Intervista con Debora Villa, in scena con “TILT – Esaurimento Globale” al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano: “Mi interrogo sul motivo del nostro esaurimento e sulla felicità”

“Facendo la comica, dopo un periodo così delirante come quello della pandemia, ho rimesso in discussione tutto, mi sentivo deprivata del senso profondo di quello che poteva essere il mio mestiere, così sono andata a rileggere le proprietà curative della risata”. Debora Villa torna al Teatro Lirico Giorgio Gaber, dal 23 al 25 febbraio, con il nuovo spettacolo, scritto con Carlo Gabardini, “TILT – Esaurimento Globale”. Punto di partenza è la considerazione che tutte le notizie che ci bombardano ogni giorno fanno di noi dei perfetti esauriti e forse sarà proprio la risata con il suo effetto taumaturgico a salvarci.

Dal traffico a tiktok, dai politici disonesti allo sfruttamento sul lavoro, dalle beauty routine al bullismo, dai complottisti agli ignoranti trasformati in opinionisti, i motivi per fare Tilt sono davvero tanti. Ma esisterà un modo per gestire questo cortocircuito?

Debora interroga se stessa cercando di capire che cosa significhi davvero essere felici. In continua interazione con il pubblico, invitato ad entrare metaforicamente nel suo cervello, parla di esaurimento per trovarne la causa, che forse, si trova proprio nelle origini dell’umanità, e magari una soluzione.

A rompere totalmente gli schemi della narrazione teatrale un pezzo freestyle scritto per lei da Shade e musicato da Jaro, due icone del mondo della musica contemporanea. Al grido di “la forza delle donne non la uccidi” si fondono due generazioni unite dal desiderio di conferire alle donne il giusto riconoscimento nella storia.

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Debora, al Teatro Lirico Giorgio Gaber porti in scena “TILT – Esaurimento Globale”, spettacolo da lei interpretato, diretto e scritto con Carlo Gabardini. Quando ha iniziato a progettarlo?

“Durante il secondo lockdown sono andata un po’ giù di testa come la maggior parte delle persone ma avendo avuto la fortuna di riuscire a risalire la china di questa deriva depressiva ho voluto analizzarla. E’ stato anche difficile tornare sul palco. Facendo la comica, dopo un periodo così delirante, ho rimesso in discussione tutto, essendoci gente che ha perso i propri cari, il lavoro, la casa, l’attività. Mi sentivo deprivata del senso profondo di quello che poteva essere il mio mestiere. Allora sono andata a rileggere le proprietà curative della risata e ne ha parecchie, fa bene al cuore, alla circolazione, alla pressione, ai polmoni e ho pensato che questo lavoro non è poi così superficiale. Mi sono chiesta perchè siamo tutti in crisi ed esauriti. Nel frattempo sono andata avanti con la tournée dell’altro spettacolo, quindi ho iniziato a scrivere qualcosa e poi con Carlo Gabardini abbiamo terminato il testo. Il passo successivo è stato fare questo viaggio nel mio cervello, dove mi interrogo sul motivo del nostro esaurimento e sono arrivata alla conclusione che siamo esauriti nella nostra struttura, poiché costruiamo la vita in base a distorsioni cercando di far rientrare la realtà in un nostro pensiero pregresso, logico. Dobbiamo perciò darle una forma che non ha di per sè ma che imponiamo per donarle un senso”.

Nel corso dello spettacolo si interroga su tante tematiche diverse e attuali…

“Partiamo con il primo esaurito nella storia dell’umanità, Esaù, fratello di Giacobbe a cui è stata fregata la primogenitura e poi mi interrogo sulla felicità, su come è strutturata la società, sulla discriminazione nei confronti della comunità LGBT e delle donne, perchè molte persone non riuscendo a perseguire la propria felicità si beano del fatto di impedire quella altrui. Alla fine del viaggio all’interno di questi ragionamenti torno al punto di partenza e dico che forse il problema è che non cerchiamo la verità ma un po’ di tregua da questa paura di morire che poi si trasforma nella paura di vivere. Se invece riuscissimo a guardarci dentro con un po’ più d’amore forse ne verremmo a capo. Non sono una professoressa o una scienziata, vedo le cose da libera cittadina, mi pongo delle domande e provo a darmi delle risposte divertenti”.

Quanto la risata ha una funzione taumaturgica sul pubblico che viene a vedere “TILT – Esaurimento Globale” e su di lei e quanto anche il teatro è terapeutico?

“Per me lo è sicuramente, io non posso vivere senza live, ma fa bene anche al pubblico che viene a vedere i miei spettacoli, che sono sempre molto interattivi. Inizio con un’improvvisazione e uno scambio emotivo con gli spettatori chiedendo quali sono le cose che li esauriscono, entrando in un contatto empatico. Poi vado avanti con i miei ragionamenti. E’ tutto condiviso, non ci sentiamo soli, perché siamo tutti cellule di un’unica entità. Se capiamo questo concetto impariamo a rispettare l’altro come se fossimo noi stessi”.

