Intervista con Gio Evan, il nuovo singolo “Modì” e “Il piccolo libro delle grandi domande”: “La vita si prende cura di te se inizi a vivere”

“Nell’esitazione si crea l’intelligenza che è frutto del dubbio, della ricerca, la quale significa non avere una risposta o non accontentarsi di questa”. Artista poliedrico, cantautore profondo, scrittore, poeta raffinato, Gio Evan ha pubblicato “Il piccolo libro delle grandi domande” edito da Rizzoli e da lui stesso definito con il “più sensibile” in cui raccoglie 365 domande che tutti dovremmo porci almeno una volta nella vita.

Inoltre il 27 ottobre è uscito per Capitol Records Italy il nuovo singolo “Modì” (dal nome del pittore scultore Modigliani), in cui unisce due sue grandi passioni, l’arte e la musica. Un brano che parla di sguardi che non si abbassano più davanti al cuore degli altri.

Dopo aver fatto il tutto esaurito nei club lo scorso inverno e aver portato con successo il suo “Evanland – Il Festival internazionale del mondo interiore”, a Roma e Milano a luglio, Gio Evan tornerà nei teatri da febbraio 2024 con il tour “Fragile/inossidabile”, prodotto e organizzato da Baobab Music & Ethics di Massimo Levantini, con un’opera del tutto inedita attraverso monologhi, poesie, canzoni e gag.

L’artista ha partecipato il 2 ottobre a Lampedusa, con Amnesty International, alla celebrazione in occasione del decimo anniversario del naufragio di un’imbarcazione libica avvenuto il 3 ottobre 2013 che costò la vita a 368 persone, ed è appena rientrato dagli Stati Uniti dove ha tenuto due speciali concerti a Miami e a Los Angeles per la diciottesima edizione di Hit Week.

Gio, il 27 ottobre è uscito il singolo “Modì” in cui unisce arte e musica. Com’è nato?

“Questo brano è un atto d’amore nei confronti di Amedeo Modigliani, che rappresenta per me la parte della vista, dello sguardo, dell’amore, dell’attenzione per l’anima, ed è nato a Milano, città che frequento solo per lavoro. In una di queste occasioni, parlando di sguardi, un mio amico ha detto che a Milano non ci si guarda più negli occhi. Abbiamo preso la metro e ho visto che era effettivamente vero, le persone avevano lo sguardo basso, si sfuggivano, è stato difficile quel giorno trovare degli occhi accesi. Allora mi sono chiesto “pensa quanto sarebbe facile per Modigliani dipingere questi ragazzi” e da lì ho scritto il testo e poi con la chitarra ho aggiunto la musica. Ho raccontato questa coppia che lotta per mantenere lo sguardo attivo in un mondo che si sta autodistruggendo”.

“Modì” farà parte di un nuovo disco?

“Sì, siamo alle fasi finali del disco, ai dettagli, ma penso che uscirà a inizio 2024, poco prima della partenza del tour”.

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Il 2 ottobre a Lampedusa con Amnesty International ha preso parte alla celebrazione in occasione del decimo anniversario del naufragio di un’imbarcazione libica avvenuto il 3 ottobre 2013 che costò la vita a 368 persone, e ha recitato un monologo inedito, scritto per l’occasione…

“Lampedusa è stata una delle scosse emotive più forti della mia vita, sia perché sposo la causa, sia perché ne sono anche innamorato e non c’è niente di più bello che essere innamorati e sposati al contempo, ma anche in quanto ho voglia, in qualsiasi forma, di far vedere a tutti da che parte sto. In generale nelle scelte della vita ho bisogno di stare accanto a persone che non hanno paura di dire dove sono schierate e in quale direzione stanno remando. Oggi vedo un ultimatum alla terra, il mondo è agli sgoccioli, sta uscendo la cattiveria al limite della perfezione ovunque, e più che mai bisogna schierarsi, unirsi a chi cerca di fare delle cose belle e disunirsi dagli altri”.

Negli Stati Uniti invece ha fatto due speciali concerti, a Miami e a Los Angeles, per la diciottesima edizione di Hit Week, il festival dedicato alla diffusione della musica e della cultura italiana. Che esperienza è stata?

“E’ stata un’esperienza bellissima, per me è un onore essere andato negli Stati Uniti non solo come cantautore ma anche come poeta, un titolo che non penso di meritare, perchè secondo me i poeti devono morire prima di essere tali e dato che ancora sono vivo sono contento di aver portato monologhi complessi quanto quello di Lampedusa. Avevo anche l’ansia di non essere capito, che l’etimologia potesse sfuggire a chi è italiano ma vive là da anni, invece tutte queste preoccupazioni sono svanite perchè l’arte difende e protegge tutti ed è stato bellissimo”.

