È stato il Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena, a Catania, a fare da splendido contorno, il giorno 28 gennaio, ad “Armonia in bianco maggiore”, presentazione della nuova collezione di abiti di alta moda e wedding couture del designer di moda catanese Marco Strano.
Il lungo e fastoso corridoio del secondo piano della struttura seicentesca è stato attraversato dalle modelle che hanno indossato le creazioni dell’artista della moda siciliano, che hanno avuto un leitmotiv “tecno & fluo” informato alla sartorialità e alla cura del dettaglio, come ha spiegato Strano nel corso dell’intervista.
Ciò che vena la nuova collezione di Strano – che ha costituito un laboratorio sperimentale di fashion design con Salvo Presti, per formare nuove leve nell’ambito della moda – è il concetto di fare “sfilare outfit”. Con tale definizione, l’artista ha esplicato la sua volontà di suggerire “3 o 4 accostamenti e mescolamenti di gonne, pantaloni, capispalla che consentono di avere un look sempre nuovo”.

Qual è il tuo percorso professionale? Come nasce la tua maison di moda?
Sono un fashion designer catanese. Dopo diversi anni di esperienza in diversi settori nel campo della moda e con diverse stiliste e stilisti, anche internazionali, ho deciso di affrancarmi e creare il mio brand, nel 2007. Da allora, ogni anno, realizzo una collezione alla quale conferisco una particolare intitolazione. La mia caratteristica è quella di ricercare tutto quello che è made in Italy, con uno sguardo particolare alla Sicilia e anche alla Francia. Ogni mia creatura è realizzata a mano e al telaio, con tessuti naturali. Il mio lavoro nasce sempre dalla ricerca, che muove da uno studio e da un’ispirazione che materializzo nei miei abiti.
Qual è la genesi della tua nuova collezione?
Quest’anno la collezione si chiama “Armonia in bianco maggiore”. Nel DNA della collezione, come accaduto per tutte le altre, c’è la Sicilia. Si parte dalla Sicilia per creare delle commistioni di stili e di materiali, anche un po’ contrastanti tra loro, per creare un’armonia. Nel corso della realizzazione dei miei abiti ho avvertito questa sinfonia che si stava creando e che confortava la mia idea e la decisione del nome della collezione. Il colore che ho voluto privilegiare, ossia il bianco, è stato da me declinato in tutte le varianti e sfumature, passando dall’ottico al beige e all’avorio, arrivando ad un bianco quasi rosato. L’idea dell’alta moda è stata accompagnata dal primo brano che ha aperto la sfilata, “la Bambola” di Patti Pravo e ha ispirato il mood della collezione, un po’ anni ’60, con un preciso riferimento agli stilisti che all’epoca erano fortemente innovativi, quali Paco Rabanne o André Courrèges. Mi riferisco anche agli altri stilisti che hanno seguito il filone della sperimentazione con i loro materiali. Anch’io ho voluto sperimentare. E l’ho fatto trasformando l’idea delle paillettes, che ho incastonato in tessuti preziosi e fiori di chiffon cuciti assieme a materiali tecnici, creando qualcosa di diverso a cui non siamo abituati. Grazie ad una boutique milanese di paillettes, io e il mio staff siamo riusciti a creare sculture realizzate con questi elementi che generalmente sono utilizzati in maniera molto statica. Le paillettes sono state stropicciate e dipinte con colori fluo e metallici per dare vita ad un effetto tridimensionale. I petali di fiori, altro elemento di decoro, sono stati appoggiati in modo leggiadro su tessuti materici, “crunch”. Il nome della sfilata è anche un omaggio alle spose. Le linee delle mie creazioni sposa sono fluide, destrutturate e si muovono sinuose e armoniose tra chiffon, tulle e organze. Concentrandoci sui dettagli, il velo è un accessorio che nell’immaginario collettivo non può mancare. Ma i miei veli sono realizzati con materiali naturali e definiscono qualcosa che completa senza appesantire, che, senza togliere, aggiunge fascino. Negli abiti da sposa riesco ad inserire frammenti di ricami antichi siciliani e dettagli importanti di ricami italiani e francesi. Il tutto è sempre realizzato in maniera artigianale. In questa collezione ho voluto generare, grazie alla maestria delle sarte e ricamatrici che collaborano con me, anche tre “pezzi speciali”. Essi sono il frutto di un particolare lavoro di recupero e di incastonatura che ha permesso di realizzare decori con frammenti di tessuti antichi: un broccato dei primi del ‘900 e due brandelli antichi di paramenti sacri, cuciti ad uno ad uno, pazientemente e minuziosamente, come le tessere di un mosaico.
Qual è la collezione o sfilata che ti ha rappresentato di più?
Di anno in anno c’è un’evoluzione, una crescita e un’ispirazione diversa, Ogni collezione ha rappresentato una tappa e tutte per me, anche se non vorrei esagerare nel paragone, sono quasi miei figli. E, quindi, sono tutti belli nella loro diversità.
Chi ritieni sia uno stilista di riferimento o che ti ha ispirato?
Per me, ogni stilista è unico nella sua idea di moda e di concepire gli abiti. Chiaramente, i grandi maestri della moda, le grandi icone della fashion sono esempi che vanno tenuti in considerazione nel proprio novero di ispirazione. Io, essendo anche uno studioso della moda, ho notato che ci sono diverse caratteristiche che uniscono i grandi dell’haute couture. La caratteristica che mi accomuna con loro è l’dea del “fatto a mano”, del “pezzo unico”, del “su misura”, della sartorialità e dell’artigianalità. Queste caratteristiche costituiscono il leitmotiv di tutte le mie collezioni e di quelle dei grandi artisti che ho analizzato e che appartengono a periodi precedenti al mio.

La sfilata ha avuto l’importante supporto di professionisti rinomati. Il make-up è stato curato da Orazio Tomarchio per la Truccheria Cherie. Tomarchio, anche quest’anno, insieme al suo staff, si è occupato di tutti i beauty look Infatti ha interpretato, attraverso i pennelli, in un gioco di ombre e sfumature, l’intera collezione. L’hairstyle, in un raccolto basso che si fonde con i tessuti, ha avuto la griffe di Roberto Napoli per Compagnia della Bellezza Acireale e Concept Salon CDB Catania. Le selezioni musicali sono state affidate a Fabio Ruggiero. La regia moda si è giovata del contributo di Mario Gazzo per Magam. L’organizzazione è stata di Mas Communication e l’ufficio stampa di Battutalibera.
di Gianmaria Tesei
