“Probabilmente la persona che ha segnato maggiormente la mia vita e che mi ha dato di più è stato Federico Fellini. Un incontro magico, eccezionale”. Dopo i recenti successi con “Caro Federico” e “Ostriche e caffè americano”, Sandra Milo, tra le più grandi attrici italiane di sempre, torna in scena all’EcoTeatro di Milano dal 2 al 4 febbraio con la divertente commedia da lei scritta “Caino e Abele”.
Icona di fascino e bellezza, donna di grande ironia e intelligenza, dall’entusiasmo travolgente, ha preso parte a film di successo come “Fantasmi a Roma” con Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, “Il giorno più corto” di Sergio Corbucci e i capolavori di Federico Fellini, di cui era la musa, “8½” e “Giulietta degli spiriti”, che le sono valsi due Nastri d’Argento come miglior attrice protagonista. Ha lavorato con tantissimi registi, da Luigi Zampa a Dino Risi, da Luciano Salce a Gabriele Salvatores e Pupi Avati in “Il cuore altrove”. Nel 2021 ha ricevuto il David di Donatello alla carriera. Recentemente ha preso parte alle due stagioni del road movie “Quelle Brave Ragazze” in onda su Sky Uno.

Signora Sandra, sarà in scena il prossimo febbraio all’EcoTeatro di Milano con lo spettacolo “Caino e Abele” da lei scritto, com’è nato?
“Sono contenta di tornare di nuovo all’EcoTeatro di Milano dove in passato ho già portato diversi spettacoli. Sono una donna molto curiosa, mi piace capire perchè accadono le cose, arrivare all’origine, non sempre ci si riesce ma ci provo. Ero molto interessata alla storia di Caino e Abele, al fatto che il primo avesse ucciso il fratello e che Dio, che aveva punito severamente Adamo ed Eva per un peccato molto meno grave, lo avesse lasciato andare. E’ un argomento di cui si parla e si sa poco, invece secondo me è un aspetto importante. Da queste considerazioni è nata l’idea di scrivere il testo di “Caino e Abele””.
In questa commedia Abele è una donna, la sorella di Caino. Come mai questa scelta?
“Ho immaginato che Abele fosse la sorella di Caino e che lui la uccidesse quando scopre che ha partorito, pensando che fosse simile a Dio in quanto è riuscita a riprodurre la vita. Per questo è invidioso, litiga con lei, non si capiscono e arriva ad ammazzarla. Poi ha un colloquio con Dio, in cui prova quasi ad accusarlo chiedendo perché non l’avesse fermato dato che è una creatura plasmata a sua immagine e somiglianza, ma alla fine Lui lo lascia andare. E’ una commedia che diverte ma che fa anche riflettere”.
Attraverso lo spettacolo viene trattato un tema importante come quello del femminicidio e della violenza sulle donne…
“I femminicidi sono purtroppo un dramma sempre attuale. Gli uomini continuano ad uccidere le donne, gli innocenti, anche a fare le guerre, forse è il momento giusto per mettere in scena una commedia del genere per porci delle domande, per chiederci cosa possiamo fare. Vorrei confrontarmi con il pubblico alla fine dello spettacolo, sapere cosa pensa, vorrei che il teatro scendesse in platea e questa salisse sul palco. E’ un’arte che può migliorare l’animo di tutti”.

Cosa rappresenta per lei il teatro?
“Il teatro è la mia passione, quella che non ho mai avuto per il cinema. Infatti l’ho lasciato due-tre volte nel corso della mia vita, poi è venuto a cercarmi. Il teatro trasmette qualcosa di speciale, lo vivi davvero, c’è uno scambio di energia, di spiritualità, di emozioni con il pubblico. E’ un attimo meraviglioso che sembra infinito”.
Lei ha esordito al cinema nel 1955 nel film “Lo scapolo” con Alberto Sordi, ha lavorato con grandissimi artisti, da Totò a Eduardo De Filippo, da Marcello Mastroianni a Federico Fellini. Se dovesse pensare ad un’immagine della sua meravigliosa carriera qual è la prima che le viene in mente?
“Ci sono tante immagini della mia carriera che mi vengono in mente. Probabilmente la persona che ha segnato maggiormente la mia vita e che mi ha dato di più è stato Federico Fellini. Un incontro magico, eccezionale. L’ho amato tanto e continuo ad amarlo per le sue grandi qualità umane. Credo tutto sommato che i suoi contemporanei non l’abbiano capito fino in fondo, perchè lui si nascondeva, non gli piaceva rivelarsi, però in realtà amava molto gli altri e cercava sempre l’aspetto divino nelle persone e riusciva a individuarlo, a farlo emergere. Era un uomo fantastico”.
Un cinema onirico e realistico al contempo quello del Maestro Fellini che faceva sognare gli spettatori…
“Ancora oggi a distanza di tanti anni il suo cinema rimane vitalissimo, importante, insuperabile e insuperato sotto molti aspetti. E continua a farci sognare”.
Qual è il segreto per mantenere sempre il brio, l’entusiasmo, la voglia di mettersi in gioco che lei ha?
“Io amo la vita e provo a vederne sempre il lato positivo, mi piace mettermi in gioco e cercare di capire le cose, senza accettarle passivamente, poiché quando si comprendono acquistano un valore ancora più grande”.
di Francesca Monti
Grazie a Patrizia Milani
