Intervista con Rita Pavone: “Sono una persona entusiasta e mi piace mettermi sempre in gioco”

“E’ un racconto a 360 gradi, perché festeggio l’importante traguardo dei sessanta anni di carriera, e questi live mi permettono di mostrare la mia evoluzione nel tempo, da interprete ad autrice e produttrice”. Una grinta, un’energia e una voce straordinarie, inconfondibili, trascinanti, oltre 50 milioni di dischi venduti a livello planetario: Rita Pavone, una delle artiste più stimate in Italia e all’estero che ha scritto la storia del panorama musicale e televisivo, è tornata sul palco, dopo una lunga assenza, con il tour “Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”, organizzato da International Music and Arts, che farà tappa il 10 agosto a Salsomaggiore Terme e il 12 agosto ad Agerola.                                             

In questa piacevole chiacchierata Rita Pavone ci ha parlato del tour ma anche dei ricordi legati ai suoi inizi e all’indimenticabile Lina Wertmüller, dell’incontro con Papa Francesco, della musica di oggi e del Festival di Sanremo, a cui le piacerebbe partecipare nuovamente in gara.

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Rita, è tornata sul palco con il tour “Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. Ci racconta le emozioni che ha vissuto in queste prime date?

“E’ stata una grande emozione. Abbiamo testato questo tour, la cui partenza vera sarà a settembre, con date in location importanti, per vedere come funzionava il progetto di “Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. Io canto le canzoni che mi hanno dato la grande popolarità ma mi piace anche rimettermi sempre in gioco. E’ un racconto a 360 gradi, perchè quest’anno festeggio l’importante traguardo dei sessanta anni di carriera, e questi live mi permettono di mostrare l’evoluzione di Rita nel tempo, da interprete ad autrice e produttrice. Le due tappe, di Cervia a La Milanesiana Festival e di Milano al Castello Sforzesco, sono andate benissimo, mi sono divertita come una pazza e ho cantato tanti pezzi che mi piacevano perchè credo che un’artista debba mostrare quello che è oggi e non vivere di rendita. Abbiamo capito che questa formula funziona alla grande. Ora mi aspettano altri due live, il 10 agosto alla Pinko Arena di Salsomaggiore Terme e il 12 agosto ad Agerola nell’ambito di “Sui sentieri degli dei” – Festival dell’Alta Costiera Amalfitana, e poi in autunno il tour nei teatri”.

Questo tour è anche un tributo a Pierangelo Bertoli e al suo brano “A muso duro”, da cui è tratto il titolo “Un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”…

“E’ un omaggio sia a Pierangelo Bertoli, nel ventennale dalla sua scomparsa, sia a questa splendida canzone, “A muso duro”, che compie quarant’anni. Stavo cercando un titolo per il tour e un giorno in tv ho visto un bel ragazzo che cantava benissimo questo brano di Bertoli. Sono poi venuta a sapere che era suo figlio. Quando ha detto “un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro” ho avuto una sorta di folgorazione sulla via di Damasco e ho capito che era il nome giusto perchè io posseggo un repertorio ricco che pochi hanno, ho tante canzoni che cantano ancora tutti, come Questo nostro amore, La partita di pallone, Il Geghegè, Cuore, Come te non c’è nessuno, Che m’importa del mondo, Viva la pappa col pomodoro, Il ballo del mattone, e mi piace ricordarle ma anche far conoscere quello che sono stata dagli anni Settanta ad oggi. In questo tour ho l’opportunità di interpretare quei brani che il pubblico mi chiedeva sempre ai concerti ma che non riuscivo ad inserire in scaletta, e di alternare la musica soul, rock, di fare quello che mi piace. E poi è incoraggiante vedere la gente della mia età che ricorda e ascolta con attenzione, e i loro figli e nipoti che mi raggiungono in camerino per dirmi che hanno accompagnato la loro mamma e sono rimasti piacevolmente sorpresi e sono felici di essere venuti al live. Questo è più di un Oscar per me”.

