UN POSTO AL SOLE – Intervista con Chiara Conti: “Vorrei che si scoprissero anche i lati deboli di Lara, le sue paure, le sue fragilità”

“E’ un personaggio che adoro interpretare, è sopra le righe, pieno di contrasti, è scritto bene, mi fa uscire dalla comfort zone, mi fa osare e spingere oltre i miei limiti e verso mondi che non conosco e non ho mai focalizzato”. Chiara Conti in “Un Posto al sole”, in onda dal lunedì al venerdì alle 20,45 su Rai 3, dà il volto a Lara Martinelli, una donna d’affari ambiziosa, arrivista, che usa ogni mezzo per ottenere ciò che vuole, e che ora vorrebbe costruire una famiglia con Roberto Ferri (Riccardo Polizzy Carbonelli) e con il piccolo Tommaso (Luigi De Feo).

In questa intervista Chiara Conti, con grande trasporto e profondità, ci ha parlato di come sta vivendo l’attuale linea narrativa relativa al suo personaggio, delle sfumature che vorrebbe emergessero, ma anche della sua passione per la letteratura e del suo impegno nella lotta contro la violenza sulle donne.

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Chiara Conti con Luigi De Feo in “Un Posto al sole”

Chiara, in “Un Posto al sole” interpreta Lara, una donna ambiziosa, calcolatrice, che in questo momento vediamo “usare” suo figlio Tommaso che ha dei problemi di salute per poter raggiungere il suo scopo di riavvicinarsi a Roberto. Come sta vivendo questa linea narrativa? 

“E’ una linea molto complicata da interpretare a livello emotivo. Io amo i bambini, non sono ancora mamma ma ho sempre desiderato esserlo, fin da piccola. Quindi impersonare Lara che in un primo momento sembra totalmente distaccata da Tommaso, che sembra solo un mezzo per arrivare a Roberto, l’amore della sua vita, era abbastanza traumatizzante. Ho vissuto un conflitto interiore con il mio personaggio che ho sempre amato follemente, perché ricco di sfaccettature, di luce ed ombra. In questo momento il nero prevale sul bianco. Ne abbiamo parlato tanto, mi sono confrontata riguardo le varie scene e il percorso di Lara e spero che emerga una sorta di affetto, un coinvolgimento nei confronti di questo bambino, a cui dà il volto il piccolo Luigi De Feo che è dolce, meraviglioso. Spero che arrivi il tormento nelle azioni, il combattimento interiore nel gesto. Che si riesca a vedere anche il grigio in tutto quel nero.”

Possiamo dire che Lara, seppur con mezzi ambigui ed estremi, cerca quell’amore e quella stabilità affettiva che finora non ha avuto…

“Penso che il sogno di Lara sia trovare un suo posto, un suo centro, con qualcuno accanto, costruire una famiglia, qualcosa che sembri solido, in questo caso con Roberto e Tommaso. Scoprire di essere incinta è stata la gioia più grande per lei perché non credeva di poter avere figli, ma poi ha perso il bambino e questo l’ha portata a fare cose obiettivamente non giuste. Prima voleva il potere, poi conquistare Ferri, che con l’arrivo del bambino le ha dato una casa e dei soldi, ora continua a lottare perché non vuole solo il potere, ma forse cerca una stabilità affettiva che non ha mai avuto, per quello che si sa della sua vita”.

Attraverso il suo personaggio viene affrontato un tema delicato, quello della compravendita dei bambini…

“Purtroppo succede anche nella realtà. Ci sono questi percorsi alternativi gravissimi, in cui c’è chi compra e chi vende, l’orrore e l’errore sta da entrambe le parti. Lara agisce in quel modo per questa ossessione d’amore che ha, è follemente innamorata di Ferri che comunque la rifiuta, la tratta male, la mette all’angolo. Ha bisogno di tante attenzioni che cerca di trovare nell’unica persona che forse le ha smosso qualcosa dentro”.

