INTERVISTA CON VANESSA GRAVINA, GIULIO CORSO, PAOLO TRIESTINO, IN SCENA AL TEATRO MANZONI DI MILANO CON “TESTIMONE D’ACCUSA”

Vanessa Gravina, Giulio Corso e Paolo Triestino sono i tre straordinari protagonisti di “Testimone d’accusa” di Agatha Christie, con la traduzione di Edoardo Erba e la regia di Geppy Gleijeses, prodotto da Gitiesse Artisti Riuniti e Teatro Stabile del Veneto, in scena dal 17 al 29 ottobre al Teatro Manzoni di Milano.

Leonard Vole (Giulio Corso) viene arrestato per l’omicidio di Emily French, una benestante e anziana signora che, ignara del fatto che fosse sposato, lo aveva nominato suo principale erede. Il giovane viene dunque sospettato di essere l’autore dell’efferato delitto. A complicare le cose sarà la testimonianza della moglie Roamine (Vanessa Gravina). Sir Wilfried Robarts (Paolo Triestino), importante legale di Londra, sarà chiamato a difendere Leonard nel processo.

Dal 17 al 29 ottobre sarete in scena con “Testimone d’accusa” al Teatro Manzoni di Milano. Cosa potete raccontarci riguardo i vostri personaggi?

Giulio Corso: “In scena siamo undici attori e questo mi sento di dire che è uno dei pregi dello spettacolo che è finalmente di nuovo grande, con tanta gente sul palco. Roamine Heilger, Leonard Vole e Sir Wilfrid Robarts compongono il magic trio della pièce che tesse le fila di questo dramma giudiziario eccellente. Da una parte c’è Leonard Vole, accusato di aver ucciso la signorina Emily French, dall’altra c’è Roamine, moglie di questo ragazzo, di origine tedesca, salvata dalla guerra, da una Berlino est in macerie, e poi c’è Sir Wilfried Robarts, importante legale di Londra chiamato a difendere Leonard nel processo”.

Qual è il punto di forza di questo testo?

Vanessa Gravina: “Venendo da anni di pandemia molto difficili, in cui si potevano mettere in scena spettacoli con 2-3 personaggi, vedere questa macchina scenografica, questo comparto attoriale, questa recitazione rigorosamente moderna ma tradizionale insieme, che porta il pubblico dentro ad una dimensione dell’epoca ma con personaggi reali, assolutamente vivibili, conoscibili nei nostri giorni, è un’apoteosi. Spero che anche a Milano ci sia un ottimo riscontro perché ovunque siamo stati abbiamo avuto delle ovazioni. Noi per primi ci emozioniamo continuamente all’interno di questo spettacolo che è un susseguirsi di colpi di scena, che non dà tempo allo spettatore di annoiarsi. Secondo me è importante fare un teatro avvincente, spettacolare. Il tutto condito da una grande ironia”.

Paolo Triestino: “Ovunque siamo andati c’è stata un’accoglienza festosa. La parola più ricorrente alla fine dello spettacolo è grazie, non ho mai chiesto per cosa ma negli occhi degli spettatori leggiamo la gratitudine per due ore di puro divertimento, nell’accezione più nobile del termine, passate incollati alla poltrona, con la testa sul palco e i pensieri su quello che sta avvenendo in scena. Credo che in un periodo come quello che viviamo sia un grandissimo regalo”.

A livello attoriale qual è l’aspetto più interessante di questo testo?

“Credo che la cosa più interessante a teatro per il pubblico che assiste sia vedere la relazione tra i personaggi all’interno di quello che accade in scena. Se c’è una cosa che non si sopporta è quando l’attore va a macchinetta dicendo anche bene le battute ma non ascoltando l’altro. Agatha Christie ci aiuta servendo le battute sul piatto nel creare dei meccanismi spiazzanti di controtempi, battute e attenzioni a quello che dici, soprattutto nella relazione con l’altro, così si crea un’alchimia perfetta ed è quello che ci diverte. Se il nostro giudice interpretato da Sergio Mancinelli dice una cosa a Roamine in un certo modo e il giorno dopo la cambia ti relazioni di conseguenza. E’ quello che ti insegna la scuola napoletana, in cui gli attori in scena sembra che nascano lì, in quel momento, e celebrano la vita. Questo è interessante per non annoiarci e non annoiare il pubblico”.

testimone d'accusa di Agatha Christie Vanessa Gravina Giulio Corso regia Geppy Gleijeses - ph Pino Le Pera

credit foto Pino Le Pera

Giulio Corso: “Mi viene in mente un parallelismo con il tennis. Non c’è cosa più bella di veder giocare i grandi giocatori in un singolare, ci piace però vedere non quando la palla si ferma, ma quando si sfiniscono, ci tengono sospesi, con il cuore in gola… questo fa “Testimone d’accusa”. Ho il pregio di lavorare con grandi “giocatori”, nello spettacolo non ci sono psicologismi, non viene dato tempo di riflettere né a noi in quanto personaggi né al pubblico in quanto spettatori. Andiamo dove la Christie ci porta con la sua magnifica penna. Non capita sempre di vedere gialli così ben scritti a teatro, che è un posto in cui veniamo condotti per mano, e poi lasciati camminare soli per capire come siamo belli e a volte brutti e in ultima analisi come vivere meglio. Questo spettacolo ti tramortisce e torni a casa come nuovo, con la voglia di tornarci”.

Paolo Triestino: “Concordo con quanto detto dai miei due illustri colleghi e non aggiungo altro. Invito tutti a venire a vederci al Teatro Manzoni dal 17 al 29 ottobre. Vi divertirete!”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Manola Sansalone

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