Questo tour fa conoscere meglio anche la sua anima cantautorale, con brani da lei scritti e dischi autoprodotti, come per esempio Gemma e Le Altre, in cui, già alla fine degli anni ‘80, ha precorso i tempi affrontando la questione femminile e parlando dell’amore tra donne…

“In Dimensione donna avevo già osato scrivere alcune cose sul mondo femminile, poi ho deciso di pubblicare questo disco, Gemma e le altre, dove le donne si raccontano, dicono quello che hanno nello stomaco, le gioie e le ferite che portano con sè. C’è un brano ad esempio dal titolo “Seicento e più” dove lei decide di fare una sorpresa all’uomo che ama e fa 600 km per andare a trovarlo e lui nello stesso giorno pensa di raggiungerla e si mette in viaggio. Piove e questi due innamorati si fermano per caso sotto un viadotto, si vedono e capiscono che il grande amore è quello, poiché tutti e due volevano fare qualcosa di speciale per la persona amata. Ci sono quindi storie d’amore, che è il tema principale, ma anche di sofferenza, di donne che perdono come Gemma. E’ un disco molto bello, che è stato ben recensito dalla critica ma che non è mai passato in radio, nemmeno un brano. Allora ho pensato che fosse arrivato il momento di farlo conoscere. E il concerto inizia proprio con “Donne ferme, donne che camminano”, cioè quelle che si lasciano andare, non si confrontano, non lottano per ciò che vogliono e altre che invece combattono e non si arrendono”.

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Oggi la musica può avere ancora una funzione sociale per far riflettere le persone su temi importanti?

“Penso che oggi manchino i grandi autori come Gaber, De Andrè, Battisti e Mogol, De Gregori, Conte, che hanno scritto testi importanti, che ti entrano dentro e ti sembra di vedere quelle storie di cui parlano. Ora invece, spesso e volentieri, sento solo canzonette che magari diventano tormentoni. Anche Il Geghegè lo è stato, ma viene cantato da cinquanta anni perchè c’era un’idea musicale. E’ un momento di transizione e non so quanto durerà. Anche l’utilizzo dell’autotune secondo me è uno spreco totale perchè non capisci più chi canti veramente e chi no. E poi non tutti dicono cose interessanti”.

C’è qualche artista della nuova generazione che apprezza maggiormente?

“Tra gli artisti delle nuove generazioni mi piacciono Lazza, Mr. Rain, Ultimo, che sanno trasmetterti un’emozione e che invitano a voler ascoltare quello che stanno dicendo nei loro brani. Se penso all’ultimo Festival di Sanremo dove i momenti più eclatanti sono stati il duetto di Giorgia ed Elisa, Lady B dei Beatles cantata con il coro gospel da Marco Mengoni e l’esibizione del trio Al Bano, Massimo Ranieri e Gianni Morandi significa che non tutti i cosiddetti boomer sono tali ma hanno ancora delle cose da dire e le dicono molto bene. Al contempo però sta mancando qualcosa nella musica di oggi”.

Se pensa ai suoi sessanta anni di carriera qual è la prima immagine che le viene in mente?

“Quella del mio primo disco d’oro nel marzo 1963, ottenuto per aver venduto un milione di copie di Come te non c’è nessuno, che è rimasto per undici settimane al primo posto in classifica, seguito dopo pochi mesi da Cuore, con quindici settimane ai vertici e con un milione e mezzo di copie vendute. E’ stato un anno fantastico, in cui ho inciso brani in francese, in tedesco, ero al comando delle charts di mezzo mondo. Sessanta anni dopo ricordo con tenerezza anche la canzone “Non è facile avere 18 anni”, uscita alla fine del 1963. Avevo compiuto 18 anni e allora era tutto diverso, perchè si raggiungeva la maggiore età a 21 anni. In quel brano canto la difficoltà di una ragazzina di dimostrare di saper amare come una donna adulta, con grande forza, anche se magari la persona che ama non lo capisce. E’ un brano scritto da Bernabini, che racchiude un momento particolare della mia vita, anche una crescita interiore da ragazzina a giovane donna. Avevo una sensibilità che forse alcuni non avvertivano ma altri sì, tanto che Umberto Eco mi dedicò sette pagine in uno dei suoi libri più belli, “Apocalittici e integrati”, scrivendo di questa “ragazza che camminava verso il pubblico con l’aria di domandare un gelato, e dalla cui bocca uscivano parole di passione”. Lui aveva capito la trasformazione che stava avvenendo in quella che poteva sembrare Mickey Mouse ma che invece era probabilmente Cenerentola”.

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credit foto profilo Facebook Rita Pavone

Una delle figure importanti nella sua carriera artistica è stata senza dubbio Lina Wertmüller, che l’ha diretta nello sceneggiato televisivo “Il giornalino di Gian Burrasca” e nei film “Rita la zanzara” e “Non stuzzicate la zanzara”. Le andrebbe di regalarci un suo ricordo?