Un altro tema che in qualche modo è strettamente collegato è quello legato alle difficoltà di portare a termine un’adozione in Italia… 

“Le adozioni oggi sono tanto complicate… Conosco una coppia che ha una situazione stabile, affettiva e lavorativa, da tempo vorrebbe adottare un bambino ma non riesce. Eppure le case famiglia e gli orfanotrofi sono pieni di bimbi e ragazzi che avrebbero bisogno di essere adottati, come ho potuto vedere direttamente. Se le procedure fossero più semplici si eviterebbero anche percorsi alternativi sbagliati”.

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Sul set ha modo di rapportarsi maggiormente con Nina Soldano che dà il volto a Marina e con Riccardo Polizzy Carbonelli che interpreta Roberto. Come si trova a lavorare con loro?

“Mi trovo molto bene. Sono stata fortunata, Nina e Riccardo mi sono stati vicino dal primo momento. Entrare in un gruppo consolidato da tanti anni è sempre un po’ difficile, soprattutto per chi come me è timida. Loro mi hanno accolto benissimo e nel tempo si è creata una grande fiducia, c’è uno scambio di opinioni, proviamo le scene insieme, ci confrontiamo, insomma mi sento a casa. Sono due persone generose nell’approccio con l’altro e questo permette di avere una marcia in più nel nostro lavoro. Fin dall’inizio ho girato principalmente con Riccardo, mentre ho avuto modo di conoscere maggiormente Nina nell’ultimo periodo. Siamo umanamente vicine ed è bellissimo. Nella vita e nel lavoro quando le donne fanno squadra sono fortissime”.

Diceva poco fa che Lara è un personaggio ricco di sfumature, quale le piacerebbe far emergere in futuro?

“Lara affronta le cose con rabbia e aggressività, con la voglia di vincere sempre e comunque, senza riflettere su quello che fa, e questo mi porta a pensare che abbia avuto un vissuto particolare, qualcosa che l’ha fatta chiudere a riccio e tirare fuori solo alcuni lati di sé. Vorrei che si scoprissero anche i suoi lati deboli, le sue paure, i suoi motivi, che mostra solo in alcune situazioni. Credo che in ogni personaggio negativo ci siano delle ragioni scatenanti. Mi piacerebbe affrontare quello che le è successo in passato, scoprire come potrebbe diventare. Vorrei conoscere Lara ancora e ancora. E’ un personaggio che adoro interpretare, è sopra le righe, pieno di contrasti, è scritto bene, mi fa uscire dalla comfort zone, mi fa osare e spingere oltre i miei limiti e verso mondi che non conosco e non ho mai focalizzato. Ho sempre rivestito dei ruoli molto diversi da lei, che è una donna estrema, senza freni, coraggiosa, sfacciata e mi porta a fare un confronto con me stessa, a cercare e scoprire cose nuove. E’ una sfida continua e sono felice di affrontarla. Vediamo cosa accadrà in futuro e come reagirà il pubblico”.

Recentemente l’abbiamo vista nella serie “Il Commissario Ricciardi” nel ruolo di Marta, la mamma del protagonista. Com’è stato entrare nei panni di questa donna?  

“Marta è un personaggio che ho amato molto, sofferto e sofferente. Nella prima stagione si tormenta per la maledizione che la porta a vedere le anime delle vittime di morte violenta e per averla trasmessa al figlio, tanto da morire poi di dolore in un manicomio, raccontando a Ricciardi che la loro unica condizione possibile è la solitudine. Nella seconda c’è un cambiamento nel suo cuore: in quel ballo/abbraccio con Luigi Alfredo, c’è una madre che vuole che il figlio sia felice e che, sussurrandogli “senza dolore non c’è amore figlio mio”, cerca di dargli la libertà, il coraggio di innamorarsi. È bello pensare che si possa cambiare anche un’idea radicata da sempre, se ci si mette un po’ di cuore”.

La serie è ambientata nella Napoli degli anni Trenta. Cosa l’ha affascinata maggiormente di quell’epoca?

