“La festa che non c’era” è il secondo album in studio della cantautrice e poetessa recanatese Marta De Lluvia

“La festa che non c’era” è il secondo album in studio della cantautrice e poetessa recanatese Marta De Lluvia.

Ecco il racconto dell’artista track by track:

DOMESTICA DUNA

L’espressione “Domestica duna” è un ossimoro. Combina la solitudine e l’inospitalità del deserto con l’immagine dell’appartenenza e della familiarità. Capita di abbandonare le resistenze e diventare un luogo accogliente quando in una relazione non si sente più il bisogno di ribellarsi, di fuggire, di proteggersi. Questa canzone racconta di quando ho capito di essere a casa in un amore, con tutte le meraviglie e le contraddizioni che implica l’appartenere.

LA FESTA CHE NON C’ERA

Questa canzone è dedicata alla mia terra, alle mie radici. Un rapporto ambivalente in cui coesistono da sempre il bisogno di fuggire e la voglia di tornare, il sentire di non appartenere e quello di appartenere profondamente, invece, la solitudine e la compagnia più desiderata. Raccoglie momenti, ricordi, parole del passato in una dichiarazione di profondo affetto e nostalgia.

MARE

Questa canzone parla del fascino e del terrore che il mare da sempre esercita sull’uomo. In particolare, il fondo del mare, con tutti i tesori, le storie gloriose e tragiche che conserva e che nessuno conoscerà mai. È nata pensando alle tante persone che hanno perso la vita in mare sperando di trovare una vita migliore. In una metafora, la canzone parla anche della paura e, contemporaneamente, dell’attrazione per tutto ciò è insondabile e inconoscibile, i misteri della vita e della morte.

VERRÀ SETTEMBRE

Una canzone nata abbastanza recentemente da immagini che conservo dentro da anni. La fine dell’estate che, così come il tempo che passa, lascia a volte in bocca un’amarezza mista a rimpianto. Il brano offre immagini d’autunno per parlare di tutti i desideri, le parole che restano in sospeso. E di come la vita, le stagioni ci cambiano, ci trascinano, senza lasciarci modo di elaborare, capire, fare meglio. E così avanziamo veloci nella vita sentendo che abbiamo perso qualcosa, nostro malgrado: “pezzi di cuore sparsi qua e là”.

CERCASI MIRACOLI

Questa canzone è una preghiera laica. Nasce da una sensazione di assoluta impotenza, impotenza nella quale si può soltanto implorare un miracolo. Un miracolo che significa uscire dal grigio, dalla “nebbia” della mente, dalla difficoltà quotidiana, per poter rivedere anche solo un barlume di senso. Questi momenti vicini alla disperazione vanno raccontati per rendere giustizia a quello che si vive, per quanto poco “fotogenico” risulti. Vanno raccontati come parte della vita, e soprattutto vanno raccontati per chi li attraversa e non ha le parole per descriverli.

UN CENTIMETRO AL MESE

Una crescita incontrollata, incontrollabile, forzata, verso il successo (qualsiasi cosa significhi): la società propone questo, e illude che questa sia la strada da seguire. Ma la natura, e quindi noi stessi, ha ritmi antichi, lentissimi, e ancora immutati nonostante il progresso. Lentamente e impercettibilmente crescono le piante, i capelli, ogni intenzione, progetto, desiderio, un bambino nella madre. Più di tutto richiede tempo e lentezza l’amore. In questo brano esprimo il desiderio di lasciare le ambizioni per restare nel poco, nel piccolo. Lì risiedono la qualità e il valore di ogni momento.

IN AMORE

Questa canzone ha un’origine molto diversa dalle altre. L’ho scritta da autrice e non da cantautrice. È nata da un calco dell’inglese “fall in love” (cadere in amore, innamorarsi) e dal tentativo di scrivere un testo più semplice, meno personale. La struttura armonica del brano è un po’ più complessa delle altre perché mi interessava sperimentare. Eppure, la sento profondamente mia e mi emoziono ogni volta che la canto: magia delle canzoni.

MALERBA

Il brano parla di un’erbaccia che cresce per caso ai margini della strada, in mezzo all’asfalto, che nessuno ha davvero voluto e di cui nessuno si cura. Proprio perché non ha nulla a parte la propria vita, fa di tutto per sopravvivere. Malerba è la metafora di una condizione esistenziale che ho attraversato spesso: quella di sentirsi isolati, inutili, irrilevanti, esclusi. Ma l’ho scritta pensando anche a chi viene considerato “malerba” nella realtà, chi è davvero solo, considerato inutile o “dannoso”, chi non è benvenuto nel posto dove si trova a vivere, come molte persone che lasciano il loro Paese per cercare di sopravvivere in un altro. 

BASTAVA LA CITTÀ

Pietroburgo, il fiume Neva, le notti bianche. Due persone si incontrano, si perdono nella città e nel giorno che non finisce mai, si confondono l’una nell’altra parlando di poesia e immaginando una vita diversa. La città divisa in due dai ponti aperti segna il confine tra un possibile amore e una vita immaginata- da una parte- e la realtà, dall’altra, che per un attimo di incanto sembra non esistere e non poter disturbare il sogno. Questa canzone è un omaggio a Pietroburgo e alla sua magia raccontata in tante pagine di incredibile letteratura. È una città in cui ho passeggiato, studiato, sognato durante i miei anni universitari, una città che da tanto non vedo e che nella canzone descrivo con nostalgia, come l’avessi vista e vissuta solo in sogno.

C’È DI PIÙ

Questa canzone ha 10 anni. È restata al lato nonostante io l’abbia sempre amata molto. Parla di una relazione senza relazione, in cui non si riesce a comunicare, ad aprirsi, a mostrarsi veramente. Innamorarsi senza riuscire ad amarsi è molto triste. Forse questa canzone è un omaggio alle persone che avrei voluto amare e che avrebbero voluto amarmi.

SECOND HAND

Si parla spesso di acquistare oggetti e vestiti di seconda mano per evitare gli sprechi. Un giorno ho pensato che molto di ciò che abbiamo è già di “seconda mano”. Ereditiamo oggetti, modi di essere, parole, tratti del viso, caratteristiche del corpo, e un giorno li lasceremo ad altri. Tutto quello che siamo, per quanto amatissimo, personale e nostro è destinato a disperdersi, e forse non è un male. Per quanto la canzone sia ovviamente malinconica, vuole affermare la naturalezza di questo processo che chiamiamo vita e che termina col morire. Mi consola pensare di passare non solo le mie cose ma me stessa ad altri piuttosto che, semplicemente, scomparire.

MIELE

Canzone molto intima e personale, inserita alla fine dell’album con solo chitarra e voce per differenziarla da tutte le altre, per inserirla in un’altra dimensione. È la dimensione dei sentimenti, dell’adorazione e della contemplazione di chi amiamo, un’estasi che ferma il tempo, che va oltre ogni cosa. Un momento di dolcezza pura e totale.

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