CARMELO SGANDURRA SVELA A CATANIA “NDA, NERO D’AVOLA WINE”, LA GUIDA AL VITIGNO “PRINCIPE” DI SICILIA 2023-2024

Al Centro Congressi Plaza Hotel di Catania, giorno 1 dicembre, è stata presentata la NDA, Nero d’Avola Wine, guida al vitigno “Principe” di Sicilia 2023-2024, interessante testo che annovera le migliori espressioni del suddetto vino, secondo la visione di Carmelo Sgandurra. L’evento si è completato della premiazione dei vini presenti in guida e relativa degustazione.

Si tratta della decima edizione, la quinta cartacea, di questo volumetto realizzato da un grande conoscitore di un vino che ha la sua origine nelle contrade siracusane di Noto e Pachino e che è conosciuto anche con il nome di “calabrese”, italianizzazione scorretta del siciliano “Cala-avrisi”, ossia “uva (cala) di Avola”.

Carmelo Sgandurra, conosciuto come Zosimo, ha spiegato il contenuto della sua guida e le tendenze del Nero D’Avola.

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Chi è Zosimo?

Sono Carmelo Sgandurra, per tutti Zosimo. Mi occupo di realizzare guide sul vino. Da 10 anni mi occupo di Nero d’Avola per due motivi. Il primo è che esso rappresenta la mia terra, ossia la Sicilia. Il secondo è che simboleggia anche i siciliani, perché il Nero d’Avola è un vitigno siculo a tutti gli effetti, si esprime da siciliano, parla da siciliano e tutto quello che fa è siculo.

Cosa differisce la tua guida dalle altre guide?

Io faccio anche una guida internazionale dove ci sono tantissimi vini selezionati provenienti da varie parti del mondo. La mia guida sul Nero d’Avola ha la particolarità di essere molto selettiva e rigida in quanto su 800 degustazioni, quest’anno, i vini in essa contenuti sono circa una cinquantina. Rispetto agli scorsi anni ho accentuato questo aspetto perché ritengo che il Nero d’Avola possa avere un futuro meraviglioso, adeguato al vitigno da cui deriva, solo attraverso una critica un po’ più oggettiva.

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Il trend del Nero d’Avola, nel recente passato, è stato sicuramente altalenante. Qual è quello attuale? Ci sarà un incremento quantitativo o qualitativo? Che responsabilità hanno avuto in passato i produttori o le istituzioni proprio sul trend non sempre adeguato alle aspettative?

Il Nero d’Avola ha avuto dei momenti di grande successo perché è stato adattato ai mercati. Quindi è diventato negli anni un vino abbastanza piacione, anche perché il Nero d’Avola, come nome, ha sempre suscitato curiosità e interesse. Però è diventato un vino un po’“snaturato”. Il Nero d’Avola ha delle caratteristiche importanti e peculiari, come la nota di pepe, la nota di brezza e macchia mediterranee e la nota balsamica. Questo tipo di note, soprattutto la prima, devono essere le precipue di questo vino. Quando esse non sono le preminenti è come se si deformasse la sua anima e la sua sicilianità. Il Nero d’Avola quindi deve essere rappresentato per il vitigno che è. Ci sono stati momenti in cui è diventato forse più elegante e piacione facendo perdere le sue connotazioni più tipiche. Adesso sta incominciando ad assumere delle sembianze un po’ più territoriali. A riguardo ho diviso l’area del Nero d’Avola in 18 micro-zone, con ognuna che esprime caratteristiche differenti l’una dall’altra, nel rispetto dei connotati principali.

Il sentore di pepe, come accennato, costituisce una sorta di “asse centrale” del Nero d’Avola. Come si declina in modalità diverse nelle varie zone più ampie della Sicilia?

Abbiamo suddiviso la Sicilia, oltreché nelle suddette micro-zone, in tre macro-zone A, B, e C, secondo i bio-tipi rilevati. Il biotipo A è quello che si trova nell’agrigentino, il B nel palermitano e nel marsalese e quello C nel siracusano. Nell’area del siracusano il pepe nero è propriamente centrale. Nell ‘area B domina il pepe bianco, per un vino un po’ più rotondo e morbido. Nell’area dell’agrigentino il tipo di terreno gessoso, calcareo, pieno di zolfo e di sale dona una nota mediterranea piena, perché è pepata, con un pepe nero molto potente, a cui si aggiungono delle note balsamiche.

Quando non si avverte l’aroma di pepe, soprattutto nero, si tratta di un Nero d’Avola differente, forse apparentemente più elegante, però non esattamente aderente alla sua essenza. Questo vino deve essere duro, forte, simboleggiando l’eleganza e la fermezza di un buon siciliano.

