Intervista con Christiane Filangieri: “Grazie alla serie “Un professore” e a Floriana, il mio personaggio, ho imparato a perdonarmi e a perdonare, e ad accettare le cose che accadono”

“Il mio personaggio ha una sofferenza che si porta dentro e che da madre ho sentito particolarmente, ma è anche una persona calma, che non cerca lo scontro”. Solare, intensa, capace di vestire meravigliosamente i panni di donne molto diverse tra loro, Christiane Filangieri nella seconda stagione di “Un Professore”, in onda in prima serata su Rai1, da giovedì 23 novembre, coprodotta da Rai Fiction e Banijay Studios Italy, diretta da Alessandro Casale, interpreta Floriana, mamma di Simone (Nicolas Maupas) ed ex moglie di Dante Balestra (Alessandro Gassmann). E’ una ricercatrice universitaria di estrazione alto borghese, che lavora a Glasgow. Tra lei e l’ex marito c’è stato un amore profondo, finito dopo la terribile perdita del fratello gemello di Simone, Jacopo, quando aveva solo tre anni. La sua decisione di tornare a Roma e la ritrovata complicità con Dante metterà i due ex coniugi di fronte alla possibilità di riprendere il discorso dal punto in cui si erano lasciati.

Christiane Filangieri, in questa intervista, ci ha parlato di Floriana e di “Un Professore”, dei ricordi legati al liceo, delle persone che sono state dei punti di riferimento nella sua vita, ma anche della serie “Mina Settembre” e del ruolo che oggi può avere la scuola nell’educazione dei giovani.

UnProfessore_BanijayStudios_phAnnaCamerlingo_DSC7921

Christiane Filangieri con Alessandro Gassmann – credit foto Anna Camerlingo

Christiane, nella seconda stagione di “Un Professore” il suo personaggio, Floriana, al suo ritorno trova una casa molto affollata…

“Quando Floriana torna a casa pensa di trovare solo Dante e Simone, invece ci sono molte più persone per cui deve adattarsi e cercare un equilibrio. Ci sono anche tanti non detti tra il mio personaggio e l’ex marito ed è l’occasione di affrontarli, altrimenti poi le cose lasciate in sospeso ritornano nella vita, i nodi non sciolti arrivano al pettine”.

Da questa serie emerge infatti l’importanza del dialogo tra genitori e figli e non solo…

“In questa serie e in questa seconda stagione in particolare le cose non dette creano equivoci tra i vari personaggi. Sono utili per creare la trama ma fanno capire anche quanto sia importante confrontarsi e parlarsi, tra i ragazzi e tra gli adulti. La storia tra Floriana e Dante si è interrotta nel peggiore dei modi a causa di un trauma tremendo e non sono riusciti a dirsi il dolore che stavano provando e a viverlo insieme. Forse ora che è passato un po’ di tempo, anche se la sofferenza c’è sempre, riescono ad affrontarla ed è bellissimo poter chiudere un cerchio tra loro”.

Qual è la caratteristica di Floriana che più apprezza?

“Floriana ha una sofferenza che si porta dentro e da donna e da madre l’ho sentita particolarmente. E’ anche una persona calma, non cerca lo scontro, vorrebbe invece l’incontro. Nella prima serie si vede che ha un bel rapporto con il figlio, tanto che quando ha scoperto di essere omosessuale Simone è andato a Glasgow per parlarne con lei. Ora è cresciuto, si tiene tutto per sè, e il dialogo tra loro è stato interrotto. Immagino anche che Floriana avrebbe voluto vivere il suo dolore per la perdita di Jacopo, il fratello gemello di Simone, insieme a Dante. In lei c’è una pacatezza che mi piace molto, anche perché non amo le persone frenetiche, impulsive, arrabbiate”.

UnProfessore_BanijayStudios_ep5_phAnnaCamerlingo_DSC0052

Christiane Filangieri con Nicolas Maupas – credit foto Anna Camerlingo

Il ritorno di Floriana contribuisce a sconvolgere gli equilibri tra Dante e Anita (Claudia Pandolfi)…

“Quando un’ex moglie fa ritorno non è mai un buon segno (sorride), ma anche dal passato di Anita arriverà Nicola  (Thomas Trabacchi) a scombinare le carte in tavola…”.

In “Un Professore” Dante è una guida, un punto di riferimento per gli studenti. Quali sono stati nella sua vita e nella sua carriera i suoi punti di riferimento?

