Stile raffinato, eleganza, professionalità ma anche grande umanità e gentilezza: Enzo Miccio, uno dei volti più amati del piccolo schermo e tra le figure più rappresentative nel panorama italiano del Wedding, è il testimonial della campagna di sensibilizzazione “Destinazione Posso – Il mio viaggio con l’angioedema ereditario”, promossa da Takeda Italia con il patrocinio di A.A.E.E. (Associazione volontaria per l’angioedema ereditario ed altre forme rare di angioedema), ITACA (Italian Network for Hereditary and Acquired Angioedema) e UNIAMO (Federazione Italiana Malattie Rare), nonché il protagonista insieme a Ivan Boragine del cortometraggio “Tutto il tempo del mondo”, per la regia di Daniele Barbiero, prodotto da MP Film e ideato e curato da Pro Format Comunicazione.
Al centro del film c’è un viaggio in auto da Milano a Roma per cambiare la narrazione di una malattia rara e poco conosciuta: l’angioedema ereditario. Tutto nasce dall’incontro fortuito, ma non troppo, tra Enzo Miccio, conduttore televisivo alle prese con un ‘blocco creativo’ e la sua amica Chiara, con un giovane attore, Gaetano, che li trascina in un’avventura on the road: cosa può andare storto? Dopo un inizio burrascoso, Gaetano si apre con i suoi compagni di viaggio e racconta la sua vita con l’angioedema ereditario: la diagnosi, le difficoltà, le speranze.
Recentemente Enzo Miccio ha pubblicato con la casa editrice Harper&Collins il suo nuovo libro “Ditemi sempre di sì” in cui attraverso aneddoti e memorie, conditi da consigli pratici, racconta la
sua storia personale e professionale con la creatività, l’ironia, la grinta che lo contraddistinguono.

Enzo, è testimonial della campagna di sensibilizzazione “Destinazione Posso – Il mio viaggio con l’angioedema ereditario” e protagonista del cortometraggio “Tutto il tempo del mondo”, com’è nata questa collaborazione?
“Dato che il concept che c’era dietro a questa campagna era il viaggio hanno pensato a me poichè negli ultimi anni ho presentato “Pechino Express”. E’ stata una bellissima avventura. Non conoscevo l’angioedema ereditario, così mi sono informato e poi mi sono trovato all’improvviso sul set con attori veri a interpretare questo ruolo. Alla fine ero sempre io, Enzo Miccio, quindi sono stato me stesso. E’ stata un’esperienza interessante non solo perchè mi ha permesso di documentarmi su questa malattia rara ma anche perchè si è creato con Ivan Boragine, un attore molto bravo, un feeling bellissimo nonostante non ci conoscessimo”.
Lei in passato aveva già preso parte a un film, “Puoi baciare lo sposo” di Alessandro Genovesi, sempre nei panni di se stesso…
“Il cinema non è il mio campo, ho fatto una comparsata nel film di Genovesi ma anche in quel caso interpretavo me stesso e facevo l’organizzatore di matrimoni. In “Tutto il tempo del mondo” è stato diverso perchè si avvertiva una grande emozione parlando di questa malattia rara attraverso un cortometraggio, in modo originale, e siamo entrati tutti nella parte, facendo un lavoro anche su noi stessi e da quello che mi hanno riferito ci sono riuscito. E’ stata un’esperienza piccola, essendo un cammeo, ma al contempo forte”.
E’ un corto che nonostante l’importanza del tema affrontato trasmette positività e ottimismo…
“Ho trovato questa campagna geniale, positiva. Quando si parla di malattie si è sempre un po’ preoccupati, le persone in un certo senso tendono ad allontanarsi dall’informazione perchè sono spaventate, invece avvicinarle in questo modo, attraverso un personaggio completamente fuori da questo mondo come sono io è stato qualcosa di innovativo, di importante. Sono stato felice di prendere parte a questo progetto e mi sono sentito coinvolto emotivamente”.
In “Tutto il tempo del mondo” Gaetano (Ivan Boragine), il paziente con angioedema ereditario, la invita a rallentare e godersi di più la vita, le chiedo quindi quale valore dà al tempo?