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Quanto può comunicare di questo vitigno il nero d’Avola vinificato in rosato?

Ci sono tanti Nero d’Avola rosati e anche vinificati in bianco. Il vinificato in rosato fa parte della nostra storia. Il cosiddetto “pista e ammutta” è il classico esempio di Nero d’Avola che veniva usato come vino non troppo impegnativo, fresco per pasteggiare ogni giorno e che avesse una durata abbastanza soddisfacente fino alla produzione successiva. Era il vino dei nostri nonni e avi.

Il Nero d’Avola si presta per la vinificazione in bianco, in quanto, se ben fatto, si può ottenere un vino bianco ma con la forza di un rosso. Per quanto riguarda il rosato da Nero d’Avola, esso comunica l’eleganza. Ma è fondamentale, in questo caso, che non sia da “salasso”, ossia che non sia da una prima spremitura che potrebbe renderlo troppo acido e gli conferirebbe una durata molto breve. Occorre invece che sia concepito come vino fine.

Dal punto di vista dei produttori hai trovato qualcuno che hai inserito in guida che ritieni sia stato più innovativo?

Come già sottolineato, quest’anno la guida ha avuto una cernita informata a principi di maggiore rigidità. Nella guida si può riscontrare anche l’assenza di alcune grandi realtà enoiche, in quanto la scelta è stata quella di avere nel mio testo espressioni della “personalizzazione” del Nero d’Avola. La vera innovazione è stata interpretare il Nero d’Avola, senza fare perdere le espressioni proprie del vitigno e del vino. In tal senso l’interpretazione territoriale e di azienda ha trovato spazio nei nomi presenti in guida.

Per quanto riguarda i Nero d’Avola “internazionali”, cosa si può dire?

Nelle mie ricerche e viaggi fatti in giro per il mondo, ho degustato dei Nero d’Avola molto interessanti, come ad esempio quelli dell’Australia o della Napa Valley, in California (USA). In Australia ci sono vinificazioni di questo vitigno che potremmo definire “autentiche”, perché risalgono a quelle dei migranti siciliani che giunsero in quel continente nel 1930 per coltivare le terre, recando con sé le pratiche di vinificazione del tempo in una realtà che ha puntato, sin da quel tempo, sul Nero d’Avola. Quindi questi vini australiani rappresentano un’espressione diretta del Nero d’Avola, magari con una visione un po’ “vecchia”, ma comunque verace e reale. Nel Napa Valley, dove si produce Nero d’Avola, rievocando spesso le antiche immagini e legami con l’Italia, assaggiando i vini, sembra di ritornare ai tempi del Nero d’Avola degli anni ’60. Si ha quindi la sensazione di essere ancorati a concetto espressivo del vitigno di origine sicula originario di quel periodo. Questi ultimi sono prodotti enoici un po’ più acidi, diretti e senza tannino.

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Nella tua guida punti ad un Nero D’Avola che sta riprendendo la sua identità.

Certo. E questo è avvenuto anche grazie alla DCO Sicilia, grazie anche a una promozione e una consapevolezza diverse. In Sicilia c’è un volume produttivo importante con più di 1800 Nero d’Avola. Nelle nicchie produttive si stanno vedendo elementi differenti, dovuti ad una maggiore attenzione al territorio.

Questa guida è utile quindi, oltreché al consumatore, al produttore che può meglio comprendere i nuovi trend e le caratteristiche degli altri produttori.

Il siciliano, per quanto sembri aperto, a volte tende ad essere chiuso. In Sicilia manca un vero confronto tra produttori. E questo non permette di fare squadra o perlomeno di farlo in maniera veramente compiuta. Questa è una problematica che esiste in varie parti d’Italia e del mondo, ma in Sicilia è accentuata.

Qual è il futuro del Nero d’Avola?

La territorialità è l’elemento fondamentale per la crescita effettiva della produzione, in particolar modo, in senso qualitativo, spingendosi verso i Cru. Alcune cantine di Noto hanno chiamato ogni Nero d’Avola con il nome del Cru, il nome della vigna. Questo andrebbe fatto in tutta la Sicilia, perché si tratta di differenti espressioni di uno stesso vitigno. Un po’ come accade con le diverse sfumature di linguaggio che caratterizzano le varie zone della Trinacria a livello di province e sottozone. La microzona di produzione deve divenire il vessillo del vino prodotto in quel contesto, pur mantenendo le peculiarità uniche di questo importante vitigno.  Questo e altri aspetti delle prospettive del Nero d’Avola cercherò di approfondire con le giornate internazionali del Nero D’avola che si terranno a cavallo dell’11 maggio 2024, presso Marzamemi attraverso momenti di approfondimento e press tour in alcune importanti cantine della zona e non solo.

di Gianmaria Tesei

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