Un packaging elegante, luminoso e attraente avvolge l’ultima creatura enoica di Tenuta Valle delle Ferle. Si tratta di Klopé, uno spumante metodo classico di nero d’Avola e frappato – millesimo 2019 – che fa 30 mesi sui lieviti. Il sommelier AIS, Luigi Salvo e i titolari dell’azienda, Andrea Annino e Claudia Sciacca, hanno presentato questo prodotto enoico, prima di condurre una “verticale” del Cerasuolo della cantina delle annate dal 2020 al 2016.
CANTINA E FILOSOFIA PRODUTTIVA
Ci troviamo a pochi chilometri da Caltagirone, a 400 metri circa s.l.m., dove i due ingegneri catanesi Claudia Sciacca e Andrea Annino, che sono coppia anche nella vita, hanno avviato nel 2016 la loro attività di viticoltori attratti da un vigneto del 1974 con caratteristiche uniche. I terreni sono collocati al confine della formazione geologica tra i Monti Erei e i Monti Iblei e ammontano a circa dieci ettari complessivi, considerando vigneti e uliveti in quanto l’azienda produce anche un olio DOP Monti Iblei, sottozona calatino da cultivar Tonda Iblea). Il suolo è costituito da sabbia, con un 20% di limo-argilla. Questa caratteristica nella lavorazione ha una grande importanza, come sottolineato dalla Sciacca che, insieme ad Annino, ci ha raccontato la propria azienda e condotto alla scoperta del “nuovo nato” enoico. Il motivo della rilevanza è dato dal fatto che In 40 anni di vigneto non si è mai usata l’irrigazione artificiale. Questo perché trovandosi in quota e su terreni che hanno una buona percentuale di argilla i possedimenti godono di una buona piovosità, con in più l’argilla che aiuta a trattenere, per poi restituire alle piante, l’acqua piovana. Non viene adoperata neanche la cosiddetta irrigazione artificiale di soccorso per nessuna delle due vigne che compongono la cantina, che sono la suddetta del 1974 e una di nuovo innesto.
Il principio base del metodo appena spiegato, come ribadito dalla Sciacca, è spingere la pianta a crescere più in profondità piuttosto che iniziare subito a dare il frutto. Questo perché una pianta con l’apparato radicale più profondo resiste sicuramente meglio a periodi di siccità che ormai sono l’abitudine. Inoltre la pianta in tal modo riesce ad usufruire delle sostanze che si trovano maggiormente in profondità nel terreno, sostanze che si traducono in maggiori sensazioni olfattive aromatiche nel calice.
La giovane ingegnere ha poi aggiunto che la caratteristica che ha portato i due coniugi nel 2016 a Caltagirone è la vigna meno recente che è quella più antica che si trova a Caltagirone per la produzione del Cerasuolo di Vittoria. Essa è, inoltre, l’ultima vigna rimasta “mischiata”, cioè lungo il filare il frappato e il nero d’Avola si alternano casualmente. Questo perché quando le vigne sono state impiantate il vino che si faceva a Caltagirone era il Cerasuolo chiamato di Caltagirone. Nella struttura di Tenuta Valle delle Ferle, Sciacca e Annino ha rinvenuto infatti delle bottiglie del 1986 che riportano proprio la dicitura Cerasuolo di Caltagirone.
In passato, come emerge dalla narrazione della Sciacca, si voleva ottenere un vino che avesse il frutto e il fiore del frappato, che però ovviamente, è un vino che ha scarso tannino. Un vino siffatto, con le tecniche di vinificazione del tempo, stentava a durare. Per dare una capacità di invecchiamento – si parlava di resistere perlomeno all’annata – si aggiungeva il nero d’Avola che conferiva struttura.
Quando Sciacca e Annino hanno rilevato il vigneto, si trovavano altre piccole varietà, oltre alle due appena citate, quali grosso nero e nerello mascalese, che servivano, originariamente, a fare delle piccole correzioni in vigna che adesso si fanno in cantina. Il primo disciplinare della zona DOC prevedeva fino al 10% di queste varietà minori.
Essendo i vigneti a 400 metri s.l.m., il frappato e il nero d’Avola maturano, sostanzialmente, contemporaneamente. Quindi, hanno aggiunto i due ingegneri che tanta passione e competenza hanno profuso nella loro azienda, le due varietà vengono vendemmiate dall’azienda nello stesso periodo e il cerasuolo di Vittoria è, in pratica, un uvaggio, cioè viene ottenuto, come base, direttamente in campagna, nelle cassettine dell’azienda. Per cui occorre portare i grappoli sani in cantina o si rischia di avere un prodotto, in caso di problemi, che è difficile da riprendere.
Questo comporta una grandissima variabilità annuale, dovuta sia alle variazioni insite nelle differenti annate a livello climatico ed altro, che a quelle che sono le percentuali dei due vitigni nel vino a seguito del raccolto. Percentuali che non possono essere precisamente individuate. Tenuta Valle delle Ferle ha in vigna un 50 % di ceppi di frappato e un 50% di nero d’Avola, ma non tutte le annate dei vini, com’è facilmente desumibile, rispecchiano queste percentuali.
Quello che Sciacca e Annino hanno voluto compiere è stato raccontare il territorio di Caltagirone nel calice. Un territorio in cui i vitigni storici sono frappato e nero d’Avola e in cui si può agire attraverso vinificazioni innovative – come quelle condotte dall’enologo dell’azienda Andrea Marletta – che hanno portato a realizzare un frappato vinificato in bianco e un nero d’Avola rosato, oltre ad un nero d’Avole e un frappato, entrambi in purezza e un Cerasuolo di Vittoria.
