E’ uscito il 4 dicembre su tutte le piattaforme digitali e su cd il terzo lavoro in studio del musicista, cantautore e poeta Emanuele Inserto, dal titolo “Sotto l’equatore”.
Sms News Quotidiano ha incontrato l’artista, che è riuscito – nel nuovo lavoro, distribuito da La Stanza Nascosta Records – a vivificare stili del passato con un’impronta fortemente personale e suggestiva.
La “gestazione” del suo ultimo lavoro discografico, “Sotto l’equatore”(La Stanza nascosta Records), è avvenuta in pandemia. Vuole raccontarcela?
Con il blocco pandemico delle attività, nel marzo 2020, mi sono trovato improvvisamente chiuso in casa da solo in un’atmosfera stranamente silenziosa e irreale, considerando che abito in quartiere romano a due passi dalla Via Casilina, che è una strada consolare romana di norma trafficatissima e assai rumorosa. In una condizione del genere, che si è protratta poi, tra alti e bassi, per i successivi due anni, tutti gli eventi e i programmi che si erano stabiliti sono stati di volta in volta annullati. Non mi restava quindi che creare e produrre cose nuove. Per certi versi era il momento propizio. E’ stato così che inizialmente ho pensato di arrangiare e registrare tre singoli (Salomé, Pace e Sotto l’equatore), poi di aggiungere altri due brani (Nel quadro astratto e Canto di Eco) per completare un EP e successivamente altre tre canzoni (La testa tra le nuvole, Buona fortuna e L’altra faccia dell’amore) che sono andate a chiudere il progetto di un album che è diventato Sotto l’equatore.

credit foto Fabiana Calvo
Ha collaborato dal 2009 al 2015 con Enrico Petrucci nel progetto “Hijos del Compás”, formazione volta alla ricerca e alla diffusione dei patrimoni musicali del Sudamerica e della Penisola Iberica, in veste di chitarrista, cantante e autore di testi in lingua spagnola e portoghese. Ci racconta qualcosa di quella esperienza?
Sono stato allievo di Enrico Petrucci e, in verità, ho cominciato a collaborare con lui già da prima del 2009 in un progetto chiamato “Sabor Flamenco”. Per diversi anni ho accompagnato il maestro e le ballerine come chitarrista ritmico di repertori originali in stile rumba e di classici della musica tradizionale spagnola di ispirazione appunto flamenca. Dal 2009 invece con il progetto “Hijos del Compás abbiamo allargato di molto gli orizzonti e- oltre alla musica spagnola- abbiamo incluso repertori di brani provenienti da Brasile, Portogallo, Cile Ecuador, Argentina e Perù. Data la mia passione per le lingue straniere e per la scrittura venni a un certo punto “incaricato” di scrivere i testi delle canzoni originali in spagnolo o in portoghese a seconda dei casi. Sono stati anni molto formativi e ho avuto ampie possibilità di sperimentazione anche se, a un certo punto, ho sentito fortemente l’esigenza di tornare alla canzone d’autore che è la mia strada e la mia vera vocazione.
Rispetto a “Come d’autunno” del 2003 e a “Millefuochi” del 2019, “Sotto l’equatore” è secondo lei un lavoro più maturo?
“Come d’autunno” rappresenta il mio battesimo discografico. Non ero mai stato in uno studio di registrazione sino ad allora e non avevo la più pallida idea di cosa avessi dovuto fare. Non era stato scritto alcun arrangiamento. In una prima fase si andava in un improbabile studio di Colli Aniene (poi distrutto dall’Aniene stesso a causa di un’esondazione) e si registravano voci e chitarre. Successivamente i materiali furono acquisiti dal maestro Alessandro Di Petrillo che completò i lavori e fece il mixaggio. Venne fuori un’opera prima che, nonostante alcune carenze, negli arrangiamenti ha in sé, a mio giudizio, ottimi brani e vanta alcune ottime collaborazioni. Una su tutte quella con la cantante Maria Tomassi, considerata oggi tra le migliori voci soprano a livello internazionale.
“Millefuochi” invece è stato un lavoro di gruppo. Le canzoni sono state arrangiate insieme a Francesco Ferrarelli (alias Frencys), Enrico Belardi (ex E42) e Fab Darmini (ex E42 ed ex Elettrojoyce), i quali si erano molto legati ai miei brani di allora, scritti nel 2017 e 2018. Insieme studiammo le parti e registrammo nello studio di Luca D’Aversa. Il risultato fu un disco dagli arrangiamenti rock stile new wave anni ’90 molto più maturo del precedente.
Per quanto riguarda “Sotto l’Equatore” si tratta veramente di un “mio” disco, nel senso che è stato scritto, composto, arrangiato e prodotto da me dall’inizio alla fine se si esclude l’apporto di Francesco Ferrarelli per quanto riguarda il brano “Pace”. Credo che la scrittura e la produzione di queste canzoni sia più consapevole rispetto agli album precedenti ma che, allo stesso tempo, questo album rappresenti anche una sfida assai temeraria.

credit foto Fabiana Calvo
Da cantautore e poeta qual è la sua posizione circa la vexata quaestio del rapporto tra musica e poesia?
Attualmente, secondo me, sono due mondi separati che non è detto si possano incontrare. Molti poeti di oggi pur essendo a livelli altissimi producono lavori che non necessariamente tengono conto della musicalità delle parole. Al contrario molti cantautori scrivono testi che pur essendo musicali non hanno alcun spessore e sono lontanissimi da qualsiasi forma di poesia. Insomma i De André e i De Gregori oggi non ci sono e tanto meno i Montale o i Quasimodo.
Cinque brani irrinunciabili nella sua playlist?
Questa è la domanda più difficile di tutte perché io ascolto tante musiche di diversi generi. Comunque:
- Gli uccelli – Franco Battiato
- Del mondo – C.S.I.
- Private investigation – Dire Straits
- O sonho – Madredeus
- Adiós nonino – Astor Piazzolla
Il libro che ha attualmente sul comodino?
“Il tango” di Jorge Luis Borges.
di Clara Lia Rossini
credit foto Pietro Paolini