“Mi piace l’idea di Dante come un bel punto di riferimento per i ragazzi però non lo è per se stesso, infatti è un personaggio che cerca di fuggire dai suoi problemi. Spesso infatti è più facile risolvere le problematiche di un amico rispetto alle proprie. Nella mia vita credo di avere avuto vari punti di riferimento nei momenti giusti. Mi viene in mente ad esempio la maestra delle elementari che è stata importante per noi bambini e bambine, ma anche una professoressa di italiano delle medie che ci ha trasmesso tanti insegnamenti, e alcuni professori del liceo linguistico con cui sono ancora in contatto. E poi registi come Gianni Lepre con cui girato “Amanti e segreti”, il mio primo lavoro impegnativo con Monica Guerritore. Lui mi ha dato dei libri da leggere, dei film da vedere, per prepararmi al meglio e mi ha insegnato tanto. Mi piace pensare che da chiunque si possa imparare qualcosa, anche da chi è l’opposto di te”.

Cosa le hanno insegnato Floriana e la serie “Un professore”?

“Ho imparato a perdonarmi e a perdonare, ad accettare le cose che accadono, anche il dolore, perchè sono occasioni che ti vengono date per apprendere qualcosa. Poi dipende come le vuoi sfruttare, se vuoi restare arrabbiato e non fare passi in avanti o se vuoi trasformarle in energia positiva e creatrice”.

UnProfessore2_ep6_BanijayStudios_phAnnaCamerlingo_DSC4576

Christiane Filangieri con Alessandro Gassmann – credit foto Anna Camerlingo

Che studentessa è stata e quali erano le sue materie preferite? 

“Mi sono sempre piaciute le materie umanistiche, soprattutto l’italiano e le lingue straniere, mentre la matematica non è mai stata la mia preferita (sorride). C’era un ambiente molto piacevole in questo liceo linguistico che ho frequentato e ricordo che a fine anno abbiamo organizzato anche una recita con le parodie di vari professori”.

E la filosofia, che è molto presente nella serie, le piaceva?

“Sì. Avevo una carissima professoressa di filosofia al liceo e ho ancora degli appunti da qualche parte. Rivedendo anche gli spunti dei vari filosofi che sono citati in Un Professore mi piacerebbe approfondirli oggi, con un occhio e un interesse differenti rispetto a quelli dello studente”.

Prima si parlava dei registi che sono stati punti di riferimento per lei, le va di regalarci un ricordo di Alessandro D’Alatri che l’ha diretta ne “Il Commissario Ricciardi” e in “Un Professore”?

“Lo conobbi ad un provino e mi colpì subito il suo modo di lavorare. Mi disse che era solito non fare recitare le scene ma realizzare un’intervista all’attore o all’attrice come se fosse quel personaggio che doveva interpretare. Mi è piaciuta questa sua idea di improvvisare, di porre delle domande per capire come ti sentissi nei panni di quel personaggio. Sul set Alessandro è sempre stato gentile, con lui ho fatto anche Il Commissario Ricciardi in cui interpretavo una mamma assassina, un personaggio tremendo ma bellissimo. Ricordo che dovevo girare una scena difficile in cui facevo una confessione prima di morire in un incidente stradale e dovevo guidare un’auto dei primi del Novecento. Si sentiva il rumore fortissimo del motore e Alessandro disse che avrebbe fatto il doppiaggio, ma poi ha deciso di lasciare la scena com’era perchè gli piacevano le cose vere, sporche, dirette, a dimostrazione di come lui intendesse l’arte. Aveva una passione grandissima per questo mestiere e l’entusiasmo di un ragazzino. E’ stato bellissimo conoscerlo”.

MS2_EP4_DSC4414_SerenaRossi_ChristianeFilangieri

Christiane Filangieri e Serena Rossi in Mina Settembre – credit foto ufficio stampa

Da una mamma all’altra, in “Mina Settembre” vesti i panni di Irene. Hai trovato dei punti di contatti tra lei e Floriana, benché siano due personaggi e due storie completamente diverse?

“Irene è più razionale e molto cinica anche nelle battute e questo suo humor inglese mi piace molto. In “Mina Settembre” c’è il romanticismo di Titti, il cuore di Mina e poi arriva lei con le sue freddure. Io, Serena Rossi e Valentina D’Agostino ci siamo viste recentemente a pranzo e anche nella vita continuiamo ad avere questi ruoli, sono caratteristiche un po’ nostre. Io sono la tedesca del gruppo, l’avvocatessa e devo spezzare le cose sdolcinate che pensano le altre due (sorride). Mentre Floriana ha un dolore che nasconde a fin di bene, Irene è meno calma perchè porta con sè un segreto, il tradimento ai danni della sua migliore amica nonchè un figlio che ha avuto dal padre di Mina ed è quindi il suo fratellastro. C’erano dunque dei sassolini o meglio delle rocce da dover far digerire a se stessa, a Mina, alle amiche, al marito. Anche Irene come Floriana ha fatto un bel percorso di sofferenza e crescita. Mi piaceva anche il fatto che nella seconda stagione abbia trovato un nuovo compagno, l’avvocato Luigi Abbamondi (Yari Gugliucci). All’inizio sembrava improbabile che potesse nascere qualcosa tra loro ma poi il mio personaggio ha scoperto che bisogna andare oltre l’apparenza e che era un uomo con un’anima bella”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Tra fine gennaio e inizio febbraio dovrebbero partire le riprese della terza stagione di “Mina Settembre”. Siamo in attesa di leggere le sceneggiature per le feste natalizie e capire cosa ne sarà delle nostre vite, di ricominciare a tirare fuori idee, costumi, e di girare in una città meravigliosa quale Napoli. Sono contenta di tornare sul set di questa serie, dove ritrovo un’altra famiglia. Voglio molto bene sia alle mie colleghe che al mio personaggio”.

