Intervista con Michele La Ginestra, in scena al Teatro Golden di Roma con “M’accompagno da me”: “Il teatro deve unire comicità e riflessione”

“L’attore impara a riconoscere i silenzi, gli applausi, i sospiri degli spettatori, e come un surfista cavalca le onde così lui deve cavalcare le emozioni con lo spettacolo”. Michele La Ginestra è in scena fino al 26 novembre al Teatro Golden di Roma con “M’accompagno da me”, da lui scritto, con la regia di Roberto Ciufoli. Un one man show all’insegna di sorrisi, risate e commozione, che fa bene al cuore e all’umore.

Il palcoscenico si trasforma in una cella del carcere, nella quale vedremo passare avvocati, detenuti, personaggi improbabili, tutti legati da un unico comun denominatore: i reati previsti dagli articoli del codice penale.

Nonostante la “reclusione”, lo spettacolo riserva momenti di rara comicità, di gioiosa spensieratezza, ed anche di riflessione, con l’attenta e brillante regia di Roberto Ciufoli, che mette ordine in questo viaggio tra un’umanità variegata, grazie alla forza trascinante della musica ed al gioco delle filastrocche in rima.

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Michele, è in scena al Teatro Golden di Roma con M’accompagno da me, da lei scritto e con la regia di Roberto Ciufoli. Com’è nato?

“E’ uno spettacolo che seguiva il grande successo di “Mi hanno rimasto solo”, e ho cercato di trovare un trait d’union che potesse legare i personaggi perchè mi piace l’idea di fare un one man show vecchio stile dove l’attore interpreta ruoli diversi per dare una varietà nei toni a chi ascolta. Abbiamo così pensato ad un’aula giudiziaria in cui tutti gli otto protagonisti dovessero parlare con un giudice per giustificare un reato o un’azione scorretta, dando loro un’omogeneità. Poi però era necessario collegare anche le canzoni così mi sono relazionato con Roberto Ciufoli, che è un amico che stimo, e penso abbia un gusto brillante ma anche una grande capacità di saper apprezzare le cose più intime. Avendo scritto lo spettacolo volevo una persona fidata che mi desse dei consigli. Ci siamo confrontati e il suo apporto è stato arricchente”.

Uno spettacolo che unisce comicità e riflessione…

“E’ l’idea del teatro che ho, devi conquistare lo spettatore attraverso una risata, un sorriso e quando si fida di te e ha abbassato le sue difese allora puoi permetterti di affrontare argomenti più importanti. La comicità è la mia arma, ma ha vari spessori, può essere vecchio stile infatti iniziamo con un omaggio a Ettore Petrolini, per poi arrivare ad una più arguta, intelligente e sfociare in una più stupida, che mi sono inventato trenta anni fa agli esordi e ho riportato ora sul palco con un’esperienza quarantennale, per finire con quella intima, emozionante, dove tra una risata e l’altra riesci a cogliere un messaggio profondo che ci porta ad una poesia che commuove per poi ricominciare a calcare la comicità intelligente in chiusura. E’ un percorso sulle montagne russe ma penso che la scaletta di uno spettacolo sia l’anima dello stesso e negli anni ho imparato a costruire quella giusta”.

Un omaggio a Ettore Petrolini con “M’accompagno da me”, che è un verso di Tanto pe’ canta’ da lui scritta, ma anche a Nino Manfredi che l’ha interpretata…

“A Nino Manfredi sono profondamente legato, è il mio modello artistico di riferimento perchè era un attore brillante che sapeva anche interpretare con grande spessore le parti più intense e commoventi, più umane, e una persona attenta ai particolari. Quando stai sul palco non puoi tralasciare nulla, né le interazioni con il pubblico, né le emozioni. L’attore impara a riconoscere i silenzi, gli applausi, i sospiri degli spettatori, se c’è una distrazione o un’attenzione, e come un surfista cavalca le onde così lui deve cavalcare le emozioni con lo spettacolo”.