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E’ in libreria “Il piccolo libro delle grandi domande”, quanto è importante oggi porsi delle domande in una società in cui sembra che tutti abbiano delle risposte?

“Per me chi non si porge domande non può crescere. La risposta ferma, blocca, è un muro, la domanda è una strada. Mi sono un po’ ribellato al fatto che tutti vogliono solo risposte o hanno già le risposte, i libri, le canzoni ti dicono come fare, come amare, e questa cosa mi distrugge l’anima. Come mai esiste una responsabilità ma non una domandabilità? Posso inventarla io? Ho iniziato a chiedermelo. Tutto è nato un giorno in cui mio figlio è tornato da scuola e mi ha raccontato che la maestra gli aveva chiesto cosa volesse fare da grande e che lui aveva risposto che non lo sapeva. Così ho detto: “è possibile che non ti abbia chiesto cosa vuoi fare di grande?”.  Ed è stata la prima domanda che ho inserito nel libro. Quando ho capito che bastava una preposizione diversa per distruggere il luogo comune e creare una prospettiva, un punto di vista nuovo, ho scritto 365 domande”.

“A chi devi pensare per sorridere?”, “C’è un silenzio che dice le cose come stanno?”, “Sei disposto a rinunciare a tutto per essere felice con niente?”, sono alcune delle domande che ha scritto nel suo libro. Ha trovato le risposte?

“La mia risposta è che devo trovare altre domande al più presto. L’affermazione, l’ostacolo, inventano e creano la ribellione perchè magari non accettiamo una risposta, che non significa che non sia giusta ma potrebbe non andare bene per noi. Essendo un amante della ribellione ho bisogno di non avere risposte ma anche quando ne ho mi pongo un’altra domanda, è un esercizio faticoso che faccio. Ad esempio se “non posso uscire con questi amici perchè sto male, mi chiedo cos’altro mi potrebbe fare bene?”. Ho paura di fermarmi, nonostante sia buddhista (sorride)”.

All’inizio del libro scrive “nessuno mi aveva riconosciuto il diritto di esitare”, quindi aveva bisogno anche dei dubbi e di creare un dialogo con se stesso, di mettere in discussione le proprie apparenti certezze… 

“Da quando nasciamo a quando arriviamo all’adolescenza è difficile che vada tutto bene, che i genitori, il parroco, gli insegnanti, i genitori degli amici siano tutti perfetti e ti accorgi che la società fa in modo che tu non abbia dubbi. Quando fai l’orientamento in prima superiore ad esempio devi già sapere cosa vuoi fare da grande, non c’è spazio per l’esitazione. Eppure è proprio lì che si crea l’intelligenza che è frutto del dubbio, della ricerca, che significa non avere una risposta o non accontentarsi di questa. La società, le politiche, le istruzioni, le istituzioni, l’educazione e i quotidiani ti portano a dover sapere cosa sei, cosa vuoi. Perchè mai nessuno chiede cosa ne pensi? Io ho avuto il coraggio di andarmene di casa a 14 anni e devo mostrare che c’è uno spazio di libertà, che se vogliamo possiamo avere l’onore del dubbio in quanto la vita si prende cura di te se inizi a vivere”.

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credit foto Danilo D’Auria

Ha partecipato nel 2021 al Festival di Sanremo con “Arnica”. E’ nei suoi programmi futuri tornare nuovamente in gara nella kermesse?

“Nel periodo del Festival di Sanremo 2024 pubblicherò il disco e poi sarò in tour. Stiamo facendo anche dei lavori per andare fuori dall’Italia e sto mettendo tanto cuore nei monologhi, quindi non avrei la testa per concentrarmi su un progetto così importante. Ho quasi concluso il reparto musicale e sento di dover annaffiare le mie parole, le mie letture. Quindi almeno per i prossimi due anni non credo che andrò al Festival di Sanremo”.

Cosa può anticiparci riguardo il tour “Fragile/Inossidabile” che segnerà il suo ritorno nei teatri?

“Per la prima volta sarà uno spettacolo teatrale completo. Non avrò un approccio con il pubblico come facevo di solito, parlando e cercando di spaccare la barriera tra palco e platea. Stavolta ci saranno delle sceneggiature, toglierò tanto all’improvvisazione ma non tutto perchè c’è sempre qualcosa che la accende. Porteremo le nuove canzoni ma ci sarà anche tanto dialogo, in quanto sento il bisogno di fare teatro”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Emanuela Ali Seminara

credit foto copertina Danilo D’Auria

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