profonda, importante, e bisognerà capire come reagiranno gli spettatori. Io personalmente sono doppiamente felice perchè dopo due anni faticosi a causa della pandemia, sto vivendo un momento molto bello”.

Luigi Di Fiore, Marina Giulia Cavalli, Marina Tagliaferri e Patrizio Rispo – credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle
Qualche settimana fa abbiamo lasciato Luca in procinto di diventare primario e felice di aver fatto ritorno a Napoli e aver ritrovato i suoi amici, a cominciare da Giulia, con cui in passato ha avuto una relazione. Quale evoluzione avrà il suo personaggio?
“Ci saranno grandi, enormi sorprese. De Santis all’epoca era portatore di tematiche sociali forti e importanti e anche questa volta non si sottrae a questo tipo di responsabilità. Ci sono poi delle relazioni che si svilupperanno. Per quanto riguarda Giulia, personaggio straordinario a cui dà il volto Marina Tagliaferri, amica e professionista eccelsa, ho sempre detto agli autori che era curioso che quando io e lei siamo in scena insieme si crea un’alchimia particolare, c’è un connubio di dimensioni umane e professionali. Visto che Luca prenderà questo posto da primario andrà in concorrenza con Ornella, interpretata da Maria Giulia Cavalli Ornella, con cui ci conosciamo fin da ragazzi. Quando sono uscito da Un posto al sole nel 2001 lei era tra le candidate papabili per sostituirmi, così ci siamo sentiti, abbiamo parlato a lungo per fare in qualche modo un passaggio di consegne ricco di informazioni che potessero esserle utili per fare questo viaggio, che per lei dura da 22 anni”.
Lei è nato a Milano ma le sue origini sono napoletane, come ci raccontava poco fa, cosa le piace maggiormente di queste due città?
“Per quanto riguarda Milano apprezzo molto l’attenzione ai doveri civici. Quando invece si vede Napoli da fuori sembra un po’ stramba ma se si ha la fortuna di viverci capisci che hanno ragione i napoletani. Mi spiego meglio. I milanesi vanno sempre di corsa, si cerca spesso il successo, invece a Napoli c’è la vita spirituale al primo posto, la dimensione del rapporto, la relazione tra gli uni e gli altri. La vita è un attimo che fugge e va vissuta con la bellezza e i tempi giusti di chi si interroga su chi siamo, dove andiamo. Bisogna arrivare alla fine di questo percorso e chiedersi ne è valsa la pena, ho conosciuto me stesso, ho vissuto la vita che volevo? Credo siano le domande più importanti”.
Ha preso parte a tanti film e serie di successo, c’è un’esperienza in particolare che le ha regalato maggiore soddisfazione?
“Ce ne sono state tante, ma se dovessi sceglierne una direi “Il Commissario Nardone” con la regia di Fabrizio Costa, tratto da una storia vera e ambientata negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Quando si raccontano dei fatti realmente accaduti hai un senso di responsabilità maggiore e un particolare interesse nello svolgere il tuo compito. Per interpretare il maresciallo Muraro in quella serie ho avuto la possibilità di parlare con suo figlio ed è stata un’emozione potente. Nardone ha inventato la squadra mobile, con le volanti della polizia in strada a controllare il territorio per far sì che possano essere prevenuti certi tipi di reati, e ha istituito il centralino telefonico per le chiamate d’emergenza. Un altro progetto che mi ha regalato grandi soddisfazioni è stato il film “The international” di Tom Tykwer, dove ho recitato con Clive Owen e Naomi Watts”.
E poi c’è il teatro, dove ha portato in scena, nel recente passato, lo spettacolo “Verso Dante”, omaggio al Sommo Poeta…
“Ho frequentato La Bottega Teatrale di Firenze con maestri come Vittorio Gassman che ci hanno insegnato a recitare bene i versi. Era una scuola strutturata molto sulla Divina Commedia, sul Sommo Poeta, sulla nascita del nostro idioma. Quindi è una specie di tributo che dovevo fare a Dante per i 700 anni dalla sua morte e al maestro Gassmann. Ora vorrei tornare a teatro con un Macbeth o un Riccardo III. Forse per interpretare Amleto sono un po’ grande d’età anche se c’è l’esempio meraviglioso di Sarah Bernhardt che lo impersonò a cinquantacinque anni”.