Pensando al periodo complesso che stiamo vivendo, e in particolare al dramma dei femminicidi, che ruolo può avere oggi la scuola nell’educazione dei giovani?

“Da una parte vedo uno sbandamento totale, sento parlare di scuole dove i ragazzi possono tranquillamente usare i cellulari durante le lezioni, dall’altra se i professori provano a riprendere gli studenti si ritrovano a fare i conti con i genitori che li picchiano, li minacciano. Non c’è più rispetto per i ruoli. Scuola e famiglia invece dovrebbero riuscire a comunicare di più, a venirsi incontro. I professori hanno un ruolo fondamentale, hanno la capacità di incuriosire i ragazzi, di aiutarli a studiare o almeno ad imparare un metodo, di insegnare loro ad essere aperti alle novità, a mettersi alla prova, ma devono essere messi nelle condizioni di lavorare bene. Vedo alcuni genitori assenti nella vita dei ragazzi e altri talmente presenti da soffocarli e trasmettere un’ansia da prestazione altissima che non ha senso, cercando nella vita dei figli quei successi che non sono riusciti ad ottenere nella loro. Invece bisogna imparare a capire chi è tuo figlio, quali sono le sue predisposizioni, aiutarlo nelle situazioni più fragili, ovviamente non è facile per un genitore perchè c’è un sentimento che toglie un po’ l’oggettività, ma bisogna confrontarsi, trovare insieme i punti forti e quelli deboli, non metterlo su un piedistallo”.

Da donna e da mamma pensa che introdurre nelle scuole l’educazione sentimentale possa essere una soluzione per far comprendere fin da piccoli che l’amore non è possesso e che alla base di ogni cosa deve esserci il rispetto?

“Assolutamente sì. Da tempo collaboro con WeWorld, sono andata a vedere gli ospedali dove hanno creato degli spazi donna, anche in situazioni disagiate in Italia, e ho ascoltato storie terribili. C’è un’idea ancora diffusa per la quale sembra essere normale che la donna venga trattata male dall’uomo o picchiata perchè magari in quella famiglia il nonno si comportava così con la nonna o il padre con la madre. Bisogna sradicare questa convinzione innanzitutto dalle donne e cominciare ad educare i ragazzi fin da piccoli ad avere rispetto per gli altri. Ho visto in rete il video di un professore che dice alla classe: oggi c’è stato un altro femminicidio e ogni volta che accadrà tornerò a casa e porterò una rosa a mia moglie, e voi ragazzi scriverete un biglietto di scuse o con un pensiero carino per le vostre compagne di classe”. E’ un piccolo e bellissimo gesto anche se ovviamente i femminicidi non dovrebbero più accadere. Penso che a scuola si dovrebbe insegnare la vita, il rispetto per gli altri e per se stessi, il mettersi in ascolto, aiutare un compagno con qualche difficoltà. I valori sono più importanti che sapere a memoria la lezione o conoscere benissimo la vita di Carlo Magno. Oggi la tecnologia domina le vite dei giovani e impone dei ritmi velocissimi, invece consiglio loro di leggere un libro, in cui possono trovare un mondo di sentimenti, di situazioni, possono fantasticare, emozionarsi, riflettere, approfondire e seguire il loro ritmo”.

C’è un libro che ha letto e che in qualche modo l’ha aiutata a vedere le cose in maniera diversa?

“Una professoressa di italiano durante il biennio al liceo linguistico mi aveva passato vari libri di Pearl S. Buck, che parlavano delle tradizioni del Giappone e anche ad esempio delle donne geishe e del rituale che dovevano sopportare fasciandosi i piedi in modo molto stretto. In particolare mi aveva colpito La buona terra, e forse in un momento come questo dove c’è questa sottomissione delle donne in tante culture del mondo e si cerca una via d’uscita, rileggere questi testi ti permette di riflettere, di formare una coscienza e un proprio pensiero riguardo certi temi”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Anna Camerlingo

Si ringrazia Desirée Corradetti

Rispondi