Intervista con Enrico Beruschi, in scena a novembre all’EcoTeatro di Milano con “Anfitrione”

Artista a 360 gradi, attore, regista, cabarettista e cantante, oltre cinquant’anni di carriera: Enrico Beruschi ha debuttato nel 1972 nel mitico Derby Club di Milano, quindi è stato tra i protagonisti di programmi cult come “Non Stop”, “Luna Park” e “Drive In”, segnando la storia della televisione italiana con il suo talento e la sua comicità. Ha lavorato con registi del calibro di Ettore Scola in “C’eravamo tanto amati”, Alberto Lattuada in “Oh, Serafina!”, Mario Monicelli in “Un borghese piccolo piccolo” e “Facciamo Paradiso”, Pupi Avati in “Dante”, ha recitato in serie tv come “Elisa di Rivombrosa” e “Piccolo mondo antico”, ha preso parte al Festival di Sanremo 1979 con “Sarà un fiore” arrivando quinto.

Enrico Beruschi, che ringraziamo per la disponibilità, sarà in scena all’EcoTeatro di Milano dal 16 al 19 novembre con “Anfitrione”, insieme a Mirko Ranù e Luca Arcangeli.

E71DD570-C033-4BD5-96E9-8E3E1782F585

credit foto FM

Enrico, dopo il successo de “Il borghese gentiluomo” torna a novembre all’EcoTeatro di Milano con “Anfitrione”, cosa può anticiparci?

“E’ una rilettura in chiave “arcobaleno” della storia di Giove/Anfitrione e Mercurio/Sosia. Sarò in scena con Mirko Ranù e Luca Arcangeli. Al di fuori della commedia c’è un attore che racconta delle cose ed è quello che faccio nella lirica da venti anni con un piano, tre-quattro cantanti e io che narro una storia. Quest’anno con “Anfitrione” tentiamo di dare ancora più forma allo spettacolo”.

A quale versione di “Anfitrione” farete riferimento, a quella moderna di Molière o a quella classica di Plauto?

“Alla versione dell'”Anfitrione” moderna di Molière, anche perchè Plauto ha la mia età ed è stufo di andare sul palcoscenico (scherza)”.

Rispetto ai tempi di “Drive In” cos’è cambiato oggi nel modo di fare cabaret?

“Noi ci impegnavamo per inventare sempre cose nuove, per far divertire la gente, per trasmettere allegria. Oggi i giovani che fanno cabaret, soprattutto in televisione, hanno autori che scrivono per loro i testi, quindi leggono, studiano e ripetono ma non hanno quella gavetta alle spalle che abbiamo avuto noi, la mia generazione e quella successiva. Il Derby Club aveva un pubblico difficile e sera per sera bisognava sentire l’umore del pubblico, ed è quello che succede a teatro, dove bisogna captare i pensieri e i sentimenti degli spettatori. Non era una cosa asettica. Abbiamo vissuto fino in fondo prima “Non stop” e poi “Drive In”. Dopo aver terminato la puntata alle 20 andavamo a cena insieme, quindi a studiare, a preparare le trasmissioni e a colorarle, cosa che adesso non esiste quasi più”.

Comicità, teatro ma anche musica: nel 1979 ha preso parte al Festival di Sanremo con “Sarà un fiore”, nel 2022 ha pubblicato il brano La Palissia con la partecipazione di Margherita Fumero, per l’etichetta discografica Tilt Music Production. Ha qualche progetto in programma anche in campo musicale?

“Quando avevo sei anni il maestro di canto mi ha detto “sei stonato, non aprire bocca” e io ci sono rimasto malissimo e mi sono messo a piangere. Ora ho avuto una sorta di rivincita, infatti qualcuno dice che non sono poi così stonato e allora mi viene voglia di cantare. Vedremo cosa succederà”.

di Francesca Monti

Grazie a Patrizia Milani

Rispondi