La sua carriera è iniziata proprio dal teatro, cosa rappresenta per lei quest’arte?
“Per un attore il vero mestiere si esplica a teatro. Faccio sempre questo paragone con l’atletica leggera: il cinema e la televisione sono come i cento metri piani, dove si corre in apnea, in maniera velocissima e magari anche ripetuta più volte fino a che vengono svolti in maniera eccelsa, il teatro è come i diecimila metri, parti e devi dosare le forze, capire quando è il momento di andare in fuga o di recuperare, senza possibilità di fermarti o di rifare una battuta. Un po’ come nel circo dove il trapezista deve fare il triplo salto mortale e il suo compagno lo deve prendere al volo altrimenti si sfracella al suolo. Il teatro è buttarsi nel vuoto e con grande fiducia sapendo di aver fatto il massimo”.
Cosa hanno aggiunto Luca De Santis e Un Posto al sole al suo percorso artistico e umano?
“Luca rappresenta una sicurezza psicologica e anche economica perchè il nostro mestiere è molto precario in Italia, bisogna avere un cuore enorme per resistere all’incapacità del bacino politico nel riuscire a capire cosa significhi essere attori e attrici in questo paese. “Un Posto al sole” è una macchina impressionante dal punto di vista professionale e una scuola straordinaria. Ci sono giovani che sto imparando a conoscere e che mi hanno colpito molto perché sono entrati nella soap a dodici anni, ora ne hanno trenta e sono bravissimi”.
Secondo lei perchè in Italia al mestiere di attore e in generale alla cultura non viene riconosciuto il giusto valore?
“Viviamo in un Paese che afferma di amare e difendere la cultura ma nei fatti ha dimenticato totalmente la classe attoriale e questo è molto grave. Gli attori sono strumenti che il poeta necessita per riuscire a trasmettere il proprio messaggio. Quando il grande intellettuale esprime il suo pensiero l’attore o l’attrice lo traduce affinché tutto il pubblico possa riceverlo ed è delicato questo passaggio perchè se l’interprete non è all’altezza lo trasmetterà in modo monco e fragile e quindi il pubblico lo recepirà e si rapporterà alle problematicità che ha descritto il poeta in maniera altrettanto fragile e monca, non riuscendo a discernere bene e male, giusto e ingiusto relativamente a qualsiasi tipo di tematica, sociale, politica o economica. Questo discorso è ben compreso in Francia, in Inghilterra, in Spagna, nei Paesi dell’Est dove un attore è colui che ha fatto un percorso accademico per acquisire gli strumenti che servono per esprimersi. In Italia spesso e volentieri sembra che sia una specie di hobby, perchè abbiamo dato uno spazio enorme ad una povera umanità che cerca con l’arte di raggiungere il sublime ma che niente ha a che vedere con il mestiere forte e profondo di ciò che significa essere un attore e un’attrice. Si è visto con la pandemia dove la politica non era in grado nemmeno di capire a chi dovesse riversare gli aiuti necessari quando tutto si è fermato e bloccato, a definire quale fosse la categoria attoriale. Avevamo una cassa mutua Enpals con quattro miliardi e mezzo di euro, ci è stata sottratta ed è stata inserita nell’Inps togliendo un fondo straordinario che serviva per sostenerci. Ci sono esempi di registi importanti che vanno in pensione con 650 euro al mese. E’ una cosa indecente”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnato?
“Ho terminato da poco di girare ad Atene una fiction innovativa, bellissima, tratta dai romanzi di Markaris, che andrà in onda sulla Rai, con la regia di Milena Cocozza, una donna fantastica dal punto di vista professionale e umano, con compagni di lavoro eccezionali come Stefano Fresi. E’ stata un’esperienza straordinaria”.
di Francesca Monti
credit foto copertina Giuseppe D’Anna / Fremantle
Si ringrazia Stefania Lupi