Quest’anno, la peronospora che tanti danni ha creato alla produzione enoica siciliana, ha colpito l’azienda, in maniera non eccessivamente significativa, principalmente nella vigna più nuova- che ha circa 5 anni -, perché proprio essendo molto giovane è abbastanza fitta essendo il sesto d’impianto molto stretto. Inoltre, poiché l’azienda lavora in biologico, vi sono maggiori problemi nel contrastare la peronospora.
L’anno scorso, ha asserito Annino, si era riusciti ad avere nella vigna più recente, il 30-40% di cordoni dopo quattro anni dall’impianto delle viti. Quest’anno c’erano tutti ma la peronospora ha fatto sì che più o meno si mantenesse il livello dell’anno scorso. Una pianta con meno grappoli da portare avanti, comunque, può dare risultati molto interessanti, ha aggiunto lo stesso Annino, tanto che chi ha incominciato ad assaggiare i mosti e i vini di quest’ultima vendemmia ha parlato di “Super-Cerasuolo”.
Una caratteristica molto importante di Tenuta Valle delle Ferle è che fa parte di FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. Questo assicura, come sottolineato dallo stesso Annino, presidente regionale di FIVI, che tutti i soci di questa organizzazione producano vino senza acquistarlo da altri, senza acquisire uve da soggetti terzi, assumendosi il carico interno della filiera produttiva enoica, tanto da avere sulle etichette delle bottiglie la dicitura “integralmente prodotto e imbottigliato all’origine”. Il simbolo di FIVI ben rappresenta questa filosofia produttiva, essendo Ampelio (dal greco “ampelos”, ossia vite) con una cesta di uva in testa – la sua uva – e una bottiglia di vino – il suo vino – .
LO SPUMANTE
Klopé 2019, spumante metodo classico
nero d’avola e frappato (uvaggio)
La premessa iniziale è il blend particolare di cui si compone questo sparkling wine, ossia nero d’Avole e frappato. È uno spumante contraddistinto da dosaggio zero. Per quanto attiene al nome, “Klopé” è un termine greco antico che significa “furto”, perché, ogni anno, nel piccolo appezzamento di terreno su cui si trovano le viti da cui deriva questo spumante, prima del raccolto, venivano rubate le uve e l’azienda quindi non poteva disporre del frutto del lavoro svolto. Per evitare il latrocinio i due titolari di Tenuta delle Ferle hanno deciso di anticipare la vendemmia e da quel momento è venuta l’idea di produrre il metodo classico (600 bottiglie).
Questo vino sosta trenta mesi sui lieviti ed è caratterizzato da un basso livello di solfiti. Esso fermenta per metà tempo in acciaio e poi in barrique.
Alla vista questo vino presenta un colore rosa con note ramate. Al naso è elegante e floreale (soprattutto glicine, ginestra e viola). Si avvertono aromi fruttati tra cui si stagliano quelli di ciliegia e di fragoline di bosco. Si percepisce la fragranza dei lieviti e le speziature dolci dello zenzero e della cannella. In bocca è fresco e pulito. La ciliegia rossa ritorna al sorso dialogando con il lampone ed il lime. Si coglie una nota citrica di pompelmo interessante, con una leggera nota tannica dovuta al passaggio in legno.
VERTICALE DI CERASUOLO DI VITTORIA
DOCG Cerasuolo di Vittoria
nero d’avola e frappato (uvaggio)
Questo vino affina per un anno e mezzo in acciaio ed almeno un anno in bottiglia.
Le annate assaggiate sono state quelle che vanno dal 2020, a ritroso fino alla 2016.
2020
Il colore è un rubino deciso, Al naso emergono fragola, amarena, mentolo e pepe bianco.
In bocca è fresco, acidico, vibrante e avvolgente.
2019
Alla vista le note purpuree sono meno evidenti. All’approccio olfattivo si palesa il garofano, il pepe e un elemento balsamico mentolato. Il sorso è più complesso, con una compiutezza complessiva maggiore.
2018
Alla vista si presenta con un color rubino con sfumature leggere di evoluzione, pur rimanendo sempre luminoso. Al naso si schiudono aromi di ciliegia nera, mora, amarena e una leggera nota terziaria ben integrata con il frutto. In bocca si avvertono liquirizia e tabacco da pipa. Il retronasale individua il cuoio. Il tannino è presente ma levigato e nobile. Forse tra le espressioni migliori di questa batteria d’assaggio.
2017
All’esame visivo si colgono, sempre nel prevalere del rubino, delle nuance granate e carminie. Al naso si svela più “scuro” rispetto ai precedenti e regala un’espressione aromatica più intensa. Si evidenziano aromi di erbe officinali, rabarbaro, carruba e liquirizia. In bocca si contraddistingue anche per l’arancia sanguinella, con un tannino evidente. Presente è anche una leggera nota di mandorla tostata. Chiude con una scia sapida.
2016
Il colore del vino del 2016 ( premiato al Concours Mondial di Bruxelles) è rosso pieno. Al naso la nota floreale è più contenuta, quasi di fiori appassiti. Si avvertono anche aromi agrumati, di frutta matura e balsamici. In bocca è pieno con una sensazione calorica molto ampia.
di Gianmaria Tesei