“Gli anni Trenta sono il periodo storico che amo di più in assoluto, mi piace tutto, dalla moda all’arte, dalla letteratura alla pittura, quel fermento culturale meraviglioso. Noi abbiamo girato soprattutto a Taranto perchè è la città che assomigliava di più alla Napoli di quei tempi che era meravigliosa. Adoro recitare in film storici, il costume d’epoca ti fa assumere posizioni diverse, la pettinatura ti fa muovere in un certo modo e tutto questo contribuisce ad immergerti in quell’atmosfera magica, a viaggiare nel tempo”.

Nei suoi post su Instagram ci sono spesso dei versi di opere di Simone De Beauvoir, Murakami, Beatrice Zerbini, da cui traspare la sua passione per la letteratura…

“Sono innamorata della letteratura e della scrittura, tanto che avrei voluto studiare Lettere. Mi piacerebbe saper scrivere bene, ma non sono troppo paziente. Resto profondamente colpita dalle parole, dal loro uso, dalla capacità di un autore di creare una poesia che entra nel cuore. La letteratura è magica, ti insegna a sognare, ti aiuta ad immaginare, a creare, ti dà libertà. Devo ammettere che spesso sono rimasta delusa dalle trasposizioni cinematografiche di libri, invece “Il Commissario Ricciardi” era esattamente come l’avevo immaginato leggendo i romanzi di De Giovanni quindi è stato ancora più piacevole prendere parte a questa serie. Vengo da una famiglia di appassionati lettori, mio papà mi ha regalato “La storia infinita” a 6 anni e sono entrata in un mondo fantastico, dove tutto è possibile (un po’ come recitare!) e non ho più smesso di leggere. Penso che bisognerebbe riportare i ragazzini ad affezionarsi alla lettura, che è un mondo vasto, bellissimo e necessario”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Nell’ultimo periodo per fortuna ho lavorato molto e quindi ho dovuto rimandare la mia mostra di quadri, ma spero di riuscire a realizzarla a settembre, portando le mie opere in tre città: Roma, Napoli e Milano”.

Ha preso parte come testimonial alla campagna contro la violenza sulle donne #IoLotto, voluta e promossa dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Napoli. Una tematica che purtroppo è sempre attuale…

“E’ una tematica che mi sta a cuore e per la quale mi batto da tempo, in quanto ho subìto in prima persona un’aggressione molto grave. #IoLotto è una bellissima e utile iniziativa, voluta con tutte le forze dai suoi ideatori, per sensibilizzare, aiutare e superare la paura. Abbiamo ricevuto un riconoscimento dal sindaco che è stato molto importante: vedere tante persone unite per combattere insieme qualcosa di così complesso e doloroso, mi ha molto emozionata. Innanzitutto è necessario spiegare alle donne che ci sono tanti mezzi per farsi aiutare. Una persona vittima di violenza ha paura a parlarne, è terrorizzata da quello che potrebbe succedere, si vergogna, si sente in colpa, crede che nessuno possa capirla. Invece bisogna rivolgersi ai centri antiviolenza, alle case d’accoglienza, al numero di assistenza nazionale 1522, denunciare alla polizia, chiedere aiuto ad un’amica, fare un corso di difesa personale in modo da non paralizzarsi, imparando dei modi che possano spiazzare l’aggressore. Secondo me andrebbe reso obbligatorio per donne, bambini ed anziani. Grazie a quel corso di krav maga che stavo frequentando proprio per una campagna contro la violenza, quando sono stata aggredita, ho reagito, ho lottato, non mi sono arresa ed ho vinto: mi sono salvata. Forse non tutti sanno che se premi il tasto sul lato destro del cellulare per cinque volte parte un allarme con un suono forte. Se tu lo spegni entro dieci secondi non succede nulla, altrimenti arriva una segnalazione alla polizia che può localizzarti e raggiungerti. E’ un altro strumento di difesa importante. La strada da fare è ancora lunga ma il fatto che si parli sempre più spesso della violenza sulle donne forse può far capire che c’è una via d’uscita e che ci sono persone, associazioni, numeri che ti possono aiutare, che non siamo sole e che non dobbiamo avere paura di aprire quella porta e, gridando, chiedere aiuto”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Stefania Lupi

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