“E’ una frase cucita su di me perchè io corro sempre, non mi fermo mai e data la qualità delle cose che devo fare e la velocità spesso le giornate passano e non me ne accorgo. Ho un rapporto di odio e amore nei confronti del tempo. C’è stato un periodo della mia vita in cui c’era una commistione, e anche un po’ di confusione, tra Enzo Miccio lavoratore e personaggio e la parte privata, che è stata trascurata e ne hanno risentito i rapporti personali, amichevoli, sentimentali. Alla fine quando sei completamente assorbito dal lavoro e dai viaggi, in questo momento ad esempio sono in Puglia, sei costretto a spostarti per vedere location, per incontrare clienti, per registrare trasmissioni tv, e inevitabilmente hai purtroppo meno tempo per il resto. Il desiderio più grande è quindi fare una vacanza a casa mia”.

credit foto Vittorio Iumiento
A proposito di “Pechino Express” è stato sia concorrente sia conduttore del celebre reality show d’avventura. Qual è l’insegnamento più importante che ha tratto?
“Pechino Express è qualcosa che va al di là del viaggio, è un’esperienza che ti resta addosso, credo per tutta la vita. E’ un cammino incredibile che ti porta a esplorare non solo dei posti ma anche te stesso. Come concorrente ho tirato fuori la forza, la tenacia, la mia competitività, la voglia di affermarmi, il bisogno di dimostrare agli altri oltre che a me stesso quanto potessi valere. Fino a quel momento avevo dato un’unica versione di me e molto spesso quando sentivo magari dei giudizi un po’ affrettati sul mio conto mi chiedevo cosa ne sapesse la gente di me, quindi ho avuto la possibilità di farmi conoscere. Sono partito con l’intenzione di dare il massimo e non mi sono tirato indietro, mi sono lanciato, tuffato, sporcato le mani, ho lottato, mi sono messo in gioco, dimenticandomi innanzitutto che fosse un programma tv”.
Tra tutti i posti meravigliosi che ha visitato e gli incontri fatti durante “Pechino Express” ce n’è uno che porta nel cuore?
“Da viaggiatore ho esplorato veramente questi luoghi, sono entrato in contatto diretto con le persone. Da conduttore la vita è comunque molto faticosa ma la sera hai un letto in hotel in cui andare a dormire. Quello che vedete in tv infatti è un decimo dell’impegno, per girare una puntata della durata di due ore in realtà ci vogliono tre giorni. Per quanto riguarda i Paesi visitati la Thailandia, che già conoscevo, è una terra accogliente, piena di sorrisi, di gente disponibile, abituata al turismo ed è stato un bell’inizio di viaggio. Quando siamo arrivati in Cina è stato invece difficile rapportarsi con la lingua, le tradizioni, i costumi, ma ho avuto anche la fortuna di imbattermi in famiglie meravigliose, di una generosità indescrivibile. Ricordo in particolare una sera in cui non riuscivamo a trovare alloggio, percorrevamo questa strada maestra e io andavo nelle viette per cercare di ottenere ospitalità. Mi sono messo a spiare dietro una finestra di una casa molto semplice, dove c’era questa famiglia che guardava la tv. Ho bussato e un signore ha aperto la porta, senza capire nulla di quello che dicevo, così ho provato a spiegarmi a gesti. Ci ha detto di attendere e ha accompagnato la moglie a dormire da suo fratello. Poi ha liberato due camere, poichè viaggiavo con la mia assistente Carolina Gianuzzi, e un uomo e una donna non dormono nella stessa stanza, quindi ha sistemato il figlio su una panca di legno con due cuscini all’ingresso. La disponibilità, l’amore, la condivisione, la voglia di aprirti casa e darti quello che avevano è qualcosa che mi ha profondamente colpito. L’abitazione era una specie di capannone con sulla sinistra l’apecar che quest’uomo utilizzava per andare a vendere dei tuberi, mentre per raggiungere il bagno bisognava attraversare il pollaio. Inoltre la moglie prima di andare a casa del fratello ci aveva preparato delle buonissime frittatine con le uova delle loro galline e le abbiamo mangiate la mattina seguente. E poi ricordo i sorrisi dei bambini, la gente che si ferma per strada e ti porta per chilometri in auto magari uscendo fuori dal suo itinerario, perchè ha capito il gioco e che hai bisogno di una mano, oppure ti regala quel poco cibo che ha. La Cina è rimasta nel mio cuore. Anche l’India mi ha regalato tante emozioni ma da conduttore l’ho vista con un occhio diverso”.