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Un altro elemento importante di “M’accompagno da me” è la musica, con tre giovani brillanti musicisti che l’accompagnano sul palco…

“Questo spettacolo è nato otto anni fa e si è evoluto nel tempo. Ho inserito nel cast questi tre artisti, Luca La Ginestra, Giorgia La Commare e Luca Zadra che ci regalano le canzoni storiche e anche quelle scritte da loro, e l’amalgama che ne è uscito è eccezionale. Abbiamo una responsabilità come attori nei confronti dei giovani mettendo a disposizione la nostra esperienza e il nostro pubblico. Esibirsi ogni sera davanti a tante persone li aiuta ad avere fiducia in se stessi e a capire quanto siano diversi gli spettatori ogni sera”.

Come vede il futuro del teatro?

“C’è stata una grande ripresa anche qualitativa, il pubblico infatti non si accontenta più, e la qualità viene premiata. Non tutti i prodotti sono uguali, e anche come direttore artistico di due teatri quando scelgo gli spettacoli ricerco la qualità perchè non posso permettermi di sbagliare e mi sento responsabile con gli autori, gli attori, i registi nei confronti degli spettatori. Gestisco il Teatro 7 e il Teatro 7 Off e la soddisfazione di vedere la gente che ti aspetta fuori per ringraziarti per le scelte fatte è paragonabile a quella di un attore che riceve i complimenti”.

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Michele La Ginestra e Serena Autieri in Rugantino

A proposito di Nino Manfredi di cui parlavamo prima, è stato il primo attore a vestire i panni di Rugantino, lei ha interpretato questo iconico personaggio la prima volta nel 2000 affiancato da Sabrina Ferilli, poi nel 2004 con Edy Angelillo e ora con Serena Autieri nel ruolo di Rosetta. E’ cambiato il suo approccio e l’emozione nel portare in scena questo spettacolo?

“Io e il personaggio siamo diventati una cosa sola e quando c’è stata la possibilità di reinterpretarlo ho messo al suo servizio la mia esperienza personale, la conoscenza del palcoscenico, del pubblico, la gestione delle emozioni, oltre al background acquisito avendolo impersonato in passato. Ovviamente c’è una maturità diversa, facendo questo mestiere hai sempre voglia di ricercare, di non abbandonarti sugli allori del successo”.

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Michele La Ginestra con Lucianna De Falco in “Canonico 2”

Recentemente è stato protagonista di “Canonico” nel ruolo di don Michele e ha preso parte alla serie “Tutto chiede salvezza” nei panni di Angelo. Che esperienze sono state?

“Canonico è una serie bellissima in quanto riusciamo a dire cose un po’ diverse, raccontiamo il mondo dei sacerdoti che è abbastanza sconosciuto, ed è anche faticosa in quanto sono sempre in scena e abbiamo girato a ritmi forsennati per un mese e mezzo, ma sono contento di aver portato a casa questo risultato. L’esperienza in “Tutto chiede salvezza” nel ruolo di Angelo è simile a quella del sacerdote ma anche a quella del genitore. Francesco Bruni scrive in modo emozionante, è una bella persona e sa dirigere bene gli attori, avvalendosi anche del supporto di Daniele Mencarelli che ha scritto il libro. E’ stato coinvolgente interpretare un papà che ha a che fare con un figlio in difficoltà e riuscire a far trasparire il suo amore è stata una bella prova”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnato?

“Sarò in scena con quattro spettacoli: “Rugantino”, “Il piacere dell’attesa” che riprendiamo con un cast nuovo, con Federica De Benedittis, un’attrice bravissima, e Francesco Stella, poi ci sarà la reprise di “Come Cristo comanda” con la new entry Alessandro Salvatori, perchè mi piacciono queste sfide con i giovani attori. Inoltre ho finito di girare la seconda stagione di “Tutto chiede salvezza” e poi vediamo se ci sarà la terza di “Canonico” nel 2024″.

di Francesca Monti

Si ringraziano Federica Rinaudo e Giorgia Fortunato

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