“Lina era la mia mamma artistica e la sua morte è stata per me un dolore atroce. Ci frequentavamo e ogni volta che andavo a Roma le telefonavo chiedendole quando potevo andare a trovarla e lei rispondeva: “tesoro, tu suona, la porta per te è sempre aperta”. C’era un grandissimo affetto tra noi, è la persona che mi ha dato la possibilità di dimostrare le mie capacità di attrice, in quanto “Il giornalino di Gian Burrasca” è stato il primo lavoro importante che ho fatto in tv. Per vestire i panni del protagonista ho studiato i comportamenti dei miei fratelli, in quanto volevo che chi mi vedeva avesse l’impressione di trovarsi di fronte un ragazzo, non una femmina vestita da maschio. Lina mi ha aiutato tanto. E’ stato il primo approccio che poi mi ha permesso di lavorare con grandissimi attori come Arnoldo Foà, Valeria Valeri, Sergio Tofano, veri e propri miti del teatro. Successivamente ho recitato con Totò, Giancarlo Giannini che è una persona deliziosa, Giulietta Masina che ricordo con affetto. Devo dire molti grazie perchè se non hai una leva non puoi alzare nulla, se invece hai qualcuno che capisce quello che tu potresti essere in grado di fare e ti aiuta con un gesto di grande generosità allora ci metti l’anima per dimostrare che non hanno sbagliato a sceglierti. Questa è stata una lezione di vita per me”.

Cosa ci racconta invece riguardo l’incontro con Papa Francesco?

“Ho interpellato Monsignor Viganò chiedendogli se potesse mandare una lettera a Papa Francesco da parte mia perchè avevo fatto un disco, “Masters”, in cui cantavo dei brani americani tra i quali c’era “You’re The Reason I’m Living” di Bobby Darin che parla di amare l’universo e tutto quello che ci circonda, e mi sarebbe piaciuto partecipare al Concerto di Natale. Non mi aspettavo che rispondesse. Mi telefonò la vigilia di Natale, io ero in auto, stavo caricando alcune cose con la mia assistente e sua sorella quando è suonato il telefonino, ho risposto e ho sentito queste parole: è la signora Pavone? Sono Papa Francesco. All’inizio mi sembrava impossibile tanto che ho detto “se è uno scherzo è di cattivo gusto anche perchè siamo alla vigilia di Natale”. Sua Santità mi ha rassicurato affermando che era proprio lui, che aveva ricevuto la mia lettera, e io non sapevo più cosa fare, piangevo, ridevo e non potevo credere che fosse al telefono con me. Poi mi ha scritto una bellissima missiva con una calligrafia minutissima in cui spiegava che non organizzavano più il concerto di Natale ma che avrebbe avuto il piacere di conoscermi di persona e ho chiesto se fosse possibile portare la mia famiglia. Siamo andati in Vaticano e abbiamo avuto un incontro con lui di venticinque minuti. Papa Francesco ha parlato con mio marito della canzone “Addormentarmi così”, che era celebre in Argentina, un Paese dove anch’io ho avuto un grande successo negli anni Sessanta, infatti Sua Santità conosceva i miei brani. E’ stato un incontro bello, commovente, indimenticabile per me, mio marito e i miei ragazzi”.

Nel 2020 è stata tra i protagonisti del Festival di Sanremo con “Niente (Resilienza 74)” che ha riscosso un grande apprezzamento da parte del pubblico. Le piacerebbe tornare sul palco dell’Ariston?

“Se dovessi essere invitata nuovamente al Festival di Sanremo non vorrei andare come ospite per cantare i miei successi e prendere gli applausi del pubblico come ad Arena Suzuki, ma partecipare in gara. “Niente (Resilienza 74)” è piaciuta tanto, mi hanno scritto anche dei metallari dicendo che il giorno dopo averla sentita già suonavano il pezzo. In verità non pensavo di andare al Festival. Tre giorni prima dell’annuncio degli artisti selezionati Amadeus mi ha chiamato per informarmi che avrei partecipato, che aveva tenuto segreti due nomi, tra cui il mio, perchè c’era stato uno spoiler e che la canzone gli piaceva molto. All’improvviso ho dovuto organizzare tutto, il parrucchiere, il vestito (sorride). E’ stata una bellissima emozione. Non mi aspettavo la standing ovation, con l’Ariston in piedi per me. E’ stato incredibile. Poi è arrivata la pandemia e ha bloccato tutto”.

Qual è il segreto per avere sempre quell’entusiasmo e quella grinta che la caratterizzano, sul palco e nella vita?

“Amo mettermi in gioco, non mi interessano le classifiche. Sono una persona entusiasta, fino a che avrò questa grinta che ho dentro, questo entusiasmo per la musica, questa voglia di emozionarmi prima di ogni concerto, significa che ci sono ancora e sono ben presente, quindi continuerò a fare questo mestiere. Il giorno in cui mi renderò conto che non sono più in grado di affrontare il palco mi farò da parte”.

di Francesca Monti

Grazie a Viviana Tasco

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