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Quali sono le cose che esauriscono il pubblico nelle quali si ritrova? 

“Le piccole cose quotidiane, ad esempio le mogli che esauriscono i mariti e viceversa, il traffico, i politici, le ingiustizie, i colleghi che ti infastidiscono, il lavoro deprivato dei diritti fondamentali. Io ricordo che il primo articolo della nostra Costituzione dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro perchè è quello che ti dà la dignità di cittadino e di essere umano in una società civile e senza di esso viene lesa anche l’identità dell’individuo”.

Nello spettacolo c’è un pezzo freestyle scritto per lei da Shade e musicato da Jaro. Com’è nata questa collaborazione?

“Sono due tesori pazzeschi. Da brava boomer che si affaccia sui social ho scoperto Shade su Tik Tok. E’ vero che i social rappresentano il mondo e ci sono tante storture ma c’è anche gente stupenda che regala contenuti strepitosi. Tra questi Shade, che fa dei dissing cantati quando c’è qualcosa che non gli garba ma in maniera pulita, corretta, mai offensiva pur essendo il freestyle un linguaggio che viene dalla strada. L’ho contattato e gli ho chiesto se gli andasse di scrivere una canzone sulla discriminazione femminile. Gli ho mandato dei contenuti, come le microstorie di personaggi quali Rosalind Franklin, Rosa Parks e in un minuto e venti ha creato la storia della discriminazione della donna da Eva ai giorni nostri. Non solo ha fatto un piccolo capolavoro ma mi ha regalato questa canzone. L’ho trovato un gesto di una poesia e di una grazia rare. Sono andata a vederli recentemente ai Magazzini Generali ed è stato un concerto stupendo. Con Shade e Jaro siamo diventati amici in senso artistico”.

In “TILT – Esaurimento Globale” interroga se stessa cercando di capire che cosa significhi davvero essere felici. Qual è la sua idea di felicità?

“La mia idea di felicità non è una sola ma sono tante, dipende dal punto di vista con cui la cerchi, filosofico, biologico, psicologico, scientifico. Ogni branca del tuo pensiero ha una visione di felicità completamente diversa dall’altra, quindi non va ricercata ma costruita, sei tu che devi metterti per primo a fare cose belle per crearla. Ho trovato un video in cui puoi vedere la felicità scientificamente, c’è questa proteina che si chiama miosina fatta di un filamento rosa con piedini e manine con cui trasporta su filamenti celebrali la molecola di endorfina. E’ minuscola e trascina una palla pesante e questo capita ogni volta nel nostro cervello quando sei felice”.

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Al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano possiamo dire che è “di casa” avendo già portato in scena anche “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”…

“E’ sempre un’emozione salire sul palco, non mi abituo mai, ancora di più a Milano che è la mia città. Il Teatro Lirico Giorgio Gaber, con un nome così importante, mi mette un po’ di soggezione e vorrei ringraziare la direttrice Roberta Frezzato e Daniele Sabbioni perchè sono due delle persone più accoglienti che ho incontrato a livello professionale. Abbiamo organizzato anche una serata di beneficenza, “Zitte mai!” a favore dell’associazione Cerchi d’acqua, e ho trovato una partecipazione totale, mi hanno anche messo a disposizione il teatro gratuitamente. Sono emozionata e grata”.

Qual è il suo luogo del cuore di Milano?

“Sono legata in particolare alla zona della Barona, in cui c’è il Centro Socio Ricreativo Astronave, dove siamo nati come gruppo Scaldasole. Eravamo un collettivo libero di artisti che si riunivano e facevano le serate laboratorio e da lì sono usciti Katia e Valeria, Geppi Cucciari, Gianluca De Angelis, Gianmarco Pozzoli, Walter Leonardi, Fabrizio Fontana, Angelo Pisani con I Pali e Dispari. Io sono di Pioltello, un piccolo Bronx, e quindi sono molto legata affettivamente a quel luogo, mi sono formata lì e c’è un’appartenenza culturale con il barrio”.

Tra tutti i lavori che ha fatto finora in tv e al cinema ce n’è uno in particolare che le è rimasto nel cuore?

“Ho preso parte a Le iene e mi è piaciuto tantissimo, ho recitato in fiction di successo con attori straordinari, ma sicuramente Camera Cafè è il lavoro che mi ha dato di più. Dopo tanti anni per strada la gente mi saluta chiamandomi ancora Patti”.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

“Parteciperò al nuovo programma di Katia Follesa e poi sto già pensando al mio prossimo spettacolo che sarà incentrato sulla storia dell’odio dell’essere umano. Forse scriverò anche un paio di libri comici”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Maura Saladini

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