Cosa rappresenta per lei “Pechino Express”?
“E’ il mio programma del cuore, ti entra nell’anima, ti permette di tirare fuori una parte di te che non sai perchè hai modo di fermarti. A proposito di quello che dicevamo prima riguardo il tempo, non avere il cellulare, l’orologio, i soldi è un dono meraviglioso, in quanto hai pieno possesso del tuo tempo. C’è una missione da compiere e devi portare avanti il viaggio però ti senti padrone di te stesso in un posto sconosciuto che devi esplorare”.

Nel suo ultimo libro “Ditemi sempre di sì. Il mio viaggio tra ricordi e bellezza” (HarperCollins) racconta che fin da piccolo ha amato i grandi momenti di festa in famiglia, un concentrato di allegria, gioie da condividere e bellezza, elementi che ha cercato in ogni passo del suo percorso formativo. Quando ha capito che la strada che voleva seguire era quella del Wedding and Event Planner?
“Da bambino godevo la felicità di quei momenti. Il matrimonio a casa mia era meglio del Natale, era qualcosa di straordinario, che portava gioia, con l’arrivo dei parenti, dei cugini, c’erano grandi preparativi. Io fin da piccolo ero un osservatore e se c’era da organizzare una cena o una festa ero sempre presente e guardavo mia mamma che apparecchiava la tavola, riceveva gente, curava i dettagli. A Napoli e nella mia famiglia ogni occasione è buona per comprare una torta, un cabaret di pasticcini e stare insieme in allegria. Si dice che i bambini siano una spugna e assorbano tutto quello che vedono e sentono, anche involontariamente. Probabilmente queste cose che ho appreso da piccolo sono rimaste dentro di me, nella mia pelle, per cui è stato naturale, quando sono arrivati il momento giusto e l’opportunità, iniziare a fare il wedding and event planner. In questi venticinque anni di carriera ho cercato di nobilitare questo mestiere e facendo formazione nella mia accademia ricordo spesso alle persone che frequentano i corsi che non può essere un riempitivo ma è una professione a tutti gli effetti. L’amore, la passione, l’importanza che do a questo lavoro derivano dall’educazione che ho ricevuto da parte della mia famiglia”.
Un racconto intimo e personale dove trovano spazio aneddoti, foto e memorie…
“Sono molto fiero di questo libro. Ho pubblicato varie opere con Rizzoli e Mondadori, da “Ma come ti vesti?!” a “L’eleganza del maschio” ma “Ditemi sempre di sì, il mio viaggio tra ricordi e bellezza” è un racconto piacevole dove ancora una volta apro la mia sfera personale e famigliare, parlo dei nonni, dei cugini, del rapporto bellissimo con mia zia che abitava sullo stesso pianerottolo, ma anche del primo lavoro, di come ho sviluppato e cos’ho fatto per questo comparto perchè l’unico merito che mi prendo professionalmente è quello di aver diffuso il mestiere del wedding planner in Italia. Il libro è arricchito dalle foto, dai ricordi di famiglia”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?
“Ne ho tanti. Questo lavoro mi offre la possibilità di confrontarmi con molte persone. Senza togliere il tempo alle spose italiane che mi hanno voluto al loro fianco per le nozze, voglio anche arricchirmi personalmente e professionalmente andando a scoprire culture, religioni, tradizioni, riti diversi, aprendo quindi le frontiere verso l’estero”.
di Francesca Monti
credit foto Vittorio Iumiento
Si ringrazia Flora Coluccia
